Archive for luglio 2010

V’HO PREPARATO UN SOGNO

luglio 31, 2010

NON SI PUO’ ESSERE COSTRETTI AD AMARE CHI, NON AVENDO MOTIVO DI AMARCI, NON LO FA  A SUA VOLTA: L’AMORE E’ L’UNICA  ATTIVITA’  UMANA TOTALMENTE SPONTANEA ED INCOERCIBILE.

Non c‘è più amore attorno a noi. E tale latitanza empatica e affettiva rappresenta il primo disgregante di qualsiasi tessuto sociale costituitosi in una famiglia, in un gruppo, in un popolo.

Qualche mese fà eravamo in toscana, in visita al meraviglioso eremo di Monte Senario, presso Fiesole, e all’ora di pranzo nulla c’ha attirato più di due belle fettone di pane sciapo toscano con la finocchiona in mezzo ed un buon bicchiere di vino accanto.
La vecchina dell’alimentari (assolutamente identitario come solo nei piccoli centri si può ancora sperar di trovare) che c’ha preparato l’agognata leccornia, dopo avercela amorevolmente avvolta nella carta scrocchiantina tipica dei panini d’un tempo, ci dice porgendocela: “ecco, ragazzi, v’ho preparato un sogno!”. E facendolo le si inumidiscono gl’occhi poiché era una frase che le diceva sua nonna quando, a sua volta, le preparava il panino con la finocchiona, ci racconta, sorridendoci come farebbe a dei nipoti, stavolta i suoi.
E così i lucciconi li ha fatti venire anche a noi, dal momento che quella dolcezza, naturale e del tutto gratuita, possedeva un che di assolutamente familiare, nonostante fosse la prima volta che incrociavamo tale essere umano sul nostro cammino, e, chissà, magari sarebbe rimasta anche l’ultima.

Amici, come non aver memoria di tali attimi se non come di una piccola, eterna storia d’amore?!
Già, perché quanto amore ha riposto quella vecchina in quel semplice gesto, al di là dei pochi euro che le è giovato!? Eppure si trattava dello stesso identico gesto, dello stesso preciso “servizio” tecnicamente resoci dall’anonima e ciancicante commessa d’un Mc Donald’s, o dal “sorridente” cinese che ci serve la sua cartocciata di cancerogeno glutammato monosodico, o da un kebabbaro dei tanti con le mani ancora unte del gocciolante fagotto di mondezza che c’ha appena rifilato: tutti figuri che non potrebbero mai vederci come loro nipoti, dal momento che non siamo neanche loro conterranei. Siamo semmai gli ostacoli ancora vegeti e resistenti ad un loro definitivo accasamento a casa nostra.

Non c’è più amore negli occhi di chi ci circonda: le nostre strade brulicano di sguardi del tutto anaffettivi, incomunicanti, empaticamente inerti nel migliore dei casi, ringhiosi nel peggiore e più comune degli stessi. Gente che si scaracolla per riuscire a soffiarci il posto in autobus col cellulare ancora appiccicato all‘orecchio, considerandoci né col rispetto del turista, né con l’amore del coscritto, ma quasi col piglio di sfida di chi deve fregarti, batterti, arrivare prima, spodestarti anzitempo che tu ti renda conto delle sue reali intenzioni qui.
Gente, insomma, con cui resta ben poco da spartire che non sia un nefasto spirito di concorrenzialità fisica, economica, lavorativa, abitativa. Se un estraneo mettesse le tende nel nostro giardino, potremmo mandarlo via; qual è la differenza se ciò avviene, clandestinamente, su quel pubblico demanio per l’ottimale gestione del quale paghiamo le tasse?!
E al minimo cenno di opposizione al sopruso, allo spintone, alla strafottenza anche fisica, l’epiteto scatta immediato: “razzista!“, perverso meccanismo psicoricattatorio col quale gli invasori sono riusciti a mettere in ginocchio l’Europa con le stesse sue leggi, con quello stesso suo progresso sociale ed emancipazione civica per i quali gli europei hanno versato lacrime e sangue.

Chi può negare quanto affermiamo?! Nessuno, poiché ci limitiamo a raccontare come ogni giorno viviamo – e male – in un paese assediato, globalizzato e impoverito. La nostra è quella che in diritto viene definita una “libera dichiarazione di scienza“, legittima e sacrosanta in democrazia, una libera testimonianza d’un’esistenza da cittadini medi italiani che lavorano tutto il giorno, pagano le tasse come sempre, ma vedono il proprio paese peggiorare, sfinirsi di degrado, decadere sotto il peso di una globalizzazione mai votata, mai richiesta, mai accettata. E alla quale, democraticamente, ci opponiamo con tutte le nostre forze.
E’ una tragedia di dominio pubblico, costantemente sulla bocca di tutti, (tranne che su quella degli ipocriti), tuttavia c’è quasi pudore a parlarne. Eppure non dovrebb’esserci alcun pudore a chiamare la polizia assistendo al compimento d’un reato, e varcare dei confini nazionali senza i titoli di permanenza eccome se è un reato; ma un reato talmente generalizzato da rischiare un mediocre affrancamento, se si continuerà a far finta di nulla.

Un tempo, gli anziani ci facevano le carezze sui capelli alla fermata del bus, al parco, fuori a scuola, mentre attendevano l’uscita di quei loro nipoti che erano i nostri compagnucci; ci aspettavamo sempre un buffetto sotto il mento da chiunque di loro, e Noi eravamo sempre pronti ad aiutare quei “nonni di tutta la comunità” ad attraversare la strada, a portare delle sacche pesanti, a fare loro il biglietto per il tram.
Il negoziante di quartiere ci regalava sempre un pezzetto di pizza calda appena sfornata la mattina, sorridendoci e chiamandoci per nome. Certo, qui nessuno va dicendo che allora l’Italia fosse il paese dei balocchi, c’erano le rapine, gli scippi, il terrorismo nostrano; ma erano eccezioni fisiologiche e stigmatizzate a dovere inquanto tali, come si conviene in una sana società civile.
Oggi dei balocchi non c‘è più neanche l‘ombra, e anche di quel “bel paese“ rimane ben poca cosa: chi ci dà più il buffetto sotto il mento fuori dalle mura di casa? Quale negoziante ci regala più il pezzo di pizza calda (ammesso di trovare ancora la “pizza“, quella vera..)? Chi ci sorride più, estranei fra estranei come siam diventati? Quali ragazzotti globalizzati e rincoglioniti da mp3 e palmari palmati aiutano ad attraversare la strada gente di cui capiscono a malapena la lingua? Pagando, certo; venendo a fare i/le badanti a tradimento per concupire, spompinare qualche anziano alzheimerizzato beccandosene poi l’eredità, sicuro. Ma un tempo non era così; eppure le esigenze e le problematiche umane e familiari restan da sempre quelle di sempre. E allora, come non domandarsi da dove sia saltata fuori l’assurda esigenza di tutti questi orrendi mercenari?!
L’amore non s’è mai potuto comprare, come insegnano i suoi più grandi cantori universali: l’amore o c’è o non c’è, non lo si può costringere ad esserci.

Il clima che si respira, infondo, sarebbe un clima normale fra “stranieri“, ma risulta atroce fra conviventi forzati: diffidenza, senso di smarrimento, sfiducia, paura: chi può imporci di avere percezioni diverse da quelle che abbiamo?! Quali leggi di merda possono obbligarci a sorridere a chi prima o poi vorrà farci la festa del tutto?! Nessuno pretenderebbe di abolire la legalità in uno stato, tale è la sfiducia atavica del plautino “homo homini lupus” fra i consociati, figurarsi se potremmo mai abbassare la guardia verso degli occupanti irregolari e allogeni.

