SEGNALAZIONI TURISTICHE IDENTITARIE (DVRACRVXIANAMENTE QUOTATE)

Quante volte capitiamo in zone, borghi, siti o comunque luoghi strabiliantemente belli, compresi nei confini della patria Penisola, e pronunciamo o udiamo pronunciare la fatidica frase “peccato che un posto del genere non sia valorizzato” oppure “gli Americani ne avrebbero fatto un tempio” o ancora “andiamo a buttare soldi nel culo del mondo e poi non conosciamo i tesori di casa nostra”.

Ebbene, questa pagina dvracrvxiana offre alla spicciolata (attraverso foto e riferimenti) indicazioni e dritte per gite o viaggi presso mete italiane trascurate o misconosciute, affinché tornino ad essere valorizzate e a valorizzare a loro volta le preziosità storiche e mitologiche che racchiudono.

 

Rientrano a pieno titolo in tale lista anche i luoghi menzionati nella pagina “Loci et Lvci”, che offre trattazioni approfondite concernenti località ammantate di spiritualità dvracrvxiana.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2011/07/30/loci-et-lvci-dvracrvxiani/

 

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/category/uncategorized/ameni-sentieri-et-specula-dvracrvxiani/page/3/

SEGNALAZIONI TURISTICHE IDENTITARIE

 

L’Identità parte da cibo, bellezza, arte e natura: valorizzare tutto ciò, anche segnalandone i luoghi che ne son pregni e forieri, è fra le forme di militanza politica più fungevoli della democrazia diretta.

HELMUT LEFTBUSTER

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EDUARDO E IL RAGU’, UNA FACCIA UNA RICETTA

 

L’Identità ha mille declinazioni, ma una sola attitudine: l’armonia delle forme. Territorio, gastronomia, folklore, lessico fisiognomica: nessuno di questi concetti può essere disgiunto dall’altro nel tempo e nello spazio.

Pertanto, ad esempio, godersi un film di Totò o di De Filippo nel quale vengono celebrati piatti e consuetudini tipici della quotidianità partenopea fa venir voglia di imitarli e replicarli a chiunque riconosca in quelle sequenze contesti ambientali e culturali di forte prossimità, se non di diretta appartenenza.

Ebbene, tutto questo si chiama “identità”: e conseguentemente spaventa a morte le tante vestali mondialiste intenzionate a fare tabula rasa del nostro passato, dei nostri nobili trascorsi e delle nostre più tenere nostalgie per sostituirli “ex novo” con una squallida baracconata di sradicati senza tempo e senza forma, utili solo al consumo di prodotti basici e privi di tradizione.

Ecco perché dobbiamo mostrare ai nostri figli opere “militanti” come le commedie di Eduardo, così pregne di quel mondo che ci ha preceduti e che i globalisti fanno di tutto per seppellire prima che se ne possano invocare le vestigia ad incontrovertibile testimonianza dell’imbruttimento e dell’abbrutimento attuali.

Facciamoci tornare l’acquolina in bocca nel vedere quei bei ragù a “pippiare” in pentola frutto di tempo, amore e dedizione di nonne, mamme e, perché no, anche di figli apprendisti vogliosi di tramandare a loro volta cotanta bontà, perpetrando così un indotto produttivo del territorio che ne solidifichi l’economia e il benessere.

Senza memoria non esisterebbero bellezza, né ricchezza, né bontà.

HELMUT LEFTBUSTER

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« ‘O rraù ca me piace a me
m’ ‘o ffaceva sulo mammà.
A che m’aggio spusato a te,
ne parlammo pè ne parlà.
Io nun songo difficultuso;
ma luvàmmel’ ‘a miezo st’uso

Sì, va buono: comme vuò tu.
Mò ce avéssem’ appiccecà?
Tu che dice? Chest’è rraù?
E io m’ ‘o mmagno pè m’ ‘o mangià…
M’ ‘a faje dicere ‘na parola?…
Chesta è carne c’ ‘a pummarola»

(da “O rraù” di Eduardo)

