Archive for marzo 2010

GRAN PIATTO DEL CENACOLO dX DI CARNI alla DVRACRVXIANA

marzo 27, 2010

E’ per eccellenza il piatto delle grandi occasioni in cui il Cenacolo si riunisce per onorare la ricorrenza di un avvenimento storico, la Battaglia di Lepanto piuttosto che l’avvento della Restaurazione, o per festeggiare il genetliaco di qualcuno di Noi, o l’anniversario della fondazione del Progetto.

Non è certo un piatto per vegetariani, ma per palati forti, identitari ed amanti d’un medioevo che ha saputo arricchire di aromi una latinitas gastronomica (e politica) altrimenti sopita.

Si prepara un soffritto di cipolla, carote, sedano pancetta (o speck) e fegatini di pollo; e vi si versa, appena doratosi, il contenuto di carni ammollate nel vino preparato dalla sera prima e posto in una zuppiera coperta: pezzi di pollo e/o tacchino, vitella, e salsicce, si mettono infatti a macerare precedentemente nel vino rosso con uva passa, miele, chiodi di garofano, pepe, cannella, noce moscata, rosmarino, olive e, a scelta, castagne sciroppate. Le dosi decidetele a occhio e secondo quali di queste tonalità aromatiche preferite. Salate a piacimento, ma ricordate che olive e salsicce contengono già sale in abbondanza, ed eccedere rischia di far smarrire gli aromi naturali.

Una volta che il contenuto di tale zuppiera viene versato nel soffritto sfrigolante (e preparato con abbondante olio d’oliva), il tutto deve cuocere a fuoco lento per oltre un’ora.
Una volta stracotto, far riposare qualche ora e servirlo riscaldato a puntino pronto per esser servito, in una teca rigorosamente di coccio o di terracotta, cosicché gli aromi ne avranno impregnato al meglio ogni lembo.

Si consiglia di abbinarlo al medesimo vino usato per macerare le carni, e di accompagnarlo con pane morbido e imbibibile…GLORIA A DVRA CRVX CENACVLI dX !

BUONI SATIREGGIANTI..MA PERMALOSETTI !

marzo 27, 2010

La satira è un diversivo che la “sinistra al caviale” usa, attraverso la militanza di professionisti ben pagati, per ridicolizzare l’avversario interagendovi tramite la mediazione di saltimbanchi attorialmente abili a sminiurlo e vilipenderlo, sfuggendo così ai suoi legittimi argomenti senza dovervi entrare nel merito ed evitando di dar loro la giusta dignità, dall’alto d’una presunta superiorità morale snob, elitaria e ideologica, e del tutto priva di qualsiasi logica.
Lucia Annunziata, giornalista non certo destrorsa, che sulla Stampa si domanda come mai non si sia fatta satira su Obama durante le elezioni americane, tanto l’antirazzismo “di maniera” rischia di diventare un’assurda paranoia beghina. La Littizzetto, che ogni domenica sera che Dio manda in terra, su Rai3, ridacchia dell’opulenza del “potere” e fà predicozzi contro le multinazionali, si “dimentica” poi però di disprezzare i proventi di tanta giocosa popolarità percepiti da colossi non esattamente proletari come la Tre, della quale – non sveliamo segreto ad affermare che – la stridula comicastra è testimonial. Mike Santoro che s’incazza con un imitatore che gli fa il verso alla radio e minaccia di querelarlo, lui che conduce una trasmissione che pullula di buffoni di corte sempre pronti a gettare merda, spesso gratuitamente, sugli avversari politici dell'”idea” cara al conduttore.
Ma allora è vero, come scrive qualcuno, che questa “sinistra” è proprio antipatica: altezzosa se protagonista, ma permalosa se bersagliata ! Comunque sempre ingrugnata, rabbuiata, ringhiosa; basta guardare i suoi giornalisti di spicco: plumbei, mai un sorriso che non sia sarcasmo, le coreografie stringate e glaciali, senza mai spazio per un vezzo, per una fantasia che non sia scherno organizzato, impacchettato e militante.

