Archive for febbraio 2011

appendice al Decalogo Antiinculturazione su questione energetica.

febbraio 28, 2011

La crisi del mondo arabo, e libica in particolare, alimenta l’esigenza applicativa di quei rimedi “autarchici” e assolutamente fattibili per limitare i danni derivanti alla nostra società, rammollitasi e adagiatasi sugli apparenti e turlupinatorii vantaggi del modernismo, dalla dipendenza energetica da altri popoli.

L’infattibile non può farsi; ma il fattibile? E nella vita, finché ci son gambe e braccia a disposizione…

– Dotarsi di una bicicletta, tutti! Almeno di una a famiglia.  La leva e la ruota sono le archetipe soluzioni che il genio umano ha posto a rimedio delle più elementari difficoltà del vivere quotidiano; ebbene, facciamoci indicare il cammino da chi gloriosamente ci ha preceduti, non prestiamo il fianco ad un progresso cieco ed irrefrenabile che ci schiavizza sempre più nel corpo e nell’anima. La crisi petrolifera incombe, con le materie prime ostaggio di popoli che ben pochi meriti hanno nel possederle sotto al proprio culo, e più alta è la posta in gioco, maggiore è il rischio di finire schiavi, nella migliore ipotesi della nostra accidia, nella peggiore di altre genti. La bicicletta, o velocipede, è un mezzo di trasporto antico, aristocratico, atletico, bello esteticamente, glorioso, infallibile ed immarcescibile. Meno si userà l’automobile, più ne guadagneremo in termini di salute sportiva, salvaguardia dell’ambiente, e  diminuzione del pregio e quindi del prezzo dei carburanti.

AFFAMIAMO CHI VUOLE AFFAMARCI, E RINVIGORIAMO LA NOSTRA MUSCOLATURA AFFINCHE’ TORNI A RISPLENDERE COME NEI MARMOREI GLUTEI, QUADRICIPITI e POLPACCI DEI NOSTRI PREDECESSORI LEGIONARI!

– E lo stesso facciasi per il riscaldamento, l’uso di ascensori e di servomeccanismi in generale: impariamo a farne a meno, o comunque ad attenuarne l’uso; sono strumenti falsamente tecnologici utili solo a rallentare il nostro metabolismo, indebolire le nostre difese immunitarie, inflaccidire il nostro corpo ed il nostro temperamento. Non sono altro che il demonio tentatore che sta rammollendo l’intera società occidentale con giovamento di altre collettività concorrenti più giovani e ben meno prone al superfluo. E la congiuntura fra crisi economica mondiale e destabilizzazione dei paesi islamici rischia di poter essere il duro banco di prova di un confronto che potrebbe sorprenderci piuttosto malridotti in tal senso.

Un esempio concreto della fortezza cui si ispira una degna conduzione di vita fieramente identitaria e antimodernista ci deriva dal nostro sodale Oreste Dvracrvxiano, emblema di vita agreste e contadina: con una casa riscaldata interamente a legna, una capacità coltivatrice e allevatrice totalmente autarchica, una resistenza fisica a qualsiasi tipo di intemperie, da sempre condivise con lo stesso suolo su cui poggiano le proprie mura domestiche: quale crisi (economica o d’altra natura) potrebbe mai mettere in difficoltà una persona abituata a vivere in tal maniera?! Non tutti possiamo seguire alla lettera il suo esempio, è comprensibile; ma almeno trarne qualche efficace spunto atto a ristabilire quali debbano essere le priorità d’un’esistenza allineata alla primordiale natura che l’ha partorita.

