Archive for luglio 2011

TORTA DORATA DI MELE E PINOLI

luglio 31, 2011

La ricetta base è la stessa del “CIAMBELLONE DANTESCO” e le dosi pure; la differenza consiste nell’usare una teglia tonda normale e non “a ciambella” e unire all’impasto 2 mele gialle fatte a pezzetti ed una bella manciata di pinoli. Il tempo di cottura si eleva ad 1 ora, poiché la mela rende più umida la consistenza dell’impasto, ma il nutrimento aumenta e la morbidezza ci guadagna: oltre che per la colazione, sarà un ottimo dolce estivo da dessert, servito con del buon passito. Eviterete di buttare soldi regalandoli a chissà chi, saprete quello che ingoierete, e vi delizierete il palato autarchicamente con le vostre mani ed i frutti della vostra terra.

TESS LA PESCH – Aristocrazia Dvracrvxiana –

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LOCI ET LVCI DVRACRVXIANI

luglio 30, 2011

Luoghi cari e “boschi sacri” a Dvra Crvx Cenacvli dX / Aristocrazia Dvracrvxiana per il loro vissuto storico, il nostro piacere di batterne il suolo, il prestigio di poterne abitare le dimore…

ci si gozzoviglia alla grande!

Magione pregna d’Arte…

Scanno: chiese, lupi e caprioli…

Valle dell’Empiglione: Lvcvs di Catel Madama (in memoria di Margarita d’Austria, Signora dell’Agro Romano anienino), luogo di meditazione artistica, già cantato dal grande pittore italiano Ettore Roesler Franz.

Aachen, l’odierna Aquisgrana, gloriosa capitale del Sacro Romano Impero, LOCVS.

Castel Tirolo, residenza di Sacri Romani Imperatori (LVCVS TRENTINO)

Kehlstein (Nido dell’Aquila), Germania, LVCVS (PDCS)

Monte Fumaiolo, sorgenti del Sacro Tevere (LOCVS)

Castello di Sigmaringen (Germania), residenza dei Sacri Romani Imperatori (LOCVS)

Gorizia, MAGIONE DVRACRVXIANA

Grava di Vesalo (P.D.C.S.)

Lago di Massaciuccoli (LOCVS-P.D.C.S.)

Chiesa di Santa Valpurga (LVCVS ALTOATESINO)

Grotta DIKTE’ (Creta, Grecia), LOCVS MITOLOGICO DVRACRVXIANO

Lago di San Benedetto (Subiaco), Lvcvs Simbrvinvs (P.D.C.S.)

Buonconvento (Lvcvs), luogo di memorie ghibelline.

Neive (Cn), Locvs gastronomicvs, vinicvlvs, Magione, e vestigia ghibelline della Torre del Monastero, la chiesa di Santa Maria del Piano citata la prima volta in un documento recante il sigillo dell’imperatore Enrico II.

Maccarese-Fregene, Lvcvs di memorie architettoniche razionaliste, opere agricole ed ingegneristiche del Ventennio, Magione e TDCS.

Lappago (Locvs Altoatesino, luogo di meditazione ghibellina, TDCS, tomba di personalità illustri)

STRAVOLGIMENTI CULTURALI IN TEMPO REALE: PENETRAZIONE ANALE SENZA ANESTESIA MENTALE.

luglio 30, 2011

Da “La Repubblica” del 26 luglio 2011, : “L’Organizzazione (O.C.S.E.) contesta il vecchio sistema di far ripetere l’anno scolastico: rafforza le diseguaglianze e pesa sui bilanci”.

Questa la notizia. Perfetto, qui si fa la Storia, signori cari: i mondialisti, verificando quotidianamente che lingua e programmi scolastici restano insormontabili ostacoli a quell’omogeneizzazione dei popoli che essi stanno progettando, anziché saggiamente desistere, decidono di premere sull’acceleratore con il tipico disprezzo degli invasati, puntando direttamente al cuore del problema: ma stavolta “l’asino casca davvero”, è proprio il caso di dire.

