Archive for settembre 2009

Il meticciato come anaffettività estetica e culturale

settembre 28, 2009

di Helmut Leftbuster

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Il gusto. La bellezza. L’arte. La poesia. Oltre che esser sacrosante forme di autodeterminazione del Pensiero individuale d’ogni essere libero e pulsante, vivon tutti di quei precisi connotati antropologici che, incrociati a coordinate socio-cultural-geografiche altrettanto nette, ne performano e permeano pienamente forme e significati; e loro differenze.
Osserviamo il Colosseo: basta porcisi innanzi per bearci della sua bellezza e grandiosità. Ed è lecito farlo gratuitamente, a patto che non si detragga da tale gratuità anche il prezzo dovuto in termini di pieno riconoscimento di ciò che storicamente e socio-antropologicamente ne ha forgiato tali forme e non altre diverse che avrebbero fatto dei medesimi atomi di materia un menhir celtico, o una moschea araba, o un tempio scintoista con i suoi splendidi artigli dorati. Ebbene, tale riconoscimento non può restare un dettaglio, essendone piena determinazione eziologica, etica ed estetica. Amate il Colosseo? Vi beate della sua vista?..Non potrete astenervi dal renderne conto e merito a Romani e Imperatori dell’epoca per avervelo donato e tramandato; e se vorrete continuare a bearvi nel tempo dei medesimi impulsi emotivi che vi trasmette la sua promanazione effettuale (sì, proprio quella che voi tanto apprezzate!), dato che non esistono più i sesterzi per poter ricompensare gli originari artefici di tale meraviglia, abbiate almeno la cura di preservarne la piena identità estetico-culturale, della quale il contesto è parte integrante. Diversamente, l’intero incantesimo tramandatario andrà in frantumi.
Il problema, ordunque, è che il fondamento di tale riconoscimento non può che essere imperniato sul concetto di affettività culturale e spirituale, per poi poter essere anche tutelato giuridicamente.
“Affetto” è intervallo ontologico fra astensione affettiva e viceversa, diversamente l’intero binomio contrappositivo perderebbe i suoi connotati ontologici fondamentali, come il battistrada di uno pneumatico, se consumato, non separerà più il momento dell’attrito da quello del rilascio, vanificandone totalmente la preziosa funzione tecnica.
Se amo la Grecia, per fare un altro esempio, mi astengo da una neutralità affettiva verso la stessa; né diventa sensato amare tutte le terre, giacché significherebbe non amarne alcuna e restare impantanati in una omogeneizzazione affettiva pari a somma algebrica zero.
Il “parteggiare“, finanche nella sua accezione più prettamente campanilistica, è un’ esigenza umana d’appartenenza territoriale antropologicamente immanente (il calcio docet): e significa amare.
Un amore generalista e generalizzato, del resto, darebbe luogo ad un’ insana bulimia affettiva monocorde ed asettica, nonché sprezzante di qualsiasi contingenza logica e spirituale.
Ora, le ragioni geofisiche della archetipa localizzazione antropologica ed antropogenetica planetaria che hanno originato le costanti estetiche e culturali dei vari popoli non possono pertanto essere artificiosamente tradite da questioni ideologiche, né tampoco svendute a meschine ragioni commerciali e mercimoniose. La lingua, ad esempio: ogni parola prende i passi dagli originari suoni – onomatopee – che l’oggetto descritto dal significato produceva al momento dello sviluppo del relativo conio verbale: e allora, come mai in luoghi tanto diversi del globo tali parole sono completamente differenti pur esprimendo un medesimo concetto? Ci sarà una ragione! Se così non fosse, parleremmo tutti alla stessa maniera, dato che gli esseri umani mangiano e cagano tutti più o meno nel medesimo modo.