PITTRICE “PYTTRIX” SANDRA, patronessa di DVRA CRVX CENACVLI dX

QUANDO IL SUICIDIO DIVENTA CAPRICCIO

febbraio 21, 2011

Purtroppo, finché non stupra terzi, non sgozza quarti, o non fa esplodere quinti e sesti, la barbarie sa anche far commuovere, sfruttando sapientemente la beoneria occidentale. E così (Palermo 20 feb 2011 d.C.), l’ambulante che si è dato fuoco per protestare contro i vigili che pazientemente si guadagnavano lo stipendio intimandogli il rispetto della legge, diventa un eroe, e, anziché evidenziare la bassa considerazione della vita umana con la quale altre culture tentano quotidianamente di contaminare quella che noi occidentali ci siam saputi sudare senza aiuti, né compassioni né conforti religiosi di alcuno, scatena una folle corsa a calibrare la ragionevolezza delle reazioni umane, politiche e giudiziarie alla vicenda non sull‘oggettività dell‘accaduto, ma sulla gravità e l’esteriore cruenza del come si è concluso.
In pratica, basta darsi fuoco per avere ragione, così da render la ragione stessa appannaggio dei più barbari e non di chi la possiede sulla base del Diritto.

Un po’ come avveniva nel medioevo quando gli islamici minacciavano l’Europa agitando all’orizzonte quelle scimitarre che ben si sapeva tagliassero teste senza tanti complimenti, scatenando le paure di un Occidente che però sapeva ancora rispondere con orgoglio alle minacce, e trasformare quel terrore in spirito di sopravvivenza, quindi, di difesa.

Ma oggi che l’Occidente, come ormai sono in parecchi a scrivere e sottoscrivere, si è rimbecillito a suon di falsi sensi di colpa e massiva perdita di testosterone, l’esito di tali ostentazioni di ferocia non sono altro che, anzitutto, proteste (con tanto di auto della polizia incendiate) dei connazionali del suicida che, ovviamente, anziché piangerlo con autentica mestizia, inscenano le solite cagnare tribali di piazza con cartelli e slogan in lingue incomprensibili; poi, i poveri vigili che finiscono sotto inchiesta come se avessero dato loro fuoco al ragazzo, ed infine, venefiche ciliegine sulla torta, le rituali dichiarazioni antirazziste dei politici (purtroppo non se ne salva mezzo..), come se il rispetto delle leggi sulla tutela fiscale e sul decoro del paese fosse una forma di razzismo e non un fondamento di civiltà il cui rispetto pretendere indefessamente da tutti gli italiani.
Appunto, purtroppo solo da loro.

Chi si suicida non perché picchiato, minacciato, o arrestato ingiustamente, ma perché si rende vittima implicita dell’intervento di solerti vigili urbani su banali questioni di uso del suolo pubblico, è, nell’ipotesi migliore, una persona instabile psicologicamente; sorvoliamo pure sull’ipotesi peggiore, ma per favore non facciamone un eroe a cui dedicare l’ennesima piazza strappata ai veri eroi; ad iniziare da quegli italiani che hanno perso il lavoro in seguito alla chiusura di fabbriche i cui prodotti son stati soppiantati da quelli venduti sottocosto da capricciosi ambulanti suicidi.

HELMUT LEFTBUSTER

Kebab: meglio leggerlo su un articolo che trovarselo inavvertitamente su un piatto (di Ille Doctor Luminis)

febbraio 21, 2011

Dalle sperimentazioni deduttive più sconvolgenti e cazzute
a cui mi sia mai dedicato arrivo alla stesura di un articolo
che spero completi il saggio e spaventi l’imbecille,
confonda il confuso (che non merita altro)
e stermini il borghese inducendolo
al suicidio intellettuale.
Buona lettura
I.D.L.

Tornavo a casa dopo una giornata piuttosto movimentata un po’ di giorni fa e mi accorgevo di un negozio di kebab che millantava di saper impastare anche la nostra cara pizza. Fin qui è già tutto detto: il modernismo, con la sua riduzione del tempo all’attimo ha velocizzato ogni cosa sacra, rendendola ridicola. Ciò che si imposta come sacro di certo è senza fretta, poiché quest’ultima presuppone un interesse, e l’interesse – se non è direttamente economico – è quasi sempre economizzabile. Pizza (quella pizza), kebab, hamburger non rappresentano altro se non tre forme di aggressione della profanità verso il sacro: il pasto.
La pizza nasce come italica sinfonia di sapori e colori e si aspetta di essere trattata come tale: lenta preparazione, lenta degustazione, lenta digestione, lenta evacuazione (quel mio pamphlet “cagate e non sarete mai alienati” va portato sempre seco). Già mi irrita che venga associata all’idea del pasto veloce, di chiara derivazione transoceanica.
Ovviamente ciò non basta. L’idea della pizza come italian fast food è già inquinata abbastanza, ma c’è qualcosa che peggiora la situazione: l’abbinamento. Ma torniamo un attimo all’insegna.
Sopra il negozietto, frequentato solo da gente di classe vestita di stracci, troneggiava questa scritta “Kebap & Pizza”. Cosa c’è di strano? Si è più volte sottolineato come i nuovi cerchino di agganciarsi alla tradizione autoctona, senza il mino rispetto e la minima capacità tecnica (ma ahimè di troviamo in un’epoca in cui l’opera d’arte può essere riprodotta, e la riproduzione ne sminuisce la sacralità. Questo è un pensiero di Walter Benjamin, una mente geniale sinistra).
Già: più la pizza viene riprodotta da chi non ha con essa alcun legame, più la stessa perde in fatto di sacralità. Voglio darvi un piccolo suggerimento: il sapore è sacro. Credete che sia stimolazione meccanica di centri nervosi? Mangiate quando siete incazzati: non riuscirete ad assaporare neppure la pietanza più saporita. Insomma: sarebbe piacere senza godimento (altra teoria sinistra).

Intervallo (lo so che non è previsto in un articolo, ma faccio un po’ quello che cazzo mi pare, dato che riesco ancora a pensare in maniera autonoma).

– Luminis, ma la smetti di tirare in ballo i sinistri? Pare che solo loro abbiano affrontato determinate tematiche.
– Vedi, Luminis: in primis non scomodo filosofi o meglio teologi per un articolo tanto umile; in secundis è così divertente smentire l’avversario tramite le regole che vorrebbe impormi ma non ha mai né capito, né assimilato, né tantomento applicato.
– Ma smettila: sei riuscito a fare teologia della merda.
– Se il kebab fosse merda potrei darti ragione. La merda è degna: qui si superano i limiti del lecito.

II parte: origine di <&>.
Durante il medioevo c’erano due modi per indicare la moderna “e” come congiunzione: la cosiddetta nota tironiana (simile ad un odierno 7) e la forma canonica latina, ovvero “et”. Si sa che scrivere in velocità modifica il tratteggio e la forma delle lettere, modificandole – talvolta – radicalmente. Man mano che e venivano scritte di seguito, frequente mente e velocemente hanno iniziato a fondersi tra di loro, creando quel <&> che stupidamente oggi chiamiamo commerciale, e che non ha nulla in comune il concetto di new economy.
Ora: arriva un punto in cui legature e nessi tra lettere vengono progressivamente abbandonati (anche le note tironiane: un peccato), ma <&> rimane, ed entra a pieno titolo nella tipografia e non come carattere raro o poco usato. Il concetto di congiunzione fonde talmente tanto che unisce le due lettere che in latino componevano l’et: assoluto, senza tempo.
Credete che di una storia del genere sia degno il kebab, specie se in relazione con la pizza, due volte sfortunata?

III parte: non solo i significati

Kebab: cosa pensate? Classico intruglio di ingredienti malsani: pane schifoso, carne putrida, salse misteriose e segrete. Nonostante ciò la gente lo mangia. Ma qui non voglio parlare di mode, di centri sociali, di zecche. Ho evocato Tirone poco fa, dunque calma.
A me fa paura il kebabbaro. No: non ho paura degli uomini che sfilettano quello schifo. Temo la parola kebabbaro: dal suffisso latino -ARIU(M) deriva quello italiano -aro o -aio (quelli di noi storici della lingua lo chiameranno nesso r+j).

Secondo intervallo.