Stiamo infatti assistendo in tempo reale alla bestialità più cinica, spregevole e mercantilistica del mondialismo in tutto il suo splendore: dopo decenni di lenta instillazione di anestetico relativista, multiculturalista e globalizzatore, ecco che il sovvertimento dei valori si spazientisce, snodandosi la cravatta: come si può convincere qualsiasi mente lucida che, dopo millenni di civilizzazione culturale basata sul rapporto fra apprendimento del discepolo e verifica del maestro, tutto ciò divenga merda nel giro di una settimana?! Forse perché le classi “multiculturali” non funzionano e stanno mettendo in ginocchio l’intero sistema scolastico, ritardando l’apprendimento di tutti, con disagi per “la cultura”, frustrazione per “il multi” e appalesamento dell’insormontabilità di un’integrazione impossibile date le insane dimensioni del fenomeno?!
E quindi, come in ogni dittatura del Pensiero unico che si rispetti, vai col tango dell’imposizione costi quel che costi: non si boccia più nessuno, così, finalmente, ognuno parlerà la lingua che vuole, si farà i programmi in famiglia, rutterà alle interrogazioni anziché esporre, e l’ascesa sociale e professionale dei futuri cittadini italiani sarà determinata da “imponderabili” parametri posti dal controllo globale.
E Sallustio? Dante? Leopardi? Vecchie mummie irrancidite dal tempo, fanno forse vendere cellulari, i-pod e cibo preconfezionato? Macché..rottamiamoli!

Bella questa società figlia del ’68, dove le intellighenzie sinistrorse che sino all’altro ieri si atteggiavano ad altere detentrici della cultura, facendo il bello ed il cattivo tempo con chi avesse l’ardire di portare “il Futurismo” alla maturità o ammirare figure storiche scomode, ora predicano la promozione generalizzata, tranquille che in tal modo certe idee, e soprattutto l’identitarismo culturale, restino comunque numericamente “in minoranza”, date le pessime sorti della cultura europea, miserevolmente destinata all’oblìo.

Eh no, cari mondialisti: stavolta l’avete fatta troppo grossa, anzi, grosso..troppo grosso perché ci entri nel culo senza che ce ne accorgiamo tutti, o, almeno, in molti.

HELMUT LEFTBUSTER.

SCANNER, EFFIMERO (perché pericoloso) TRAGHETTATORE DI VERITA’.

luglio 28, 2011

Le istanze mondialiste puntano, come detto più volte, alla cancellazione della memoria storica, estetica e culturale in particolare di quelle genti il cui retaggio identitario è di più pregno, pregiato e variegato lignaggio.

Ribadendo tale solfa ad libitum, siam certi di uscire comunque indenni dal vischio di ossessioni cospirazionistico-complottiste, poiché, come magistralmente spiega Ida Magli, qui non c’è alcuna cospirazione dal momento che l’offensiva mondialista viene portata avanti alla totale luce del sole, con la strafottenza e la sicumera tipiche di chi si sente invasato da giustizialismo universale e dalla certezza di aver fatto tutte le mosse giuste da un po’ di tempo a questa parte. Pertanto, di “offensiva” comunque trattandosi, il respingerla resta un diritto altrettanto specchiato e inalienabile, da rivendicare con la fermezza propria del diniego civile e della legge della sopravvivenza, codici e Costituzione alla mano.

Un tempo esistevano i graffiti nelle grotte; poi sono arrivate la pittura, la scultura e la scrittura a tramandare, testimoniare, anche implicitamente, ogni trascorso del transeunte culturale e spirituale umano. Sino a che non è arrivata la “fotografia”: così vera, scevra da ogni illusione ottica di specularità dell’osservatore, la più nitida delle tecniche di riproduzione visuale della realtà, realtà che, attraverso di essa, può finalmente essere immortalata su carta. Si, su carta, il più antico supporto di realizzazione grafica pittografica e semantica, un supporto tenace, inglobalizzabile, caratterizzato dalla funzione di rappresentare intervalli grafici significanti, possedibile autonomamente ed elitariamente dal singolo, copiabile ma difficilmente alterabile, insomma uno strumento mnemonico pericolosissimo per i detrattori del “genus”.

