…Idest imitationum imitationis imitatio, igitur… (di Ille Doctor Luminis)

Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem (Guglielmo di Ockham)

Partiamo da una semplice evidenza: l’originalità pura è un’utopia. Come tale ci sono degli ingenui poppanti che si sottopongono alle più crudeli sevizie mentali pur di raggiungerla, credendola una meta possibile. Siamo sinceri, almeno con noi stessi: la creatio ex nihilo non potrà mai avvenire.
La filologia, sapere di cui sono umile ingranaggio, ha tra i suoi principi basilari la dimostrazione della persistenza del passato nel presente. Ma anche se tralasciassimo i testi, e ci limitassimo alle sole parole, vedremmo solo del materiale in eterna trasformazione, che porta in sé ataviche tracce di significati che furono.
Se da una parte abbiamo finalmente messo da parte il concetto di originalità pure, è lecito ritagliare nella sfera dell’imitazione un’imitazione originale, che consisterà nel sapiente utilizzo di materia passata al fine di una nuova costruzione. Orazio, il grande teorizzatore della callida iunctura, ha raggiunto l’apice di questa coscienza. Solo trasferendo l’opposizione originale-imitazione all’interno del concetto di imitazione stessa, e smettendo in questo modo di fruire di nomenclature assolute avremo la certezza di non essere nel perenne errore.
Tutto questo preambolo filosofico e filologico serve – oltre a classificare dati passati – anche nell’archiviazione di individui presenti.
Quante volte ci troviamo, camminando lungo via sacra, di fronte persone che si autoproclamano originali! Il loro solo respiro è già insulto alla Ragione di cui dovremmo tutti essere stoicamente compartecipi. Con far presuntuoso, occhio perso, fronte arricciata vagano disprezzando la mediocrità, ignorando di essere ad un livello ben peggiore. Il mediocre può infatti redimersi…il finto-originale si è condannato agli inferi in terra! Bene…questa tipologia umana pensa di essere qualcosa di diverso, di rappresentare per la società una alternativa vera, poiché indipendente da qualsiasi forma di passato o presente. E come se, in ogni loro discorso, dimenticassero di aver avuto un’educazione, di essere figli di un tempo, di aver letto dei libri e mangiato del cibo. Credono di essere trascendenti nonostante abbiano pasteggiato con l’immanente!
Ma non c’è da temere…l’alternativismo e l’originalità ad ogni costo sono la loro morte, oltre che fonte di breve ma accesa notorietà! Questa è gente che muore come nasce, che si suicida per vivere diversamente. Le mode la portano in auge, ma dopo pochi giorni dal primo declino di popolarità il tempo, nella sua immensa giustizia, provvede a cancellare la loro memoria. Non costituiscono quindi un vero problema, poiché si tolgono di mezzo da soli! Talvolta li vedrete come artisti, talvolta come vagabondi, altre volte come borghesi. Voi girate le spalle…non sono loro il vero problema.
Il vero problema sono le copie assolute, le assolute imitazioni. Uno si chiede: ma imitazione di chi? Del passato? Talvolta…ma talvolta altro è l’oggetto della subdola copia! La ripresa spudorata di un passato, sic et simpliciter, senza minimamente pensare a contestualizzarlo (almeno parte di esso) in un presente è roba da nostalgia borghese, magari bagnata da qualche superlflua lacrimuccia. Ma fin qui nulla quaestio, siamo ancora nel campo delle lecite opinioni. Temo invece le copie da copie, non da originali. Monna Filologia nuovamente ci insegna che è così che cominciano a perpetuarsi gli errori e le distorsioni. E, ironia della sorte, a volte le copie si rifanno a quegli originali “ad ogni costo” che non costituiscono problemi se originali, che costituiscono forti impedimenti se copie.
Preso un concetto, calato in un determinato campo, tratte generali considerazioni, non resta altro che fare nomi e cognomi.
Il sessantotto, il rutto più grande di sazietà che la borghesia italiana abbia mai emesso, ha prodotto “originali assoluti”, gente che pensa di poter essere libera dal corso della storia, ignorando il passato, distorcendo l’idea di futuro. Ma, grosso modo, come tutti i borghesi, i sessantottini non sono pericolosi…sono solo molto, molto stupidi e profondamente ignoranti.
Il sessantotto NON AVREBBE CAMBIATO UN CAZZO SE non ci fossero stati lesti gli imitatori. Già i sessantottini di prima generazione non capirono un cazzo, semplicemente accettarono passivamente una linea di pensiero che pretendeva l’immaginazione al potere. I “fratelli minori” rilesserò la tentata originalità in originalità da imporre, magari anche con le armi!
Ma l’arma maggiore del sessantotto italiano fu la quantità di copie che riuscì a generare, monopolizzando inconsciamente questa fotocopiatrice umana che chiamiamo comunicazione. Chi permise tutto ciò? Un popolo che non aveva affatto chiari i concetti di copia e originalità, ed era ancora arretrato ad una tensione bipolare tra reazione e rivoluzione.
Il problema è che tutti videro il sessantotto come rivoluzione e nessuno, o pochi, come pagliacciata. Si sa…il bambino va al circo, ride di fronte al pagliaccio, poi va a casa e tira le torte in faccia al paparino. Il fratello, vedendo il fratello colpire il padre, fa lo stesso.
Sopravvalutare il sessantotto, tentare di sconfiggerlo con grandi armi è stato un grave errore. Bastava ignorare tutto, e tutto sarebbe finito lì! La reazione si è tramutata in propaganda…pubblicità per loro. E fu così che l’italia diventò sessantottina. La notte di San Silvestro sarà sempre, finchè non ci diamo una mossa, il 31 dicembre 1969.
Ma è facile parlare col senno del poi. Probabilente all’epoca avrei assalito e ridimensionato un sacco di danarosi figli di papà dalla bandiera rossa e polvere bianca!
Ma ora siamo invasi dalle copie…dalle copie delle copie…dalle copie di copie di copie, da copie che di originale hanno solo un vago ricordo. La demenza di un movimento nato morto e vissuto suicida si è trasformata in un pericolo di violenta opposizione borghese. I coglioni hanno intagliato rudimentali armi! Ora bloccano tutto senza sapere la reale motivazione. Bloccano il pensiero senza saperlo adoperare. Ora ignorarli non basta più…è passato quel tempo. Ora bisogna agire in modo assai repentino.
A questo punto sarebbe troppo facile se mi appellassi alla categoria di persone originali nell’imitazione che fino ad ora ho tralasciato nel discorso. Ora non voglio tessere lodi, voglio trovare soluzioni. Dico solamente che chiunque non si riconosca negli inutili originali ad ogni costo o nelle passivamente e potenzialmente pericolose copie di copie è pregato di uscire fuori dalla penombra e agire, amplificando la comunicazione, creando nuovi rapporti di vera e leale amicizia e solidificando i precedenti.
Siamo arrivati alla pura follia, abbiamo una società tardosessantottina così: vecchi che sputano nel piatto in cui mangiano, adulti che monopolizzano ideologicamente ogni sistema, giovani che per artificiosa ripicca bloccano qualsiasi percorso sia utile alla non-omologazione….persino i bambini ripetono per le strade senza sapere perchè gli assurdi dettame coi quali sono cresciuti, senza saper citare nemmeno una fonte.
Io non voglio bloccare nulla…non voglio scioperare…non voglio creare disagi. NON E’ POSSIBILE creare ulteriori disagi. Siamo fermi…qualsiasi sia la soluzione, sarà utile solo allorquando sarà capace di muovere qualcosa. E noi, signori miei, noi siamo in moto! Non è difficile pensare che siamo la soluzione! Non siamo borghesi come i sessantottini, e siamo consci di passato, presente e, quando utile o lecito, del futuro. Ora…la cosa fondamentale è distruggere le copie. Non abbiamo bisogno di adulatori, in quanto bastiamo autarchicamente a noi stessi!

Ille Doctor Luminis

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