– No!!! Non mi uscirai con la storia di radici e desinenze dal tempo di Adamo ed Eva?
– Guarda: evoco storie, trasformazioni, momenti tutti occidentali per far vedere come il Kebab non c’entri un cazzo. Ha la sua storia? La vada a raccontare al suo popolo, nella sua terra. E già dubito.

IV Parte: storia delle parole e dell’etimologia
Sin dall’antichità si riteneva che nell’etimo fosse l’origine quasi divina delle parole. Gian Battista Vico….

Intervallo straordinario.

– No, seriamente: non puoi rompere il cazzo in questo modo, altrimenti non la finiamo più: dopo tutto sto scrivendo io
– E che c’entra? Del resto quello che pensa sono io. Ma va bene: a breve si va a cena, e sarei incoerente a non prepararmi a tale liturgia

V parte: conclusioni

E’ chiaro che, in un modo o nell’altro, qualcosa di estraneo non si potrà mai integrare alla perfezione: il presente lo si può comprare, il futuro si può anche conquistare…ma il passato è inalienabile. Volete una prova? Provate a vendere il vostro primo compleanno: è addirittura più complesso che vendere l’anima.

Grazie per l’attenzione.

Circa QUEL “BASSO COSTO” assassino di QUALITA’, IDENTITA’, VALORE e LAVORO!

febbraio 13, 2011

Le immagini parlano agevolmente ben più di qualsiasi riga: quando la “salute” ed il “lusso”, su basi diverse presìdi qualitativi per eccellenza, arrivano ad essere intaccati da quella corsa al ribasso grazie alla quale i migliori pregi della nostra civiltà vengono calpestati come fiori rari e preziosi da chi è abituato a camminare nella sabbia senza doversi preoccupare di discernere quali granelli travolgere e quali no, è segno che il limite è stato passato e che, senza l’opportuna reazione, la Civiltà verserà nel declino.

Troppo facile s-vendere s-concorrenzialmente qualsiasi bene per far luccicare gli occhi a chi, disamorato cronico di quanto si trova a disposizione, è mosso da mero istinto di facilona conquista alla volta di territori che ad occhio e croce gli propongono merce più attraente ed appetibile al contempo: all’inizio lo svenditore avrà pure qualche spicciolo in più di ritorno; ma presto si renderà conto di dover cominciare a pregare di avere ancora il TEMPO e lo SPAZIO per goderselo quel “ritorno“.

Soluzioni ? Per negozianti ed esercenti: tornare a vivere di lavoro onesto, pulito, e BEN pagato; così facendo, la qualità tornerà a risplendere di luce propria!
Per i consumatori: NON comprare, sbattendosene dell’apparente convenienza, nulla che sia in odore di valere meno di ciò che dovrebbe. E, naturalmente, scegliere i prodotti locali, nazionali e comunque di filiera corta e chiara provenienza.

Il SOTTOCOSTO è l’anticamera di qualsiasi FOSSA.

HELMUT LEFTBUSTER – skeggia dvracrvxiana –

Circa QUELLE NEO-FEMMINISTE IN SMART CHE PREFERISCONO IL BURQA BURQA AL BUNGA BUNGA…

febbraio 12, 2011

Che orrore assistere allo scendipiazza di queste babbione ingioiellate in Smart, dalle vulve oramai forse dimentiche dei giorni migliori e oramai immolate anch’esse, antichi meravigliosi baluardi naturali di puro istinto animale – tendenzialmente omoetnico a giudicare dalle statistiche delle scelte di accoppiamento maggioritarie all’interno della specie umana – ad un politicamente corretto che detta legge anche all’interno di quel movimento femminista un tempo vitale e genuino, obnubilandone così anche le istanze migliori.

L’emancipazione giuridica e spirituale che le donne occidentali si sono sudate a suon di roghi, sangue, botte, vessazioni fisiche e morali d’ogni genere (tuttora inspiegabili rispetto a quella Romanitas lontana duemila anni che ben altra dignità aveva saputo regalare a tutti i propri cittadini, donne comprese), geme ora sotto il tallone di una nuova regressione che stavolta ha invece nomi e cognomi chiarissimi: Islam, immigrazione screanzata e confusione di costumi con popolazioni arretrate e piovute ad inzavorrare la legittima ascesa del nostro popolo e dell’Europa tutta verso un meritato benessere qualitativo di vita e di pensiero.