Ora, avvenuto l’innesco del progetto globalista-mondialista, l’opera di demolizione dei baluardi identitarii dei popoli va accelerata con ogni mezzo possibile, pena il dare il tempo anche ai più sprovveduti e obnubilati di rendersi conto che nel loro culo non sta entrando né un casuale filo di paglia, né una benefica supposta, bensì il collo di un’intera bottiglia piena di fiele: il multiculturalismo insito nella globalizzazione. E quindi, per evitare soprattutto alle giovani leve l’imbarazzante confronto con un passato ben più nobile e bello dell’orrido decadente presente, un passato che pullula di effettualità testimoniali ovunque, occorre sbrigarsi a far sparire le prove (architettura, gastronomia, letteratura, lingua): e a tal riguardo come non considerare la digitalizzazione della realtà un espediente perfetto per realizzare tale annichilimento mnemonico ?!
Il “digitale” è di fruizione ben più semplice del cartaceo, ben più comoda e controllabile rispetto ai vecchi “archivi” che comportavano la “fatica” di essere rintracciati, sollevati e scartabellati  manualmente.
E tale subdolo processo di acquiescenza verso la pigrizia umana è valso in più ambiti della quotidianità d’ognuno: prendiamo l‘”orario digitale”: ci ha fatto dimenticare i numeri romani, il senso orario degli orologi, tanto per fare qualche esempio di stravolgimento del quotidiano d’una volta, ma non per questo ci ha fornito una qualche nuova rivoluzionaria lettura del tempo che ci facilitasse davvero la vita.
Il digitale è alterabile sotto ogni aspetto (grafico, visuale, audiofonico), è ammiccante nel suo modernismo fashion-tecnologico e ideologicamente compatibile con l’intoccabile concetto di “progresso”. Ebbene, i progettisti mondialisti lo hanno sfruttato al meglio in tal senso, sono stati abilissimi anche stavolta: all’inizio hanno dovuto fornire la sensazione che il digitale incapsulasse il cartaceo, fosse quasi nato per migliorarlo, per dargli vita eterna (sino a scoprire poi che i CD durano ben meno delle audiocassette a nastro..): e a tal riguardo gli “scanner” (strumenti con cui digitalizzare le fotografie stampate su carta) sono stati sventolati subito come i sacerdotali operatori di tale missione, sino poi a farli sparire prestissimo dalle scene e dai magazzini. E il tutto in prospettiva di che cosa? In prospettiva del fatto che, con la globalizzazione telematica, le uniche immagini-verità che gireranno per la rete, a cui saremo sempre più tutti incollati in futuro, saranno quelle “dall‘adesso in poi“, già scattate (ed elaborate) in digitale; le altre, le foto di quel passato che è stato lo stragrande epocale dell‘Esistito, resteranno nei cassetti dei genitori che presto saranno dei nonnetti indeboliti nel corpo e nella memoria, poi malati e infine defunti, lasciando finire al macero intere cassettiere di testimonianze visive ed audiovisive con le quali gli “i-pad-dati” discendenti si schiferanno anche soltanto ad impolverarsi le dita, lasciando così mano libera alla sola realtà post-digitale, i cui discepoli non saranno certo svegli, curiosi e appassionati come lo furono gli amanuensi medievali; parliamo infatti di quattro “nerds” vuoti e disimpegnati, i figli della globalizzazione, appunto, che, autoriproducendosi per gemmazione – perché pur di essere antitradizionali neanche trombano – inquanto privi di origini e del conseguente amore per qualsiasi cosa, ne sono anche gli acerebrati, inconsapevoli servitori.

Impariamo dunque a salvaguardare le fotografie:
1) immortaliamole rifotografandole con la nostra digitale, e poniamole in rete, sui blog, facendole girare il più possibile: non occorre lo scanner, lento, costoso ed oramai introvabile.

2) impariamo a guardare le foto senza malinconia: la nostalgia che il passato sa emotivamente trasmettere è un sentimento amoroso, quindi vitale, costruttivo, non piagnucoloso e nichilista.

3) usiamole piuttosto come strumento di confronto. Ecco un nostro esperimento:
le due immagini seguenti ritraggono una stessa via della campagna laziale fotografata all’inizio degli anni ’80, e poi nuovamente oggi (2011 d.C.);

notiamo le differenze: quale dei due mondi possibili ci piace di più? Ci piace forse il cemento, il traffico, il caos consumistico dovuto ad una iperdemografia ? Se sì, beh, allora buon divertimento!
Se no..e cioè se si concorda sul fatto che il percorso di sviluppo intrapreso dalla prima foto alla seconda è sbagliato, tocca riflettere seriamente sulla doverosità di poter fare marcia indietro.

HELMUT LEFTBUSTER

MULTICULTURALISMO: QUEL SUBDOLO FINTO MARTIRE A SPESE DELLA VITA DEGLI ALTRI.

luglio 27, 2011

L’orrenda strage norvegese di questi giorni (luglio 2011 d.C.) ha fatto ripiombare l’Europa nel terrore, dopo Londra e Madrid di qualche anno fà (e Roma, aggiungeremmo, visto che la scorsa notte è misteriosamente andata a fuoco l’intera centrale di controllo della stazione Tiburtina, pur senza vittime, ma parecchi disagi).
Un terrore mai “autoprodotto” dal povero Vecchio Continente, ma, in un modo o nell’altro, sempre d’“eziologica importazione“. E sarebbe anche giusto iniziare ad esserne stufi, visto che in questo fazzoletto di terra d’occidente ci siamo nati e i nostri avi ci vivono da mellenni.

