ANTICORPI LINGUISTICI

La lingua è la più viva espressione di un popolo, della sua identità spirituale, del suo percorso filologico e quindi delle sue più scientifiche peculiarità antropologiche.

Come è noto, l’etimo delle parole ha spesso un’origine onomatopeica, ovvero esse sono state plasmate fonicamente in seguito all’imitazione del suono che, in archetipo, l’oggetto della denominazione ispirò i primi “antropoi” che tentarono di nominarlo (fonosemantica e fonosimbolismo). Naturalmente tutto ciò avveniva in modo differente nei diversi punti della terra; in parte perché la natura esprimeva soggettività peculiari in certi territorii piuttosto che in altri, in parte perché, pur a parità di comuni entità da dover nominare, bastava qualche miglio di distanza perché venissero fuori nomi diversi per lo stesso oggetto di denominazione.

Tale irreversibile verità rimarrà sempre la più incombente Spada di Damocle sulla testa dei progettisti e degli ideologi del mondialismo-globalizzazione, inquanto la logica che pone le parole in rapporto coi suoni e coi significati archetipi (lingua e scrittura) evidenzia irrefutabilmente l’INDOLE DIFFERENZIALISTA di ogni realtà ontologica esistente nei diversi punti del pianeta.

Quindi, non solo le differenze linguistiche PROVANO che genesi ed eziologìe umane hanno seguito percorsi differenti, ma RESTANO roccioso elemento ostativo a quell’appiattimento totalitaristicamente monocromatico che il multiculturalismo vorrebbe imporre al creato attraverso i subdoli ed ipocriti alibi delle “fratellanze universali” e del “libero scambio di merci e persone” (nell’èra del MERCATO assurto a DIVINITA’ GLOBALE sarebbe molto più facile VENDERE il più possibile a chi parlasse la stessa lingua di chi COMPRA…).

Se il preistorico che avvistava un uccello in territorio italico iniziò, prendendovi confidenza, a plasmare la parola UCCELLO, mentre il suo omologo in terra britannica farfugliava inizialmente qualcosa che sarebbe poi diventato BIRD, come mai le due definizioni non sono uguali, pur trattandosi dello stesso oggetto?!

Questo l’esempio più banale, grossolano. Ma andiamo oltre: prendiamo ora in esame un verbo, parola che riconduce al perpetrarsi di un’azione il cui suono di pronuncia – onomatopea – tenta di ricreare quello generalmente  prodotto dall’azione stessa: “schiacciare”..”spiaccicare”, in inglese “to crush”..”to smash”.  Qui è chiarissima l’esigenza di entrambe le lingue di sonorizzare qualcosa che, essendo pura “azione”, e non “soggetto” più o meno peculiare, è identica ovunque la si compia: e difatti, in entrambi i casi, il suono prodotto dalla parola riprende chiaramente quello di qualcosa che si frantuma, si spappola sotto il peso di qualcos’altro secondo leggi fisico-acustiche permeanti l’intero universo conosciuto.

E così, sia la parola “schiacciare” che quella “to crush”  forniscono la medesima suggestione sonora, sebbene entrambe diverse fra loro in modo proporzionale alla distanza geografica dei popoli che le usano e che, nei secoli, le hanno coniate così come oggi noi le conosciamo. In Giappone, tanto per allontanarci ancora un po’,  tutto ciò diventa “kurasshu”,  non sfatando minimamente l’intento contusivo del suono da produrre quando si “schiaccia” qualcosa anche in terra nipponica.

Pertanto: come mai più ci si allontana geograficamente fra popoli, maggiori sono le differenze nei rapporti fra forma-lingua-suono-alfabeto e semantica? Questo perché le DIFFERENZE servono, esistono, sono sempre esistite e donano originalità, funzionalità e bellezza al cosmo, derivando dalle differenziazioni staminali del cosmo stesso, sia che si preferisca seguire la pista CREAZIONISTA sia si opti per quella EVOLUZIONISTA.

Onoriamo dunque la nostra lingua (come ogni popolo dovrebbe fare con la propria) che non è solo comunicazione in senso assoluto, ma è anzitutto ESTETICA DESCRIZIONE COMUNICATIVA di differenti identità. Dopodiché, grazie al costruttivo apporto di INTERPRETI e TRADUTTORI, essa può anche consentire la comunicazione fra popoli e culture differenti.

Ma la LINGUA è altresì FENOMENALE ANTICORPO ANTI-INCULTURAZIONISTA nel momento in cui, proteggendone senza stanchezze le caratteristiche di corretta pronunzia e dizione, e rispettandone senza cedimenti quelle grammaticali e lessicali, sappiamo renderla quel naturale “DISCRIMEN”  fra genti diverse atto, da un lato, a valorizzare l’irripetibile retaggio identitario che ciascuna di esse reca seco, e, dall’altro, ad intralciare la letale “macedonizzazione” in voga in questa assurda epoca decadente tutta protesa alla brutale e mercimoniosa cancellazione  di ogni SIGNIFICATO, FORMA e BELLEZZA che pretendano di restare PECULIARI A SE STESSI.

USIAMOLO, dunque :

HELMUT LEFTBUSTER

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