E così, che cosa accade mentre in Svezia le donne sono costrette a tingersi i capelli di scuro per evitare gli “stupri etnici” commessi dagli islamici nei loro confronti, stupri che in Francia ed Inghilterra sono ormai all’ordine del giorno?! Mentre la questione “burqa o non burqa” intasa i lavori parlamentari di mezzo continente e si è costretti a discutere se questi cazzo di insaccati ambulanti asessuati (nel senso che non esprimono alcun genere..) possano scorrazzare o meno ad alterare l’habitat, la sicurezza e l’estetica delle nostre strade?! Mentre la barbara pratica dell’infibulazione devasta sempre più bambine nel mondo e anche in Italia, a tal punto che la Rai è costretta a sacrificare preziosi spazi pubblicitarii per mettere in onda agghiaccianti spot al riguardo pagati dal contribuente?!
Ebbene, accade che a giorni le femministe storiche scendano in piazza contro il “bunga bunga“ di Berlusconi, personaggio del quale certo non condividiamo i gusti esotici, ma che certo non può dirsi un deprecatore del sesso femminile. E quindi che se lo goda come meglio crede, beato lui che può !

Ma insomma, da dove diavolo viene tutto questo improvviso bigottismo veterofemminista ?!Quelle stesse libertine che sventolavano reggiseni e mutandine al vento nel ‘68, predicando all’unisono sesso libero e liberalizzazione dei costumi, come potevano sperare che tutto ciò non avrebbe sforato, prima o poi, dal semplice “far odorare”, al porno inizialmente “d’Artista”, per poi proseguire nel trash alla Alvaro Vitali, sino al tettonismo alla “Drive In”, ed infine ad un Berlusconismo televisivo dove le donne non son certo né suore né matrone romane, ma la cui vestizione non è che l’esito di una evoluzione naturale voluta proprio da quel libero mercato delle idee e dei costumi figlio del progressismo sessantottino?!

Ed ora, ipocrite vacche, vi mettete a fare le moraliste e a protestare contro il Berluska alla vigilia di un periodo elettoralmente cruciale per tutta la civiltà occidentale, (con un nordafrica in subbuglio e voglioso di trasferirsi in massa qui da noi), senza aver speso un solo fiato per quella povera venticinquenne stuprata da un branco di marocchini qualche sera fa’ a Torino (6 2 2011 ndr http://www.leggo.it/articolo.php?id=105040), né per le centinaia di ragazze che da pochi anni a questa parte l’han tragicamente preceduta in un turbinio di cronaca nera fin troppo facilmente consultabile dando solo qualche colpo di tasto su internet?!

E allora, poiché siamo in democrazia – e ben felici di esserlo -, a voialtre/altri che domani scenderete in piazza contro il buon Berluska Noi diciamo: ANDATE A FARE IN CULO SENZA TROPPI DERIVATI DEL PETROLIO!

HELMUT LEFTBUSTER

Madonna Libertà, qui mi domando (di Ille Doctor Luminis)

febbraio 5, 2011

– Per anni t’hanno usata malamente

nè seppero – tapini – chi tu fossi

ed ora il volgo assai apertamente

pretende di vederti in mezzo ai rossi.

Madonna Libertà, qui mi domando

perchè permetti questo silenziosa?

Son troppi quei ch’ il nome tuo sporcando

vorrebbero alterar or ogni cosa!

– Mio caro giovanotto fiducioso,

io son prima di te nata e cresciuta,

lottando per resistere al cretino.

Se noto ch’il mio nom è già corroso

e la mia buona fede ormai caduta

rapidamente eleggo un paladino!

Sarà capace di farmi apprezzare

facendomi ogni dì desiderare.

Che porti una catena intorno al petto,

chi non è pronto al mio regale aspetto!

