Dietro le sbarre noi o loro?

di Helmut Leftbuster

Il furto è un reato, e la proprietà privata un istituto di “diritto naturale” ed un diritto costituzionalmente tutelato e riconosciuto: chi negasse ciò per futili motivi ideologici, oltre che sputare in aria per poi mettersi a naso all’insù, dopo aver gettato il portafogli in strada, dovrebbe anche regalare “ai poveri” il proprio corpo, poiché le nostre carni costituiscono l’estremo baluardo del più nudo dei nostri possedimenti, vitale esso stesso al funzionamento della nostra anima al pari d’un volgare i-pod per chi dovesse considerare vitale ascoltare mp3 senza esser illegittimamente giudicato un cretino da un ipotetico occhio etico a cui liberalisticamente non si può accreditare alcun imperium giuridico.
Ebbene, dovrebbe bastare tutelare la proprietà privata con le leggi affinché il furto possa divenire una mera eccezione che confermi la regola del “non si ruba!”. Ed invece no: quanto tempo, soldi, stress, energìe perdiamo, nell’arco della nostra giornata, e quindi nell’intero arco della nostra vita, per salvaguardare preventivamente un diritto che dovrebb’esser invece juris et de jure tutelato?! Sbarre, antifurti, precauzioni, movimentazioni della nostra giornata in funzione della sicurezza dei nostri averi, e privazioni della nostra libertà personale vincolate alla tutela della nostra incolumità, tutti interamente tesi non ad ottenere un qualche vantaggio, ma semplicemente a preservare ciò che già di diritto ci appartiene poiché già pagato al momento dell’acquisto; come dire che la “proprietà si paga due volte”, sia per acquisirla, che per preservarla! Perché dover subire la scomodità d’una catena ad un motorino che è già nostro? Perché dover vivere con le -costosissime- sbarre alle finestre, quando la visione del cielo ci appartiene per nascita? Perché dover tollerare l’ansia per intrusioni domestiche tanto illegittime quanto criminose, tamponandola con molesti guaiti di cani da guardia del tutto dispensabili alle nostre orecchie o con urlanti sirene molto spesso starate?! Perché accettare l’idea che gente, -teoricamente- più bisognosa di Noi e con la quale la vita sarebbe stata un po’ più avara, possa desiderare le nostre pertinenze materiali, appropriarsene con l’uso della forza, del sotterfugio o dell’astuzia per pareggiare i conti con tale, presunta, diseguaglianza?! Quesiti puramente retorici: a NOI di costoro non ce ne frega assolutamente nulla: la solidarietà non è un dovere etico né tantomeno giuridico, mentre tali sono il diritto all’incolumità fisica e alla proprietà privata; anche quella dei tanti “comunisti” che possiedono -eccome!-, oltre al proprio corpo non propriamente smunto e ad un saio non propriamente stracciato, anche ville, auto di lusso e vigilantes che farebbero invidia agli odiati “nababbi”. Basta a recriminare colpe a chi lascia “incustodito” un bene rubato; basta fatalismo nello sperare di ritrovare la propria auto al suo posto; basta a considerare la violazione della proprietà privata un reato minore: i “ladri” vanno eliminati, il furto “abolito”.
Un’ultima provocazione: cosa ne sarebbe degli adorati ladruncoli se non esistesse più la proprietà privata? Forse buonisti e progressisti tornerebbero ad invocarnel’esigenza..

 

4 Risposte to “Dietro le sbarre noi o loro?”

  1. alex Says:

    Io la mia idea sugli zingari ce l’ho e anche su che fine fargli fare.Non risolvera’ il problema ma da’ una mano.

  2. andrea Says:

    bello!

  3. Lucius Says:

    Sacrosanto e sacro canto! Se pescassi un ceffo di questi per casa non avrei nessuna remora a fargli molto male, lo gonfierei per benino e poi una bella e sana fucilata a sale grosso, nel culo, con grani spessi cosparsi di lardo di colonnata e pepe! Son lezioni che rimangono, lo sapeva Pavlov ! Ahh, direbbe un tale mio amico, quello statista austriaco degli anni ’30 (ops. sono stato un pò duro, però quanno c’è vò c’è vò)

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