Ogni cruciale attentato di rilevanza internazionale, al di là delle indagini e degli sviluppi processuali che han tentato di risolverne contingentemente il caso concreto, ha sempre lasciato la propria impronta storica attraverso l’esito dell’effettivo “cui prodest” realizzato: chi si sarà beato dei suoi vantaggi strategici sul lungo periodo sarà stato il vero titolare della sua firma di sangue.
E poiché nessuna mente progetta qualsivoglia impresa con stupidità (sarebbe un controsenso logico), è difficile credere che ad un progetto pensato per ottenere effetti in un senso possano invece scaturire effetti di senso opposto, poiché un artefice degno di questo nome avrà pure previsto i contraccolpi mediatici di qual che fa: o no?!.

Ora, nel caso dell’attentato di Oslo, e della quasi contemporanea carneficina di Utoya, il fatto che il volto di un uomo biondo con gli occhi azzurri (ma un fisico, va detto, non esattamente da “Rambo”..) e sedicente “anti-islamico” sia stato riconosciuto come indiziato di una strage in cui son morte decine di suoi connazionali (per quanto connazionali di diverso parere politico) stride al fiuto di chi abbia davvero a cuore una libera e logica analisi della realtà.

In ogni caso, poiché talvolta la realtà supera la fantasia, e poiché si spera che la Norvegia sia un  paese di comprovata democrazia tale da garantire indagini serie e processi giusti, diamo pure per buona tale versione quando, mentre scriviamo, si è appena giunti alla convalida dell’arresto dell’indagato, sia pure “reo confesso“.

Ebbene? Lo spirito democratico di una civiltà evoluta dovrebbe esprimersi attraverso un dialogo politico che accetti ogni istanza dialettica democratica, limitandosi a vietare e a reprimere l’uso della violenza punendone senza condizioni i responsabili, e non aspettando quasi con la bava alla bocca che il peggio accada (magari catalizzandone l’accadimento) per poi poter condannare l’istanza ideale stessa anziché il modo in cui è stata esercitata.
Negli anni ’70, quando la gente moriva mitragliata per strada in nome del “proletariato” (sì..quello che ora vota la Lega o Forza Nuova..), nessuno si sarebbe mai sognato di invocare l’abolizione di partiti come il PCI o Democrazia Proletaria, né di criminalizzarne le istanze ideali, sebbene l’andazzo di terrore creato dalle Brigate Rosse non alimentasse certo le simpatie della classe media per il movimento operaio, tanto che forse tale elemento aiutò ben più di qualche altro figurante sullo scacchiere politico – anche internazionale – dell’epoca.
Ebbene, oggi il rischio è invece che ciò accada con il movimento di pensiero identitario che sta crescendo all’interno di un’Europa sempre più vessata da un multiculturalismo che gli Europei, quando democraticamente interpellati, in larga maggioranza non vogliono, a tal punto che i maggiori leaders, da Cameron (dichiarazioni febbraio 2011) a Merkel (dichiarazioni ottobre 2010) a Berlusconi (lo ha sempre sostenuto), son stati costretti a sentenziarne pubblicamente il fallimento, mentre le destre estreme crescono a vista d’occhio. Forse che questi leaders prendono in giro i loro concittadini nel fare affermazioni poi sconfessate dall’effettivo indirizzo politico e culturale dei loro governi? O forse, semplicemente, un qualche problemino c’è davvero ed è di ben più vaste proporzioni del previsto?!

Pertanto, come reagire adesso a quest’orrendo spargimento di sangue? Mettendo fuori legge l’anti-multiculturalismo (ammesso – e non concesso – che sia tecnicamente e giuridicamente possibile) solo perché un pazzo, sedicente “anti-multicultualista” e un sacco di altre cose fra cui “massone”, “luterano”, “filosionista”, e forse persino omosessuale, ha fatto una strage blaterando diciture ideologiche tradizionalmente “di destra”? O, piuttosto, riflettendo sul perché tante lacrime questo maledetto multiculturalismo, che non serve a nulla e a nessuno se non a fare ingrassare le multinazionali e a distruggere le identità di tutti i popoli, sta facendo versare agli europei, da che ha iniziato ad aleggiare sul loro continente dietro la spinta di istanze senz‘altro non autoctone?!

Se inquanto “culturalismo” esso pretendesse d’essere davvero “multi”, dovremmo iniziare a vedere tanti biondoni e tettone anche in Yemen, a veder costruire sontuose chiese anche in Cina, a vendere tante tonnellate di mortadella anche in Arabia Saudita.
E invece ben sappiamo che non è così; e allora, un multiculturalismo a senso unico e con un’unica destinazione ha ben poco a che fare con “scambi culturali” e “libero mercato del lavoro”, ben più configurandosi come “processo di colonizzazione” e “imperialismo senza frontiere”. E a tali categorie di azione politica si reagisce con una democraticissima “resistenza culturale e politica identitaria”, da che mondo è mondo.