E al di là del conforto scientifico di insigni economisti (Benettazzo, tanto per fare un nome) sull’argomento, ma anche a senso, come si può pensare che la grande crisi economica dell’Occidente non derivi da milioni di persone che arbitrariamente, improvvisamente ed irregolarmente si sono riversati sul medesimo territorio e sulle medesime risorse dei nobili popoli che lo abitavan da sempre, senza contraccambiarli con nulla se non con criminalità e sottocosto?! Stili di vita e livelli di civilizzazione incompatibili sopportati per conto di un relativismo culturale solo subìto a casa nostra in nome dell’”accoglienza” e mai imposto a casa d‘altri, sennò chiamasi “colonialismo“!!

A  chi è giovato tutto sto gran casino!? A noi no davvero.

Noi rivogliamo l’amore; all’amore, per esserci, occorre similarità, affinità, identità. Pensino quello che vogliono: noi rivogliamo semplicemente ciò che avevamo e che ci è stato tolto. E finché non ci sarà restituito continueremo a sognarlo.

HELMUT LEFTBUSTER

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MALE MINORE o DISFATTA SINISTRATA?!

luglio 30, 2010

Si tranquillizzino gli antiberlusconiani ad oltranza, sanno benissimo che verremo salvati dal popolo viola (oh che belle le rivoluzioni colorate che in giro per il mondo han lottato contro tante dittature cattive, nate dal basso e senza alcuna regia dal difuori, eggià), da un futuro governo “tecnico” Debenedettiano-Draghiano-Finiano (con altri illustri ospiti del club Bilderberg – informarsi a proposito), dall’eroe Travaglio e dal giustiziere senza macchia e senza scheletri nell’armadio Di pietro. Sì, quel Dipietro che ha egregiamente svolto sin dai tempi di mani pulite il ruolo di utile idiota alle dipendenze di interessi stranieri atlantisti, quelli che trovando di intralcio gli uomini della prima repubblica (uno in particolare, CRAXI) hanno favorito un colpo di stato che mettesse al governo uomini “di fiducia” pronti a concdere a lorsignori di fare man bassa delle nostre ricchezze. La svendita dell’IRI favorita dal maggiordomo di Goldman Sachs al secolo Romano Prodi, quel che si decise sul panfilo Britannia… guarda caso tutto in contemporanea all’azione “giustizialista” che tanto ha entusiasmato i “rivoluzionari” di allora e guarda caso pure in contemporanea alle stragi che hanno eliminato servitori dello stato, delle quali si è accusata di complicità la sopracitata prima repubblica… coincidenze? O qualcos’altro? Qualcos’altro che stiamo rivedendo oggi? Perchè qualcuno, volente o no, forse inizialmente per interesse proprio (ma è davvero solo questo o è anche consapevole continuità con quanto fatto da un perseguitato predecessore?), si è messo di traverso creando un altro ostacolo seppur minimo a quegli stessi poteri? Quelli che parlano attraverso i loro megafoni chiamati “Economist” e “Financial Times” da cui pendono a loro volta i nostri “eroi” della controinformazione (e conseguentemente i loro seguaci senza se e senza ma che non hanno alcun dubbio), le povere vittime del cattivo dittaore che chissà quali salti mortali devono fare per starsene in prima serata sulle reti nazionali, per avere i loro bestseller anti dittatore cattivo in tutte le librerie e i palazzetti pieni di loro fans in delirio… eroi che chissà parchè MAI parlano di alcuni dei fatti sopra citati! Eh be, se non ne parlano neanche loro che sono liberi allora son sicuramente complottismi di paranoici filogovernativi votati unicamente all’adulazione perchè lobotomizzati dai media tutti in mano al capo cattivo… ma certo, si sa che è così! Notare una curiosa coincidenza tra il venir fuori di scandali da gossip proprio quando la politica estera, economica ed energetica guarda leggermente più ad Est o a Sud del solito? Ma nooo, ma per carità, siamo seri, leggiamo Repubblica! Anzi, Il Fatto quotidiano! insomma qualcuno che si abbeveri alle fonti di informazioni anglofone perchè “si sa” che quelle son serie, libere ed autorevoli, mica come qua in Italia… e “si sa” che agiscono così per puro spitiro filantropico nei nostri confronti, mica per interesse loro (esattamente come i “liberatori” di 60 e più anni fa)!!
Come “si sa” che in Russia c’è un mafioso cattivo, ma che dico, un malvagio dittatore che non rispetta i diritti umani, che ha intrallazzi con la criminalità, che minaccia il mondo intero e chi più ne ha più ne metta… e contro il quale ovviamente si scagliano coraggiosamente pure gli eroi mediatici di cui sopra. Guarda caso, malvagi e/o mafiosi son tutti coloro che in qualche modo stanno la dove una certa “grande democrazia” ha gli occhi puntati, dove vuole estendere i suoi interessi o già l’ha fatto ma vuole di più; enfatizzando ed esagerando eventuali misfatti reali (come se gli accusatori fossero immuni dal compierli) ed inventandosene altri di sana pianta, distorcendo la realtà, con la complicità di chi dice di stare dalla parte del popolo per usarlo come massa di sfondamento. Coincidenze? Complottismi pure qua?
Eppure siamo pur sempre una colonia di quella democrazia la, inutile negarlo… ma è talmente suscettibile che basta davvero poco per inimicarsela, nonostante tutti i favori che comunque le si fanno, da una parte e dall’altra.

Articolo di LUCA HERRDOKTOR

Video di MARKUS HEINRICH KRANK

Clavis prima

luglio 25, 2010

Lasciamo agli stupidi la scansione della vita in momenti tristi e gioiosi; lasciamo agli ignoranti il presente, ai nostalgici l’assoluto passato, ai deficienti sorridenti il fututro. Lasciamo le lacrime ai fidanzatini, la speranza ai falliti, le urla agli isterici e la follia agli anticonformisti più conformi. Teniamoci solo una cosa: la lucidità per capire la trascendenza del nostro Genio!

Ille Doctor Luminis

CROSTATA DI RICOTTA alla dvracrvxiana maniera

luglio 23, 2010

Con 400 gr di farina, 130 di burro, una tazzina d’olio d’oliva, 130 gr di zucchero, 5 tuorli con un po’ di chiara, 1 bicchierino di latte fate la pasta frolla. Non lavoratela tanto e, affinché venga più rustica, stendetela pigiandola con le mani su una teglia rivestita di cartaforno: sarà piu’ semplice, e pratico poi stegliarla.

A questo punto, che il ripieno sia altrettanto nutriente e pregno del meglio dei nostri prati: impastate 300 grammi di ricotta fresca con 2 tuorli d’uovo, 50 grammi di zucchero, un goccio di maraschino (o un liquore che preferite, purché identitario!) e spargetela bene dentro la pastafrolla stesa nella teglia. Naturalmente potrete esibirvi in mille varianti dettate dalla vostra legittima pretesa di individualità di gusto: polvere di cacao, uvetta, caffè..la ricotta è un dono del cielo che si abbina bene con tutto. Una variante per trattare la ricotta puo’ essere quella di aggiungervi solo del miele dolce e caldo, così da amalgamarsi al meglio e creare una sorta di panna dolce e profumata.

L’importante, ricordiamolo sempre, è acquistare gli ingredienti da esercenti diretti, locali e IDENTITARI.

Le strisce di pasta con cui guarnirete la superficie della crostata potranno essere a forma di stringa classica, ma nessuno vi impedisce di disegnarne di altre forme, magari di fantasia, o ispirandovi a simbologie che vi stanno a cuore e che ogni mattina, sollevando il copritorta, rinfrancheranno la vostra vista e la vostra anima, oltre che la vostra voglia di rifocillarvi d’energia dopo il meritato riposo notturno, o a fine pasto, se deciderete di usare tale meravigliosa pietanza come dolce.

La Nostra, descritta nella fotografia di corredo alla ricetta, descrive una Croce greca, ad esempio: 35-40 minuti a 180° ed è diventata bella “dvra” !