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PER NON SCOMPARIRE, NON BASTA CONSERVARE

Un mese fa bruciava un simbolo d’Europa, a questo punto bisogna porre una riflessione che riguardi la totalità delle opere storiche nelle nostre nazioni, in quanto nessuna di esse è esente da rischi simili. Per una cattedrale come Notre-Dame non è sufficiente parlare di simbolo della Cristianità, perché vi si può riconoscere anche un laico, e non è sufficiente nemmeno parlare di un emblema della città di Parigi, che sì ne accoglie l’architettura, ed è riduttivo attribuire qualsiasi storica cattedrale alla sola cristianità o alla città che l’accoglie. Un simbolo europeo com’è Notre-Dame e qualsiasi altra grande cattedrale od opera storica è un “testamento” che racchiude la grandiosità di tutto quel che è stato: la destrezza e sapienza degli artigiani, dei tagliatori di pietre, la cultura religiosa e spirituale di secoli, occidentalizzata rispetto alla sua matrice abramitica; racchiude in sé la bellezza che le appartiene e la bellezza che ha trasmesso ad artisti, scrittori e poeti.

Proprio per tal motivo la perdita, o comunque il danneggiamento di un simbolo, ha ripercussione tanto forte su di noi: quello che per noi diventa motivo di sicurezza, non è esente dallo scorrere del tempo, e infine dalla morte. Ci si dimentica spesso di questo.

Ma l’idea di tradizione, non dovrebbe essere una trasmissione più che una fossilizzazione?

Un evento come ciò che è accaduto, dovrebbe farci riflettere sul fatto che non bastano le opere e i simboli a definirci come popolo bianco ed europeo. Non possiamo pensare di tenere da parte quanto fatto in passato e dire “questo siamo”, perché è nel presente che dovremmo affermarci continuamente e con un maggiore senso di identità ed unione, lasciando da parte anche stupidi dissidi tra fratelli etnicamente e culturalmente simili.

Ma tornando al discorso della tradizione, e considerando tutto ciò che siamo stati e dovremmo continuare ad essere; più grave del crollo di un simbolo, sarebbe non tentare la sua ricostruzione. Una ricostruzione fedele all’idea di grandiosità che quel simbolo esprimeva. Conservare è bene, ma non è tutto.

Qualsiasi simbolo, certezza, può crollare. Non possiamo appisolarci sulle sicurezze che rappresentano le bellezze storiche, monumenti, reperti, cattedrali. Sì, essi sono parte della nostra identità, e sarebbe sicuramente una perdita, specialmente perché diretti “punti di contatto” con il passato. Ma in quanto opere “nostre”, dovremmo saperle almeno rigenerare, oltre che preservare.

Sarebbero felici i nostri avi, vedendoci piagnucolare per quanto perso piuttosto che ingegnarci per ri-costruire nuova bellezza, seguendo anche il loro esempio?

E così come le tradizioni quali sono eventi, usanze, vengono ancora non solo ricordate ma vissute e celebrate, non vanno anche i “simboli” alimentati come un fuoco?

OberKvmmara – Aristocrazia Dvracrvxiana e grafica ufficiale dei Deviate Damaen

 

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FANZINE: INDIMENTICATA TESTIMONIANZA CARTACEA DI VITALITA’ CRITICA E CREATIVA

Le “fanzine”: ad esse erano affidati la critica più libera e creativa e l’approfondimento più oscuro e limaccioso su tutto ciò che era “underground”. Si battevano a macchina, si fotocopiavano una ad una, si distribuivano in poche copie; ma sapevano parlare e far parlare ben più delle merdose piattaforme digitali infighettate di adesso,o di certe rivistine metal che per vendere ancora qualche copia danno il culo ai rapper o sono solo capaci di frignare di razzismo nel black metal.

