“YPOKRITES”, dal greco TEATRANTI.

ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA
– YPOCRITES, dal greco : ” teatranti ” –
Ancora X-Factor, la televisione e le mille ipocrisie “rubentes”; ed il controllo delle menti. Il mondo dello spettacolo è tradizionalmente – mai capito il perché – appannaggio della rubente intellighenzia al caviale. Tant’è, chi ci arriva e approda deve da sempre possedere credenziali adeguate. Come abbiamo già avuto modo di rilevare, la trasmissione “X Factor” rapprsenta un esempio di questa sciagura: sfruttando dilettantismo, pressapochismo e rammolitismo tipici della nostra epoca, rende vere star della situazione, anziché i penosi aspiranti giudicandi, i furbastri “giudici” della trasmissione – già ampiamente ricchi e famosi – uno dei quali, proclamandosi musicista, dichiara pubblicamente (da “LEGGO” del 19 gennaio 2009) : <>. Considerando che l’altro dei tre “giudici” di X Factor è una discografica di mestiere, ed è simbolo quindi di quella “numerosità” indispensabile a vendere quel quantitativo di dischi indispensabile a garantire il profitto di chi a sua volta garantisce il buon funzionamento di un progetto discografico in seno al mercato, tiriamo le somme circa l’ipocrita teatrino di tali blaterazioni. Fermo restando che Noi, non essendo musicisti, trattiamo l’argomento al solo lume del ragionamento, senza entrare nel merito artistico di per se stesso opinabile dal gusto d’ognuno, continuiamo a vagliare la mera ipocrisia di tale faccenda canone-finanziata: il tipo prosegue con lo stigmatizzare, a proposito della sopracitata non indubbia coincidenza fra valore musicale e copie vendute, l’atteggiamento da star tenuto da tale Giusy Ferreri, la sguattera uscita dal contest dell’anno scorso e finita juris et de jure a cantare sull’ultimo disco di un – piacente o no – monumento come la Vanoni (che vergogna averglielo permesso, Ornella: una vera grande non ha bisogno di ricorrere a simili mezzucci pur di allargare il proprio range di vendite, e dovrebbe saper dire NO! a simili ricatti discografici), a fronte di artisti che dopo anni di gavetta suonano ancora nei sottoscala pur essendo bravissimi. Quindi di cosa farfuglia l’arringatore feltrinelliano, quando fa parte a pieno titolo di un sistema che intende dettar legge sulla base di un’accondiscendenza di gusto diretta dall’alto (il suo) per far ascolti, quindi numeri, quindi vendite? Insomma, il jet-set, connivente l’establishment culturale al caviale, continua impudentemente a cantarsela e a suonarsela, certo della sonnolenza di cervelli da troppo tempo ammaestrati ad obbedire o a suon d’ideologia o d’ipocrisia. Avanspettacolo da voltastomaco: Elio e Le Storie Tese che vendono una nota marca d’amaro, facendo credere d’esser ancora immuni da quella lucrosità d’animo la cui satirica stigmatizzazione, cantata nella loro hit di qualche anno fà, sembrava averli resi ingenui menestrelli della risata. Ma dal soldo non è immune proprio nessuno: percarità, lungi dal voler fare i moralisti, nulla di nuovo sotto il sole, ma almeno..IPOCRISIE FUORI DAL CULO! H. LEFTBUSTER

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