Insomma, arriviamo al dunque, ritenendo tale introduzione sin troppo prolissa ai fini della forza espositiva dell‘argomento base: il meticciato, orribile neologismo figlio dei recenti (ma) epocali sconvolgimenti migratori, diciamo pure invasioni fuori da ogni previsione normativa socio-sanitaria e urbanistica, è sostanzialmente pura anaffettività culturale: chi non ama qualcosa di suo, “amicchia” un po’ tutto, e quindi non si affeziona a niente! Chi non è qualcosa non ne è alcuna, e “non essere” è una totale insensatezza logica e quindi affettiva, essendo il sentimento la variazione emotiva positiva verso la scelta di una categoria naturale (figli, fidanzata, compatrioti, coscritti, città natale, amici del cuore, persone scelte).
Ma lasciamo che sia anche la geometria, dottrina esatta e de-ideologizzata per eccellenza, a soccorrerci nel ragionamento attraverso le sue constatazioni empiriche: per un punto passano infinite rette slegate e senza mèta, e ciò esprime geometricamente fenomenologia anaffettiva; per due punti ne passa una sola, e questo è l’esempio più fenomenico – e fenomenale – di legame.
Ergo: i sostenitori della massa informe, delle tinte intermedie, dei musi smussati e dimentichi delle tempeste di sabbia o di neve che ne han forgiato in modo X la forma delle palpebre piuttosto che tinto il colore della pelle in modo Y a cagione di esposizioni solari proprie di latitudini ben più marchiate dal sole di altre, gli apostoli di architetture ibride e senza storia, frutto insapore di false esigenze di sintesi culturale imbruttenti ed esteticamente sacrileghe, i “soloni” di un egalitarismo asettico, ipocrita ed innaturale e dell’attuale criminale invasione pasticciata da migrazione, stanno contribuendo ignominiosamente ad annullare ogni valore estetico e sentimentale verso l’essente. In sostanza non amano: disamano, inculturano e distruggono.
Ed a proposito di invasioni travestite da migrazioni: che dire e cosa aspettarsi da genti che abbandonano senza punto sospirare la propria terra d’origine, madre suprema che solca i ricordi e le emozioni ancestrali di ogni individuo di sempre e per sempre, da dette genti piuttosto considerata indegna matrigna in nome d’una spasmodica ricerca di quell’ipotetico benessere la cui nefasta eco è giunta loro a suon di loschi rintocchi d’un viver più facile di quello che la nascita gl’ha assegnato d’ufficio; ufficio a cui non si può sputare in faccia sol perché l’ingordigia supera la gratitudine verso la Natura, o verso Dio, che dir si voglia.
Integrazione – unilateralmente forzosa e selvaggia – è rinunzia a ciò che si era, e delitto contro ciò che si vuol diventare senza che tale status c’appartenga di proprio, togliendone quindi inevitabilmente un pezzo al suo legittimo proprietario; è gettare in terra la propria pagnotta e calpestarla nel goffo tentativo di strappare la brioche dalle mani di chi già, legittimamente, per jus sòli, la possedeva da prima: ammesso e non concesso che la prima sia meno buona della seconda, si finisce per non amare né l‘una, né l‘altra: tantomeno l’ultima, che strappata di mano a chi per primo la possedeva, si sfrantumerà nell’insensata violenza dell’atto, per finire marcita a terra, una terra di nessuno!
E chi si proclama “cittadino del mondo” è solo un hippie figlio di papà che non sa un cazzo né sul valore del termine cittadino, né su quanto sian preziose le naturali differenze che han disegnato, sinora, i confini d’un collinoso e colorato mondo donatoci ben più affascinante di quel deserto meticcio che sta diventando.