Chiunque abbia sparato su quei poveri norvegesi – le indagini speriamo lo appurino presto – ha fatto un gran favore al multiculturalismo ed ha assestato un duro colpo all’immagine dell’identitarismo europeo. Quindi, signori cari, facciamoci due conti su chi possano essere davvero i reali beneficiarii di tutta questa storiaccia.

HELMUT LEFTBUSTER

P.S. : un dato giornalistico inquietante: mentre “Libero” e “Il Giornale”, innocentemente ed un po‘ puerilmente, hanno dimostrato ogni estraneità a “collusioni opinionistiche” manifestando addirittura erroneamente sospetti iniziali sul terrorismo islamico rivelatisi poi infondati (nonostante la rivendicazione di un sedicente movimento jihaidista), col relativo rischio di danno alla loro stessa credibilità d’immagine, quasi tutti gli altri giornali si sono sbracciati in un vigliacco linciaggio di ogni istanza identitaria tout court, citando nei loro articoli tutte le formazioni politiche di destra (compresa quella al governo del nostro paese) sventagliate come punti di riferimento politico dal presunto stragista norvegese: il sogno di questi balordi scribacchini sarebbe forse quello di far sentire “in difetto” chiunque possegga un pensiero diverso dal loro, soprattutto se dotato di fisiognomica nibelungica; il nostro sogno resta invece quello che la gente finalmente capisca che l’unico vero orrore del mondo è la prevaricazione del pensiero altrui basato sulla mistificazione, sulla menzogna, e sulla confusione coatta delle identità.

HIC ETIAM SUMUS ! (P.D.C.S.)

luglio 22, 2011

ESPERIA (Fr) : iscritto a pieno titolo fra i sacri miti fondativi della Nostra Civiltà, tale nome evoca luoghi mitologici appartenenti all’irreale; e invece basta andarci, raggiungerlo e bearsene.

MARCO POLO SI STARA’ DOMANDANDO NELLA TOMBA: “ma non hanno capito un cazzo di quello che ho scritto ?!”

luglio 22, 2011

Un tempo vendere era un mestiere nobile, prezioso, che si tramandava a costo di grandi sacrifici. Si vendeva non per “ammollare una fregatura” allo sconosciuto di turno, ma per coltivare una clientela che comprendeva amicizie, parentele e che, comunque, aveva alla base il concetto di conoscenza diretta del cliente, coltivando quell’oramai desueto sentimento umano chiamato “affezione”, ora infaustamente rinominato dal cinico capitalismo come “fidelizzazione”.

I negozi prevedevano una differenziazione della propria merce non necessariamente votata alla concorrenza (termine anch’esso orrendamente capitalistico), ma semplicemente ad una più sana specializzazione merceologica organica alla vita ed alle esigenze del “borgo”, cosicché tutti potessero approvvigionarsi di merce sana e ragionevolmente conveniente, e gli approvvigionatori stessi ne ricevessero il giusto compenso professionale.
Addirittura nel medioevo (periodo ben più salubre di quanto non c’abbiano raccontato) le “corporazioni” – anche mercantili –  erano espressione giuslavorativa di ogni attività umana vitale per la cittadinanza che ne fruiva, ancor prima che per il professionista che la esercitava. E quelle che non erano necessarie morivano, non c’era spazio per parassitismi che gravassero sulla società: l’ETICA era il benessere diffuso, non quello di categorie predeterminate da una falsa vulgata dell’assistenzialismo, oggi capaci di bearsi del perverso concetto di “discriminazione positiva” legalizzata.

Ciò detto, cosa c’entrano con tale coscienza storica, sociale, sociologica, corporativa, professionale, ..queste orrende rivendite di PACCOTTIGLIA senz’altro INUTILE, spesso NOCIVA, e assolutamente DISASTROSA per quanti prima producevano di mestiere indispensabili manufatti, realizzati a regola d’arte, e venduti al giusto prezzo che la loro utilità e qualità valevano ??? 
Parliamo di professionisti nostrani che ora sono costretti a chiudere bottega grazie a chi s-vende questi “surrogati di necessità” i quali, non a caso, vengono rifilati a pochi euro col solo intento di invogliare un acquisto INUTILE, e allettante solo perchè a poco costo e per di più offerto da gente che si esprime in modo incomprensibile, considerandoti merce peggiore di quella che ti sta vendendo.
Ma buttando un euro qua e un euro là per comprare schifezze, alla fine – e con la “crisi” – non ne rimangono abbastanza per vivere decentemente e far vivere decentemente chi per mestiere ci vendeva da vivere.

Fatevi un giro lungo le storiche aree annonarie e per i mercati delle nostre (ex) belle città, e ci sapremo ridire se noterete o meno differenze nella tipologia ed estetica dei negozi, nella qualità della merce, e nell’empatia di chi ve la vende rispetto ai vostri ricordi d’infanzia.

  Ecco il clima di serena civiltà, coesa concittadinanza, fiabesco  godimento di un quotidiano all’insegna del “proprio” e della Tradizione.

Perché arenarci ad accettare che quanto ci è appartenuto resti solo un ricordo ?!?

Ecco cosa campeggia di questi tempi sulla piazza del principale mercato annonario della capitale…

E questo sarebbe il vantaggio della GLOBALIZZAZIONE, della LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI, e del MULTICULTURALISMO ?!

Questo è piuttosto un SACRILEGO TRAVISAMENTO COMMERCIALE, ESTETICO e CULTURALE al quale gli eredi di ROMA hanno il democratico diritto di OPPORSI e lo spirituale dovere di RIBELLARSI.

Questa non è naturale osmosi commerciale fra popoli amici: questa è sopraffazione del TANTO sul POCO, alias del FORTE sul DEBOLE.

 

MARCO POLO SI STARA’ DOMANDANDO NELLA TOMBA: “ma non hanno capito un cazzo di quello che ho scritto ?!”

Helmut Leftbuster – ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –

(luglio 2011 d.C.)

Nota: questo articolo dvracrvxiano è supportato da un videocorrispondente al sottostante link:

ANTICORPI LINGUISTICI

luglio 13, 2011

La lingua è la più viva espressione di un popolo, della sua identità spirituale, del suo percorso filologico e quindi delle sue più scientifiche peculiarità antropologiche.

Come è noto, l’etimo delle parole ha spesso un’origine onomatopeica, ovvero esse sono state plasmate fonicamente in seguito all’imitazione del suono che, in archetipo, l’oggetto della denominazione ispirò i primi “antropoi” che tentarono di nominarlo (fonosemantica e fonosimbolismo). Naturalmente tutto ciò avveniva in modo differente nei diversi punti della terra; in parte perché la natura esprimeva soggettività peculiari in certi territorii piuttosto che in altri, in parte perché, pur a parità di comuni entità da dover nominare, bastava qualche miglio di distanza perché venissero fuori nomi diversi per lo stesso oggetto di denominazione.

Tale irreversibile verità rimarrà sempre la più incombente Spada di Damocle sulla testa dei progettisti e degli ideologi del mondialismo-globalizzazione, inquanto la logica che pone le parole in rapporto coi suoni e coi significati archetipi (lingua e scrittura) evidenzia irrefutabilmente l’INDOLE DIFFERENZIALISTA di ogni realtà ontologica esistente nei diversi punti del pianeta.

Quindi, non solo le differenze linguistiche PROVANO che genesi ed eziologìe umane hanno seguito percorsi differenti, ma RESTANO roccioso elemento ostativo a quell’appiattimento totalitaristicamente monocromatico che il multiculturalismo vorrebbe imporre al creato attraverso i subdoli ed ipocriti alibi delle “fratellanze universali” e del “libero scambio di merci e persone” (nell’èra del MERCATO assurto a DIVINITA’ GLOBALE sarebbe molto più facile VENDERE il più possibile a chi parlasse la stessa lingua di chi COMPRA…).

Se il preistorico che avvistava un uccello in territorio italico iniziò, prendendovi confidenza, a plasmare la parola UCCELLO, mentre il suo omologo in terra britannica farfugliava inizialmente qualcosa che sarebbe poi diventato BIRD, come mai le due definizioni non sono uguali, pur trattandosi dello stesso oggetto?!

Questo l’esempio più banale, grossolano. Ma andiamo oltre: prendiamo ora in esame un verbo, parola che riconduce al perpetrarsi di un’azione il cui suono di pronuncia – onomatopea – tenta di ricreare quello generalmente  prodotto dall’azione stessa: “schiacciare”..”spiaccicare”, in inglese “to crush”..”to smash”.  Qui è chiarissima l’esigenza di entrambe le lingue di sonorizzare qualcosa che, essendo pura “azione”, e non “soggetto” più o meno peculiare, è identica ovunque la si compia: e difatti, in entrambi i casi, il suono prodotto dalla parola riprende chiaramente quello di qualcosa che si frantuma, si spappola sotto il peso di qualcos’altro secondo leggi fisico-acustiche permeanti l’intero universo conosciuto.