PYTTRIX SANDRA – Aristocrazia Dvracrvxiana –

PROCLAMA statutario “SCOTTADITO”

luglio 18, 2010

m$e – S/DCC

PROCLAMA DVRACRVXIANO STATUTARIO “SCOTTADITO” (I X MMIX d.C)
(così intitolato poiché esteso innanzi ad un buon piatto d’abbacchio fumante) – Statuto Dvracrvxiano steso l’8 XI 2010 d.C. e aggiornato al 30 XII 2012 d.C.

– Se il Proclama Ceresio consacrava il momento “rifondativo” dell’originario progetto artistico DVRA CRVX (sorto nel ’95 d.C. , riesumato in DVRA CRVX CENACVLI dX nel 2008 d.C. e che ora, nella sua veste esternatrice e divulgativa, prende il nome di ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA), il presente Proclama Scottadito ne sancisce importanti sviluppi organizzativo-programmatici che, ad oltre un anno da tale risorgivo evento, si rendono indispensabili al fine di determinare un organigramma di punti fermi filosofici, estetici, semantici, sistematici.
Fù così per i grandi e liberi movimenti di pensiero del ‘900, Futurismo in testa, non vediamo perché non dovrebbe esserlo anche per Noi, dignitosa ed aristocratica “coterie” gastronomico-intellettuale costituita solo da “homines optimi”.

Anzitutto, è giunto il momento di chiarire perché “DVRA CRVX”:
la “croce”, nello stilema classico e cosiddetto “greco” (due linee incrociate a bracci uguali), costituisce da sempre nel mondo occidentale un simbolo archetipo di “attivismo” umano, di volontà di creare, disegnare, indicare, sino al tingere di ieraticità tale “identità” graficamente esprimibile e rappresentabile. Insomma, la “croce” individua l’archetipo dell’Estro umano volto ad andare oltre le più elementari esigenze fisiologiche proprie della struttura organico-biologica primordiale dell’Essere umano.
Naturalmente a tale embrionale accezione ne sono seguite di successive ben più significanti, sempre concernenti la cosiddetta “croce”, ma fondamentale è il punto di partenza qui rilevato poiché dimostra e spiega la presenza di tale simbolo (nelle sue varianti più disparate ad iniziare da quella “uncinata”, la cui interpretazione ideologica preponderante è in realtà molto recente rispetto a stesure ben più antiche) istoriato in luoghi, epoche e circostanze cronologicamente di gran lunga anteriori rispetto alla sua formulazione cristiana. Citiamo per tutte le molteplici decorazioni di suppellettili, stemmi forgiati su elmi di guerrieri e simboli crociformi scolpiti in grotte rupestri o ritrovati in siti archeologici compresi all’interno di zone di millenaria e forte tradizione identitaria come la Lucania, e risalenti a ben prima della colonizzazione greca ivi iniziata nel VII secolo a.C., per dimostrare quanto indietro si possa andare nel tempo per trovare già una “croce” in territorio europeo, ed italico in particolare. Gli stessi archeologi non sanno il più delle volte spiegarsi la presenza di tali incisioni così vetuste, faticando a prescindere da un loro inquadramento religioso e cultuale.
Ebbene bisognerà attendere parecchio tempo ed assistere a molteplici evoluzioni “crociate” prima di veder comparire come oggetto di culto vero e proprio la cosiddetta “croce latina” (ove la distanza dei bracci si asimmetrizza fra quello latitudinale e quello longitutinale), divenuta tale dopo la crocifissione di Cristo ad opera dei Romani, che già da tempo riservavano tale forma di supplizio ai condannati per crimini contro lo Stato (suggerendoci così un ulteriore spunto semantico circa l’interpretazione di una “dvrezza crociata”, forse il primo in termini cronologici,,,)
E sarà proprio a questo punto della sua evoluzione che il simbolo crociato cesserà definitivamente di possedere un’eziologia principalmente estetica per assumerne una decisamente simbolica, che tale resterà sino ai giorni nostri, passando però fra le mille varianti che movimenti, ordini cavallereschi, case regnanti e stemmi araldici, comunque inneggianti all’universalismo imperiale-cristiano inaugurato da Costantino e dal suo Impero cristiano prima, e confermato solennemente poi da Carlo Magno col Sacro Romano Impero e ancora successivamente da Ottone III col Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca, apporteranno ai propri vessilli. Citiamo per tutti i Crociati, i Templari, ma soprattutto i Cavalieri Teutonici, la cui croce, tornata “greca” nella sua geometria di base, rimarrà la più prestigiosa decorazione di quell’Impero Universale Occidentale reduce delle evoluzioni politiche altomedievali, somma struttura politica europea ed erede diretto di quello “pagano” cristianizzato romano.
“Croce” dunque come sorta di summa cultural-politica pagano/cristiana di quell’Impero “Europeo” cantato da Dante, che da Roma ha condotto l’Occidente fedele a se stesso ed ai suoi secolari stilemi sino a Francesco Giuseppe d’Asburgo, il quale mantiene in tutti i documenti ufficiali il titolo di Santa Maestà Apostolica, prerogativa di quei “Cesari” (Kaiser) di quel Sacro Romano Impero che, oltre ogni ragionevole dubbio storico, non muore affatto sotto i colpi del laicista e giacobino Napoleone, ma prosegue la sua “sacra” e “santa” missione ben oltre…
Ebbene, greca o latina, pagana o cristiana, teutonica o costantiniana, la Croce (archetipo geometrico), insieme all’Aquila (archetipo simbolico), resta il più alto emblema di regalità estetico-politica del mondo occidentale.
Ora, facendo Noi nostro in toto il pensiero politico di Dante, le cui tracce risuonano ineluttabili e granitiche nella maestosità di opere come il De monarchia o come nel Canto VI del Paradiso, solo per citarne i riferimenti più fulgidi, non resta molto da chiarire intorno alla componente “CRVX” del nome. Spostiamoci dunque sull’eziologia del termine “DVRA”: a questo riguardo le determinazioni sono più d’una: quella immediata consiste nel diretto riferimento che l’aggettivo esprime; ma proprio a questo riguardo va chiarito subito un punto che non può più restare oggetto di subdoli fraintendimenti, ed è quello relativo alla presunta indole fideistica e confessionale della nostra compagine: nulla di più sfuocato! Proclamandoci figli di Roma e aderendo totalmente alla filosofia politica di Dante Alighieri non potremmo mai determinare juris et de jure un imperativo religioso all’animo umano, che nasce fedele solo a sè stesso, forgia la propria coscienza alla fiamma della sua affettività familiar-culturale, lasciando il più intimo credo religioso personale appannaggio delle singole identità individuali. Ciò premesso, non possiamo negare alla tradizione giuscanonistica, che – lo ricordiamo – ha come fulcro di forza storico l’incoronazione di Carlo Magno da parte del papa a Roma la notte di natale dell’800 d.C., quella dignità storica, simbolica e spirituale che la rende l’unico tramite ufficiale col mondo classico che l’ha preceduta, da essa preservato e tramandato attraverso la grande tradizione di quel cattolicesimo occidentale, monachesimo incluso, erede dell’adorata Roma Imperiale. Quindi, depauperiamo sostanzialmente di ogni contenuto evangelico-fideistico (eccezion fatta per quel “a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” che per l’appunto conferma tale interpretazione “mondana” della nostra concezione) il valore e l’onore che rendiamo alla “croce cristiana”, preservandone solo la scorza, la forma – “dvra”, appunto – questione codesta che ci lascia amabilmente prescindere da ogni compromissione epocale con la “Chiesa” cattolica e col cristianesimo inteso come religione, se non per attribuirle il merito di grande preservatrice e traghettatrice del nostro glorioso passato, rendendoci fieri partecipi d’un battesimo vissuto in mera accezione “storico-occidentalista”.
A tal proposito va sottolineato che intendiamo riconoscere come “degna” di tale considerazione solo la Chiesa scissionista di Mons Lefebvre, l’unica fra le chiese cristiane ad incarnare tale ideale di purezza e grandiosità estetica e filosofica, ideale preservatore della tradizione imperiale occidentale e della difesa dei valori latini.
Ora, tornando all’eziologia semantica dell’aggettivo DVRA, affermiamo che solo in codesta circostanza tale accezione si biforca anche in quella dal significato relativo ad una “durezza” spirituale e d’azione che intende sfuggire alle lusinghe d’una modernità vana, molliccia e inculturazionista nella quale non solo non ci riconosciamo, ma che intendiamo rivendicare come aliena ed anzi ostile alla nostra natura e cultura. A tal riguardo potremmo paradossalmente chiosare che considereremo sempre infinitamente più “cattolico” un satanista amante del “pathos” liturgico tradizionale, fatto di drappi sontuosi e candele lucenti, rispetto ad un laido laicista, o ad uno di quei preti “rossi” col maglioncino azzurro e colletto sbottonato che preferisce musicare le proprie messe con chitarrine acustiche tanto ecumeniche nell’indole quanto “hippie” nella loro pochezza, in luogo di organi tanto magnificenti nell’aspetto quanto possenti nel suono.

Per concludere, i campanili delle chiese di campagna, i profumi dell’incenso, le tetre atmosfere gotiche delle cripte delle cattedrali saranno sempre e per sempre i nostri alvei estetici e culturali alla stregua dei sacri altari marmorei di Roma.
Quanto sin qui argomentato riguarda la parte della “Dvra Croce” che brilla, oltre che al collo di G.dX e – medesima – sull’emblema della compagine associativa denominata “Cenacolo dei Xacrestani”, libero assembramento ideale, affettivo e organizzativo di libere, elevate anime che si raccoglie attorno alla figura del “Magister Cenacvli” G.dX, ideatore e cofondatore originario del progetto Dvra Crvx la cui direzione fu poi affidata a Don Alexio Bavmord, organista dei Deviate Damaen, il progetto musicale capitanato dal medesimo G.dX le cui opere artistiche e poetiche sono tutte edite sotto l’egida di Dvra Crvx medesima.

– Ora, terminata l’indispensabile disquisizione sull’origine nominale del nostro Cenacolo di liberi pensatori, filosofi e artisti, passiamo alla trattazione della parte organizzativa che ne concerne la territorialità:

FORTEZZA DVRACRVXIANA: sede del Cenacolo dei Xacrestani ubicata nella Sacrestia I-bis SeIRGXI “Dente Monadico SeIRGXI” (apud Romam); quivi è conservato l’emblema dvracrvxiano in originale autografato da G.dX.

MAGIONI DVRACRVXIANE: pertinenze di Membri e Viandanti (consorziati e consorziandi). Ogni Magione è ove vive un Dvracrvxiano, con la sua spilla al bavero ed il suo cuore partecipativo.

LVCI e LOCI DVRACRVXIANI:
i “LVCI” sono i “boschi sacri” alla Tradizione Dvracrvxiana; città, paesi, laghi, sorgenti, alpeggi, grotte permeati di quell’aura imperialis che trasuda dalle pietre e dall’acqua attraverso la storia. O, ancora, anfratti utilizzati come ambientazione per i Nostri Eventi perché attigui ad una Magione o ad assi d’incontro fra le varie Magioni ove il Cenacolo in trasferta si riunisce periodicamente per celebrare i propri baccanali intellettual-gastronomici.
I “LOCI” sono luoghi e borghi cari allo spirito dvracrvxiano in forza di eventi e trascorsi storici, o di richiami letterari e poetici che li videro ambientazione e teatro naturale nel passato, o, ancora, in forza di presenze insigni nei loro cimiteri.
In ogni caso, “l’Universo geografico spirituale e civile” riconosciuto attualmente da Dvra Crvx Cenacvli dX è quello dei territori compresi all’interno di ciò che fù il Sacro Romano Impero, includendovi anche le greche terre di Morea e del Monte Olimpo. Ed in Italia, in particolare, le quattro regioni ghibelline per eccellenza, il Trentino AltoAdige, la Toscana, il Lazio e la Lucania.
E sarà nostra cura inoltrare all’interno di tali territori una nostra “Clessidra Stagnata” (TDCS-PDCS) che di Noi ivi rappresenti l’essenza e l’emblema attestabili ad imperitura memoria.

– Riguardo le esternazioni, gli scritti, le emanazioni letterarie, filosofiche, culturali e multimediali di ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA esse, come per ogni avanguardia artistico-letteraria che si rispetti, prendono la forma di:
PROCLAMI: principali stesure scritte, di cui la presente dal valore statutario, con le quali DCCdX certifica le proprie determinazioni ontologiche, filosofiche e semantiche, interamente esposte e descritte alla luce del sole come tutto ciò che riguarda il progetto e come le leggi sul libero associazionismo disciplinano.
ARTICOLI, SKEGGE ed altre formule esternative descritte nei vari supporti divulgativi: riflessioni ed “editoriali” relativi ad eventi e circostanze specifici.
AUDIO-VIDEO PERLE documenti audio-video di produzione dvracrvxiana con i quali A.D. esterna, attraverso la satira, la denuncia o la proposizione artistica, il proprio “focus” relativo a questioni socio-politico-civili.
MONOGRAFIE: ricerche e documentazioni storiche attraverso le quali Dvra Crvx Cenacvli dX suffraga i propri presupposti filosofici e/o storiografici di partenza.

Il calendario dei principali eventi, ricorrenze e appuntamenti annuali relativi alla “liturgia” di Dvra Crvx Cenacvli dX prende il nome di ALMANACCO DVRACRVXIANO, e alla stregua dei principali link utili alla consultazione dell’intero repertorio scritto, audio e video di DCC-A.D. è pubblicato sulla pagina madre, attualmente dvracrvxcenacvli/myspace.com

– In conclusione: il nostro obiettivo consorziale, la nostra “ragione sociale”, la “mission” dei nostri intenti creativi consistono nel preservare l’inviolabile diritto umano di riservarci “aristocraticamente” (la nobiltà fù messa fuori legge con l’avvento della Repubblica, nongià il concetto astratto e filosofico di “aristocrazia”, ovvero il libero accompagnarsi fra singoli sceltisi) una genuinità ambientale di vita e di pensiero che, nell’ambito ed in pieno rispetto e sintonia con le norme che regolano l’ordinamento statuale di cui orgogliosamente facciamo parte come cittadini ed a cui contribuiamo attraverso la tassazione, il rispetto delle leggi, ed il voto politico di orientamento indefessamente liberale, sia consona a gusti, idee, estetica e fede da noi coltivati e fra noi condivisi: ciò che si chiama ARTE e “stile di vita”, insomma.

“Aristocrazia Dvracrvxiana” non è, in soldoni, che l’aristocratico ed autarchico modo di chiamare l’Amicizia fra Dvracrvxiani. (ILLE DOCTOR LUMINIS).

G.dX e DVRA CRVX CENACVLI dX.

NOTA: essendo sostanzialmente l’intero progetto concentrato, raccolto e costituito da un “BLOG telematico” (myspace.com/dvracrvxcenacvli) e dalle relative diramazioni “web” in esso raccolte e descritte, è come tale regolamentato, e vanno considerati attendibili unicamente quei contenuti a firma di componenti del progetto o di sigle originali appartenenti al progetto stesso originati da esso e da null’altro, secondo le leggi telematiche vigenti in materia.

MEMBRI E VIANDANTI DVRACRVXIANI (effettivi e onorarii, non fa molta differenza):
G.dX, Luca Herrdoktor, Pyttrix Sandra, Helmut Leftbuster, i Deviate Damaen (band), l’Oreste Dvracrvxiano, Ille Doctor Luminis, Fedrig Beli, Edmond Major Dantès, Ortolano Furioso, Lady Richarda MonyA’, D. Van Dearomantik, Giamo G. Laerte.