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Dietro le sbarre noi o loro?

settembre 28, 2009

di Helmut Leftbuster

Il furto è un reato, e la proprietà privata un istituto di “diritto naturale” ed un diritto costituzionalmente tutelato e riconosciuto: chi negasse ciò per futili motivi ideologici, oltre che sputare in aria per poi mettersi a naso all’insù, dopo aver gettato il portafogli in strada, dovrebbe anche regalare “ai poveri” il proprio corpo, poiché le nostre carni costituiscono l’estremo baluardo del più nudo dei nostri possedimenti, vitale esso stesso al funzionamento della nostra anima al pari d’un volgare i-pod per chi dovesse considerare vitale ascoltare mp3 senza esser illegittimamente giudicato un cretino da un ipotetico occhio etico a cui liberalisticamente non si può accreditare alcun imperium giuridico.
Ebbene, dovrebbe bastare tutelare la proprietà privata con le leggi affinché il furto possa divenire una mera eccezione che confermi la regola del “non si ruba!”. Ed invece no: quanto tempo, soldi, stress, energìe perdiamo, nell’arco della nostra giornata, e quindi nell’intero arco della nostra vita, per salvaguardare preventivamente un diritto che dovrebb’esser invece juris et de jure tutelato?! Sbarre, antifurti, precauzioni, movimentazioni della nostra giornata in funzione della sicurezza dei nostri averi, e privazioni della nostra libertà personale vincolate alla tutela della nostra incolumità, tutti interamente tesi non ad ottenere un qualche vantaggio, ma semplicemente a preservare ciò che già di diritto ci appartiene poiché già pagato al momento dell’acquisto; come dire che la “proprietà si paga due volte”, sia per acquisirla, che per preservarla! Perché dover subire la scomodità d’una catena ad un motorino che è già nostro? Perché dover vivere con le -costosissime- sbarre alle finestre, quando la visione del cielo ci appartiene per nascita? Perché dover tollerare l’ansia per intrusioni domestiche tanto illegittime quanto criminose, tamponandola con molesti guaiti di cani da guardia del tutto dispensabili alle nostre orecchie o con urlanti sirene molto spesso starate?! Perché accettare l’idea che gente, -teoricamente- più bisognosa di Noi e con la quale la vita sarebbe stata un po’ più avara, possa desiderare le nostre pertinenze materiali, appropriarsene con l’uso della forza, del sotterfugio o dell’astuzia per pareggiare i conti con tale, presunta, diseguaglianza?! Quesiti puramente retorici: a NOI di costoro non ce ne frega assolutamente nulla: la solidarietà non è un dovere etico né tantomeno giuridico, mentre tali sono il diritto all’incolumità fisica e alla proprietà privata; anche quella dei tanti “comunisti” che possiedono -eccome!-, oltre al proprio corpo non propriamente smunto e ad un saio non propriamente stracciato, anche ville, auto di lusso e vigilantes che farebbero invidia agli odiati “nababbi”. Basta a recriminare colpe a chi lascia “incustodito” un bene rubato; basta fatalismo nello sperare di ritrovare la propria auto al suo posto; basta a considerare la violazione della proprietà privata un reato minore: i “ladri” vanno eliminati, il furto “abolito”.
Un’ultima provocazione: cosa ne sarebbe degli adorati ladruncoli se non esistesse più la proprietà privata? Forse buonisti e progressisti tornerebbero ad invocarnel’esigenza..

 

Bolle senza più labbra

settembre 28, 2009

di G.dXacrestani

 

Erano di tanti colori, che che ne cantasse Mina, le bolle che uscivano dal soffio, singolare, divino a suo modo, triste o felice che fosse in quel giorno, insufflato da tanti bei bimbi dentro l’anello all’interno dentato degli antichi sparabolle d’un tempo. Oggi, quelle grottesche pistolette elettriche (di fabbricazione per lo più cinese, osserverebbe il mio amico Helmut..) usano le dita degli odierni pargoli, già troppo consunte da tastiere di computer e cellulari, per ottenere un effetto che non è più azione, né poesia, né emissione di sé o del proprio afflato; è pura insipienza saponata. Già, il progresso: produce e fiacca, accresce e scema, rimpingua e impoverisce; e troppo spesso inscemisce.
E’ oramai un’arma a tutti gli effetti lo sparabolle moderno: ha la forma d’una bolsa rivoltella, benché l’archetipo grilletto ne fosse un agile bacio, soffiato e flautato da labbra agognanti acerba sensualità preadolescenziale.
La bellezza della forma non è più tale, senza esser, tuttavia, neppure sostanza; il risultato stesso dell’azione perde ogni connotazione: un motorino elettrico pompante aria è azionato da batterie a lor volta sovvenzionate da genitori stanchi e stolti che preferiscono l’acquisto allo sforzo, l’accasciamento di ogni valore rispetto all’esempio di tempi trapassati, pur da essi vissuti, ma purtroppo anche dimenticati.

Da grandi, questi bambini flaccidi e cavi indosseranno abiti costosi, forgiando così le forme del proprio aspetto col turgore del portafogli, anziché con quello dei propri muscoli e tendini: giacche slargate e firmate, anziché magliette anonime ma aderenti ad una fisicità propria ed appropriatamente costruita; pantaloni sformati e cenciosi per simulare una povertà tradita da marche a prezzo fisso e vidimate dalla società che conta. Scarpe..beh, sarebbe meglio andare a piedi nudi per sentire davvero la vita,.. ma essi non sanno neanche che cosa ciò possa significare.