E la prova provata che quanto asseriamo è dato oggettivo resta insita nei loro stessi risultati elettorali che, aggiungiamo a malincuore, privano a tutt’oggi ogni mente libera di un’alternativa di voto valida, consolidando (dietrologie in proposito…?!) il sostanziale monopolio governativo di un’elìte affarista e senza tanti ideali più alti del soldo. Dettaglio questo che va in culo proprio a tutti..occorre sottolineare!
Riprendiamo un parallelo cinematografico già utilizzato in precedenza a cui tutti possono accedere e interpretare per fama e stilizzazione del soggetto: il colossal “Guerre Stellari”. La Sinistra, lì rappresentata dai buoni, dai “ribelli” dai “Repubblicani” di Leila e Luke Skywalker, era sostanzialmente guidata da un oligopolio di “eroici” signorini e signorine impaccati di soldi e capaci di fare gli interessi di fazione fino a che c’era un nemico da combattere (l’Impero); ma poi, sconfitti “i cattivi”, sugli scranni di comando ci finivano loro, gli “eroi” del “bene” (il “proprio” bene!), ed iniziavano ad autoincoronarsi “capi del nuovo sistema democratico”, a farsi i cazzi loro, a beccare medaglie a destra e a manca da appiccicarsi al petto vicendevolmente…e l’esercito lì ad applaudirli, consolidando una sostanziale oligarchia dei soliti “pochi pastori” sulle solite “tantissime pecore”. Con l’Imperatore ed il totalitarismo imperiale, almeno, tolto Dart Fener, (che infatti passa e ripassa da un “lato” all’altro della “Forza”, un pagliaccio che fa successo vestendosi col mantello nero, ma che poi, alle brutte, si para il culo riconvertendo il mefistofelico indumento in un più umile saio da monacone francescano-jedi, un lunatico assassino traditore del Bene prima e poi anche dello stesso Male che andrà successivamente a servire, ma assolto dalla Storia grazie al suo definitivo approdo spirituale presso la confraternità della bontà, diversamente sarebbe finito anche lui a Norimberga), tutti gli altri erano relegati ad una dignità uniforme, ordinata da regole rigide ma proprio per questo prive di quei favoritismi dal sorrisetto facile che potevano alleggerirti la carriera se eri l’amichetto di Han Solo o di Mr Kenobi; regole inflessibili ma uguali per tutti, compatibili con una gerarchia militare “imperiale” dal forte impatto estetico e senza quelle ipocrisie buoniste che certo non rendevano l’esercito della Repubblica meno soggetto ai propri capi, (sebbene donne e magari pure un po’ femministe, come ci ricorda iconograficamente quella specie di sacerdotessa new-age in vestaglia bianca che guida i ribelli nella celebre battaglia finale).
Tornando a realtà ben meno epiche come la nostra, eccoli gli omologhi della Principessa Leila e della sua cricca danarosa: con i loro egoismi di casta, i primadonnismi personali tutt’altro che solidali, egalitari e consociativi; una Sinistra disunita e disorganica sulla base di mediocri scaramucce fatte di un falcetto e un martelletto in più o in meno nel simbolo pur di poter foraggiare un maggior numero di istrioni sempre pronti a togliersi la sedia dal culo l’un l’altro, figurarsi cosa potrebbe fregargliene del loro popolo! E i governi sporadicamente racimolati grazie ai voti elemosinati a qualche no-global moderato o imborghesito, sempre lì a cadere. Ma soprattutto, la grande e sempiterna tragedia di quanti si dicono “a sinistra” è il loro dover essere sempre petulantemente “buoni” (..guai se gli dici “buonisti” !): una regola disumana nel senso più tecnico del termine, inapplicabile, un campo eticamente minato che si son costruiti da soli, certi e tronfi di sapere dov’eran state poste le mine: ma poiché sono in troppi a spargerle, prima o dopo ci finiscono sopra più o meno tutti, rimanendo dilaniati da insormontabili ipocrisie. E così, nel frattempo, governa l’Italia – nel bene e nel male – quello che chiamano “il televisionaro”: sarà la reincarnazione vendicatrice dell’imperatore Palpatine di “Guerre Stellari”? Mah! In ogni caso, ai signori intellettuali dal sussiego costante e dal rodimento imperante, BEN GLI STA! Imparino a fare qualche sorriso in più e a portare sfiga un po’ meno col loro cronico, insopportabile menagramismo ideologico..e magari qualcuno li voterà pure !
HELMUT LEFTBUSTER

GRAFFITI IDEOLOGICAMENTE PREGIATI

marzo 5, 2010

Graffiti “pregiati”: quando, ideologicamente, si esalta l’arte per giustificarne l’assenza!
Quante volte incappiamo in tesi giustificazioniste dell’attività svolta dagli imbrattatori di muri: “sono artisti sfortunati, menestrelli nell’ombra tacitati dalla censura di Stato, forse anche Michelangelo sarà stato uno di loro…”. Ma guardiamo i loro scarabocchi di merda: sono un manifesto al conformismo più ebete e alla piattezza più decerebrata; non c’è tratto, dettaglio, tonalità, tecnica che ne differenzi uno dall’altro, che li differenzi da una città ad un’altra, da uno stato ad un altro. Che imbrattino metropolitane, ponti, statue o edifici universitari, i caratteri e la grafica restano monotoni e monocordi, come è tipico degli obbedienti discepoli di ogni “accademia”: militare, musicale, culturale che sia, omologazione e dottrina regnano sovrani, altro che libertà d’espressione! Valutazioni queste che tengono già conto del limite posto dal loro strumento di lavoro, la bomboletta: potrebbero infatti variare il lessico, le tematiche, i contorni: anche i grandi pittori, scultori, poeti e musicisti usano i medesimi strumenti di lavoro, ma forme e contenuti differiscono eccome da autore ad autore. E tuttociò al netto dell’abbrutimento ed imbruttimento che tali prepotenze “artistiche”, così care ai democritoni democretini, infliggono tanto impietosamente quanto indistintamente a tutti i cittadini: già, perché Michelangelo non ha mai imposto ad alcuno di visionare la sua cappella Sistina, né alcun papa ha mai obbligato alcun cittadino romano a vederne gli affreschi impressi su superfici diverse da quelle delle pareti di casa sua; queste teste di cazzo di graffitari, invece, impongono a Me, a voi, a Noi di camminare per le strade, o di sostare sulle panchine cittadine a mangiarci paciosamente un panino, in coatta compagnia delle loro porcherìe, senz’altro più invadenti ed invasive delle televisioni Mediaset, “mediamente” le più tacciate da essi stessi, e soprattutto dai loro avallatori ideologici, di invadenza mediatica. Come al solito ci domandiamo dunque: chi davvero i carnefici e chi le vittime? Chi i prepotenti, gli illiberali irrispettosi, e chi piuttosto soggiace passivo al non poter vivere un ambiente visualmente più neutro e pulito? Inquina di più una centrale nucleare o le vagonate di vernice usate per denigrarne l’impianto?…Domande retoriche, purtroppo…Helmut Leftbuster
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