E così, sia la parola “schiacciare” che quella “to crush”  forniscono la medesima suggestione sonora, sebbene entrambe diverse fra loro in modo proporzionale alla distanza geografica dei popoli che le usano e che, nei secoli, le hanno coniate così come oggi noi le conosciamo. In Giappone, tanto per allontanarci ancora un po’,  tutto ciò diventa “kurasshu”,  non sfatando minimamente l’intento contusivo del suono da produrre quando si “schiaccia” qualcosa anche in terra nipponica.

Pertanto: come mai più ci si allontana geograficamente fra popoli, maggiori sono le differenze nei rapporti fra forma-lingua-suono-alfabeto e semantica? Questo perché le DIFFERENZE servono, esistono, sono sempre esistite e donano originalità, funzionalità e bellezza al cosmo, derivando dalle differenziazioni staminali del cosmo stesso, sia che si preferisca seguire la pista CREAZIONISTA sia si opti per quella EVOLUZIONISTA.

Onoriamo dunque la nostra lingua (come ogni popolo dovrebbe fare con la propria) che non è solo comunicazione in senso assoluto, ma è anzitutto ESTETICA DESCRIZIONE COMUNICATIVA di differenti identità. Dopodiché, grazie al costruttivo apporto di INTERPRETI e TRADUTTORI, essa può anche consentire la comunicazione fra popoli e culture differenti.

Ma la LINGUA è altresì FENOMENALE ANTICORPO ANTI-INCULTURAZIONISTA nel momento in cui, proteggendone senza stanchezze le caratteristiche di corretta pronunzia e dizione, e rispettandone senza cedimenti quelle grammaticali e lessicali, sappiamo renderla quel naturale “DISCRIMEN”  fra genti diverse atto, da un lato, a valorizzare l’irripetibile retaggio identitario che ciascuna di esse reca seco, e, dall’altro, ad intralciare la letale “macedonizzazione” in voga in questa assurda epoca decadente tutta protesa alla brutale e mercimoniosa cancellazione  di ogni SIGNIFICATO, FORMA e BELLEZZA che pretendano di restare PECULIARI A SE STESSI.

USIAMOLO, dunque :

HELMUT LEFTBUSTER

DVRACRVXIANITAS

luglio 13, 2011

STEMMA DVRACRVXIANOFASCIO LITTORIO

 

Il Fascio Littorio, emblema di coesione e di resistenza identitaria basate su una

legge fisica, fatta propria semiologicamente nel Diritto romano

 

Colonna e campanile..dvracrvxiani simboli d’Occidente!

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Il passato ci somiglia perché noi siamo i suoi discendenti…

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Lupa primigenia

FRATELLI NON FRATELLI

Genialità architettonica nostrana avanti Cristo…

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Anticorpi alimentari e culturali all’unisono…

guardate sto pezzo de guanciale

Nobili morfologie mitoloche…

aquila umana DCC

Godimento anti-ideologismi animalisti fricchettoni…

piatti puliti AD

Magione di Paradosso (fucina di identità e tempio di creatività…)

magione di paradosso

Ascendere sempre!

sfond x FB

L’ESTETICA, intesa come rapporto fra IDENTITA’ SPIRITUALE e MATERIA, permea la nostra esistenza, immanente e quotidiana. Celebriamola, dunque, e GLORIFICHIAMONE ogni rappresentazione pittorica, grafica, cartacea, elettronica o marmorea che sia!

Avgvsto imperiale primigenio AD

Aquila ghibellina di “Arcinatia”

AQUILA monadica

Dettaglio chiesa di Pinzolo (Tn) con Stemma Dvracrvxiano incastonato…

Dettaglio marmoreo duomo di Merano (Bz)

Aquila marmorea ponte Flaminio (Rm)

Omero dixit…

ACQUISIZIONE DELLA CITTADINANZA NEL DIRITTO ROMANO

Dettaglio murario abbazia di Farneta (Si)

Statua castello di Hohenzollern (Hohenzollern, Germania)

Affettatrice di Salumi tradizionale

Salvaguardia ambientale

Convivialità bucolica e identitaria presso magioni, Luci e roccheforti dvracrvxiane (S.Ellero, Predappio)

Gastronomia identitaria, componimento e tecnologia: un trittico audace e funzionale all’Idea e alla sua più libera divulgazione…

Elitaria raffinatezza …

Rischio anticonformista…

Ambientazioni gotico-agresti…

Croce di Helmut Leftbuster, cimelio del Lvcvs Aquileiense

Raffigurazioni apotropaiche (Lvcvs Castel Madama)

Archetipa frugalità dvracrvxiana

Dettaglio marmoreo città fondativa (Latina)

La Mora: frutto dvracrvxiano per colore, indole selvatica e alveo naturale…

Si alza il calice al cielo presso i boschi del Lvcvs Vallepietrino

Croci e Colonne, binomio tipicamente dvracrvxiano..