E NOI CONTINUEREMO A VOLTARCI ALTROVE, LO SPECCHIO EXTREMA THULE D’UNA SEMPRE PIU’ ANTICA BELLEZZA DI BAMBINI MIGLIORI DI QUESTI, E SENZ’ALTRO IMMORTALI.

Editoria parassitaria, artisti minchioni!

settembre 28, 2009

di Helmut Leftbuster

 

Solo col potere del proprio genio l’artista può varcare la soglia del proprio IO, ed esportare se stesso nel mondo che lo circonda, donandosi ad altri individui, e mettendo costoro in grado di determinarne l’apprezzamento basandosi unicamente sul controvalore del libero e gratuito godimento fornito da tale fruizione sensoriale (lettura, musica, cinema..). Il problema è il trasporto, il veicolo, il vettore di tale godibilità, insomma l’elemento più inutile della catena e paradossalmente quello che fa la differenza. Oggi, internet, con grande allarme di questi parassiti dagli altisonanti nomi..”discografici”, “editori”, “agenti”, ha finalmente aiutato a rendere le potenzialità di tale veicolo suscettibili del livello di creatività dell’Artista, rimettendo costui al timone della propria filuca: grazie alle tecnologie comunicative digitali, Egli può esportare la propria arte facendola conoscere attaverso un naturale richiamo del quale firmare personalmente la morfologia del segnale. Myspace e la sua diretta ed elementare governabilità gestionale da parte dell’Artista ne è esempio lampante, seppur non ancora perfezionato.
Ma sino ad ora il rapporto Artista-fruitore è stato irrimediabilmente mediato parimenti al far dipendere la felicità di un’avvenente fanciulla, realizzantesi nel concretizzare un appuntamento fortunato con ipotetici ed ancora ignari principi azzurri, facendo dipendere cio’ dalla capacità, velocità, prezzo e talvolta capriccio del taxi che la deve condurre a tali appuntamenti, anziché dalle pure potenzialità della fanciulla medesima: è mai possibile una simile resa dell’intraprendenza umana? I taxi potrebbero fare di tutto per boicottare quella fanciulla, tumulandone il potenziale destino: ricattarla per scroccarne i favori, fregarla sul prezzo della corsa, rallentare la marcia per favorire la passeggera di un altro taxi ideologicamente più “accomodante” e fisicamente più “disponibile”, chiederle il “pizzo”, assassinarla durante la corsa o, sia pur fortuitamente, cagionarle un incidente che non le sarebbe capitato se costei si fosse recata a tali appuntamenti guidando la propria auto.
Servirsi d’un’agenzia per rifare i documenti smarriti è un servizio pagato, comodo e sicuro; ma appaltare all’esterno (quasi sempre disonesto) la propria potenzialità di incontrare altri cuori a cui dedicare, donandole, le proprie odi è stolto e vigliacco, ed annulla totalmente, sia in senso positivo che negativo, le potenzialità del messaggio stesso: chi dovesse ingenuamente pensare che l’Artista famoso sia anche un artista libero, non tiene conto dell’infima qualità di ciò che costui, ormai mercenariamente, è costretto a sfornare ogni giorno per continuare a ricevere le medesime “dosi” di tornaconto divenute indispensabili al suo status, avendo definitivamente venduto l’anima alla mediocre ma mefistofelica entità che l’ha portato sin lassù. Proprio come succede con la Mafia.
L’editoria è una mafia al servizio dell’Intellighenzia: e puzza di merda come quest’ultima.

Altro cemento… per chi?