LOCI et LVCI DVRACRVXIANI:
Urbs Caput Mundi e foce del Tevere (Fortezza Dvracrvxiana), Campione d’Italia (Proclama Ceresio e TDCS), Lago di Vico (TDCS), Predappio (Lvcvs), Ulm -Germania – (campanile più alto del mondo), Sigmaringen e castello di Hohenzollern – Germania – (vestigia imperiali), Latina (città fondativa e manifesto urbanistico di razionalismo), Banzi (Lvcvs e TDCS), Buonconvento, Montepulciano e Val D’Orcia (Lvcvs in memoria di Arrigo VII di Lussemburgo che vi morì, Lvci danteschi e testimonianze architettoniche ghibelline), Kehlstein – Germania – (TDCS), Aquileia (Lvcvs), Grava di Vesalo (TDCS), Grotta di Palinuro (Locvs celebrativo della mitologia fondazionista di Roma), Castel Madama e Monti della Dvchessa (luoghi sacri alla causa ghibellina), Aachen/Aquisgrana – Germania – (capitale fondativa del Sacro Romano Impero), Castel Sant’Elia (Magione), Gorizia (Magione), Santa Valpurga (TDCS), Prealpe Biellese (Magione), Lago del Salto (TDCS), Uscio (Lvcvs di incontro), Valle dell’Empiglione (Lvcvs ritratto ed amato dal pittore romantico Roesler Franz e TDCS), Vallepietra (Lvcvs e Zona Irghiana Simbruina), Castel Tirolo, San Romedio di Cles e Gole di Santa Giustina (Lvcvs trentino-TDCS), Castell’Azzara e Santa Fiora (Loci di dantesca memoria), Artena (Lvcvs e mèta gastronomica), Settefrati (Lvcvs Ciociaro), Lambach-Stadl Paura (Lvcvs Austriaco), Lago di Massaciuccoli e luoghi circostanti la ghibellina Pisa (ove è tumulato Arrigo VII di Lussemburgo – TDCS), Montalbano di Zocca (Locvs gastronomico e vestigia ghibelline, cerimonia dei Presepi), Orsomarso, Spilinga e Capo Vaticano (Loci Calabresi, gastronomia identitaria, natura e tradizioni locali dvracrvxiane), Neive, Cn, (Locvs gastronomicvs, vinicvlvs, Magione, e vestigia ghibelline della Torre del Monastero, la chiesa di Santa Maria del Piano citata la prima volta in un documento recante il sigillo dell’imperatore Enrico II),  Maccarese Fregene  (Lvcvs “apud orem Tiberis”Maccarese-Fregene, Lvcvs di memorie architettoniche razionaliste, opere agricole ed ingegneristiche del Ventennio, Magione e TDCS.), Lappago (Locvs Altoatesino, luogo di meditazione ghibellina, TDCS, tomba di personalità illustri), Fiumaretta d’Ameglia (Locvs Dantesco-Ghibellino), Amatrice (Locvs gastronomicvs dedicato al Suino e Lago di Scandarello (TDCS).

PROGETTI ATTIVI :
– progetto editoriale “Dvra Crvx”
– progetto musical-poetico-artistico “DEVIATE DAMAEN”
– progetto “CLESSIDRA STAGNATA” (T.D.C.S.)
– progetto “FOGLIE DI MENTE”

APPENDICE LAPPAGHESE allo “SCOTTADITO”

Ciò che segue e introduce, postumemente, quanto scritto tempo fa’ con le dita unte di sugo d’abbacchio nel Proclama Dvracrvxiano Fondativo, lo “Scottadito”, appunto, ne integra qualche lacuna e ne aggiorna ruolo e veste, inglobandovi quelle premesse già decantate nel fu Proclama Ceresio e nella descrizione preliminare dell’originario progetto artistico denominato “Dvra Crvx” nato nel 1995 d.C. ad opera di Don Alexio Bavmord, organista della band romana dei Deviate Damaen (all’epoca Deviate Ladies), e del fondatore di entrambi i progetti, il Sottoscritto.

“Magne, magna Pyttrix!” sarà il nuovo brocardo inneggiante a colei, la Pittrice Sandra (“Pyttrix”), che sin dagli esordi fu gran cerimoniera totale, strabordante patrona degli inizi radiofonici dell’omonimo programma (presso le antenne della “fu” Radio Antenna Romana), della fanzine cartacea, e poi coordinatrice del “risorgimento” dvracrvxiano ceresio del 2008 d.C.,  perfezionatosi nella deposizione della prima Clessidra Stagnata dvracrvxiana presso i fondali dell’omonimo Lvcvs, imperterrita giostraia dell’attuale percorso filosofico, spirituale e letterario del progetto attualmente denominato DVRA CRVX CENACVLI dX / ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA, oramai conclamato ed acclamato come tale non da ora.

Lvci saranno i luoghi sacri alla più nobile e significativa Dvracrvxianitas, Loci quelli dvracrvxianamente citabili in virtù di locali memorie e/o presenze ascrivibili alla nostra compagine familiare, culturale e spirituale. Viandanti saranno tutte le anime dotate di corpo (e che corpi!) e di spilla dvracrvxiana che, contribuendo operativamente all’arricchimento del progetto, lo condurranno a perpetrare la sua missione: sodalizzare identità dvracrvxiane così ben descritte nel Proclama Monastericvs, sino al pronunciamento e all’affermazione d’una nostrana “Renovatio” dell’Ideale Dantesco. Magioni le officine dvracrvxiane sparse per l’Italia, “apud orem Tiberim” la principale, come altrimenti non potrebb’essere. Campione d’Italia, che vide i nostri re-esordi in occasione della fatidica canoata dvracrvxiana sul lago Ceresio e della fortunata giocata della Pyttrix al casinò locale che inaugurò l’autarchica partenza delle nostre risorse, tornerà ad esserne bosco sacro ad imperitura testimonianza terrena fra le, oramai, molteplici.

Ma come non menzionare in questo aggiornamento, steso gustando rosticciata tirolese e canederli dolci ai semi di papavero, il magnifico – di nome e di fatto – apporto all’originario sodalizio donatoci da Ille Doctor Luminis (anche lui già nei Deviate Damaen come suonatore di spazzolone del cesso), il luminare scorreggione terrore dei “tradizzziunali  veramente” che molto disfa e tutto crea all’insegna di un identitarismo patriottico neo-futurista che renderà ogni dogma culturale un qualcosa di dispensabile agli occhi della sua siderale e sederale conoscenza e lucidità?! Magne, Magni!

Andiamo avanti, dunque: e nell’intanto brindiamo a ciò che siamo stati per glorificare ciò che fummo, e per tramandarlo in ciò che splendidamente saremo tornandolo ad essere.

Magne, magna Pyttrix!

G\Ab dei XACRESTANI, Villa Ottone, Locvs altoatesino di Lappago, mag 2012 d.C.

MINORANZE IN MAGGIORANZA MAGGIORITARIE..

luglio 11, 2010

Sempre più spesso ci imbattiamo in assurdi legislativi partoriti flatulentemente da qualche “commissione” per la tutela delle “minoranze“. Già, ma come individuare le effettive “minoranze“ in un mondo oramai globalizzato?!
Questa la domanda di partenza del seguente scritto dvracrvxiano.

