Archive for giugno 2010

CINEASTI NEFASTI (di Helmut Leftbuster)

giugno 27, 2010

DELOCALIZZAZIONE NEL MONDO DEL CINEMA: quando la tasca piange, il culo rode!

Prima o poi doveva accadere. Anche il mondo del cinema, l’ambito più ambìto, il settore produttivo più impermeabile agli scossoni finanziari e demografici (si son prodotti grandissimi film persino durante la guerra), e il  meno dedito per definizione al contagio con la realtà  (“fiction“ è, infondo, “finzione“, o no?!), si è lasciato contaminare dalla globalizzazione e dai suoi nefasti effetti collaterali economici e identitarii: e cioè dal peggior morbo di questo momento storico.

Eppure il cinema, nella sua capacità di descrivere, stilizzandole, le peculiarità del mondo, dovrebbe essere per definizione refrattario a qualsiasi tendenza omologatrice e globalizzatrice: senza differenze, specificità, identità, infatti, resta ben poco da raccontare e  cinematografare..salvo qualche scarno documentario sul deserto, ovviamente!

Tuttavia, essendo state le redini ideologiche (e finanziarie) di tale settore, dall’èra post-Istituto Luce in poi, gestite dal P.C.I.prima, e poi dalla sinistra più sciatta e mondialista, non è mai stato facile indirizzare in senso identitario le istanze di una simile categoria di “lavoratori“, distribuiti fra pavoni e divette bohemien, perenni frustrati rossi e rossastri, critici intellettualoidi e leccaculo, registi miliardarìì isterici e impeccabilmente antifascisti, produttori senza scrupoli, ma con le più svariate tessere di partito in tasca sfoderabili a seconda della convenienza..insomma proprio un bell’ambientino!
Naturalmente non mancano le maestranze, il personale tecnico e altamente specializzato, quello, per intenderci, che manda materialmente avanti la baracca e che si fa il culo vero sui set a montare luci e a piazzare microfoni rischiando di cadere dalle impalcature, ma che, proprio inquanto “operaio”, rimane e rimarrà sempre nell’ombra, e senz’altro inascoltato dagli “amici del popolo” di cui sopra.

Eppure, anche a questa “bella gente” (“beautiful people” la definirebbe Marilyn Manson, uno dei tanti che ha capito tutto di Hollywood, ma uno dei pochi che ha saputo cantargliela grossa..) veder toccato il proprio portafogli non piace; e così, ecco che iniziano finalmente a farsi sentire i primi mugugni: delocalizzazione e presenze etniche, relativi sottocosti, crisi occupazionale del settore, non-sensi sindacali, rodimento sempre più mal celato, insomma.. si sono incazzati anche gli attori !

Così, abbiam cercato di capirne di più addentrandoci nel tecnico della contrattualistica di settore.
Grazie a conoscenze dell’ambito musicale, ci siamo recati in visita presso uno stabilimento di montaggio cinetelevisivo, e ci siam cimentati nel seguire un mozzicone di lavorazione post-produttiva di una recente fiction italiana.
Scena: sontuoso edificio innevato dal vago carattere noire; dove siamo? Torino..Parigi..Praga..Bratislava..Sofia?! Nulla sa dircelo, nessuna peculiarità insita nella scenografia o nel contesto della scena è capace di sprigionare alcun significato preciso.
Ad un tratto irrompono in campo, sgommando, due pantere della polizia italiana; ah, bene, dunque siamo in Italia! Ma ecco che scende una poliziotta da un’auto ed inizia a parlare in lingua slava..(naturalmente seguita nell’audio dal doppiato italiano, non ancora mixato e sostituito alla colonna originale). Resta un mistero dove quella scena sia stata ambientata, ma certo non in Italia ci assicurano, costando molto meno portare a Sofia o a Bucarest o addirittura in Argentina attori protagonisti, troupe, le due pantere della polizia (sempre che non le abbiano pitturate in loco, tanto oramai neppure più la polizia usa macchine italiane) e..stop: per il resto si utilizza “roba” indigena i cui costi ridotti compensano lautamente la traferta degli elementi italiani strettamente indispensabili alla lavorazione.
Fortuna che c’è il doppiaggio, tecnica di mussoliniana memoria (!), diversamente tali giochetti di prestigio “al risparmio“ non si potrebbero ottenere. Già, perché una comparsa rumena o bulgara su un set delocalizzato da Roma a Bucarest o a Sofia costa un quinto di un attore (pur generico) italiano; che però, a parità di prestazione, reciterebbe in presa diretta, senza poi la necessità di fornirgli una vocalità comprensibile.
Direte voi: ma i doppiatori bisognerà pur pagarli!  Niente panico, c’è l’inghippo anche qui; ci siamo informati, e funziona così: il contratto nazionale doppiaggio prevede tariffe maggiorate a carico di quelle produzioni italiane che, usando poi la tecnica di sonorizzare il visivo in un secondo momento rispetto a quello in cui è stato girato, intendono slealmente rinunciare all’utilizzo di attori professionisti che recitino in tempo reale, arrabbattandosi con comparse da far doppiare successivamente per renderle credibili.
Si tratta di una sorta di solidarietà sindacale dei doppiatori (che sono comunque attori), verso l’intera categoria attoriale italiana, che sostanzialmente dice: “cari registi e produttori italiani, sappiate che se invece di far recitare attori veri nei ruoli generici (che sono il grosso del lavoro e del suo mercato), prendete il macellaio sotto casa sperando poi di supplire alla sua carenza di recitazione doppiandolo in post-produzione, noi doppiatori vi chiederemo più soldi di quanto normalmente costiamo per doppiare un qualsiasi film straniero o un cartone animato, così da rendervi tale scelta sconveniente e da costringervi a scritturare per i vostri film solo attori certificati usciti da Accademie d’Arte drammatica o dal Centro Sperimentale di Cinematografia, e pagandoli regolarmente a tariffa.
Ma fatta la legge, trovato l‘inganno: grazie alle “meravigliose“ opportunità offerte dalla “meravigliosa“ globalizzazione, i signori registi e produttori, per risparmiare ed intascarsi il più possibile, delocalizzano, e simulano contrattualistiche di co-produzione italo-bulgare, italo-slovacche o italo-egiziane ecc, così da vanificare tale clausola inserita ad hoc nel contratto nazionale, valendo essa solo per le produzioni totalmente italiane. E così, a rimetterci sono attori e doppiatori italiani, e a guadagnarci sono i soliti produttori coi suv, i loro amici registi, e, naturalmente, il sempreverde e sempreamato “straniero”.