settembre 28, 2009

di Helmut Leftbuster

Il cemento avanza, ovunque e comunque, sotto gli occhi di tutti ed in piena antitesi rispetto all’evoluzione della consapevolezza ecologista e soprattutto rispetto alla decrescita demografica degli italiani. Insomma, perché mai tutte queste nuove case: e soprattutto per chi ???
Ma come?! Gli ecologisti di mezzo mondo blaterano e riblaterano di cementificazione selvaggia, abusi edilizi, devastazione dei tesori storici, e poi sono al contempo fautori di un’immigrazione scriteriata ed incalmierabile? Immigrazione equivale ad incrementazione abitativa e urbanistica, lapalissiano: e dove li metterebbero a vivere tutti st’immigrati che a cuor d’oro vorrebbero ideologicamente far entrare? In case di cartone e di legno come i primi due dei “3 PORCELLINI” ?
Di contro, è sacrosanto che: il “piano case” voluto dall’attuale governo di centrodestra è subdolo e pericoloso, come sottolineato dalla stessa Lega Nord: a chi andranno tante case nuove, e per chi verrebbero costruite, quando gli italiani sono in notoria decrescita demografica ormai da anni ?! Vogliamo ricordare lo scempio ecologico che si fece a Roma negli anni ’80 per far spazio alla costruzione della famigerata moschea per la quale disboscarono ettari di secolare foresta in pieno centro? Ed anche allora nel più sordido silenzio dei signori ecologisti, gli stessi pronti a tagliarti i piedi se calpesti qualche lumaca!
L’IMMIGRAZIONE E’ FORSENNATAMENTE ANTIECOLOGICA: qualche altro esempio circa tale scomodo assunto? I camionisti a basso costo sono in ascesa, ad evidente dispetto delle indicazioni europee circa l’incentivazione da darsi al trasporto su rotaia piuttosto che a quello su gomma: quando viaggiate, prendetevi la briga di guardare coi vostri occhi quanto sia aumentato il traffico camionale: come mai?? Sono scesi i costi degli autisti grazie alla concorrenza sleale di quelli extracomunitari e rumeni, e di conseguenza sono scesi i costi del trasporto gommato, che non richiede personale specializzato (e statale) come quello ferroviario o navale.
Altri esempi: i baraccamenti con scarichi abusivi (dove pensate caghino e piscino i baraccati, gli accampati, tutti coloro che vivono fuori dalle essenziali regole urbanistico-sanitarie??) che inquinano falde e corsi d’acqua, o vanno a modificare forzosamente gli argini dei fiumi con sbarramenti e rifiuti solidi…bella ecologia !!
Seconde case affittate a decine di clandestini a botta (ovviamente con contratti in nero) che così riescono ad occupare appartamenti che diversamente mai potrebbero permettersi, compromettendo seriamente l’equilibrio sanitario di interi edifici, condominii, quartieri, città, con la fetida ed incosciente connivenza di cinici proprietari oramai alla mercé d’un degrado civico da terzo mondo.
Ed il tutto avviene mentre gli architetti della Sinistra al caviale continuano a dare il loro peggio proprio in quell’edilizia popolare che è strutturalmente e per definizione orrenda: ma se questi orridi alveari devono essere così squallidi e penosi, andando ad imbruttire così tanto un mondo che potrebb’esser da fiaba, allora non sarebbe meglio fare a meno delle api e goderci solo qualche farfalla?!

Decidetevi: affamati o arrapati?