Pare sia stato istituito addirittura un nucleo speciale della Criminalpol deputato alla raccolta di denunce relative ad episodi di discriminazione rivolta verso ste benedette minoranze (fortuna che c‘è un ministro dell‘Interno leghista, se fosse stato piddino o comunista cosa avremmo avuto..una “Stasi mondializzatrice”..!)
Ora, in un mondo multi-tutto come purtroppo è divenuta l’Italia, quali categorie di esseri umani si possono effettivamente contraddistinguere per l‘accezione di “minoranza“? Insomma, quale fattispecie concreta può divenire oggetto di tutela giuridica da parte di previsioni legislative astratte volte a tutelare sedicenti “minoranze“?!
Su un treno dei tanti che da Roma o Milano si dirige verso la periferia della città, e all’interno del quale la percentuale di immigrati irregolari, o regolarizzati che siano, raggiunge punte del 70-80% dei passeggeri, da chi sarebbero costituite le “minoranze” che tali commissioni dovrebbero andare a tutelare in seguito al perpetrarsi di reati consumatisi fra le paratìe metalliche dei convogli?! E vi pare statisticamente credibile che in una tale situazione la responsabilità percentuale di eventi criminosi sia in maggioranza ascrivibile alla sparuta componente autoctona – vera minoranza –  anziché all‘altra?! Questa non è demenzialità, signori, questa è proprio demenza.

Oramai, CHI è minoranza rispetto a CHE COSA?!
Nel mondo, certo non gli europei..a far due conti col pallottoliere; ed anche in Italia gli “italiani”, come numeri, non se la passano meglio dei loro originarii co-continentali.

Anche in America i pellerossa o in Sudafrica i boeri un tempo erano maggioranza, e gli altri gruppi etnici chiedevano tutele inquanto minoranze: ma ora.. come stanno realmente le cose, laggiù come ovunque?! I numeri e le proporzioni della popolazione terrestre che cosa dicono?
Cinesi, Africani, Arabi, Indiani..ovunque e comunque dominano il mosaico demografico mondiale, e sarebbe oramai patetico tentar di dimostrare il contrario

Eppure, la solfa auto-fustigatrice che continua in ogni caso a sentirsi ragliare in giro ripete incessantemente ..“L’Africa agli Africani !“, oppure “l’America era degli indiani”; sulla Cina si tace per pudore innanzi ai suoi numeri elefantiaci, dell’India sanno dire solo che c‘è tanta povertà (nonostante sia attualmente il paese all‘avanguardia per le tecnologie meccaniche ed informatiche), del Giappone non frega niente a nessuno perché ha ancora l‘imperatore ed è stato alleato di Hitler, Australia e Canada si fanno i cazzi loro come la Svizzera e il Vaticano, …ma mai nessuno che dica “l’Europa agli Europei !”. Perché? Secondo quale giustizia?! Secondo quale equità varrebbe tale disparità di rapporto diritti-doveri fra i popoli della terra?! Secondo quale abominio noi Europei dovremmo patire un tale sterminio?!

Sterminio la cui determinazione è univoca: storici, demografi, gente comune, persino gli stessi globalizzatori, quasi soddisfatti, non negano tale destino di decimazione: “gli europei si estingueranno“..li sentiamo sospirare con con ghigno quasi spudorato; ma nonostante l’orrore che è dietro tale previsione, ovunque scatta l’alzata di spalle, la rassegnazione, come a dire “beh, evidentemente era scritto..”, o peggio, “se la sono voluta“, ancor meglio “è un processo storico naturale ed irreversibile”: certo. Così come è naturale ed irreversibile che NOI vi si opponga con tutto il fiato che abbiamo in gola e con tutta la coscienza civile e identitaria che abbiamo nell’Anima, care merdacce mondialiste e/o ignave che siate!

Non è un caso che siano proprio qui in Europa a fiorire tali commissioni etnomasochiste: arabi, cinesi, men che mai africani non spenderebbero un soldo dei loro per tutelare minoranze cristiane o buddiste o socratiche o antiabrasionecallosa nei loro paesi.

Come può un valore basilare dello Stato moderno e democratico quale è la “certezza del Diritto” esser supportato da definizioni vaghe, aleatorie e relativistiche come quelle di “maggioranza e minoranza”?!
Per decidere se mi conviene dare o meno un cazzotto a qualcuno debbo prima contare intorno a me quanti miei “simili” ci sono e valutare quale formula di reato andrò eventualmente a commettere?!
Se un popolo non è più padrone del proprio territorio per effettivo deficit demografico, come può esser considerato ancora “maggioranza” solo per il nome che porta coincidente sulla carta con quello del territorio che occupa?! Quali grandi giuristi del passato potrebbero mai avallare un simile assurdo logico?!

E ancora: mai fidarsi delle cifre sull’attuale situazione demografica che leggete sui giornali o in Tv: sia a destra che a sinistra hanno il medesimo e convergente interesse a mentirvi, i primi per dimostrare che stanno lavorando bene e in linea con le promesse politiche di protezionismo e di contenimento immigratorio che hanno fatto ai loro elettori, i secondi per consolidare una posizione ideologica immarcescibile e fantasiosa secondo la quale gli immigrati sarebbero ancora abbastanza pochi da poterne il nostro paese ricevere degli altri.
Fidatevi solo della vostra percezione diretta, di ciò che vedete nelle vostre città stremate da densità implausibili e degrado, lungo le vostre strade, povere arterie senza riposo, a qualsiasi ora del giorno e della notte gremite di urlanti cellularizzati multilingue, apparato circolatorio di un paese colesterolico come un organismo che non cessi mai d’ingurgitare cibo a basso costo.

E a proposito di multilinguismo: che dire della nostra nobilissima lingua italiana, vessata, insozzata, spuriata, vilipesa dall’auspicato multiculturalismo la cui stessa definizione non lascia spazio a dubbi sul destino di pianto che incombe sul quella meravigliosa purezza che ci consegnò Dante e che abbiamo svenduto per quattro collanine e qualche lavoretto domestico. Cosa ne sarà d’una lingua nazionale, sancita nella Costituzione e obbligatoria per legge, vissuta dai nuovi “tanti” più o meno come l’odiato studio del motore è vissuto all’orale di guida per chi vuole a tutti i costi conseguire la patente senza alcuna passione per lo strumento automobilistico, ma per puro utilitarismo, o magari per spacconaggine?! L’esame, anziché un momento di reale valutazione di idoneità tecnica, e senso di responsabilità garantito dalla serietà e dall’amore per ciò che si sta facendo, diviene una mera sfida a fregare l’esaminatore. E allora vedremo ben altro che i “the” oxfordiani orrendamente naturalizzatisi in “da” grazie ai rappettari neri americani che contano oramai più di linguisti e poeti solo grazie al colore della loro pelle.

Per non parlare del Latino e del Greco antico, che spariranno nel giro di pochi anni da programmi scolastici i quali, per inseguire “l’interessamento” di alunni prepotenti, ribelli e protetti da un contesto familiare del tutto avulso da quello sociale, dovranno far spazio ad inserti didattici in cui saranno i nostri docenti a doversi cimentare come discenti di nuove lingue, religioni e profili storiografici del tutto alieni alla nostra tradizione culturale.

Insomma: uno stato di alienazione insensata che ci assilla ovunque, praticamente e mediaticamente, persino nei sotterranei del metro’, quando faticando a trovare sguardi empatici, rinunciamo, ripiegando sui monitor delle carrozze nella speranza di qualche notizia meteo o di viabilità, sorbendoci invece anche lì predicozzi mondialisti sotto forma di angosciose e lobotomizzanti strisce elettroniche tipo “le differenze sono un valore – campagna contro le discriminazioni“: quale norma stabilisce chi è differente da chi?! E quale legge può impormi come valore “la differenza” inquanto concetto assoluto da accettare supinamente, dopo che c’hanno sfondato i marroni per anni col valore dell’”uguaglianza”?! Ah, mo’ il valore sarebbe diventato “la differenza”?!
Ma andate a fare in culo !