Un po’ come per la Fiat, del resto: il principio delocalizzatore è lo stesso, ma in questo caso c’è un’aggravante qualitativa sul prodotto finito. E ci spieghiamo: una Fiat Panda costruita in polonia o in brasile è comunque una bestemmia per il danno professionale e l’impoverimento arrecati agli operai italiani e quindi all‘Italia tutta, ma, se non altro, sempre una Panda vien fuori. Quando invece si pretende di fare un’opera d’arte cercando di ricostruire ingannevolmente una realtà mistificata non da scelte registiche volutamente “surreali”, ma da volgare furbizia a basso costo spesa per arrangiare alla meno peggio quegli ambienti, quelle suggestioni, quelle atmosfere, quegli scorci di identità che dovrebbero essere le pellicole audiovisive, i film, e gli scenarii in cui si girano, che cosa si racconta alla gente, di fatto?! Quando per descrivere l’Egitto di Ipazia d’Alessandria viene usata un’accozzaglia di portuali albanesi o di nullafacenti presi chissà dove, quando per contestualizzare la sicilia degli anni ‘30 si va nel maghreb, (così si possono anche ammazzare impunemente i tori senza che la polizia veterinaria e gli ambientalisti rompano il cazzo), quando per rappresentare l’austerità sinistra di un maniero torinese o praghese si va in ucraina e si correda il tutto di orpelli fittizi in computer-grafica, non si fà arte, tutt’altro: si calpesta ogni ipotesi di onesta abilità descrittiva, si mente allo spettatore puntando proprio sulla sua oramai accreditata disabitudine all‘occhio clinico verso le identità esteriori, si mistifica a spese della qualità d’un prodotto, e, quindi, in buona sostanza, si produce merda.

E, soprattutto, si tratta una nobile categoria di interpreti professionisti, che cantano il mondo sin dai tempi di Eschilo e Sofocle, alla stregua di rimpiazzabili casellanti autostradali in un paese la cui antica bellezza è stata ridotta al valore di un tesserino Viacard acquistabile dal tabaccaio.

Ringraziamo, dunque, ancora una volta globalizzatori e mondialisti, distrofici sindacalisti, e chiunque si batta per far puzzare l’intero mondo come i suoi meandri peggiori.

HELMUT LEFTBUSTER

TURPI PUTTANE DAGLI EROICI FIGLI, di Ille Doctor Luminis

giugno 26, 2010

-Quis esse credat virginem ?
-Natam tuam ?
(Seneca)

A pierpaolopasolini, fabriziodeandrè, guccini (non meritevoli di spazi o maiuscole) a tutti i coglioni che della lotta non hanno mai capito un cazzo!

Sapendo quale sarà l’incipit del mio discorso, mi vengono in mente le penose boiate della sinistra su questo concetto di partenza, ma filo rosso dell’intero ragionamento: le puttane.
Evidentemente – e per chiunque non possieda categorie di pensiero incredibilmente cretine – nella storia due sono state le accezioni del termine “puttana”. Il primo è, in senso stretto, la donna che esercita come mestiere l’antica arte del sesso. Estrapolata da stupidi scenari esotici o di sfruttamento est-europeo, la puttana – nella sua immensa semplicità – è di una coerenza caustica: risparmia al cliente un servile quanto inutile corteggiamento animalesco, spesso basato sulle più ingenue menzogne (il classico “chi fa la ruota più grande”, come i pavoni), concedendo dietro valuta sano divertimento. La semplicità della puttana così concepita la rende così priva di sofismi e di cavilli da renderla adatta a qualsiasi teofania. Il Dio cristiano, il Logos fatto carne, frequenta le puttane, poiché, essendo così umili, così poco arroganti, e così emarginate, non risentono della corruzione di una società che fa della legge formale un feticcio più grande dello stesso Dio, ovvero gli ebrei.
Ma la seconda accezione del mestiere più antico del mondo (dopo il pensatore, ovviamente) è davvero turpe e malfamata: la puttana corrotta, da cui il moderno senso del termine.
La meretrice, conscia della propria infima posizione sociale, accettava il destino legato al suo mestiere. La puttana corrotta pretende invece di circuire l’uomo e di assoggettarlo. Della serie “io che sono schiava ti rendo schiavo”.Non lavora più per sfamarsi, ma per il superfluo: ricchezze, lusso, oro. Non accettando sé stessa né la propria condizione, solo quest’ultima è da considerarsi vera quintessenza di una inversione di paradigma, di quella grande carnevalata che poi è la società postmoderna.
Quando mi sentirete dare della “puttana” a qualcuna (o qualcuno, con implicito doppio insulto) mi riferisco sempre alla seconda tipologia: la troia borghese.
Se due sono le categorie di puttane, due saranno le categorie di figli di puttana. Quelli figli di troie umili saranno persone qualunque, spesso indistinguibili dalla massa. I figli delle puttane borghesi hanno una possibilità di scelta: proseguire il percorso di prostituzione materno e borghese e diventare schiavi del sistema, oppure distuggere la figura materna e diventare eroi.
Questa non è la stupidità deandreiana “dai diamanti non nasce niente…”. No, miei cari, qui si trascende. Perchè ribellarsi sembra facile, ma arrivare alla conclusione che un tuo genitore è un criminale, ed avere il coraggio di denunciarlo non è da tutti. C’è da impazzire!
La mia generazione è figlia della signorina cultura Sessantottina…una delle puttane più perfide e pericolose che abbia mai circuito nostro padre, il signor buonsenso Antiborghese! Il figlio si chiama modernismo! E indovinate un po’? Siamo noi. Per quanto vogliamo essere anticonformisti del cazzo, ribelli della fregna…siamo immersi in una educazione prostituita, siamo cresciuti in una humus prostituta. Spesso i nostri più cari affetti e cari ricordi sono legati ad un sistema prostituito. Bisogna avere il coraggio del matricidio: uccidiamo la cultura puttana sessantottina nel cui seno siamo vissuti!
Oreste uccise Clitemnestra, colei che lo privò del padre, alleato il suo amante. Oreste vendica Agamennone, ma viene perseguitato dalle Erinni (insomma, le zecche ante litteram). Verrà giudicato innocente solo per intervento divino!
Amici cari…questo è l’eroe. Qualcuno che non solo è pronto a sacrificare sé stesso per le sue idee, ma che è pronto a sacrificare chi ama più di sé stesso!
Non preoccuparti, lettore e amico, se non sei un eroe. Non vuol certo dire che non sei una persona seria, autentica e degna di tale nome, e non un capo di bestiame. Ma – chiedo perdono – la nuova aristocrazia DEVE essere fatta di eroi.
L’eroe antico così ucciderà l’eroe degradato di stampo marxista (fottiti pure tu, Lukacs!), protagonista di stupidi romanzi, dove fa continuamente la figura del fesso. L’eroe è e resterà sempre grande: grande nel male, grande nel bene, a seconda del mutevole paradigma di giudizio del volgo, influenzato dello stesso eroismo.
Ma l’etica eroica dovrà anche (ed eccolo tutto il mio cristianesimo d’estrema destra) distruggere anche la pura estetica eroica, così come l’estetica antieroica marxista (e quando mai hanno avuto un’etica i marxisti).
Così come non vogliamo quei cazzi di comunisti depressi, con canna e immancabile abbigliamento tarlatamente costossissimo, non vogliamo muscolosissimi atleti senza un briciolo di prepazione e coerenza. Noi non siamo loro, e NON USEREMO MAI I LORO METODI.

