IL DIRITTO ALLA SOMIGLIANZA

NARCISI SOMIGLIANTI SEBBENE DIVISI DA SECOLI

“Chi si somiglia si piglia!” dice un vecchio brocardo popolare.
La “somiglianza morfologica” è l’irrinunciabile e principale chiave d’accesso ad una naturale connessione empatica ed affettiva fra esseri umani.
O, almeno, così è sempre stato; tuttavia ben sappiamo ogni regola biologica, ogni ancestralità etica, ogni legame con la tradizione e, non ultima, ogni residuale mollica di buon senso esser attualmente sotto attacco della furia inculturazionista e globalizzatrice, quella stessa furia che predica “uguaglianza” e “pari diritti per tutti” al solo capitalistico fine di poterne ricavare più schede telefoniche possibili.

La nostra prima visione oculare è, indubitabilmente, nostra madre, il primo grande, e forse anche più grande, amore, affetto, anima e volto del cuore (..seeee..già li sento imprecare i mondialisti, quelli che amano alla follia lo sconosciuto all‘altro capo del globo mentre dei propri genitori dicono peste e corna, magari avanzando storie di abbandono o di alcolismo, o dicendo di considerarli degli “sconosciuti”.. ..altro che “figli dell‘universo”..questi stronzi sono aborti affettivi riusciti pure male!).

Madre, genitori, famiglia, amici, pagus, città, regione, nazione, continente: codesto dovrebb’essere il naturale ordine gerarchico-affettivo-identitario di ogni essere umano: il “genus”!
Quando vogliono farci impietosire con immagini strappalacrime dall’Africa, si rifletta, ci propinano l’indigena di turno col figlioletto aggrappato al suo seno desnudo, magari immersa in una folla da presepe sfigato; perché mai la sacralità di tale immagine, splendida icona di amore materno e protezione contestuale, non dovrebbe esser fatta valere anche per noi occidentali?!
Eppure, concetti come “genus”, “stirpe”, “sangue”, “madre” sono divenuti parole bandite come “politicamente scorrette“: il “meltingpottismo” come bene assoluto li ha resi sinonimi di follìa fascio-identitaria, di bestemmie retro-reazionarie, di materiale sacrilego, insomma. L’orgoglio di “essere” e di “discendere” è legittimo solo se provato dai “diversi“, dagli allogeni; noi non abbiamo il diritto di essere orgogliosi, autocelebrativi e benevolenti verso noi stessi, pena la censura morale, politica, talvolta giudiziaria, sebbene nessuna legge disciplini tale materia verso una simile defecante direzione, anzi, tutt‘altro: la Costituzione nazionale parla di Amor patrio, di bandiera, di confini nazionali, di identità linguistico-culturale; tuttavia, le leggi del mercato, da una parte, e del “politicamente corretto”, dall’altra, oramai prevalgon su tutto, anche sulle leggi dello Stato.

Ebbene, antropologicamente, la somiglianza di forme (umane, culturali, linguistiche, architettoniche, naturalistiche) contraddistingue da sempre l’ontologia stessa dei crinali civili e culturali fra gli uomini sparsi sul globo; “uomini”che, è vero, albergano su un’unica macro-zattera alla deriva del loro unico universo per il momento calpestabile, il pianeta Terra: ma pur conducono tale navigare “meta-fisico” a bordo di singole e distinte micro-zattere alla deriva di oceani terrestri che di “mèta“ hanno ben poco e molto invece hanno di “fisico“, dunque non corriamo più del dovuto con gli universalismi intergalattici, o imbarcheremo acqua da tutte le parti; e soprattutto creeremo concentrazioni umane che, distribuite a-simmetricamente e artificiosamente sulle terre emerse disponibili, di giusto, equo e naturale avranno ben poco.

“Le somiglianze” ci appartengono esteticamente, ci fanno sentire ragionevolmente sicuri, affiatati, accasati: la familiarità di volti e fisionomie è un bisogno archetipo di certezze affettive, di tutela dell’incolumità fisica, di senso d’appartenenza ad un “qualcosa” che, proprio inquanto tale, non potrebbe mai essere “il tutto“. Accettiamo volentieri un invito a cena da parte di amici, parenti o affini, non da estranei o da sconosciuti; certo potrà risultare una serata noiosa, da non ripetere, ma se non altro avremo la certezza di non funger noi stessi da “banchetto”. Del resto, parliamoci chiaro, nessuno avrebbe mai il diritto di obbligarci ad onorare un invito ricevuto da estranei, né tantomeno di farci imporre costoro a casa nostra; in seguito si potrà magari optare per qualche sporadico “diversivo etnico” che arricchisca le nostre esperienze gastronomiche, ma non potrà diventar quella la normalità, sennò dove finiscono le eccezioni?! Non c’è un perché, semplicemente la natura funziona così.

E allora quale logica può avere obbligare un “popolo“, identità sociale direttamente successiva a quella “familiare”, a ritrovare se stesso immerso, dall‘oggi al domani, fra “estranei etnici“, l‘equivalente degli estranei passanti fuori dalla porta delle abitazioni d‘ognuno di noi (ville dei radical-chic comprese..)?! Prove tecniche di fratellanza coatta? O piuttosto il deliberato tentativo di estirpare l’amore familiare e verso il proprio simile al fine di sostituirlo strumentalmente con altro?! Una sorta di etica totalitaristica e giacobina che dovrebbe trasformarci tutti, attraverso un sovvertimento gerarchico di valori assolutamente arbitrario, depravato e paradossale, da “fratelli di sangue” a “coscritti di specie“; e il bello è che incitano a tale insensatezza proprio quegli stessi sconsiderati che sputano sulle “tradizionali riunioni di famiglia natalizie”, a cui probabilmente preferiscono i ritrovi della Caritas (macché..ce li avete mai visti a dar da mangiare ai barboni?! Forse se immigrati, ..forse!).

La fratellanza è un sentire biologico, non un dovere etico: non esistono doveri nella sfera affettiva, che infatti è sottratta a qualsiasi tutela o imperio giuridico; si può forse ordinare a qualcuno d’amare qualcun altro o al contrario impedirgli di farlo?! Conoscete leggi di diritto positivo che si esprimono in tal senso? Cercate nei codici: in una democrazia liberale, fortunatamente, contano solo le leggi scritte, in ossequio alla certezza del Diritto: e di simili leggi liberticide, nel nostro Diritto, sostanzialmente il Diritto Romano, per fortuna, non ne troverete.
Più che vietare a chiunque di aggredire il suo prossimo ed imporgli il rispetto della reciproca dignità di tutti e verso tutti, non si può ottenere da dei buoni cittadini. Né sarebbe giusto farlo, nonostante i giacobini ci abbian provato più volte, con una mano, mentre con l’altra tagliavan le gole di chi non era d’accordo.

E, quindi, che dire della stanchezza e dell’ansia inflitteci ovunque e quotidianamente (come ben descrive Ida Magli nei tanti suoi scritti), in giro, sui mezzi pubblici, negli ospedali, per strada col sentirci in continuazione ciancicare nelle orecchie sonorità vocali straniere e idiomi alieni a ciò che è la nostra lingua, quella lingua di Dante che con tanto rigore e puntiglio ci è stata fatta studiare a scuola in tutti i suoi aspetti, da quello grammaticale, a quello sintattico, a quello ortofonetico ed ortodiciturale. Senza considerare poi il costante rischio di sentirci insultati, fregati, coglionati senza nemmeno potercene render conto. Nonostante siano proibite, siamo invasi da cartellonistiche pubblicitarie espresse in sole lingue straniere o addirittura in caratteri a noi inintelligibili.
Oramai persino la tv nazionale pullula di colorati speaker tanto politicamente corretti, quanto scorretti in quella dizione, un tempo materia decisiva di concorso per accedere a tali professioni altamente specializzate, come del resto chiunque di noi sarebbe nel parlare una lingua che non gli appartiene per nascita o cultura; ogni idioma è costituito da precisi fonemi che non sono del tutto avulsi dall’espressività gutturale di chi, nel corso dei secoli, ne ha forgiato il suono in modo X anziché Y, regalando alla comunicazione universale differenti identità linguistiche tutte peculiarmente sgargianti nelle rispettive caratteristiche fonetiche e di pronunzia. Amiamo le differenze, cazzo, non sopprimiamole, sono loro la vera ricchezza del mondo, non gli omogeneizzati per sdentati o i papponi per i maiali.

Evidenze di tali analisi ne abbiamo quante ne vogliamo e le più incisive ci derivano puntualmente dal commercio, la più prosaica ma veritiera cartina di Tornasole umana: chi non rammenta l’ondata copiosa di cartoni giapponesi che da metà anni ‘70 ha allagato l’etere europeo?! Ebbene, vi siete mai chiesti perché, benché creati da nipponici, fossero tutti disegnati secondo ben definite fisiognomiche occidentali, a prescindere dall’epoca in cui erano ambientati (si andava da “Lady Oscar“, che aveva come teatro la Rivoluzione francese, alla fantascienza totale di “Gundam“ o di “Capitan Harlock“)?! Semplice: per poterli vendere, ovviamente: il mercato occidentale era ben più florido ed ampio di quello del Sol levante, ma nessun ragazzino d’occidente si sarebbe mai appassionato a seguire le avventure di gente con gli occhi a mandorla così diversi dai propri. Oggi, invece, cominciano a fioccare le pubblicità “multietniche”, i telefilm con almeno qualche presenza dalle fattezze amene, le rubriche tematiche dedicate solo agli stranieri..segno evidente che precise esigenze di mercato – e non certo il buon cuore – hanno attivato da tempo un lavaggio del cervello all’insegna di ciò che occorre ai dannati burattinai di questa tragedia per vendere meglio; vogliono spacciarcela come una sorta di esigenza etica e pseudo-giuridica, ma tale fondamento non sta scritto da nessuna parte, su nessun testo di legge, non ne esiste esigenza oggettiva alcuna. Tant’è vero che là dove lo sforzo economico per onorare un’istanza etico-culturale di “fratellanza” e di “agevolazione allo scambio della comunicazione” sarebbe superiore al vantaggio commerciale ottenibile, come, ad esempio, nel tentativo inculturazionista di non doppiare più i film in italiano, a ciò si rinuncia volentieri, ben sapendo che sarebbero ancora troppi gli “italiani” che non andrebbero più al cinema senza traduzione parlata, vanificando gli investimenti miliardarii delle produzioni. Ed in tal caso restano inascoltati anche gli appelli dei tanti critici ed intellettuali “sinistrati con Maserati” che hanno in odio l’arte di doppiare le creazioni cinetelevisive, non foss’altro che perché tale tecnica fù inaugurata da un certo Benito Mussolini; pertanto finché il doppiaggio converrà economicamente andrà bene anche se fascista! Bella quest’etica del quattrino! (..so di far contenti alcuni Amici con tale postilla..del resto meritano tale riconoscimento..NdA)

La comunicazione verbale, infatti, è il primo canale attraverso cui i rapporti umani ed i vincoli di accordo sociale vengono stabiliti e gestiti: come si può essere così criminalmente pazzi da mettere a repentaglio un fattore di coesione civile così fondamentale?! Se in Italia gli allogeni, uno sfigatissimo giorno, dovessero arrivare a superare in numero gli indigeni, anche la lingua di Dante sparirà, almeno così come noi la conosciamo: chissà cosa ne direbbero gli ecumenicissimi Fò e Benigni..che hanno il Bignami del Sommo Poeta sempre in tasca, pronto per aiutarli a sofisticare un po’ il fetore partigiano delle loro solite baracconate.

“Le migrazioni sono sempre esistite”, “siamo tutti ex migranti” si sente stucchevolmente ripetere dai soloni del globalismo immigrazionista: ma che immane scempiaggine; anzi, proprio che grande minchiata! Se ciò fosse vero, come si giustificherebbero secoli e secoli di iconografia pittorica e scultorea (vd. foto dell’articolo) che testimoniano indefessamente precise costanti fenotipiche nel descrivere i vari popoli, gruppi etnici, e razze attraverso differenze e tipologìe morfologiche ben precise e consacrate persino nei detti popolari che girano dalla notte dei tempi: “mora come una sarda”, “biondo come un vichingo”, “quei bei culi emiliani“, “quelle fattezze greco-romane”; i concorsi di bellezza stessi (in ogni epoca esistiti) hanno sempre visto suddividere le scuderie di partecipazione per regioni, se nazionali, e per nazioni, se mondiali, esprimendovi così il presunto “melior aesteticus“ attraverso le proprie rappresentanze genotipiche. Tutta una grande presa per il culo? ..non lo crediamo affatto, il buon senso ci dice tutt’altro: la presa per il culo è adesso!

Il dovere di accoglienza d’un popolo non può esondare gli argini della propria stessa salubrità. Il codice penale stesso considera legittima difesa buttare in mare il proprio compagno di naufragio, nel momento in cui fosse appurato che con due persone sopra una scialuppa di salvataggio monoposto affonderebbe.
Un ecumenismo che travalichi il masochismo scade nella perversione.

Altra evidenza, stavolta percepibile alla vista oltre che all’intelletto: la sostanziale incontaminazione morfologica testimoniata da voi stessi. Guardatevi allo specchio, e confrontate ciò che vedete ora con quanto viene scolpito e dipinto da oltre duemila anni nelle nostre terre e traendo ispirazione da esse: colori, derma, lineamenti del viso, statura; tutto combacia, sebbene ci dividano oltre venti secoli densi di guerre, cataclismi, mutazioni geopolitiche profonde, e persino qualche migrazione; somiglianza casuale? No, dato empirico, miei cari! Non-sconfessabile dato empirico verificabile ad occhio nudo, non occorre studiarci tanto su, né interpellare esperti.
Come mai invece in meno di dieci anni uscendo di casa ci sembra spesso di trovarci in ben altro continente??? Un simile devastante fenomeno non si è mai verificato da che l‘uomo è apparso sulla terra, non ve ne è infatti memoria storica alcuna istoriata in opere visuali del passato, nulla; eccola la vera verità testimoniata e testimoniabile, altro che le chiacchiere sul “siamo tutti migranti“! Una verità che avrà effetti slabbranti se non arginiamo tale fenomeno olocaustico semplicemente facendo valere le leggi che già ci sono: tutelare i confini nazionali e la loro sacertà, giuridica, socioantropologica, culturale.

E per proseguire la discesa nel prosaico, valutiamo anche un dato biologicamente deterministico che, depauperato della sua sfera letteraria e pruderina, resta sacrale al fine della procreazione: il sesso. Come mai le coppie miste sono in netta minoranza anche nelle cosiddette società multirazziali? Evidentemente, benché la natura acconsenta tecnicamente ad accoppiamenti interrazziali così come per tutte le altre specie animali, gli esseri umani tendono a preferire eroticamente i propri simili, quantomeno all’interno del medesimo continente; sfatate con l’osservazione empirica tale dato statistico, se ci riuscite. Insomma, tanto per esser brutali, almeno in Europa la figa cinese o il membro arabo non tirano tanto quanto quelli cosiddetti caucasici; e da loro, probabilmente, avverrà la stessa cosa al rovescio. Del resto, – siate onesti – voi che state leggendo, avreste indifferentemente rapporti sessuali con qualsiasi esemplare di rappresentante delle molteplici – tutte meravigliose, percarità – varietà umane? E come mai siete invece, molto probabilmente, legati ad un vostro simile? Per gretto provincialismo e ristrettezza mentale? O più semplicemente grazie all’ordine naturale delle cose?! E se un giorno vi trovaste a poter scegliere ovunque solo fra meticci, o solo fra neri, o solo fra biondi o rosci, non vi sentireste un po’ violentati nella vostra libertà di scelta un tempo garantita da cotanta maestosa varietà, razionalmente ben distribuita sul globo?! La varietà e l’eterogeneità sono insopprimibili doti trasmesseci da Madre Natura: noi umani non siamo nessuno per poterle calpestare e cancellare.

Terminiamo con un’osservazione dedicata ad un altro genere, minoritario ma non meno nefasto, di “migranti”, e ci riferiamo a quei santoni con le infradito e l’attico alla Balduina, a quei “missionarii del mondo” illuminati quanto stralunati (che in genere finiscono in India a farsi levare i soldi da sètte di ladroni col conto a Dubai), quegli ideologici “volontari” che lasciano baracca e burattini – e famiglia – per lancinante amore verso “il resto dell’umanità“: cari ragazzi, perché non iniziate a provvedere con l’amare quell’umanità che vi è più prossima, intanto?! Chi penserà un giorno a pulire il culo ai vostri nonni, a far sentire amati i vostri genitori, ad aiutare i vostri fratelli nelle difficoltà della vita che avrebbero potuto condividere con voi, amorevoli e generosissimi araldi dell’altruismo personificato, ma rigorosamente allofilo?! No, andate a farvi inculare da qualche mandrillo della foresta amazzonica o a farvi bere con la cannuccia da qualche predone del deserto per poi gridare “aiuto!” col cellulare satellitare a paparino e, per conoscenza, al ministro degli esteri italiano contro il quale avete bestemmiato fino al giorno prima! E pretendete pure che muovano le chiappe alla svelta prima che i vostri “ospiti” vi cucinino “alla buona samaritana”
Evidentemente siete abbastanza ricchi da poter foraggiare qualche badante straniera e magari pagata in nero che faccia ciò che voi dovrete pentirvi per tutta la vita di non aver fatto: amare i vostri simili, i vostri cari.

No, a ben pensarci la somiglianza non sempre è una costante di compaesanità e affezione: indubitabilmente Noi a questi connazionali teste di cazzo non assomigliamo affatto.

HELMUT LEFTBUSTER

* In copertina: Ecco un esempio di “somiglianza morfologica” testimoniata dall’arte e filtrata dalla coscienza pittorica dei vari popoli:
qui son raffigurati (e artificialmente parallelati) due individui, (uno reale, l’altro immaginifico), vissuti a distanza di oltre tre secoli l’uno dall’altro: il primo in alto, G.dX, il dvracrvxiano cantante dei Deviate Damaen, evidentemente nostro contemporaneo, ritratto sulla copertina d’un CD in posa “narcisistica” sulla sponda d’un fiume; più in basso il “Narciso” ritratto in un quadro del pittore francese Nicolas Poussin e datato 1628; anch’egli riverso sulla sponda del fiume sul quale mitologicamente si stava specchiando: ebbene, nonostante il tempo trascorso, la reciproca misconoscenza fra i due, l’essere uno reale e l’altro un travaso di immaginario poetico, condividono somiglianza morfologica basata sulla comunione territoriale, biologica e culturale: entrambi europei, latini..e bellissimi.

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7 Risposte to “IL DIRITTO ALLA SOMIGLIANZA”

  1. Nicola Says:

    Ottimo direi 🙂

  2. penny1969 Says:

    anche io sono una fan di Ida Magli e dell’associazione “italiani liberi”, credo però che i peggiori nemici di se stessi siano i medesimi italiani che non possiedono l’orgoglio di essere tali.E allora si va poco lontano..

  3. ettore Says:

    bah…invasori, può essere! Paghiamo il fatto di aver preferito la visione utilitarista di un’ideologia mercantile alle responsabilità che ci davano gli im peri. Abbiamo lasciato a questa gente un modello economico che a loro non va bene ( ed ho seri dubbi che vada bene anche per noi!) e che li ha distrutti economicamente ed umanamente. Come dice Guillaume Faye i giovani neri che nelle Banlieues fanno i teppisti, nei villaggi dove provenivano o da dove provenivano i loro genitori avrebbero trovato negli anziani dei loro villaggi le guide comportamentali, nel casino imperante invece della nostra società hanno perduto le oro linee guida e non ne hanno altre. D’altronde questa Europa non ha la mia simpatia. se vogliamo evitare di essere sommersi dagli immigrati dobbiamo trovare la forza in noi stessi. Ma si parla di un’altra Europa e di altri Europei. L’unica Europa che aveva , per me, diritto di esistere è finita il 6 maggio del 1945!

    • aristocraziadvracrvxiana Says:

      Concordo,Ettore, e grazie per il tuo commento.

      Concordo in pieno sia con l’analisi, che con la soluzione, semplice ma lapidaria, proposta.

      Il DECALOGO DVRACRVXIANO ANTIINCULTURAZIONE che troverai in questo stesso blog alla voce PROCLAMI E DECALOGHI si addentra in una serie di comportamenti concreti da attuare a tal misura. In ogni caso è un grande potere quello che abbiamo; infondo immenso: dipende da Noi decidere di condannarci a morte andando al ristorante cinese, o far morire loro di fame semplicemente NON ANDANDOCI…

    • aristocraziadvracrvxiana Says:

      …aggiungo: ho letto alcuni passi del tuo blog. Complimenti, Ettore, pregevolissime trattazioni. Ed un approccio filosofico, estetico e culturale a cui mi sento assolutamente allineato.

      Ti prego, restiamo in contatto, mi farebbe piacere avere una tua mail ..

      ti lascio intanto la nostra… dvracrvx_cenacvli@yahoo.it

      HELMUT LEFTBUSTER

  4. ettore Says:

    http://www.youtube.com/watch?v=soCIiYW8paQ questo a riguardo sul diritto alla somiglianza. per il resto ti tedierò oltre che con i miei commenti anche con una mia e-mail, a riguardo anche di un certo atteggiamento anti-islamica, che volete confondere con la giusta ripulsa dell’immigrazione e del melting pot . un certo anti islamismo è alimentato, in quanto utile a certe centrali economiche e razziali presenti sia wall Street , alla City di Londra che su una determinata sponda del mediterraneo…Confondere i loro interessi con quelli Europei è un grave errore…

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