MARCO D’AVIANO,”ULTIMA LUCE D’EUROPA” di Iris Germanica Coronata

Una concezione ciclica della storia implica che nessuna epoca sia poi così distante, o tantomeno differente da quelle che la precedono e la seguono, ragion per cui possiamo non paradossalmente affermare che neppure il XVII secolo si discosti così nettamente da quello in cui attualmente viviamo.
Perchè proprio il XVII secolo? Per una semplice, seppur importante ragione, visto che è proprio questo il contesto storico in cui si staglia una delle figure più ingiustamente penalizzate da quella storiografia ortodossa, o meglio dall’oscurantismo storiografico attuale che, in nome di una selezione dei fatti “politicamente corretta”, ha relegato nel dimenticatoio figure che con il loro operato hanno cambiato l’esito della storia, quali quella di Marco d’Aviano.
Fu appunto questo frate cappuccino che, con la propria fede inossidabile, pari solo all’amore per la propria terra, nonchè per tutti i popoli che vi abitavano, salvò noi, l’Europa tutta.

Al secolo Carlo Domenico Cristofori, nato ad Aviano il 17 novembre 1631 da una famiglia della ricca borghesia locale, Marco d’Aviano votò la propria vita ad una missione, o meglio ad una battaglia, una lunga e tenace battaglia contro l’Islam in difesa della Croce. Araldo della cristianità, deve essere ricordato oggi più che mai proprio per la resistenza eroica e visionaria che dimostrò dinanzi all’espansione dell’Impero Turco-Ottomano che ormai da secoli imperversava in Europa e che si sentiva investito della missione divina di aprire le terre degli infedeli alla vera religione. E certo, non è proprio un caso che a tutt’oggi nei detti popolari riecheggi ancora quel famoso “Mamma li turchi”, turchi che un tempo tanto spaventavano le nostre genti non solo per la foga guerresca, quanto anche per una diversità etnica a dir poco lapalissiana.
Tempi quelli assai insidiosi e all’insegna del pericolo, ma non per questo “bui”, tempi in cui si aveva ancora il coraggio di battersi e resistere non in nome di un chissà quale probabile o improbabile futuro o “progresso”, ma in nome di un passato, un sacro passato, di un passato che era presente e che doveva assolutamente rimanere e costituire anche il futuro.

Bene, Marco d’Aviano riuscì in un’ impresa a dir poco impossibile, procurando, per molti inaspettatamente, alla testa di un esercito assai esiguo, composito (i soldati provenivano da varie parti d’Europa) e spronato dalla straordianaria vis oratoria del frate, la sconfitta dei turchi che, nel 1683, premevano alle porte di Vienna, nonchè la sicura, successiva ed inevitabile islamizzazione dell’Europa. Vienna, ma non solo, visto che quella stessa Alleanza, la Lega Santa che il cappuccino creò su incarico di papa Innocenzo XI, immancabilmente sostenuta dal conforto spirituale e dalla determinazione dello stesso,costantemente al seguito delle truppe,come alla loro testa in battaglia,riportò altre vittorie sempre contro gli Ottomani,giungendo a liberare,poco successivamente,addirittura i Balcani (in primis Belgrado),restituendoli così di nuovo all’Occidente. E questo, nonostante gli “etnomasochisti” dell’epoca, Francesi e Veneziani (genti già allora destinate a servire l’inculturazione anti-europea), remassero contro la causa dell’Alleanza, pur di mantenere equilibri geopolitici in chiave anti-austriaca.

Beh,a questo punto non appare poi così strano il fatto che Marco d’Aviano si sia guadagnato l’ammirazione di molte delle corti europee,nonchè il fatto che godette di una certa fama.Basti pensare che,all’avvento della sua morte,avvenuta il 13 agosto 1699,fu necessario procrastinare il giorno delle esequie,onde consentire alle numerose genti provenienti da ogni parte d’Europa di tributare a quest’uomo eccezionale l’ultimo saluto,l’onore e il ringraziamento inesprimibile. Basti sapere che l’Imperatore in persona e sua moglie Eleonora hanno accudito i suoi ultimi istanti di vita terrena, ed ora riposa nella Cripta Imperiale di Vienna.

“Ultima luce d’Europa”,dicevamo. Non sarebbero a questo punto necessarie delucidazioni,i fatti sono illuminanti,parlano da soli.Dopo di lui,infatti,dopo un oratore e un combattente indomito di tal sorta,l’Europa non conobbe più una comune identità belligerante,piegandosi,solo dopo una manciata di anni,alle prime torme illuministe ,così fameliche di ricacciare un passato,o meglio “il passato”,nell’oscurità e nella più completa dimenticanza.
Ricacciare il nostro stesso spirito,questo hanno voluto,ricacciare quello spirito combattente che coincide con la fiamma religiosa,ossia con la fiamma dell’identità.
Oggi,dunque,possiamo essere concordi nel ritenere assolutamente scandaloso il fatto che un personaggio così nobile,nonchè di immane portata simbolica,sia così trascurato.Più che di scandalo,direi,dovremmo parlare di triste constatazione,constatazione di un’epoca nichilista e vuota,alimentata innanzitutto dal fronte dei sostenitori di quella Sinistra pervasa da ipocriti sentimenti filantropici e che paradossalmente si fa portavoce di un ritorno a quei “valori” che in realtà non ha fatto altro che distruggere miserevolmente con tanta passione.
Nonostante questo panorama memoriale a dir poco desolante,non è difficile riconoscere che a tutt’oggi siamo invasi silenziosamente da un’immigrazione,in particolare islamica,come mai prima era accaduto.Tutto ciò non può che essere ritenuto,oltre che ovviamente nefasto per tutta quanta la nostra società,come un vero e proprio insulto alla memoria del grande frate. Purtroppo dobbiamo renderci conto che con questi nemici sinistroidi interni non potevamo,nè possiamo aspettarci diversamente,dal momento che sono proprio loro i veri assassini storicamente accertati della cultura,nonchè nemici di tutto ciò che sia fermo,ancorato,divinamente e armoniosamente scolpito nel tempo,quale era il nostro mondo di una volta.
Dunque,adesso il male è doppio.Invasori e collaborazionisti uniti,gioiosi di accrescere il livello dell’attuale nostro genocidio etno-culturale,lento, ma non meno sinuoso e pervasivo.Proprio con questi ultimi,con i sinistroidi,è d’uopo ricordarselo,è impensabile instaurare un fattivo “dialogo”,dal momento che tutto ciò che auspicano e a cui agognano,ne siano consapevoli o meno,non è che la disgregazione della società,e soprattutto della religione,vero e proprio coagulante dei popoli.
Senza radici non può nascere niente,se non qualcosa di artefatto,artificiosamente costruito e che si regge su basi che non esistono.
E’ la memoria la suprema arma identitaria di un popolo.

IRIS GERMANICA CORONATA – Viandante Dvracrvxiana –

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