Pensate a tutto questo la prossima volta che andrete a puttane!
Un saluto carissimo a tutti.

Ille Doctor Luminis!

Incesto (tributo ai Deviate Damaen) di Ille Doctor Luminis

giugno 13, 2010

Forse vi sembrerò ripetitivo a giocare sempre con le stesse parole, ma vedete: di questo è formata la storia, passato presente e futuro. Il rapporto tra questi tre momenti (per l’esattezza solo due di questi reali: il futuro è sempre ipotetico) segna irrimediabilmente il respiro politico di una civiltà.
Un presente debole ha bisogno dell’illusione di un futuro migliore, e il cattocomunismo offre una piacevole quanto sciocca escatologia a questo spregevole bisogno. Un presente particolarmente debole oltre a monopolizzare il futuro e a spacciarlo per istanza certa vuole possedere il diritto insindacabile di interpretazione del passato.
L’errore storicamente più comune derivante da questo patologico rapporto tra i tre momenti è quello che io chiamo “sindrome del senno del poi”. Consiste semplicemente nel giudicare un periodo storico partendo dal presupposto che l’uomo – socialmente – non evolva. Così ci troviamo in mezzo a tanti autorevoli e rachitici coglioni che vanno urlando “durante il fascismo non c’era libertà di informazione”, pensando che negli anni trenta il quisque de populo si aspettasse dalla stampa la stessa anarchia e voyeurismo di un coglione  fresco di giornata. Lo stesso errore fu degli illuministi, che si permisero arrogantemente di giudicare il medioevo alla luce dell’uomo settecentesco. Quest’ultimo, calato in piena età di mezzo, avrebbe avuto infatti molte difficoltà. Ma il medioevo si studia dal punto di vista dell’uomo medievale, e non di una aristocratica testa di cazzo settecentesca. Questa è la storia sociale.
Ma no…no…no… Oggi diciamo florido un periodo storico solo se un deficiente contemporaneo avrebbe potuto sopravvivere senza pericolo di mutilazioni. Omnia munda mundis…chissà che periodi storici di merda oggi si chiamano favorevoli…
Tornando a noi…ci sono dei periodi storici che, vuoi o non vuoi, sono floridi ipso facto. Come si può dire fallimentare l’impero romano? Anche se molti vorrebbero abbatterlo come modus vivendi, Roma dimostra di aver superato il concetto stesso di tempo (con un piccolo ma decisivo aiuto della politica romano-cristiana). Come fare allora di fronte ad un così scomodo nemico? Che idea: attualizziamolo.
Chiunque voglia attualizzare il passato si chiama classicista. I cristiani vollero attualizzare Roma, gli umanisti la classicità…ma questo classicismo fu permeato da un profondo senso di rispetto delle dimensioni originali dei classici. Rileggere cristianamente Seneca non vuol dire raccontare in giro che il filosofo andava battezzando a destra e a manca.
Non sono dello stesso avviso i sinistri, che, quando vogliono fare i classicisti mettono in bocca ai classici parole mai dette.
Pensate a questa assurda cazzata “edizione teatrale di una Eneide multietnica”. Il viaggio eroico, la formazione e la virtù, il mito di fondazione….usati per giustificare la clandestinità alla base di una pericolosa allofilia modaiola? Questo no! Questo mi fa incazzare!
Enea era Pio, fedele alla patria e agli dei….ora Loro lo vogliono aperto a nuove culture INCOMPATIBILI con la sua idea di “uomo”.
Sì…due culture che si basano su diversi concetti di “individuo” sono incompatibili. Noi liberi Loro schiavi. Io certo non voglio insegnare la civiltà a nessuno…tempo sprecato. Loro non vengano a sputare su quella libertà per cui i nostri Padri ci hanno spesso rimesso la pelle!
Questo Enea lo sapeva…nei suoi viaggi ha sempre preservato sé, prendendo le distanze anche da una Didone affascinante ma deleterea per il suo scopo: fondare qualcosa di nuovo, lontano dai vecchi schemi reali transeunti: un’impero che avrebbe potuto dire “ci sono” all’infinito!

L’Eneide è un testo che dovrebbe essere studiato nelle scuole, letto e riletto ai più giovani, per la sua religiosità civile, per il rispetto e la libertà nelle leggi e nelle circostanze che essa insegna. Non vada in mano a danarosissime puttane in preda ad orgasmatiche riletture mondialiste…non vada in mano a squallidi intellettualoidi, deboli quanto inutili, per diventare spazio perso in una libreria mai usata!
Il passato solo può insegnare qualcosa al presente…il presente ha solo la facoltà, spesso abusata, di non ascoltare. Un presente che vagheggia un futuro decente modellando a sua immagine il passato….ho solo una parola per questo:

INCESTO!

