Centri di sociale Bruttezza

di Helmut Leftbuster

omisfascio

I cosiddetti “centri sociali” sono luoghi brutti, sporchi, bigi, pervasi da un insostenibile squallore nichilista. Ma la domanda è: vi si celebra l’ostentata povertà “di mezzi”, o, piuttosto, la condanna ideologica dell’uso di tali “mezzi” e la ricerca intellettualoide del coattivamente brutto, tristo, decadente?!
E non si invochi l’anarchia come modello di autogoverno di tali “centri”, poiché se così fosse, almeno qualcuno di essi, non foss’altro che per sbaglio o libera iniziativa di qualche “dissidente”, sarebbe limpido, rigoglioso, splendente o quantomeno pulito: e invece no..è l’egemonia sinistrona a farla da padrona, ed un intollerabile conformismo totalitario, vittimista e vigliacco, a regnarvi sovrano, predicato da intellettuali facoltosi e fighetti che poi, finito di predicare, vi lasceran dormire all’addiaccio quattro saccopelisti accannati mentre loro se ne tornano nelle proprie lussuose magioni.

Ma non è necessario visitarne uno per incappare nel volutamente brutto: in un’epoca di insensatezza culturale come l’attuale, anche le star di cinema e Tv inneggiano alla bruttezza come un merito: la cantante Susan Boyle è un esempio lampante di tale degrado tutto ideologico e moralista: un tempo ci si domandava: “fosse stata brutta, avrebbe vinto lo stesso?”; oggi ci si domanda: “fosse stata strafica, avrebbe vinto lo stesso?!”. Altro che “velinismo”…
E invece Noi asseriamo che chi diventa celebre per la sua bruttezza, vale oggettivamente meno di chi raggiunge lo stesso traguardo grazie al suo essere avvenente: il valore deve avere una polarità migliorativa, il contrario sarebbe innaturale, illogico e ipocrita, ed il non averne alcuna sarebbe semanticamente smembrante. Infatti, a quale uomo o donna in buona fede “piacerebbe mai il brutto” se non per motivi ideologici o per depravazione?! E l’ideologia regna solo nei regimi dittatoriali..(come anche la depravazione, infatti)!

La bruttezza fisica è storicamente decantata dalle ideologie comuniste, che preferiscono celebrare il valore della “quantità” umana, tipicamente proletaria, a scapito della “qualità” che può esser garantita solo a – e da – un’elite.
La Sinistra, normalmente prona a mosse che valorizzino il progresso scientifico a scapito della religione – soprattutto cattolica – frena però bruscamente innanzi a tematiche come clonazione ed eugenetica, considerandole nazistoidi ed elitarie, anche quando potrebbero salvare vite umane o migliorare quelle di tutti noi.
Ma anche la moda borghese, che esalta il pregio del marchio e delle stoffe a scapito della cura dei corpi che debbono coprire, ed il cui culto dovrebb’esser solo frutto di sudore anziché del soldo, ha assestato un duro colpo all’esaltazione del Bello. Si pensi all’uso della bicicletta: un mezzo di locomozione archetipo e perfetto, il trionfo della forza muscolare umana applicata alla genialità di scoperte fondamentali come la leva e la ruota, dotata di caratteristiche ecologiche ed ergonomiche indubitabilmente vantaggiose, pecca però irrimediabilmente per l’incompatibilità del suo utilizzo quotidiano con una vestizione oramai calibrata su rigidi parametri – giacca e cravatta o giù di lì – che la Sinistra al caviale per prima non s’è mai sognata lontanamente di avversare, tutt’altro.

Gli stessi canoni etnico-artistico-culinario vincenti e declamati in quest’èra di masochismo culturale sono solo quelli orientali, levantini e arabeggianti, canoni che sembrano basati sulla vilipensione del corpo, insaccato in “uniformi” sociali che ne coprono ogni fattezza e peculiarità consone alla naturale poliedria tipica degli esseri umani nella loro accezione più alta: basti osservare un qualsiasi corteo di musulmani per poterne dis-prezzare la totale piattezza di forme, colori, vestiario, atteggiamenti. E che dire del totale svilimento del plasticismo classico incarnato da cinesi e indiani? Mai un muscolo tirato, mai un accenno alla vanità, all’esaltazione d’una qualche forma di bellezza, pur autoctona, che non sia soggiogata a costrizioni estetiche omogeneizzanti (citiamo gli immancabili baffetti per gli arabi, i burka per le donne, le pettinature tutte uguali per gli asiatici). Bisogna arrivare in giappone per ritrovare un po’ d’amore per il bello, l’eroico, la possenza dell’estetica sia statuale che personale.

E pensare che un tempo si citava sempre la Grecia come culla della civiltà con la C maiuscola, e si attribuiva a Roma, sua progenie culturale, il merito d’averne espanso ed immortalato la grandezza con la potenza dell’impero (“Romè” in greco=forza!): eppure nessun’ altra civiltà ha mai saputo cantare il bello nella sua accezione più piena e più pura: esistevano addirittura divinità dedite unicamente alla cura e alla tutela “del bello e della bellezza”. E senza dimenticare che quella ellenico-romana è stata l’unica civiltà a decantare liberamente, e ad ogni livello, l’omosessualità sia maschile che femminile: non ritroveremo mai più nella storia tanta attenzione poetica a tale risvolto antropologico umano perseguitato, vilipeso e negato da qualsiasi cultura orientale, eccezion fatta – ancora una volta – per quella nipponica, ove citiamo il poeta Yukio Mishima su tutti, grande cantore dell’indole omosessuale.

Detto ciò e altrettanto denunciatolo, Noi continueremo a cantare instancabilmente le lodi e la gloria del Bello che c’ha allattati e allevati, a giudicare il mondo con gli occhi che lo scrutano da sotto la nostra fronte, e ad usare le latrine solo per pisciarci dentro il più comodamente possibile; i disvalori estetici li lasciamo godere ai pervertiti e agli ideologisti..penosi, perversi ideologi soggiogatori di masse informi!
HELMUT LEFTBUSTER – myspace.com/dvracrvxcenacvli

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