HELMUT LEFTBUSTER

LETTERA APERTA AI MIEI COLLEGHI ASSENNATI (di Ille Doctor Luminis)

luglio 11, 2010

Questo è quello che penso sui fatti delle università in merito alle decisioni governative. Sappiate che sono scorretto in partenza: non risponderò a nessun commento, minaccia, o semplice insulto. Il mio primario intento è condividere un punto di vista con chiunque diffidi dei facili messia equi e solidali, ed abbia la forza e la razionalità di pensare con le proprie menti.
Chiunque quindi voglia darmi del fascista già per questo è pregato di andare a farsi fottere subito. Per quanto sia acceso dalla sacra idea della destra sociale, lascio la politica fuori da queste parole, poiché poco ha a che fare con questo discorso (e quel poco lo posso approfondire altrove).
Mi preme dirvi, carissimi colleghi assennati universitari, che la maggior parte degli studenti italiani sono delle grandissime puttane. Sono pronti sempre a far vedere il loro falso anticonformismo schierandosi acriticamente contro qualsiasi decisione provenga da qualsivoglia autorità. Ogni momento è buono per attirare l’attenzione…c’è gente che se non attira l’attenzione, infatti, muore.
Tra scioperi, manifestazioni, occupazione et similia RICORDATE, cari colleghi diligenti, che la forma più alta di rivoluzione è lo studio e la cultura. Perdere giorni di lezione, non avere la possibilità di approfondire vuol dire perdere in partenza qualsiasi battaglia!
Qualunque sia il problema, qualunque sia l’ostacolo (e se l’ostacolo per voi esiste, e non lo considerate tale solo per luce riflessa) usate il vostro tempo libero per annientarlo. Ricordate che non è gratis studiare, vivere fuori sede! Cercate il meno possibile di essere strumentalizzati da anziani professionisti, che temendo per la vellutata poltrona che ha massaggiato il loro culo per decenni, istigano voi a lottare per loro.
Abbiate il coraggio di maturare idee personali, che trascendono i vecchi gruppetti universitari, circoletti e roba del genere. Un’idea avrà sempre la sua autonomia, nonostante qualche danaroso fannullone possa bollarla come sbagliata a priori.
Esistono delle leggi, ma prima di tutto esistono dei dettami morali! Non lasciatevi coinvolgere in questo disfattismo estetico che attira su di noi, pochi studenti laboriosi, l’etichetta di massa informe e improduttiva. Gli striscioni lasciateli a chi ha una voce troppo fievole per parlare, per dire la sua. Usate il dialogo, non i diktat! Siate rispettosi, ma pretendete rispetto.
Non lasciatevi schiacciare da quello che pensate essere un dovere civico dello studente universitario, l’essere per forza disobbediente, anche alla stessa disobbedienza. Pensate che la vostra unica responsabilità l’avete nei confronti di voi stessi e dei vostri averi. Distraendovi perdete anni, soldi…vita! Questo non vuole essere un inno all’indifferenza politica, ma noi tutti abbiamo un’occupazione che non può essere abbandonata, l’unica maniera con cui, anno dopo anno, possiamo aumentare il tono della nostra voce fino a far scoppiare i timpani ad ogni ostacolo possibile.
Spero qualcuno colga il senso delle mie parole. Colgo l’occasione per augurare uno studio di qualità a tutti, e un buon riposo ai finti rivoluzionari, sottolineando come il tempo passi per tutti!

ILLE DOCTOR LUMINIS, neolaureato all’inizio della sua carriera, specializzando, studente ligio al dovere, e ovviamente leale viandante dvracrvxiano!

ps. ovviamente i commenti propositivi sono bene accetti. E visto che per colpa di qualche zecca rischiamo la paralisi del sistema universitario, per carità di Dio, DIFFONDETE!!!  Già da filologo in fieri fa davvero male vedere come le nostre ataviche facoltà umanistiche siano in mano a questa subspecie umana…ma ora iniziamo a rischiare la faccia definitivamente  anche internazionalmente!

ISLAM, IL SALTO NEL BUIO DEGLI INTELLETTUALI LAICI di Matteo Sacchi

luglio 10, 2010

ISLAM, IL SALTO NEL BUIO DEGLI INTELLETTUALI LAICI di Matteo Sacchi

Dove sono finiti gli intellettuali del mondo Occidentale? Sono volati via, persi nel cielo dell’orientalismo «senza se e senza ma». Si sono smarriti nelle enormi distese, prive di nuvole e tutte uguali, del multiculturalismo e del politicamente corretto. Venduti al vangelo secondo cui quelli che hanno ragione sono sempre gli altri. A partire da Tariq Ramadan, sul quale, a partire dal 2001, si è focalizzata l’attenzione di chi, in Europa o in America, voleva un dialogo con l’Islam.
Ecco in sintesi la tesi esposta da Paul Berman nel suo nuovo libro The flight of the intellectuals, edito negli Stati Uniti da Melville House (pagg. 299, dollari 26): uno degli atti d’accusa più decisi verso quella che potremmo definire l’ignavia dei dotti della post modernità. A trasformare il libro in una bomba non è soltanto il fatto che l’autore sia uno dei pensatori più influenti d’America, ma anche la constatazione che sia un «cervellone» left wing e una delle penne di punta di New Republic, vero tempio dei liberal. Insomma l’accusa non è lanciata in nome della «crociata» dei conservatori ma in nome del laicismo. Non è caratterizzata da prese di posizione astratte, quanto da accuse corredate di nomi e cognomi.
Il punto di partenza di Berman è il caso Salman Rushdie. Quando, ormai vent’anni fa, l’ayatollah Khomeini lanciò la sua fatwa contro lo scrittore anglo-indiano, nessuno a nord e a ovest della Mezzaluna ebbe dubbi: la libertà di parola andava difesa: si mobilitarono tutti gli intellettuali – il che non impedì l’uccisione del traduttore giapponese del romanzo, Hitoshi Igari, il ferimento del traduttore italiano, Ettore Capriolo, e dell’editore norvegese del libro. Ora, invece, i pochi scrittori o pensatori che parlano in termini critici della religione e della cultura islamica vengono lasciati soli. Anzi: spesso vengono accusati di essere loro stessi dei fanatici.
Buona parte delle penne «nobili» d’Occidente è, infatti, impegnata nello sposare la causa di un islam moderato che forse c’è e forse non c’è. Per questo Berman insiste molto sul caso Ramadan. Alcuni dei più influenti opinion maker – come l’orientalista britannico-olandese Ian Buruma e Timothy Garton Ash, professore amatissimo dal Guardian e dalla New York Review of books – si sono lasciati blandire dalle aperture dello scrittore arabo-svizzero. Hanno, invece, accusato chi, come Ayaan Hirsi Alì, ha posizioni critiche sul mondo musulmano, di essere dei «fondamentalisti dell’illuminismo». E Buruma e Garton Ash per molti americani rappresentano l’Europa che pensa, quella da ascoltare.
Insomma liberal e progressisti che sino a dieci anni fa combattevano per la laicità, adesso applaudono quel Ramadan che impedì la messa in scena di un’opera teatrale di Voltaire (è accaduto in Svizzera), trovano normale che alle sue conferenze gli uomini siedano da una parte e le donne dall’altra (meglio se velate), o che lo stesso Ramadan accusi buona parte dei filosofi francesi di essere dei cripto sionisti.
Come è potuto accadere? In parte la colpa è della vena carsica del terzomondismo. «Per gli intellettuali occidentali i poverissimi esseri umani nelle poverissime regioni del mondo appaiono essere migliori degli altri esseri umani. Sono dei nobili selvaggi…». Queste fantasie hanno provocato un razzismo alla rovescia difficile da cancellare. Ecco perché se la Alì o Magdi Allam prendono posizione contro l’infibulazione è lecito gridare che vanno bene i diritti delle donne ma non si possono fraintendere così le culture «altre». Un doppiopesismo pericoloso. Tanto più che Berman ricostruisce con dovizia di particolari la storia di Ramadan e dei Fratelli Musulmani: una storia che difficilmente può essere messa sotto il tappeto.

