Epistula ad eum qui omnia communia censet (di Ille Doctor Luminis)

Caro compagno,
vorrei tanto che tu fossi l’unico erede dell’imponente stupidità a cui ci ha abituati la contestazione. Ahimè quando la Storia fa testamento, difficilmente sono pochi i beneficiari. Nella normalità, infatti, il passato plasma noi tutti, nel bene o nel male.
E’ una cretinaggine la tua che ha seppellito il sociale più di quanto la tua presunta intelligenza messianica avrebbe potuto migliorare le cose. Ma non c’è da stupirsi: il farmaco venduto dal ciarlatano ha più controindicazioni reali, ma taciute, che proprietà benefiche millantate. Quest’ultimo è sempre stato calorosamente accolto nelle piccole fiere di paese, dall’ingenuo volgo voglioso solamente di protezione. Ma che parlo a fare di protezione? Voi conoscete solo la parola sfruttamento! Così il servitore di antichi palazzi, baluardi della Storia in cui furbescamente vi siete introdotti, non riceve protezione dal suo nobile signore, bensì torti e bassezze derivate.
Caro compagno, io so che non ti avvicinerai mai a queste parole, poiché ci sarà costantemente qualcuno che vorrà impedirtelo. Fingendosi anch’egli tuo compagno si ergerà in difesa della sua idea impedendoti di cogliere nuovi aspetti storici in ciò che è stato detto e che tutt’ora si sta dicendo.
E quando quest’altro compagno non ti starà più accanto ad antologizzare per te la realtà, maturerai tu stesso un abortivo giudizio critico che ti permetterà di udire il mondo limitatamente a determinate frequenze. L’ossessività dell’ortodossia ti penetrerà a tal punto da pensare di essere diverso. Ma sei ignaro delle sincroniche violenze che questo seme sta infliggendo ai troppi tuoi simili.
Ma forse la più grande sfida della tua vita, qualora ti interessasse una visione squisitamente culturale del mondo, è la prova che il passato è una processione in onore del tuo insulso credo.
Giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, leggendo e rileggendo senza capire nulla, né essere permeato dal sacro fuoco della passione, cercherai lacerti che possano ricondurre ogni scritto alla tua ideologia. Questo classicismo malato è il motivo per cui ti odio di più. Noi Cristiani, in confronto a te, abbiamo avuto un pudore inimmaginabile a reinterpretare la civiltà pagana senza forzare più di tanto i suoi nessi letterari.
Compagno, forse hai ritenuto il marxismo un cristianesimo semplice, pragmatico e popolano, poiché quello vero non l’hai mai capito in fondo. Molti cadono nel tuo errore, ma non è più nostra intenzione riportarli all’ovile. Il buon pastore lascia il gregge per occuparsi della pecorella smarrita, ma non lo abbandona per recuperarne il solo cadavere, rischiando che le altre pecore precipitino in qualche dirupo.
Il tuo marxismo ha saputo semplicemente copiare un finale noto, il classico “e vissero tutti felici e contenti”. Ma è un finale avulso dal resto, senza un chiaro incipit e un lucido sviluppo. Ti dici pratico ma giochi a fare il teorico della stessa teoria.
Oddio, scusa…tu sei solo l’ultima ruota del carro mondialista. Ai tuoi livelli non si discute di feticismo delle merci, non si leggono i testi sacri e maledetti. Al massimo, tra uno spinello e l’altro, tu leggi qualche articolo tratto da studi riguardanti articoli di qualcuno che forse un tempo, per dodici secondi, lesse una nota ad un libro su Marx.
Eppure rischi di diventare più di quanto meriti, se non lo sei già diventato. Forse in questo momento ti trovi addirittura ad essere un mio superiore, a dover decidere di me.
Sappiamo tutti e due come stanno le cose, sappiamo entrambi il terrore che ti incuto. Ecco…magari evita le solite urla di rabbia dovute alla tua inferiorità nei miei confronti. Non puoi essere più di un moccioso, ma almeno evita i pianti.
Io ti odio, ma non sono in collera con te, poiché non hai gli attributi (volgarmente, i coglioni) per definirti Causa Prima del punto d’arrivo odierno. Io provo rabbia per chi ti ha educato, incapsulato, imprigionato nell’antro delle tue paure, nel covo delle tue debolezze, dicendoti di averi donato un universo di nuove virtù, tra le quali troneggiano vittimismo ed inferiorità. Al massimo posso arrivare alla pena. Sì, compagno, mi fai pena. Mi fai pena da giovane ribelle, da maturo intellettuale metalmeccanico, da anziano bizzarro, da vecchio rincoglionito.
Sei condannato ad una vita di merda: nulla potrà mai assolverti.
Come dici…anche io? Forse hai ragione, ma mentre probabilmente sto vivendo in ciò che io stesso ho defecato, tu carino vivi di merda già cacata. E’ sopportabile il puzzo di sé stessi, a volte può essere confortante. Stare chiusi in una minuscola stanzetta con tante ascelle che mai hanno toccato sapone…questo saprai ben dirmelo tu.
Non sono in collera con te, lo ripeto! Ma forse è ora che tu inizi a stare attento a me. Ignorarti, compagno, è un regalo che non potrò farti in eterno, se le cose procedono in questo modo. Non c’è numero sufficientemente alto, nell’infinità matematica, che possa farmi scendere da un piedistallo che ho costruito col mio sangue, e che mi permette di guardare più lontano di te. Non c’è sabotaggio sufficientemente bastardo da impedirmi di riderci su e proseguire. Ma vedi, nel campo della slealtà riesco a tollerare al massimo quello che sfrutta il suo fascino anticonformista per ungere le ruote e scalare le tappe. Odio che ciò avvenga, ma me ne sono fatto una ragione. Ma quando si arriva ad ungere non per ottenere la propria vittoria ma per guadagnare l’altrui sconfitta…lì non perdono, e uso me stesso per impedirlo.
Continua, continua pure la tua missione. Il mio avversario e il tuo burattinaio, non tu. Quando vorrò sfidare qualcuno non mi aspetto che scenda in campo tu, ma chi ti sta dietro. Vedi…sei la prova vivente che, di questi tempi, il fenomeno è puro inganno, che la fenomenologia sia la scienza della massima falsità. Non solo sei un pupazzo, ma sei manovrato da chi a stento riesce a manovrare il suo stesso corpo, la sua stessa mente. Dicendo di essere in collera con quest’ultimo non voglio esaltarlo, voglio solo chiarire la direzione vera della mia rabbia. Anzi…forse il tuo burattinaio è pure più imbecille di te, visto che non gioca di persona e sceglie delle maschere così grottesche.
Compagno, siamo arrivati alla fine di questa farsa. Se vuoi ancora sopravvivere vicino a chi davvero è compartecipe della ragione cerca di fare di tutto affinché ti ignori. Se proprio ci tieni ad infastidirmi, risponderò nei modi meno ortodossi. Sai, non sono un insetto come te…io non ronzo, non infastidisco.
Cerca di evitarmi e ti prometto di fare altrettanto. Ah…un’ultima cosa. Quando mi incontri non sorridermi: riesco a vedere la tua inutilità e ciò può farmi dimenticare precedenti promesse.

VALE VADE CAVE (Hor.)

Ille Doctor Luminis

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