Celebrazioni Storiche (Natale di Roma 2010 d.C. , Fori Imperiali con gli Amici Hesperiani)

Focolare del Cenacolo dX.

Don Alexio Bavmord (Dvra Crvx) presso le Gole dell’Infernaccio, sui Monti Sibillini, in visita all’eremita Padre Pietro…

Narcisismo e autarchia estetica : G.dX (D.C.C. dX & Deviate Damaen) ed un Narciso raffigurato nel 1628.. palese consecutio morfologica infrasecolare.

Udine, dettaglio marmoreo monumentale denso di riferimenti iconografici romano-ghibellini.

Vite e radicamento cultuale italico, binomio dvracrvxiano

Braciolata..archetipo gastronomico dvracrvxiano.

Gastronomia altoatesina, alimentazione dvracrvxiana.

PITTRICE SANDRA crea pagina Myspace, Dvra Crvx Cenacvli dX / Aristocrazia Dvracrvxiana approda su internet (2008 d.C.)

MEMORIA SENZA RINUNZIE (monumento ai caduti di Termeno, Sud Tirol)

Progresso, scienza e robotica al servizio della Tradizione e contro ogni modernismo…

Organo in chiesa: sontuosità tradizionale propria di tempi gloriosi da restaurare.

Abbacchio pasquale: sontuosità gastronomica tradizionale!

DVRA CRVX, “fanzine” antesignana del progetto DVRA CRVX CENACVLI dX / ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA.

Il disgusto si esprime con lo scherno, e lo scherno, in democrazia, esprime la disapprovazione.

Mettersi sempre di traverso alla  devastazione di quanto ci appartiene di diritto e di natura.

Una sana e tradizionale alimentazione è il principale antidoto ad ogni cedimento della salute fisica e mentale.

SACRESTANI D-G SEIRGXI, antesignani di DVRA CRVX CENACVLI dX e del progetto artistico “DEVIATE DAMAEN” .

Fanno bene al corpo e allo spirito…

medievalità…

Iconografia sacrale occidentale  in cui bene e male si fondono attraverso una significanza estetica identitaria.

Il Padre dell’Impero.

Quel che è prodotto da noi sarà senz’altro più buono, più amato, più genuino, più salutare; ed andrà senz’altro a sottrarre proventi là dove la globalizzazione vorrebbe allocarli!

Quando il mondo era più bello…ebbene riappropriamocene, non è una favola, ma trascorso esistito che è stato sottratto alla collettività da quanti hanno fatto credere di battersi per essa, volendo in realtà fotterle la bellezza.

Ingegnosa rusticità dvracrvxiana…

Quell’Amor gentile ch’un tempo si cantava…

..ad solem!

..quel buon prosciutto d’una volta tagliato a mano col coltello…

Ogni anfratto italico, seppur il più inosservato, è pregno d’imperitura magnificenza estetica (dettaglio della piazza di Palombara Sabina – Rm).

ALBERO DI NATALE DVRACRVXIANO 2011 d.C. : c’è la crisi? Usiamo i peperoncini…

appendice al Decalogo ANTI_INCULTURAZIONE: come scegliere LO ZUCCHERO

luglio 9, 2011

Una delle maggiori truffe della globalizzazione avviene tramite i prodotti alimentari: ci avvelenano e contestualmente ci depauperano, arricchendosi sulla nostra salute e sul nostro impoverimento: ecco il caso emblematico del “trucco” dello ZUCCHERO.

Sui pacchi che troverete nei negozi e nei supermercati di ogni marca e tipologia abbondano oramai “bandierine italiane” d’ogni sorta, specchietto per le allodole finalizzato ad invogliare l’acquisto con l’illusione che si tratti di prodotto nazionale (segno che, contrariamente a quanto affermano i luridi mondialisti, l’essere umano è antropologicamente portato a scegliere “il proprio” a meno che non lo si truffi…).

In realtà quello che dovete leggere attentamente sono le diciture:

– se vedete scritto PRODOTTO E CONFEZIONATO in Italia, il prodotto è italiano D.O.C. , e la vostra azione identitaria l’avrete perfezionata acquistandolo e togliendo così ossigeno a produttori stranieri e accattoni varii  ingrassati dalla globalizzazione.

– Ma se leggete PRODOTTO CONFEZIONATO (senza la congiunzione “E” in mezzo), il “confezionato” diverrà aggettivo del sostantivo “prodotto”; in tal caso, quello zucchero sarà stato sì confezionato in Italia, ma PRODOTTO chissà dove…e voi sarete stati CIULATI ! Una piccola differenza diciturale che fa LA DIFFERENZA.

Occhio, dunque!

– ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –