FEDERICO “COMPAGNO”? No, solo re!

Premessa necessaria: un’ideologia, al pari di una legge, non è (o meglio non dovrebbe essere) retroattiva. Iniziando a proiettare ed interpretare porzioni storiche, epoche ed addirittura protagonisti di esse alla luce di un pensiero immensamente lontano nel tempo e traslato verso il futuro, si rischia seriamente di lesionare il tessuto dell’oggettività storica. Alla base del mestiere infatti trovano posto i dati, le fonti, e non ideologie o pensierucci frutto di diktat di sedicenti illuminati che millantano di conoscere ciò che altri ignorano. Fisiologico invece sarà il ragionamento contrario, ovvero il pensare che l’epoca in cui s’impiantano certe idee sia frutto di una dialettica partita dal momento storico preso in considerazione. La presunzione di questo secondo modus cogitandi sicuramente risulta inferiore.
Esempio lampante e non distante dal tema che tratterò: l’uomo medievale. Questi non era conscio di vivere nel medioevo. Medioevo è una categoria storica, inteso come età buia, affibbiata dai posteri dell’uomo de quo. Il rinascimento, volendo essere appunto palingenesi della civiltà, interpreta ingiustamente il periodo passato come periodo morto. Non mi dilungo sui sedicenti lumi dell’illuminismo, e su quanto abbiano danneggiato la storiografia affibbiando strane etichette a vari e complessi periodi.
Una delle principali caratteristiche di una certa storiografia e storia delle idee, di chiara ispirazione marxista, è avvezza a questi tipi di interpretazioni, tentando sempre di vedere secoli e personaggi come figure di quella famigerata, discutibile rivoluzione proletaria che, tramite la dittatura del proletariato e la fase del comunismo rozzo, porterebbe alla distruzione d’ogni sovrastruttura…
Sollecito subito una riflessione sulla prima ironia. I pensatori comunisti usano pratiche molto simili a certo cristianesimo ottuso dogmatico e semplicistico basso medievale, quello che cercava di affibbiare ingenuamente caratteri cristiani ad autori classici (non parlo ovviamente dei grandi padri, ma ahimè ogni corrente ha i suoi mediocri). I dogmatici compagni dunque hanno un modus operandi estremamente simile alla loro odiata religione.
Tutte premesse necessarie per arrivare al nostro Puer Apuliae. Figlio di Enrico VI (nipote del Barbarossa quindi) e di Costanza d’Altavilla, si trova ad avere in potenza, ancora infante, tra le mani la possibilità di ripristinare l’impero, date le terre che avrebbe ottenuto. Siamo in un secolo che vede il papato e l’impero in lotta TEMPORALE. Dunque tutto ciò che vien fatto, detto, proclamato, combattuto riguarda temi politici, e non spirituali o religioni. E’ un tempo in cui la scomunica ha un significato politico, non mistico. Essere scomunicato significava la rottura dei vincoli tra signore e vassallo. Mi spiego: il vassallo non era più tenuto a rispattare i vincoli con il signore, e quindi la scomunica è il preludio di un collasso politico tramite una fase di anarchia signorile.
E tutto ciò Federico ben lo sapeva, poiché influente nella sua vita fu la figura di un grande successore di Pietro, Innocenzo III. Questi tutela il giovane Federico, ma a caro prezzo. Nel 1213, con la Bolla d’Oro, deve promettere che terrà separati politicamente i possedimenti imperiali da quelli del sud italia. In più, promette anche una crociata.
Alla luce di quanto detto prima, Federico diverrà sostanzialmente “laico” per opposizioni POLITCHE, non religiose con la Chiesa di Roma. Innocenzo si sente politicamente stretto in una morsa, e teme che il patrimonium petri non possa sopravvivere! La crociata è l’ennesimo simbolo di sevitù: parafrasando sottolinea che l’imperatore è un umile vassallo del papa, figura in terra di Cristo. Dunque, tutte le dicerie inerenti a Federico mangiapreti, non hanno ragion d’essere. Lo stupor mundi non odiava la chiesa, ma si difendeva dalla Chiesa, come istituzione temporale! Vedere tutto ciò come “Federico intuisce che la religione schiavizza i popoli, e il medioevo papalino è oscuro ed ignorante ed egli tenta di riscattarlo” è una grandissima falsità! A questo punto, chiunque si sia scagliato contro la Chiesa corrotta diventa compagno, anche i domenicani!
Innocenzo però non era anche una sorta di precettore per Federico Mai questi avrebbe dichiaratamente disobbedito. Eppure le cose cambiano con i papi successivi, Onorio III, e il famigerato Gregorio IX.
Onorio è sempre preoccupato per la situazione geopolitica, che vede il patrimonium compresso da forze mondane. Resta dell’idea che tramite una crociata Federico avrebbe potuto dimostrare il proprio vassallaggio alla figura del pontefice. Per far sì che non dilazioni oltre, fa in modo di proclamarlo imperatore. Eppure il problema della Sicilia, ereditata per parte di madre, resta. E Federico non ha alcuna intenzione di lasciarla, anche se non unifica politicamente i regni in apparenza.
Con Gregorio IX l’ultimatum decisivo: non partire per la crociata significava essere scomunicato all’istante. La scomunica aveva già, come si accennava, valore politico. In più sotto Onorio, Federico nolente, aveva ottenuto uno status di reato ancora più grave. Lo Stupor mundi tentò di partire, ma fu fermato da un’epidemia di peste.
A questo punto era scomunicato. Ma parte lo stesso, l’anno dopo, per la mancata crociata, NONOSTANTE LA SCOMUNICA.
Dunque si possono trarre delle conclusioni: Federico non ripudia le crociate in quanto tali, ma rifuta di far omaggio ad un papato corrotto e inconcludente, incapace di prendere le redini di UN MOVIMENTO PANEUROPEISTA. L’idea di occidente papalino (la c.d. Cristianità) non ha le basi per essere un concetto transnazionale. L’idea d’impero di Federico parte invece da solidi presupposti politici e giuridici, che troveranno posto tra le costituzioni di Melfi.
Chiarito il rapporto federico-crociate, passerei a trattare di un altro punto caldo: il rapporto oriente-occidente. Oggi, in epoca in cui le porte forzatamente spalancate vanno di moda (anzi, guai a non apprezzare il kebab, altrimenti si è accusati di xenofobia!), va altrettanto di moda pensare che un Federico maturo intrattenesse rapporti con i vari parenti del Saladino, o con altri dignitari musulmani del tempo. Del resto conosceva lingue, usi costumi. Ciò non è che lo rendeva un estimatore dell’oriente, ma certamente faceva di lui un gran politico. Ed è questo che egli in primo posto fu: un abile politico!
A Federico interessava il benessere economico dei suoi territori, la stabilità politica e un floruit sociale. Gran parte dei contatti sono semplicemente economici. E quello che non è economico, è politico, ovvero serve ad ingraziarsi futuri rapporti economici. Federico culturalmente aveva ben altri modelli per la testa. Ciò di può vedere dalla sua corte.
Per comprendere al meglio un uomo, bisogna vedere di quali persone si circonda. Il concetto di Cenacolo, tanto caro e nobile quanto raro di questi tempi, trova qui il suo fondamento. Due nomi, per sintetizzare: Pier delle Vigne, ed il Notaro Giacomo (o Iacopo) da Lentini.
Sulla scuola siciliana vorrei fare una premessa, alla luce delle più recenti scoperte filologiche, che sembrano anticiparla nel tempo di qualche decennio. E’ indifferente, almeno secondo questa analisi,la presenza di precedenti correnti. E’ grazie a Federico che la scuola diventa degna di tale nome. C’era infatti una necessita storico-letteraria di CORTE.
I modelli? Certamente riflettevano il gusto del sovrano e della corte. Erano per lo più tematiche franco-provenzali, amorose latine antiche e tardoantiche, e comunque EUROPEE, checchè ne dica certa critica.
Oltre che stimatore di letteratura “cortese”, Federico era anche un ottimo autore. Quasi riprendendo la dicotomia latina negotium-otium, usava riposarsi in modo liberale, così come si addiceva ad un gentiluomo dell’epoca. La caccia era per l’imperatore un grande passatempo, tanto che egli scrisse un trattato il “de arte venandi cum avibus”, sul modo di cacciare con il falco. Federico era anche assai attratto da dispicline scientifiche (ovviamente, tenendo presente che in campo medievale, anche le scienze erano ritenute completamento umano dell’uomo di lettere): astronomia, algebra, ecc.
Non solo Federico si comportava, in pubblico e in privato, in ozio o in negozio come ci si sarebbe potuto aspettare dal più nobile tra i signori medievali, ma contribuisca a CANONIZZARE questo “mos” come uso dei futuri uomini d’alto rango.
Lo Stupor mundi, essendo profondo estimatore delle humanae litterae, è anche gran mecenate ed ottimo antiquario. Ma, nel suo secolo, è antiquario sui generis. Mentre andava ancora di moda un simbolismo trascendentale in ambito artistico, oppure riprese da modelli tardoantichi costantiniani, Federico è il primo che guarda all’età augustea. Vede nell’arte imperiale romana uno splendido linguaggio per ornare esteticamente il suo progetto politico. In campo numismatico, rispolvera l’antico ritratto romano. La porta di Capua è il simbolo di tale rinascita e di tale magnificenza. Posta al confine dei possessi federiciani, la Porta avrebbe ricordato, a chiunque giungesse dal patrimonium petri al regno federiciano che stava entrando in uno dei più grandi progetti storici. Progetto che coronava i sogni e le speranze dei suoi predecessori, volto a ripristinare IN FORMA ARRICCHITA L’IMPERO ROMANO (il tempo infatti non passa inutilmente).
Per quanto i sullodati studiosi sinistrorsi vogliano detenere il monopolio della parola arte, io non credo che possano mettere le loro mani su tali opere. Il loro materialismo magarì le vedrà come propaganda. Il gusto estetico, che trascende a un certo punto ogni politica, e l’alone etico che certe opere emanano non possono né potranno mai essere colti da una fredda dialettica che vede ogni momento storico come misero frutto del rapporto antropologia-economia. Dimenticano che esistono i cosiddetti “padri”, uomini che si ergono distaccandosi dalla storia, modificandone tratti a propria immagine, ad emblema di volenterosi posteri.
Oggi, infatti, materialmente, cosa abbiamo della storia? Cosa possiamo toccare con mano? Una immagine di propaganda statalista, oppure un emblema che sintetizza una passata civiltà COMPLETA e non isolata al semplice istinto?
La risposta mi pare ovvia.
Federico come tutti, avrà i suoi problemi. Come tutti i grandi, avrà più problemi dei mediocri. Se si volesse sapere, con un certo margine di errore, la propria grandezza storica, basta sapere che è direttamente proporzionale ai problemi che si è in grado di risolvere, ed indirettamente a quelli che si ignorano.
In tre misere pagine è impossibile sintetizzare un uomo, tanto più un Padre. Ho volutamente tralasciato aspetti che avrebbero fatto uscire fuori tema il discorso.
Ma se a questo punto ci si chiedesse il fine ultimo di quest’articolo, rispondo semplicemente che questo vuol essere l’ennesimo tentativo di scrostare da ruggini storiche ma soprattutto ideologiche la vita di chi ha proiettato il concetto politico, artistico, culturale di europa cristana sulle soglie di un mondo pronto per affrontare la modernità, con i suoi pro e contro.
Agli studiosi marxisti, che di certo non apprezzeranno (e temo non rispetteranno) queste povere parole, replico che talvolta, invece di tentare di togliere dubbi bavagli o aggiungere vani discorsi sull’ingiustizia storico-politica-dialettica-sovrastrutturale (sic!), sarebbe d’uopo aprire un libro. E parlo di libri veri, non libretti squallidi scambiati per bibbia. Allora, magia! In quelle pagine ci sono persone, personaggi, e non solo compagni.
Spero di non avervi annoiati.

Antonello “Doctor Luminis” – ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –castello di Melfi

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