Aeternitas

febbraio 5, 2011

Una tantum vita ad sacra scienda satis non est, neque una enim vita ad sacra constituenda satis fuit. (Ille Doctor Luminis)

Un libro e il foglio (di Ille Doctor Luminis)

febbraio 5, 2011

Un giorno, in un archivio, un foglio di carta impolverato, sporco, ma piuttosto antico viene posato su un mucchio di libri, in attesa di essere catalogato. Offeso, l’elegante tomo coperto dal suddetto foglio comincia a lamentarsi: “sono decorato con inserti d’oro, rilegato con rara maestria! Sono un’edizione limitata: solo i più illustri uomini mi possiedono. E ora mi trovo ad essere occultato da un lurido pezzo di carta, lacero, contenente quattro scarabocchi anonimi!”. Con la calma che si addice ad un vincitore, replica quest’ultimo: “Carissimo signore, da queste parti la sua fama è ben nota. Dalle sue, però, dovrebbe essere la mia.” “Crede?” disse con poca delicatezza il volume. “Sì signore! Vede…dalle quattro parole scritte su di me qualche uomo di buona volontà è riuscito a ricavare il testo che ora è finemente stampato su di te. Senza me tu non saresti neppure evoluto da legno a carta. Vedi, potrai anche comparire nelle biblioteche più rispettabili ma io, caro,io sono l’originale e verrò consultato anche quando tu diverrai vecchio e nessuno più ti aprirà, dato la gente chiederà ad altri uomini di buona volontà una migliore edizione. Goditi la tua fama: sarà intensa, ma durerà poco! Quanto a me…vedrò di godermi la mia cauta ed umile eternità!”

Dannazione! (di Ille Doctor Luminis)

febbraio 5, 2011

I tuoni, or dove sono, e le saette?

Se penso a te che ancor ti dici umano

non una ma settanta volte sette

vorrei strapparti il cuore, allor, villano

Morente io ti vorrei ed al supplizio,

eterno ti consumi il vivo fuoco!

Un urlo di dolor per ogni vizio

vorrei sentir da te, ma non per poco!

E rapida e benigna a te la Morte

verrebbe, e il tuo dolor già avrebbe fine!

Non son così clemente o mio diletto!

Io t’odio e t’odio, e quest’è la tua sorte,

ma non ti torcerò neppure un crine:

a viver ti condanno, eterno inetto!

POLLO MANDORLATO ALLA NOSTRANA

febbraio 4, 2011

C’avete tutta sta voglia di pollo alle mandorle? E fatevelo! C’è bisogno di andare a buttar quattrini in quei luridi posti ove la carne sarà con tutta probabilità felina e le mandorle cariate come i denti d’un cadavere riciclato!?

No davvero! Ebbene, prendete dei petti di pollo o di tacchino e tagliateli a tocchettini o a listerelle. Scaldate in una padella con l’olio un bel gruzzoletto di semi di bei mandorli nostrani (ce lo ricordiamo ancora che le mandorle son tutto tranne che semi esotici, vero ?! Marzapane, latte di mandorla etc…), a cui avrete dato una frantumata grossolana giusto per non lasciarle intere, una bella spolverata di curry (una spezia indiana interessantissima che dimostra quanto i contatti con culture diverse possano arricchire, nel momento in cui si rivelino solo “piacevoli parentesi occasionali” e non “indigestioni croniche e modaiole”), e qualche chicco d’uva passa. Poi aggiungete i pezzetti di pennuto già tagliati, salate a piacimento, e cuocete con una sonora spruzzata di vino e di limone (non c’è bisogno della soja..) sino all’ottenimento di una colorazione omogenea dell’intera padellata tendente ad una tonalità “mandorlata”. A noi piace aggiungere qualche foglia di fiore di zucca alla ricetta, ma non è indispensabile. Se poi voleste farne un piatto unico, basterà lessarvi a parte un po’ di ricco riso vercellese e poi mantecarlo alla fine nella padella stessa, oppure semplicemente accompagnandovi il contenuto.

Visto? Ci voleva tanto?!

– ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –