Liste e pretese politiche a “sfondo etnico o religioso” sono VIETATE ! (o meglio, per logica democratica lo sarebbero…)

La RELIGIONE e l’ETNIA, fattori sociali e antropologici di tutto rispetto, soprattutto nel gran caos del mondo globalizzato (negli USA l’appartenenza etnica compare addirittura fra i dati personali di riconoscimento), non costituiscono tuttavia alcun titolo per “buttarla” in politica, né per rivendicare posizioni specifiche elettoralmente rilevanti. Lo dice la Costituzione (che parla di cittadini tutti uguali innanzi alla legge – Art 3 -) e lo dicono precise leggi contro la discriminazione etnica e religiosa fra cittadini, che non consentono di trarre conseguenze giuridicamente rilevanti da appartenenze etniche o religiose.  Semmai esiste una diversa tutela normativa del cittadino nativo, residente e regolare rispetto al clendestino.

Dunque questi IMMIGRATI (non esiste giuridicamente un “popolo degli immigrati”) che reclamano verticalità elettorali di lista basate su tali fattori (istanze presentate al sindaco di Milano nel giugno 2011 d.C. per la cronaca) hanno pretese contro le leggi dello Stato.

Fuori da tale logica può esistere solo la giungla del numero e legge del più forte.

– ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –

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