Pacifismo, internazionalismo e simbologia nazionale (di Ille Doctor Luminis)

Il bello della gente è che parte dal presupposto di poter ragionare astraendo da situazioni immobili. Sì, insomma…avete presenti le voci fuori campo dei film? E’ come se questi pretendessero di mettere pausa al reale, di riservarsi tutto il tempo di una profonda riflessione: ne frattempo lo spettatore è allietato con suggestive inquadrature di ameni paesaggi o di scorci metaforici.
No: non credo funzionino così le cose. Accorgersi di questo però non significa cominciare a ragionare correttamente! Mettete in pausa una scena in movimento, o comunque provate a scattare una fotografia con una macchina analogica da un treno in gran velocità: sarà tutta sfumata. Certo, chiunque la guarderà saprà cogliere la situazione, postulare un mezzo di trasporto veloce. Tuttavia…non c’è movimento in una foto, non c’è movimento in quei buffi espedienti fumettistici che, con poche linee, vorrebbero dare anima a ciò che è fermo per professione.
Non voglio fare filosofia (sarebbe semplicissimo discutere sul rapporto tra quiete e moto qui): dico solo – per l’ennesima volta – la soluzione è più stupida del problema.
Vediamo se riesco ad modellare la premessa sul ragionamento che vengo a sottoporvi: la bandiera della pace. Sì, proprio così, senza verbo o ulteriore connotazione: mi interrogo sulla bandiera della pace. Pace: concetto oggigiorno progressista per eccellenza.
Eppure…la cosa non mi convince: bandiera, pace! Tralascio la storia – piuttosto dubbia – dell’origine delle bandiere di stoffa simili a quelle odierne: mi preme analizzare cosa significhi parlare di bandiere nella seconda metà del novecento, quando i movimenti pacifisti raggiungono il loro apice. Bandiera è un termine che si lega a nazione in una corrispondenza biunivoca. Certo, non dimentichiamo i principi internazionalisti, che pretendevano di legare i proletari di tutto il mondo, spezzando l’idea di nazione. Forse per certo socialismo occorrerà parlare di simbolo, correlativo di idea, ideale. Ben presto ci si rende conto che abbattere l’idea di nazione è pericoloso anche per un rivoluzionario (la struttura dei partiti comunisti parla da sé: ognuno nasceva strutturato in un territorio nazionale, volente o nolente): si corteggia la bandiera. Questa simboleggerà dunque una nazione, una vera e propria sovrastruttura (parlando in termini scientifici), ma ostile alle vecchie sovrastrutture: non sarebbero stati poi così ipocriti se non avessero millantato di distruggere ogni sovrastruttura. Ma la fase rozza? Rozza, delicata, sporca, pulita: non ho mai visto sconfiggere qualcuno dando al popolo il suo stesso esempio! Per distruggere la nazione occorreva farsi nazione, impossessarsi dei suoi baluardi!
Ma sto parlando di cose ben più cretine: i movimenti pacifisti, fondati sull’idea universale di pace e fratellanza che trascendono le differenze e riuniscono tutti. Perchè avrebbero bisogno di una bandiera, un qualcosa che nasce per distinguere e separare? Per riconoscere semplicemente i militanti? Ma pace prevede militanti? Ecco come gli interscambi storici, specie tra idee nemiche, rendono il tempo troppo viscoso per una sana passeggiata: non ci si può fermare ad ammirare un paesaggio, bisogna scivolare. Siete padroni di non crederci, ma per me c’è anche più gusto.
Dicevamo dei pacifisti: tutti uguali con un distintivo. Dio: non oso procedere! La logica me lo vieta.
“Ma noi – con l’arcobaleno – ci distinguiamo dai violenti!” Se non riuscite a comunicare il vostro messaggio senza distinguervi non siete all’interno delle meccaniche che voi stessi vi siete costruiti.
La pace non ha bandiere, ma ha la bandiera della pace! La pace non ha nazione: è nazione a sè. Ergo, i pacifisti ritengono lecito non obbedire al comune buonsenso, al diritto naturale e non tipico di un certo paese, come ogni degenerazione dei primi moti internazionalisti utopistici.
Ma parlavamo di pace, no? Pace: concetto progressista, concetto moderno. Certo: di pace hanno parlato solo i pacifisti, secondo i pacifisti, quegli individui che hanno sempre ripudiato il concetto di guerra! Mi risulta – e provate a contraddirmi – che si parlasse di pace anche in tempi di guerra, anzi, soprattutto in tempi di guerra: come una sensibile, in musica, con la sua presenza invoca una tonica, la guerra invoca una pace. La lontananza della stessa e il desiderio di riconquistarla offrono la possibilità di studi molto più approfonditi, studi “fuori dal sistema”. Pace non è assenza di guerre ma risoluzione di conflitti. Anche le guerre risolvono i conflitti, ma la pace è più intuitiva ed economica, più affine alla natura sociale dell’uomo. Pace non esiste se non in relazione a guerra: sopraggiunge solo dopo quella! Infatti va conquistata: è bottino di guerra! E’ il bottino più grande, perchè eviterà guerre future. Quanta guerra è inscritta nel concetto di pace, su quanta violenza si basa la speculazione non-violenta! Ora vogliamo censurare la guerra! Perfetto: non abbiamo più bisogno della pace. Ma guardate: è talmente logico quello che dico che oggi sono proprio i guerrafondai (coloro che invocano guerre senza nessun conflitto preventivo) che si mascherano dietro la pace. Pacifisti grandi guerrafondai e pacifisti piccoli manifestanti sono la dimostrazione indiscutibile che quando la miseria chiama l’idiota risponde.
La bandiera della pace: internazionalismo nazionale, pacifismo atomico, universalismo distinto! Esiste un problema, nasce una risposta: la risposta non diventa un problema autonomo, ma rafforza lo stesso problema iniziale.
La soluzione? Boh…è già tanto che all’una di notte vi ho destrutturato seriamente (e non con le solite uscite velenose contro l’ipocrisia sinistra) il pacifismo, sottolineando come sia solo una fazione ostile, sempre presente nella nostra tradizione, che ha indossato nuove vesti variopinte.
Da quando esiste l’occidente esiste chi rema contro di esso. Siamo stati così magnanimi da concedere all’uomo – nostro – anche la libertà di vendersi l’anima. Camminiamo costantemente feriti, doloranti, sofferenti: ma guardandoci allo specchio siamo l’unica civiltà che non merita un auto-sputo. E’ per questo che i venduti vanno fermati prima che accumulino troppa saliva.

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