Ille Doctor Luminis

QUEL LASSISMO SINISTRO FORTE COI DEBOLI E DEBOLE COI FORTI

giugno 10, 2010

Dal ‘68 in poi, momento epocale in cui germoglia la merda seminata col giacobinismo ed in seguito col marxismo, l’ideologia “sinistra” è coincisa con una sostanziale apologia di antinazionalismo, nichilismo esistenziale, anarchismo istituzionale e demolizione identitaria: tante definizioni per un solo grande cancro ideologico nei fatti tradottosi in giustificazionismo di qualsiasi reato contro la persona e contro la proprietà, in nome del presupposto per cui chi mena le mani ora sarà stato, in qualche vita precedente, senz’altro vittima dei soprusi del menato (odio di classe), e chi ruba lo fà senz’altro per “fame e bisogno“, invocando all’uopo le relative attenuazioni della pena.
Unici reati perseguiti volentieri dai sinistri restano quelli di opinione (apologia di fascismo, istigazione all’odio razziale ecc, in pratica quelli ipso facto riferibili
alla sola parte avversa) e i reati fiscali, che si presuppongono compiuti solo da “ricchi“ e “potenti“, i teorici potenziali obiettivi dell’odio sinistro, sebbene poi, nei fatti, i più opulenti ed influenti sian proprio loro, quei “comunisti“ che in comune con i loro simili non mettono neppure i cocci dei pistacchi, ipocrisia, codesta, che è alla base del corto circuito di consensi patito dalla sinistra politica attuale.

Per il resto, percosse a vecchiette massacrate in sede di scippi o rapine, furti in appartamenti (ove il ladro resta il vero “pregio” da tutelare), sequestri di persona (sebbene minorenne), terrorismo (rosso, soprattutto, ove per i sinistri non esistono “terroristi“, ma solo valenti Robin Hood..), vanno tollerati con la benevola indulgenza che si deve riservare a chi pecca di eccessivo idealismo o esagera nell’applicare un eticismo sempre e comunque politicamente corretto.

E una legislazione cosiddetta “garantista“, attraverso concetti astrusi e subdoli come “proporzionalità della pena” o “adeguatezza della difesa all’offesa ricevuta”, ha prontamente lavorato in tal senso: ha tutelato i rei e penalizzato le vittime, instillando nella gente una sorta di “tiepidità volta alla sopportazione“ di condotte sbagliate e dannose, ma tutto sommato giustificabili.

Prendiamo l’eccesso colposo di legittima difesa: un onesto cittadino, magari di indole mansueta, mingherlino, e totalmente inesperto dell’arte del menar le mani, si trova a dover difender se stesso, la propria madre disabile, la moglie incinta ed un figlioletto di pochi anni, dall’incursione notturna di “bisognosissimi” criminali armati fino ai denti, abituati all’aggressione fisica e spietati negli intenti fino al midollo: quale sarebbe, secondo voi, una possibile reazione “adeguata” del pover’uomo se non quella di usare un’arma per “correggere” una disparità di forze in campo del tutto evidente?!
Questo dovrebb’essere l’ABC del Diritto: distribuire le forze e le ragioni secondo giustizia ed equità.
Persino nella regola del gioco del “Risiko”, a parità di tirata di dadi, il contendente che si difende vince comunque su quello che attacca.
E invece no: i sinistri han sempre cavillato, si son sempre masturbati con “le vere cause del disagio dei disagiati”, allagandoci nel loro fetido onanismo fatto di falsa indulgenza, bolso lassismo e sciccoso garantismo per i teppisti, i disturbati, gli indisciplinati, gli asociali, strepitando allarmismo fascistoide ad ogni tentativo dello Stato di usare il pugno di ferro, e dicendo che “con la polizia non si ottiene nulla“, ma che servono solo “educazione e giustizia sociale” per ottenere anche “ordine” (vocabolo quest‘ultimo che per i sinistri resta comunque empio e, inquanto tale, impronunciabile, chissà perché!).
Come se allo stupratore, anziché un calcio nelle palle, gli si dovesse prima fare un tantra mediatico per dissuaderlo e convincerlo che sta sbagliando..
E tutto nel più totale disinteresse verso i destini delle vittime.

Il crimine dunque visto come una valvola di sfogo dei disagiati, nongià come un vile sopruso del forte e del prepotente verso i più deboli e verso la sacertà della Legge.

E a tal proposito vorremmo reprimere sul nascere il borbottìo di qualche anticattolico nel dire che è tutta colpa del cristianesimo e del suo “porgi l’altra guancia”: Cristo non rivendica alcunissima mansione secolare nell’applicazione della legge civile o penale, che, anzi, lascia totalmente all’inflessibilità del Cesare romano. Né il Vangelo ha mai detto che i poveri possano rubare, tutt’altro, invita alla contrizione, al pentimento e all‘espiazione, andando così ben oltre il semplice concetto di semplice pegno o punizione; tantomeno esso nega il diritto di proprietà, canone basilare del Diritto Romano ed, infatti, successivamente, anche di quello Canonico. Saranno piuttosto i giacobini e Marx a scardinare tuttociò in nome di un collettivismo ipocrita e abietto che porterà i primi a riempire d’oro un damerino requisitore di proprietà, libertà e fede, un vanaglorioso sanguinario e senza valore capace solo di vilipendere il percorso storico intrapreso da Carlo Magno, intralciandone il sacro corso per appena qualche anno; e il secondo che, dopo aver farfugliato di uguaglianza e carità, di tutta risposta sposerà una facoltosa baronessa: ecco la coerenza sinistra anche volendola andare a cercare col lanternino a ritroso nel tempo!

Insomma, l’avversione sinistra al “kalos kai agathos” è sempre stata totale, e sempre lo sarà. Due begl’occhi senza occhiali, per loro, non saranno mai abbastanza intelligenti, un fisico scultoreo tradirà senz’altro un’indole un po’ scema (tranne che non si tratti di atleti neri, ovviamente..). Ed un sano amor proprio e patrio sarà sempre fascista.

La nostra analisi del fenomeno è stata lunga, Amici, ma tranquilli, il tirarne le somme sarà semplicissimo: lasciamo questi tristi individui, sempre rabbiosi, ingrugnati ed insoddisfatti, al loro grigio destino di pianto; essi puntano sul contagio del loro malessere, Noi sulle potenzialità dell’azione individuale; essi fanno affidamento sulla massificazione fisica e spirituale, Noi sul sodalizio delle intenzioni e sulla bellezza delle forme; essi sono surgelati formattizzati, Noi originalità pura.

I “sinistri” (che non sono solo gli elettori del PD, tanto per intenderci.., ma senz’altro chi vota quel determinato arco parlamentare è uno di loro), sono orrendi come ciò che invocano e a cui tendono a somigliare.
Mentre Noi siamo meravigliosi e fulgidi come gli Dei a cui tendiamo il braccio.