Il confronto col passato è davvero struggente, ben lo sappiamo Noi che del Passato siamo orgogliosi. E allora rassegnatevi a struggervi, poiché di esso ne abbiamo conservato gelosamente ogni frammento utile a sputtanare le manchevolezze del presente…

G/Ab & DEVIATE DAMAEN

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FRA CACCIAVITI, KATANE, SGOZZAMENTI E PREDAZIONI, E’ INIZIATA LA REAZIONE DEGLI “OSPITI” ALLA RIVOLUZIONE DEGLI ITALIANI

Torino, somalo aggredisce passanti con un cacciavite (da Il Giornale del 2.4.19); Milano, straniero gira in pieno giorno con una katana sguainata, con cui poi minaccia i passanti e aggredisce i finanzieri accorsi per bloccarlo (da Il FattoQuotidiano del 4.4.19). Sassari, gambiano irrompe in questura e ferisce due agenti (da La Nuova Sardegna del 24. 3. 19). Brescia, in pieno giorno due marocchini pregiudicati assaltano un autobus e rapinano il conducente (da Il Giornale del 3.4.19). In ultimo citiamo il caso del povero ragazzo sgozzato con dichiarate motivazioni razziste, ovvero perché “era un italiano troppo felice”.

Tutti fatti tanto gravi quanto ravvicinati nell’unità di tempo, come dimostrano le date in sequenza. Ebbene, un singolo fattaccio di questi, solo una ventina d’anni fa, avrebbe scosso per settimane le “medievali” coscienze della gente.

Invece, dopo decenni di sinistrismo imbibito di una cultura filmica e letteraria basata sulla violenza metropolitana col falso alibi di denunciarla (Gomorra docet), e dopo decenni di degrado pilotato dalle elite di intrallazzatori con le auto blindate e la scorta anche al cesso, persino le coscienze più evolute si sono abituate alla legge del Bronx, facendo precipitare l’asticella della sensibilità generale.

E forse era esattamente questo che i progettisti volevano.

Fatto sta, che le politiche democraticamente scelte dagli Italiani per riportare le lancette della civiltà e i parametri della legalità là dove si trovavano prima del folle diluvio immigrazionista, sono recepite dai nostri “ospiti” come una guerra. Guerra alla quale non par loro vero di rispondere con episodi di violenza gratuita nei quali il movente d’odio viene rivendicato apertamente (come nel caso denunciato da Il Giornale del 14 4 19, che ha visto 8 marocchini massacrare un povero ragazzo per quelli che la stampa di regime definisce “futili motivi”).

In tutto questo, ad uno dei maggiori simboli d’Occidente vien dato fuoco senza che il “focus” dell’evento venga minimamente posto sui responsabili, mentre il papa bacia i piedi a quei governanti africani da cui i migranti dicono di scappare.

Qua non si tratta più di difendere Abele; qua si tratta di decidersi una volta per tutte ad evitare di fare la sua fine.

HELMUT LEFTBUSTER (collaboratore de Il Populista)

fra cacciaviti..

 

QUEI MEZZUCCI DEL SINISTRUME PER BOICOTTARE IL VOTO DEMOCRATICO DEGLI ITALIANI

E così, dopo le dichiarazioni di voto “subliminali” di 4 radical chic alla canna del gas, abbiamo anche i “depistatori elettorali creativi”! (foto allegate in calce all’articolo)

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2019/05/25/quelle-intenzioni-di-voto-dei-radical-chic-graziate-dallinquisizione-del-silenzio-pre-elettorale-di-regime/

Ma insomma, sinistrucoli, proprio non vi va giù che gli Italiani inizino a votare per il proprio benessere e non per alleviare il vostro stato di depressione cronica, eh?!

Ma davvero pensate che abbiano l’anello al naso come certi vostri aspiranti elettori?

Credete davvero che le vostre botte di genio servano a modificare il sacrosanto assetto democratico nazionale figlio di quella trimillenaria evoluzione antropologica che tanto vi piacerebbe azzerare attraverso certe vostre politiche “cultural-demografiche” ?!