settembre 28, 2009

di Helmut Leftbuster

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Non ci imbatteremo nella noia di tautologiche verità storico-sociologiche circa la predisposizione culturale di determinate genti al compiere determinati reati: ci sta pensando il governo nazionale, ben più autorevolmente, per fortuna (seppur con scarsi risultati, per i Nostri gusti..).
Piuttosto parleremo, da sportivi quali siamo, di calorie: e di quante ne servono per stuprare.
Reprimete la ridarella voi che pensaste ad una provocazione, e recatevi ad osservare – scientificamente – le tabelle caloriche di dispendio energetico relativo all’attività sessuale normale di un essere umano medio (gran belle cifre!); poi aggiungetevi i kilojoule necessari ad esercitare lo sforzo fisico costrittivo indispensabile ad ottenere la totale sottomissione della vittima. Insomma, per stuprare occorre avere la pancia piena! Degli affamati rachitici, macilenti e bisognosi non arriverebbero neanche ad implorare un pompino fatto per misericordia! Quindi, fuori dai coglioni l’idea che chi stupra sia qui per fame o per bisogno.
Quanto alla Caritas (a proposito di misericordia..vera o presunta..), è favorevole alla carità quanto le pompe funebri (perdonateci l’irriverente assonanza..) sono favorevoli ai funerali: ci campano, sia a livello di soldi che a livello di ragion d’essere! Ma a livello di voti? A chi li portano? I cosiddetti “TeoDem”, che persino a SanRemo hanno fatto giungere le loro paternali anti-cattivismo, e che sostengono di non voler più tollerare la parola “buonismo”, da chi s’aspettano voti, ora che gli extracomunitari sono quasi metà della popolazione italiana?!
Stupro è orrendo sincretismo fra tre fattispecie staminali di reato, le più odiose ed efferate: contro la persona, contro la libertà personale e contro la proprietà privata; tanto che per anni vari ceppi politici ne han tediosamente rivendicato l’ascrivibilità ad un determinato titolo ideologicamente preferibile per ciascuno di essi: i cattolici lo volevano reato contro la morale, le femministe reato contro la persona, i sinistrorsi lo avrebbero voluto qualunque cosa purché fosse tanto populisticamente stigmatizzabile quanto effettivamente punibile alla sola insegna del recupero sociale, la loro solita cantilena preferita.
Dunque, se sono ipotizzabili tutte queste versioni di considerazione dello stupro, perché non ottenerne un bel sincretismo anche della pena prevista? Ovviamente col conseguente cumulo di gravità. No, le prime interessate, le femministe, prone al sentimento partitico di fondo a cui storicamente appartengono, si son sempre dette contrarie: la donna che abita il loro corpo vorrebbe lo stupratore castrato, ma la donna di sinistra che abita le loro menti abrase lo preferisce graziato, perdonato, tanto più se immigrato.
Lo schifo è che nessuno ha mai avuto il coraggio politico di affermare che tale reato, ed il triplice affronto che desta – persona, libertà, proprietà – , sublima il desiderio di distruzione totale verso la vittima, privandola sin dell’ultimo centesimo di corporalità, motilità, dignità, privandola.. privandola..privandola..del proprio corpo, l’estremo baluardo della nostra proprietà privata!
La compassione per la colpa non è un dovere civico, è semmai un lusso radical-chic e/o cattocomunista, posto che l’unico cattocomunista coerente è stato (forse..) san Francesco; mentre l’incolumità fisica d’ognuno è la principale garanzia d’un sistema sociale evoluto, oltre che un insopprimibile diritto del cittadino e il fondamentale dovere dello Stato.

Centri di sociale Bruttezza

settembre 28, 2009

di Helmut Leftbuster

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I cosiddetti “centri sociali” sono luoghi brutti, sporchi, bigi, pervasi da un insostenibile squallore nichilista. Ma la domanda è: vi si celebra l’ostentata povertà “di mezzi”, o, piuttosto, la condanna ideologica dell’uso di tali “mezzi” e la ricerca intellettualoide del coattivamente brutto, tristo, decadente?!
E non si invochi l’anarchia come modello di autogoverno di tali “centri”, poiché se così fosse, almeno qualcuno di essi, non foss’altro che per sbaglio o libera iniziativa di qualche “dissidente”, sarebbe limpido, rigoglioso, splendente o quantomeno pulito: e invece no..è l’egemonia sinistrona a farla da padrona, ed un intollerabile conformismo totalitario, vittimista e vigliacco, a regnarvi sovrano, predicato da intellettuali facoltosi e fighetti che poi, finito di predicare, vi lasceran dormire all’addiaccio quattro saccopelisti accannati mentre loro se ne tornano nelle proprie lussuose magioni.

Ma non è necessario visitarne uno per incappare nel volutamente brutto: in un’epoca di insensatezza culturale come l’attuale, anche le star di cinema e Tv inneggiano alla bruttezza come un merito: la cantante Susan Boyle è un esempio lampante di tale degrado tutto ideologico e moralista: un tempo ci si domandava: “fosse stata brutta, avrebbe vinto lo stesso?”; oggi ci si domanda: “fosse stata strafica, avrebbe vinto lo stesso?!”. Altro che “velinismo”…
E invece Noi asseriamo che chi diventa celebre per la sua bruttezza, vale oggettivamente meno di chi raggiunge lo stesso traguardo grazie al suo essere avvenente: il valore deve avere una polarità migliorativa, il contrario sarebbe innaturale, illogico e ipocrita, ed il non averne alcuna sarebbe semanticamente smembrante. Infatti, a quale uomo o donna in buona fede “piacerebbe mai il brutto” se non per motivi ideologici o per depravazione?! E l’ideologia regna solo nei regimi dittatoriali..(come anche la depravazione, infatti)!

La bruttezza fisica è storicamente decantata dalle ideologie comuniste, che preferiscono celebrare il valore della “quantità” umana, tipicamente proletaria, a scapito della “qualità” che può esser garantita solo a – e da – un’elite.
La Sinistra, normalmente prona a mosse che valorizzino il progresso scientifico a scapito della religione – soprattutto cattolica – frena però bruscamente innanzi a tematiche come clonazione ed eugenetica, considerandole nazistoidi ed elitarie, anche quando potrebbero salvare vite umane o migliorare quelle di tutti noi.
Ma anche la moda borghese, che esalta il pregio del marchio e delle stoffe a scapito della cura dei corpi che debbono coprire, ed il cui culto dovrebb’esser solo frutto di sudore anziché del soldo, ha assestato un duro colpo all’esaltazione del Bello. Si pensi all’uso della bicicletta: un mezzo di locomozione archetipo e perfetto, il trionfo della forza muscolare umana applicata alla genialità di scoperte fondamentali come la leva e la ruota, dotata di caratteristiche ecologiche ed ergonomiche indubitabilmente vantaggiose, pecca però irrimediabilmente per l’incompatibilità del suo utilizzo quotidiano con una vestizione oramai calibrata su rigidi parametri – giacca e cravatta o giù di lì – che la Sinistra al caviale per prima non s’è mai sognata lontanamente di avversare, tutt’altro.

Gli stessi canoni etnico-artistico-culinario vincenti e declamati in quest’èra di masochismo culturale sono solo quelli orientali, levantini e arabeggianti, canoni che sembrano basati sulla vilipensione del corpo, insaccato in “uniformi” sociali che ne coprono ogni fattezza e peculiarità consone alla naturale poliedria tipica degli esseri umani nella loro accezione più alta: basti osservare un qualsiasi corteo di musulmani per poterne dis-prezzare la totale piattezza di forme, colori, vestiario, atteggiamenti. E che dire del totale svilimento del plasticismo classico incarnato da cinesi e indiani? Mai un muscolo tirato, mai un accenno alla vanità, all’esaltazione d’una qualche forma di bellezza, pur autoctona, che non sia soggiogata a costrizioni estetiche omogeneizzanti (citiamo gli immancabili baffetti per gli arabi, i burka per le donne, le pettinature tutte uguali per gli asiatici). Bisogna arrivare in giappone per ritrovare un po’ d’amore per il bello, l’eroico, la possenza dell’estetica sia statuale che personale.

E pensare che un tempo si citava sempre la Grecia come culla della civiltà con la C maiuscola, e si attribuiva a Roma, sua progenie culturale, il merito d’averne espanso ed immortalato la grandezza con la potenza dell’impero (“Romè” in greco=forza!): eppure nessun’ altra civiltà ha mai saputo cantare il bello nella sua accezione più piena e più pura: esistevano addirittura divinità dedite unicamente alla cura e alla tutela “del bello e della bellezza”. E senza dimenticare che quella ellenico-romana è stata l’unica civiltà a decantare liberamente, e ad ogni livello, l’omosessualità sia maschile che femminile: non ritroveremo mai più nella storia tanta attenzione poetica a tale risvolto antropologico umano perseguitato, vilipeso e negato da qualsiasi cultura orientale, eccezion fatta – ancora una volta – per quella nipponica, ove citiamo il poeta Yukio Mishima su tutti, grande cantore dell’indole omosessuale.

Detto ciò e altrettanto denunciatolo, Noi continueremo a cantare instancabilmente le lodi e la gloria del Bello che c’ha allattati e allevati, a giudicare il mondo con gli occhi che lo scrutano da sotto la nostra fronte, e ad usare le latrine solo per pisciarci dentro il più comodamente possibile; i disvalori estetici li lasciamo godere ai pervertiti e agli ideologisti..penosi, perversi ideologi soggiogatori di masse informi!
HELMUT LEFTBUSTER – myspace.com/dvracrvxcenacvli

Un benvenuto a tutti!!

settembre 28, 2009

DvraCrvxCenacvli dX ed i suoi viandanti sbarcano anche su questi lidi, sperando di far buon dono a’ vostre coscienza con liberalità vi dispensiam la nostra Arte!

Gloria a DvraCrvx!