HELMUT LEFTBUSTER

W le donne..ma senza esagerare! (quando il politicamente corretto supera se stesso…)

giugno 7, 2010

Altro dialogo estrapolato da discussioni fra sinistri all’interno delle quali la “nostra” infiltrata PINA lancia le sue pacate provocazioni volte a smascherare l’assoluta cecità ideologica di tali interlocutori mancini, votati come sempre all’unico scopo della loro vita: belare le proprie verità preconcette e confezionate come un ovetto kinder, (ma senza sorpresa) a prescindere dagli argomenti e dalle concretezze che vengono loro proposti di volta in volta.

Questo giro si partirà da un insulso scritto postato da una tiepida e strampalata intellettuale femminista (MARGHERITA) la quale, fatta scontrare con evidenti testimonianze e fatti di cronaca che vedono donne vittime fisiche di extracomunitari proprio inquanto “donne e bianche“, anziché sdegnarsene o quantomeno dolersene, reagirà contrariata dalla strumentalità ed inefficacia di tale argomento, secondo lei ininfluente e fuori tema.
Noi, ovviamente, staremo al gioco per dimostrarne la stupidità sino all’ultima goccia…

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MARGHERITA:

“…la Donna Mediatrice di Vita, di Bellezza, di Giustizia, la Donna che riconosce il valore, che sostiene chi crea e difende la vita, che incoraggia l’amore per la Natura, che orienta verso azioni ed occupazioni costruttive, che ispira l’Arte, che valorizza la Varietà, la Molteplicità, i Colori della Vita.

Chi meglio della Donna, che porta la Vita in sé?
Chi meglio della Donna sa che è dannoso stringere in uno ciò che è nato molteplice, vario? che voler imporre all’ordine naturale un ordine artificioso significa semplificare, eliminare, impoverire…?

Di chi l’Uomo può essere più fiero se non della Donna, sua Madre, sua Compagna, sua Figlia?
All’Uomo Nuovo l’onore di difendere e sostenere la Donna.
Solo lui può farlo, solo l’Uomo può aprire la strada alla Forza Creatrice della Vita!!”
Margherita.

…seguono commenti entusiastici di altri sinistri allineati a tale scritto…

MARGHERITA.
– ..capisco il tuo punto di vista, Pasquale! ma converrai con me che quanto prospetto ed auguro è un mondo dove la Donna non è costretta a fare da secondo, con tutto ciò che ne deriva. Nè da prima, perchè il centro non dovrebbe essere il potere, quanto la Vita e la creatività della Mente.. –

PINA:
– eppure, cara Margherita, sembreremmo sempre noi donne a non cessar mai d’essere vilipese…guarda questi link: “IL RAZZISMO DILAGA A TINTE INVERSE“, ma resta spregevole;

http://www.fdesouche.com/117533-tas-pas-un-06

il 2 link riguarda i commenti razzisti dei neri che plaudono alla bravata…
Nel video in questione si vede questo nero che schiaffeggia senza motivo una ragazza bianca, insultandola razzisticamente e scatenando il ludibrio razzista degli altri neri espresso anche nei commenti al video che potrai leggere .. –

PASQUALE:
– Margherita, secondo me non si tratta di chi fa il “primo” e di chi fa il “secondo”, ma si tratta solo di capire ciò che e ciò che sempre sarà: complementarietà. E’ nella naturale complementarietà che si basa il rapporto tra l’uomo e la donna. Paulo Chase ne ha fatto un semplice quanto efficace accenno.
@Pina, scusami, ma non capisco cosa c’entra il razzismo con il fatto esposto nel link: si tratta di un grave episodio di delinquenza urbana, ma non vedo dove sia il razzismo. –

PINA:
– mi pare si evinca chiaramente dai commenti in francese riportati dai link e dall’atteggiamento del ragazzo; come mai se un branco di bianchi aggredisce un nero è razzismo automaticamente, mentre se avviene il contrario si è portati a cavillare con mille “sé“ e mille “ma“?!
Forse in quest’altro link è piu’ chiaro…”In Francia i branchi di “violenti” e teppisti stanno assumendo connotati sempre più razzistici a spese di inermi cittadini colpevoli d’avere una carnato oramai in minoranza” (le immagini parlano chiaro…): forse siamo ancora in tempo per evitare che da noi non si ripeta lo stesso..e poiché mi piace essere precisa e andare a fondo alle questioni, ti propongo fatti da altre parti del mondo…AMERICA..PERCHE’ BIANCO. Altra storia di odio e violenza contro euroamericani da Seattle.
– Articolo: http://www.komonews.com/news/local/95191119.html
– Traduzione articolo con Google: http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=it&ie=UTF-8&sl=en&tl=it&u=http%3A%2F%2Fwww.komonews.com%2Fnews%2Flocal%2F95191119.html&prev=_t&rurl=translat…e.google.it&usg=ALkJrhhgNMmR1yChoVif8dyO4UfdKXH1aQ
– VIDEO: http://www.komonews.com/news/local/95191119.html?tab=video

…..olanda …
BIONDE SVEDESI COSTRETTE A TINGERSI PER EVITARE GLI STUPRI

LEGGETE QUA…e sappiate recepire a dovere anche dall’imparziale informazione straniera…il traduttore automatico farà il resto…

http://translate.google.it/translate?js=y&prev=_t&hl=it&ie=UTF-8&layout=1&
eotf=1&u=http%3A%2F%2Fwww.hln.be%2Fhln%2Fnl%2F960%2FBuitenland%2Farticle%2Fdetail%2F1110633%2F2010%2F05%2F27%2FZweedse-blondines-verven-haar-donker-uit-angst-voor-verkrachting.dhtml&sl=nl&tl=it –

PASQUALE:
– Andrò a leggere gli articoli che proponi, Pina. Voglio comunque credere che almeno l’Italia sia fuori dal rischio che si verifichi un razzismo “alla rovescia”. Per vari motivi e per fortuna. –

PINA:
– Caro Pasquale, perdona la mia foga, ma come donna soffro terribilmente a vedere secoli di battaglie per una sana emancipazione femminile gettati alle ortiche del politicamente corretto per aprire ad etnie e ad una immigrazione sregolata che ci riporterà indietro. Un nuovo colonialismo travestito di stracci che ci deturperà ogni conquista. E lo dico da donna… –

MARGHERITA:
– @Pina già hai postato questi link sulla mia bacheca senza seguire il filo della conversazione.
Per favore seguiamo il filo del discorso… :))) –

PINA:
– Perdona, Margherita, mi sembrava nel tuo articolo si parlasse del problema femminile e di quanto se ne auspichi una evoluzione positiva. Non vedo la contraddizione con quanto ho postato, sebbene forse qualche link sia di diretta risposta al cortese Pasquale… –

MARGHERITA:
– certo, e mi sei cara perchè temi per le donne… ma prova a lasciare da parte queste notizie ed immergiti nell’Utopia che ho immaginato… è Utopia… magari si avverasse!!!! –

PINA:
– hai ragione..seguiro’ il tuo consiglio. Purtroppo ho il difetto di essere troppo attaccata alla realtà, alla contingenza…ogni tanto bisogna pur volare.