Il professore arabo ginevrino è legatissimo, a partire dai motivi familiari, a questa associazione. Un’associazione considerata ai limiti della legge anche in moltissimi Paesi arabi (ogni tanto cooperano all’omicidio di un presidente egiziano), un’associazione che sposò le posizioni dei nazisti allo scopo di debellare gli ebrei dalla Palestina sotto mandato inglese (il loro motto è «Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Allah è la nostra suprema speranza»). Su questa vicinanza in moltissimi minimizzano, quando semplicemente non fanno finta di essersela dimenticata (fingono anche di dimenticare che Hamas è nata da una costola dei Fratelli).
Eppure non occorre aver fatto studi specialistici per sapere che una delle opere più note di Tariq Ramadan è Alle origini del rinnovamento musulmano: da al-afghani a Hassan al-Banna un secolo di riformismo islamico. Nel saggio, contestatissimo persino nelle università svizzere dove Ramadan insegna, l’autore fa apparire Al Banna (suo nonno, nonché fondatore dei Fratelli) come una specie di Gandhi del mondo musulmano. Peccato che i suoi metodi fossero decisamente più violenti, cosa su cui Ramadan glissa.
Abbastanza per far arrabbiare il laico Berman, il quale si ricorda benissimo che nell’Islam esiste la taquiyya, ovvero la possibilità riconosciuta di usare un doppio linguaggio con l’infedele.
La sua domanda è: possibile che gli intellettuali liberali non fiatino proprio ora che «il fenomeno Rushdie si è metastatizzato in un’intera categoria di potenziali vittime?». E se in America il suo grido d’allarme ha almeno prodotto un bel clamore, l’Europa nicchia. Nel lungo percorso che porta dagli illuministi, con tutti i loro difetti, ai loro epigoni, che quei difetti li hanno esasperati, qualcosa si è comunque smarrito. Potrebbe essere il coraggio.

di Matteo Sacchi da IL GIORNALE del 8 7 10

PIADELLE DVRACRVXIANE da escursione

luglio 6, 2010

Chiamate anche “pane dei poveri” (eppure, mai visto un comunista mangiarle..quelli in genere si cibano di panini al latte, o ai semi di papavero..) poiché fatte con ingredienti immediati, diretti e primarii come la farina, l’acqua, il sale e l”olio, queste “piadelle” transitate per tutto l’occidente romanizzato sotto le spoglie ed i nomi piu’ disparati,  hanno sostentato le trasferte  di intere legioni ed i combattimenti più cruenti portati avanti sotto il vessillo della Lupa coi Gemelli

Dunque ben potranno accompagnare le gite e le escursioni di spiriti nobili in cerca d’avventura, di riscoperta di luoghi d’antica appartenenza ed in vena di scalate verso ogni apicalità rocciosa.

Si impasta la farina (del tipo che preferite) con dell’acqua tiepida, un po’ di sale, un goccio d’olio d’oliva e un goccio di latte.  Senza farla riposare,  dopo aver lavorato l’intera quantità voluta, fate dei pugnetti di pasta così da avere la porzione monodose giusta da stendere col mattarello sino a farne una sfoglia della dimensione di una piadinetta, diciamo un disco,  un piatto da frutta; decidetelo voi, anche secondo la fame.

Si unge una padella antiaderente e, quando calda, vi si cuoce senza friggerla, ma semplicemente ungendola di tanto in tanto, una piadella alla volta. Freddandosi diventeranno ancora più morbide, e potrete così farcirle con cio’ che vorrete rendendole delle praticissime coinquiline del vostro zaino al cui interno aderiranno in tutta facilità, rispetto a voluminosi e coriacei panini induriti da una natura non sempre generosa data la qualità di farine usate per farli venuta da chissà dove.

SALAM, SALUM ! di Helmut Leftbuster

luglio 4, 2010

NELLA PATRIA DEI NORCINI, C’ERA DAVVERO BISOGNO DI SALSICCE SENZA MAIALE ?!

A giudicare dalla foto d’introduzione all’articolo (“City” di ven 2 luglio 2010) vien proprio da ridere: non tanto per quel che si vede – che fà piangere – ma ad immaginare la faccia di uno qualsiasi dei tanti benpensanti laicisti, quelli che negli anni ’70 gridavano “cloro al clero”, nel vedere nel 2010 d.C. un “clericale islamico” benedire le salsicce d’un macellaro nostrano. Persino ad un fervente cattolico, l’immagine d’un prete in una simile circostanza suggerirebbe un che di morboso, d’insano, di vomitevole, insomma.

E invece in Italia, non paghi dell’invasione in atto, e sempre più ossequiosi verso una globalizzazione tutta protratta a trasfigurare l’Occidente in qualsiasi altra cosa che non sia se stesso, ci siamo inventati persino i “salumi per i musulmani”, senza maiale e soprattutto fatti macellando animali alla islamica “..con l’Imam che sorveglia la macellazione, processo che avviene attraverso un “sacrificatore”: il passaggio dell’animale dalla vita alla morte deve avvenire senza lo stordimento…”, leggiamo con gran disgusto nell’articolo. L’animale deve soffrire, perché così stabilisce il Corano.
E il disgusto aumenta quando si fà riferimento ad un’apposita autorizzazione ricevuta dal Ministero per consentire l’applicazione di tale metodica disumana, antiigienica e del tutto illegale.

Dunque, a far involvere il livello di civilizzazione raggiunto ci si mettono anche le autorizzazioni ministeriali?! Possono le lobby islamiche essere così potenti?! Ed in tutto ciò quegli animalisti che ti prendono a sassate se passi troppo vicino ad un nido di aironi, dove sono finiti?!

L’unico ragionamento lucido plausibile ci porterebbe a motivare tanta acquiescenza civile con la prostrazione alla legge dei numeri: in italia gli islamici sono oramai talmente tanti da giustificare un sovvertimento del mercato alimentare e delle sue regole, pena la perdita di un sacco di quattrini. D’accordo. Ma ce n’era davvero bisogno? In nome di cosa ci siam dovuti ridurre così?! Gli islamici provengono forse da paesi affamati che avevamo il dovere d’aiutare? Da paesi colonizzati con cui dovevamo sdebitarci?! Da paesi in cui non vengono rispettati i diritti umani senza che ciò coincida con l’indole stessa di quelle genti, da cui il doverle accogliere non perché in fuga da un mondo che odiano, ma, anzi, per farci strappare ulteriore spazio affinché esse stesse possano meglio esportarlo?!
Chiunque di voi conosca un po’ di storia saprà rispondere egregiamente a tali domande retoriche.

E nel mentre, dopo faticose conquiste animaliste, costoso progresso tecnologico nelle tecniche di macellazione, e soprattutto avanzamento della concezione generale della dignità della sofferenza, riprendiamo a sgozzare le bestie come 50 anni fà, pur di leccare il culo a Maometto.

D’altra parte, quante anime belle sanno che in un qualsiasi paese islamico, durante il ramadan, chi viene sorpreso a bere o a mangiare in luoghi pubblici e strade viene immediatamente arrestato dalla polizia religiosa?! Che le assistenti di volo (donne), di qualsiasi compagnia aerea faccia scalo in quei “paradisi”, vengono prelevate in aeroporto, velate, portate in albergo e poste in piani occupati da sole donne, senza poter uscire se non accompagnate da colleghi?! Insomma, robe che nemmeno siamo abituati a vedere come colmo dell’illiberalità antidemocratica in quei filmetti di terza serie sul fascismo o sul nazismo che Rai3, in genere, spara a raffica sotto elezioni.

E questo orrendume diventeremo anche noi, senza un impegno concreto e costante atto a boicottarlo, a protestare contro chi non protesta, e a sensibilizzare l’opinione pubblica verso l’involuzione della nostra coscenza civile e dei nostri costumi dovuta all’imperialismo islamico e alla sudicia arrendevolezza occidentale.

HELMUT LEFTBUSTER

Vi alleghiamo un link video sulla macellazione “halal”..link del cui funzionamento in futuro potremmo non esser così certi…

http://laverabestia.org/play.php?vid=1808