In attesa di sgranchirvi le gambe, domani, per andare al seggio, fatevi sto balletto, che perlomeno vi intosta un po’ quelle chiappe flaccide e zeppe di cellulite da tastiera, merde.

https://www.youtube.com/watch?v=qZGP8vDt-jQ

HELMUT LEFTBUSTER (collaboratore de Il Populista)

I MEZZUCCI DEL SINISTRUME

I MEZZUCCI DEL SINISTRUME 1

QUELLE INTENZIONI DI VOTO DEI RADICAL CHIC “GRAZIATE” DALL’INQUISIZIONE DEL SILENZIO PRE-ELETTORALE DI REGIME

Ma chi pensate di far fessi? Davvero credete che i vostri messaggi subliminali (subliminali..de che???) riescano ancora a mungere qualche voto agli Italiani.. che odiate e che avete vessato impunemente per decenni?!

Ebbene, accade che sabato 25 maggio 2019 d.C., fatidica giornata della pausa di riflessione precedente al “big sunday” delle elezioni Europee, nonostante i media debbano astenersi dal trattare in alcun modo il tema elettorale per consentire una serena elaborazione spontanea a tutti i cittadini riguardo le loro intenzioni di voto (propinandoci così palinsesti di una noia mortale), su front-page di piattaforme informative mainstream (foto) gli unici “funghi opinionistici” a spuntare senza censure sono quelli ostili alla proposta dei Sovranisti, naturalmente ad opera dei soliti quaquaraquà radical-chic (verificare screenshot allegato, con relativa data e orario in calce).

Vi credete furbi, e invece fate cagare. Preparate i pop corn per la nottatona dei risultati.

HELMUT LEFTBUSTER

– skeggia dvracrvxiana –

QUELLE INTENZIONI DI VOTO...ok

 

 

 

TORTA PASQUALINA SFOGLIA SOPRA E FROLLA SOTTO

Si sa che le torte rustiche sono ancora più buone dopo qualche giorno; a patto però che la base non finisca per inflaccidirsi col peso e con l’umidità del ripieno.

E allora ecco la soluzione all’inconveniente: anziché far l’intera torta con la pasta sfoglia, ne prepareremo la base con della pasta frolla. Certo, è un po’ più laborioso, ma ne varrà la pena.

Intanto il ripieno, quello tipico della stagione primaverile: un bel soffritto di cipolla che ospiti piselli, zucchine e carciofi tagliati fini; un bello strato di provola dolce tagliata a fettine; il tutto affogato nella panna con le uova sbattute dentro, insieme ad una bella spruzzata di noce moscata, sale e pepe.

Nel frattempo, con la frolla avremo foderato la teglia sino a risalirne anche i margini del bordo; quindi ci posizioniamo dentro tutto il ripieno in modo uniforme e poi la copriamo con un bello strato di sfoglia, che ancoreremo alla frolla facendovi aderire i lembi di giuntura attraverso la creazione di un bordo arricciato che ne diventi cerniera.

E il gioco è fatto: non solo la frolla della base, rigida e poco permeabile, conterrà egregiamente l’umidità del ripieno, ma renderà più impettita e solida la struttura esterna della torta, oltre a potenziarne il gusto attraverso il contrasto fra la lieve dolcezza della pasta frolla e la naturale sapidità di tutti gli altri ingredienti.

Per quel che riguarda la pasta sfoglia, datane la difficoltà di preparazione, suggeriamo di acquistarla già fatta, possibilmente di marca italiana e verificando l’assenza di olio di palma fra gli ingredienti; quanto alla ricetta della pasta frolla, invece, beh..fatela voi, non è difficile: vi rimandiamo a quella usata in quest’altra ricetta dvracrvxiana, magari diminuendovi ad arte la quantità di zucchero e aggiungendovi una cucchiaiata di farina per irrigidirla un po’, così da poterne stendere uno strato sottile che non renda tutta la torta troppo erta.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2010/05/17/la-torta-della-nonna-lidentitarismo-alimentare-parte-dalla-colazione/

 

TESS LA PESCH (con la collaborazione della cantante lirica Lilì Lilien).

questa è ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA!

 

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