Ma ti faccio anch’io una preghiera: valuta anche quanto ho postato, e con cui faccio del mio meglio per sensibilizzare le persone attente come te e Pasquale.

Ed ora voliamo libere nell’utopiaaaaaaaaaaaaaaaaa –

(http://www.romagnaoggi.it/ravenna/2010/5/31/162637/)

Araldo Dvracrvxiano – ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –

LA GROTTA DI PALINURO, TIMONIERE FATALE !

giugno 2, 2010

La mitologia è il sentiero dello scibile umano più luminoso nel segnare il tracciato che lega una terra al suo popolo indigeno e naturale. Nessuna artificiale migrazione potrà mai tradire un’impronta etnica di base che trae le proprie origini dal parto stesso che quella terra ne ha fatto.

Tuttavia, l’assenso divinatorio ad ogni primordiale stanzialità si è sempre manifestato attraverso un qualche legno galleggiante e girovago che donasse lustro, guida, fortezza e semenza ai destini di inconsapevoli genti i cui orizzonti confinanti con quelli di altre affini han costituito giunture culturali e politiche che mai abbian stravolto comunanze di stirpi, consorziandosi piuttosto all’interno della più sublime identità politica mai creata dai creati da Dio: l’ Impero.

Il timoniere di Enea, in forza della sua tenacia e ferrea abnegazione, grazie alle quali Roma poté esser fondata dalla nobile e venerea gens Julia esattamente nel punto del pianeta assegnatole dal Fato, rappresenta in questo mito quel “deus ex machina” che rende grande e vittoriosa un’esistenza predestinata dal volere degli Dei al compimento d’una missione conseguentemente valente e valorosa.
Palinuro, sopraffatto da un sonno fino a quel momento ininterrottamente represso dalla prima notte della tragica dipartita da Troia in fiamme, stremato, cade in mare lungo le coste partenopee, portando seco il timone della nave troiana da lui condotta, a riprova della fortezza e dell’indefessa lealtà impegnate nel compimento della sua sacra mansione di nocchiero, trasformata dalla preziosità del ruolo in missione divina.
Enea stesso, inizialmente sfiduciato dalla sparizione improvvisa del proprio timoniere, né testimonierà successivamente il valore e l’amore; né Dante si esimerà a sua volta dal celebrarne la dignità imperiale nel VI Canto del Purgatorio, come già Virgilio avrà saputo fare nel VI dell’Eneide.

Relegare un luogo ad un nome raramente è effetto burocratico e contingente, quasi sempre è un dato antroposofico; e come tale va celebrato, goduto, vitalizzato nell’emozione di accedere a quel luogo medesimo in armonia con i viventi ch’esso ha visto prima di Noi.

Visitare un antro già di per sé difficile da raggiungere, e quindi ancor più pregno di sacralità ideale, sfiorarne gli atomi che già conobbero il tocco di quegli stessi nostri mitici antenati che, parandovisi innanzi, svelaron essi sguardi e fattezze, ci rende un contatto diretto e viscerale con quella immutata materia inerte, perenne testimone di passaggi ed eventi che altro non sono se non infiniti ed incancellabili istanti di vita dell’universo che ci contiene, catena temporale che ci lega giorno dopo giorno a quello stesso passato che c’ha programmato, così come siamo, da lustri e millenni; ed infine partorito così come dall’Olimpo fù partorito il mondo, e basti guardar Noi stessi per intravederne lo splendore.

L’entrata della grotta marina di Palinuro è giunta sino a Noi come il mare ha voluto; come Eolo ha soffiato e Poseidone ha leccato, non certo come grassi e stravaccati architetti sessantottini c’ avrebber pisciato, se solo avessero potuto, per imbruttirne ad immagine del proprio squallore corporeo ed intellettuale le vesti. Potrete quindi parlarle la sua stessa lingua, entrando, respirare a sincrono con l’incessante gorgheggio con cui la sua bocca, solennemente ma dolcemente, deglutirà il vostro ingresso.
L’azzurro abbagliante sprigionato dal fondale, una volta entrati, vi farà perdere i sensi con l’intensità dell’iride d’una sprezzante fanciulla crociata travisata dall’elmo mentre mozza il capo del vile infedele che vi stesse pugnalando alle spalle, e sulle sue pareti non riuscirete né a legger né a scriver menzogne, che mai v’hanno attecchito né mai v’attecchirebbero, scivolando via come guano di rondini e pipistrelli: Adamo, gli Eneidi, i pompeiani, gli alabardieri di Cristo, i protettori d’Occidente, poi Noi e ora Voi saremo stati tutti riflessi e riflesso di quel magma rappreso e scolpito dalla marea che, giorno per giorno, ha lambito di “consecutio” storiche un anfratto di terra rimasto imperturbabile alle peggiori tragedie circostanti.

Remando verso la profondità caveale (come Caronte faceva di mestiere..e Noi di diletto..), scoprirete una luce ogni istante diversa, che i vostri occhi sapranno strappare ad una penombra sempre più agevole ed accogliente; sino a far apparire l’orifizio di luce alle vostre spalle quasi un fastidio, un’opzione d’uscita rimandabile il più a lungo possibile.

Una volta giunti sul fondo della grotta il tempo si fermerà definitivamente; e forse smetteremo persino d’invecchiare, senza più specchi che non siano quel grande calice di Nettuno sul quale state galleggiando.
Osserviamo, ascoltiamo, ci abbandoniamo ai sospiri della roccia, al calore incolore che emana, e ci facciamo raccontare tutto in un lasso di tempo pressocché insondabile, nonostante la prora e la poppa del nostro natante ci tengano all’erta con ripetuti scossoni contro le pareti aguzze che tentano e stentano ad incastrarci e rapirci per sempre.

E’ fatta. Siete imbibiti di quello spirito e di quella emozione, avete goduto anche Voi del soffio di quel glorioso, comune Antenato, e come Noi avrete fatto l’amore con Lui, il virile nocchiero disperso lungo la costa cilentana per poter regalare ad un borgo di pastori poco più sopra quella semenza regale che ne farà gli indiscussi campioni di conquiste e di civiltà.

Ora, il tempo ricomincerà a scorrere, la realtà a richiamarvi a rapporto..ci sono ancora un sacco di cose da fare e luoghi da scoprire e godere, nella vita; e così, con qualche svogliata pagaiata verso la piccola luce d’ingresso, tornerete sì al grande buio d’una società sempre più refrattaria alla gloria del mito e della favola, ma che potrete aiutare a riamarsi e rianimarsi infondendole il coraggio dell’amore per il proprio “genus”, raccontandole, come fareste con una bambina (talvolta un po’ scema..) la storia di Palinuro e del perché i Romani sian stati così belli, forti e invincibili..anche grazie a lui.

HELMUT LEFTBUSTER et G.dX.

appendice descrittiva: la grotta, sita sul tratto di costa cilentana compreso fra Palinuro e Punta Infreschi, si apre nel tratto del piccolo promontorio palinurese che guarda verso la costa nord. E sarà possibile raggiungerla in giornata con una qualsiasi piccola imbarcazione a remi (meglio una canoa o un kayak) partendo dal porto turistico di Palinuro.
Altre grotte, tutte meravigliose e dagli intrigantissimi nomi, in successione si aprono proseguendo la navigazione in direzione sud (Punta Infreschi), ma occorre un certo allenamento per inoltrarvisi, data l’assenza di accessi al mare dalla strada che rende indispensabile il procedervi solo via mare da porto a porto, prevedendo eventualmente soste notturne in caletta, previe provviste di cibo, acqua e coperte.

JOVANOTTI..e l’ombelico della sua Mercedes!

giugno 1, 2010

E così anche il tambureggiante barbone paladino dei barboni, il cantore degli ombelichi di mondi (tediosamente) esotici, l’araldo dei popoli diseredati e degli arbusti più scorticati, è convolato a consacrare la propria vita coniugale in nome di Stato e Chiesa. Quanto costui realmente confidi nella benedizione dell’uno e dell’altra non è certo affar nostro, ognuno è libero, e libero di tener fede alla propria coscienza etica e coerenza morale; tuttavia rimane nostro appannaggio un giudizio sulla “star pubblica”, inseparabile simbionte del buon Lorenzo: già, perché quando con le proprie prerogative da jet-setter, fama televisiva, e influenza divulgativa si travalica il proprio “Io” sconfinando nella propaganda politica, riuscendo a far canticchiare alla gente i propri motivetti, insomma assumendo un ruolo pubblico con la piena connivenza dei soliti parassiti editoriali, si diventa pubblico patrimonio alla stregua d’un contestabile monumento insediato in pubblica piazza: non lo si può prendere a picconate, ma senz’altro tirargli qualche uovo marcio sì, ed in tempi di austerità, la merda.

Ebbene, eccone un pò calda calda: ma come?! Emergency,..i tormentoni in favore dell’Africa, delle foreste abbattute; testi, musiche, sonorità e componenti della band forsennatamente improntati a celebrare quanto di più prossimo ai temi della povertà, del Terzo Mondo, dei bambini coi musetti crogiolanti di mosche e coi pancioni dall’ombelico a pallina…e poi ti sposi in Mercedes!?!..Con la scorta dagli auricolari penzoloni alla Berlusconi, con gli invitati strafirmati, il vestitino da pinguino e il cilindro da strozzino! Cioè, non a bordo di una Tata o di una Mahindra, costruite in India, così da aiutare quel mercato nascente fra gente che crepa di fame a frotte tutti i giorni, e neanche di una sovietica Skoda, di una cubana Uaz, o d’una di queste nuove low-cost cinesi, o foss’anche d’una fottuta Fiat per restare italiano, rosso, ma italiano: no, una tedesca, alto-borghese, sprezzantemente lussuosa e nibelungica Mercedes, pronipote di quella che scarrozzava Hitler.

Ma certo, in fondo hai ragione tu, caro Lorenzo: nessuno ci rifletterà sù, nessun media dabbene se ne accorgerà..non Fazio, non Blob, non certo il pelatone che fa satira a Ballarò…nessuno si permetterà di sollevare simili osservazioni: continueranno i sorrisetti a go-go, le belle frasi ad effetto pronunciate magari abbracciato a Gino Strada, i Cd venduti grazie a video in cui saprai tornare frequentatore di palme e noci di cocco, e protettore di koala spelacchiati da cacciatori senza scrupoli. E la gente continuerà a non farsi domande sul conto di questi clown di regime, foraggiati ora come parlamentari, ora come showmen – o showgirls?!..boh! – inviati sull’ “Isola dei Famosi” (vedi il deputato comunista Wladimir Luxuria…), indugiando nel rimpirgli (di fottuto petrolio iracheno, magari!..) i serbatoi delle loro Mercedes.

HELMUT LEFTBUSTER

4 SCIMMIE AMMAESTRATE…

giugno 1, 2010

La nuova trasmissione della Dandini, una delle focolarine di Rai3 e della sinistra più loffia, conformista e appecorata alla risata faziosa, “Parla con Me”, si è confermata il prevedibile pianto greco: unica novità una clac di extracomunitari ammaestrati ad applaudire a comando, ancor più di quanto già non facessero i loro omologhi visi pallidi, messi lì con la scusa di parodiare la legittima, seppur discutibile come qualsiasi iniziativa politica, presa di posizione del Governo Berlusconi circa una diversa propedeusi didattica per i figli degli immigrati affinché non pesino sul resto della classe con un’arretratezza linguistica che non ne rende adeguata una diretta ammissione alla normale attività discente.

Si comincia alla grande con un orrido quanto insignificante sketch a 2 che prende di mira la solita candidata repubblicana alla vicepresidenza USA, Sarah Palin, col solito mitra, e la solita Ministra della Pubblica Istruzione di centrodestra, Maria Stella Gelmini, coi soliti occhialetti, come se fossero le due uniche oche della politica internazionale, atteggiamento satirico che cela, anche nell’animo del progressista d.o.c., un’ancestrale visione fallocentrica per cui le donne son bene accette solo se di sinistra, diversamente sono le prime a finire alla berlina, o se preferite, alla gogna. Ovviamente non un solo sberleffo contro la totale latitanza d’una sinistra parlamentare che sia davvero rappresentativa degli storici, opinabili, ma senz’altro nobili valori propri di gente che in quel versante filosofico desidererebbe legittimamente potersi specchiare, almeno ogni tanto e in buona fede, e che invece deve accontentarsi di quattro lobbisti ricchi, mafiosi e spregiudicati quanto i loro colleghi destrorsi, con la differenza che il Diavolo fa il cattivo di mestiere, mentre gli angeli dovrebbero fare i buoni..e invece sono puntualmente dei gran lavativi, in proposito.
A questo e poco altro è ridotta la trasmissione di punta della satira italiana teleguidata e foraggiata dall’Intellighenzia: arriva Dario Vergassola, mascherato da poliziotto picchiatore antioccupazione (lui che è un esperto di “Carabinieri”, visto che è guest star fissa dell’omonima fiction di Mediaset..e che in quella veste i soldi del Berlusca non gli fanno affatto schifo…).

Poi è il turno del predicozzo di un “sedicente filosofo antirazzista” francese, che esordisce con l’ostentare, spudoratamente, il proprio maglioncino rosso per evidenziarne il palese significato ideologico, e prosegue dando addosso (ma no!) al governo di centrodestra che sarebbe colpevole dello strisciante razzismo in Italia, del nuovo apartheid, dei bassi istinti degli italiani ecc.., fra gli applausi scroscianti d’una platea assolutamente monocratica, monocromatica, monocorde e monocerebrale che sarebbe capace di bollire vivo, per poi mangiarselo in salsa rossa, chiunque solo accennasse ad una qualsiasi obiezione.
Naturalmente il libro del santone rubente viene contestualmente pubblicizzato (a spese dei contribuenti Rai) e di conseguenza venduto già dall’indomani in migliaia di copie, con i cui proventi si arricchiranno di certo le sue tasche, e, altrettanto di certo, non quelle di chi lo applaude. Sicuro come il sacco che regge l’immondizia, arriva l’auspicio per la vittoria di Obama in America, descrivendo quest’ultimo come il nuovo Messiah che ogni giorno rischia d’essere ammazzato dai razzisti bianchi, proprio lui, che attualmente è difficile non immaginare come uno dei 10 uomini più protetti del pianeta. A seguire l’immancabile critica al capitalismo ed il solito “beccatevi questa crisi finanziaria che vi farà bene!”… e siamo solo al 13 minuto di trasmissione. I nostri succhi gastrici sono troppo in fermento per continuare, e poi tanto sarebbe inutile, il resto dello show se ne andrà tutto così.
Saremo gentili e comprensivi: …CHE NOIA!

HELMUT LEFTBUSTER

Fateli morire di fame..e abbasseranno le loro creste di merda!

giugno 1, 2010

Fateci caso: osservate le facce dei cosiddetti big, attori, cantanti, starlette varie, ritratti in veste di testimonial pubblicitari nei manifesti stradali o in TV: ammiccanti, suadenti, docili e rassicuranti; devono pietire il vostro consenso come un tempo girovaghi ben più affamati di loro facevano col cappellino in mano: tali poveracci avrebbero volentieri ucciso i loro benefattori, ma quel soldo gettato pietosamente da quelle mani inanellate era vitale alla loro sopravvivenza, come oggi il vostro apprezzamento mediatico lo è al lusso dei loro bolsi discendenti.
Ma quando poi ritroviamo gli stessi “piccoli fiammiferai” in situazioni postume all’agognato trionfo di visibilità, e quindi in relativa costanza di vostra soggezione emotiva dovuta al clamore che loro hanno e voi no, (interviste seguenti l’uscita di un loro film, di un loro album -soprattutto se di successo-, o incontrandoli de visu in un locale o a spasso) li riscontreremo odiosi, scostanti, sussiegosi, snob e strafottenti nei confronti del singolo o moltitudine che sia loro innanzi; e quindi, assolutamente dimentichi, se non ostili, della debita gratitudine verso chi puntualmente ne foraggia quanto pongono nei carrelli della spesa. Già, poiché pochi di loro per vivere producono realmente qualcosa che non sia il vostro applauso; plauso che scaturisce solo grazie, o meglio a causa, del vostro apprezzamento, non altro frutto che della buona distribuzione e promozione della loro immagine, fenomeno a sua volta garantito da pompini ben fatti, (ipotesi migliore), o acquiescenza ideologica dei signorini in questione verso i loro editori (il demoniaco “capitale”, tanto stigmatizzato dalla maggior parte degli artisti che dal dopo guerra ad oggi si son sempre professati “comunisti”, salvo rare e coraggiose eccezioni).

Insomma: tutto questo odioso ed un pò triviale panegirico che stiam conducendo porta a screditare la credibilità di quanti, con furbizia, pietismo e occhi rugiadosi prima, e strafottenza, arroganza e sussiego poi, si beano dello scettro “di artisti” accordatogli solo e solamente dalla sommatoria degli applausi e relativi soldoni gettatigli “nel berrettino” dall’annoiata plebaglia di muli radunata in platea dall’ insindacabile opera di qualche editore scriteriato che ve li ha propinati escludendone a suo arbitrio contestualmente altri, magari oggettivamente ben più validi.
Ma chi stabilisce tale oggettività? Chi sono attualmente gli spompinati o partitici mecenati di chi strimpella a Sanremo quattro note, o si esibisce nel prime time nazionale, o riesce a pubblicare libri di successo? Su questo, ragionate da soli, Noi ci limitiamo a suggestioni azzardate, ma non vogliamo imbeccare nessuno. In ogni caso, prima di fare un applauso a qualcuno..guardatelo in faccia ed immaginatevelo sul cesso, come si faceva a scuola coi professori prima degli esami: la merda puzza tutta allo stesso modo: ad iniziare da quella di quei comici e saltimbanchi sponsorizzati dalla sinistra al caviale che ironizzano sui difetti più sordidi degli italiani “populisti destrorsi e razzisti”, dall’alto dei loro budget di testimonial di grosse marche di cellulari…la coerenza è la base d’ogni virtù.
myspace.com/dvracrvxcenacvli HELMUT LEFTBUSTER