MULTICULTURALISMO: QUEL SUBDOLO FINTO MARTIRE A SPESE DELLA VITA DEGLI ALTRI.

L’orrenda strage norvegese di questi giorni (luglio 2011 d.C.) ha fatto ripiombare l’Europa nel terrore, dopo Londra e Madrid di qualche anno fà (e Roma, aggiungeremmo, visto che la scorsa notte è misteriosamente andata a fuoco l’intera centrale di controllo della stazione Tiburtina, pur senza vittime, ma parecchi disagi).
Un terrore mai “autoprodotto” dal povero Vecchio Continente, ma, in un modo o nell’altro, sempre d’“eziologica importazione“. E sarebbe anche giusto iniziare ad esserne stufi, visto che in questo fazzoletto di terra d’occidente ci siamo nati e i nostri avi ci vivono da mellenni.

Ogni cruciale attentato di rilevanza internazionale, al di là delle indagini e degli sviluppi processuali che han tentato di risolverne contingentemente il caso concreto, ha sempre lasciato la propria impronta storica attraverso l’esito dell’effettivo “cui prodest” realizzato: chi si sarà beato dei suoi vantaggi strategici sul lungo periodo sarà stato il vero titolare della sua firma di sangue.
E poiché nessuna mente progetta qualsivoglia impresa con stupidità (sarebbe un controsenso logico), è difficile credere che ad un progetto pensato per ottenere effetti in un senso possano invece scaturire effetti di senso opposto, poiché un artefice degno di questo nome avrà pure previsto i contraccolpi mediatici di qual che fa: o no?!.

Ora, nel caso dell’attentato di Oslo, e della quasi contemporanea carneficina di Utoya, il fatto che il volto di un uomo biondo con gli occhi azzurri (ma un fisico, va detto, non esattamente da “Rambo”..) e sedicente “anti-islamico” sia stato riconosciuto come indiziato di una strage in cui son morte decine di suoi connazionali (per quanto connazionali di diverso parere politico) stride al fiuto di chi abbia davvero a cuore una libera e logica analisi della realtà.

In ogni caso, poiché talvolta la realtà supera la fantasia, e poiché si spera che la Norvegia sia un  paese di comprovata democrazia tale da garantire indagini serie e processi giusti, diamo pure per buona tale versione quando, mentre scriviamo, si è appena giunti alla convalida dell’arresto dell’indagato, sia pure “reo confesso“.

Ebbene? Lo spirito democratico di una civiltà evoluta dovrebbe esprimersi attraverso un dialogo politico che accetti ogni istanza dialettica democratica, limitandosi a vietare e a reprimere l’uso della violenza punendone senza condizioni i responsabili, e non aspettando quasi con la bava alla bocca che il peggio accada (magari catalizzandone l’accadimento) per poi poter condannare l’istanza ideale stessa anziché il modo in cui è stata esercitata.
Negli anni ’70, quando la gente moriva mitragliata per strada in nome del “proletariato” (sì..quello che ora vota la Lega o Forza Nuova..), nessuno si sarebbe mai sognato di invocare l’abolizione di partiti come il PCI o Democrazia Proletaria, né di criminalizzarne le istanze ideali, sebbene l’andazzo di terrore creato dalle Brigate Rosse non alimentasse certo le simpatie della classe media per il movimento operaio, tanto che forse tale elemento aiutò ben più di qualche altro figurante sullo scacchiere politico – anche internazionale – dell’epoca.
Ebbene, oggi il rischio è invece che ciò accada con il movimento di pensiero identitario che sta crescendo all’interno di un’Europa sempre più vessata da un multiculturalismo che gli Europei, quando democraticamente interpellati, in larga maggioranza non vogliono, a tal punto che i maggiori leaders, da Cameron (dichiarazioni febbraio 2011) a Merkel (dichiarazioni ottobre 2010) a Berlusconi (lo ha sempre sostenuto), son stati costretti a sentenziarne pubblicamente il fallimento, mentre le destre estreme crescono a vista d’occhio. Forse che questi leaders prendono in giro i loro concittadini nel fare affermazioni poi sconfessate dall’effettivo indirizzo politico e culturale dei loro governi? O forse, semplicemente, un qualche problemino c’è davvero ed è di ben più vaste proporzioni del previsto?!

Pertanto, come reagire adesso a quest’orrendo spargimento di sangue? Mettendo fuori legge l’anti-multiculturalismo (ammesso – e non concesso – che sia tecnicamente e giuridicamente possibile) solo perché un pazzo, sedicente “anti-multicultualista” e un sacco di altre cose fra cui “massone”, “luterano”, “filosionista”, e forse persino omosessuale, ha fatto una strage blaterando diciture ideologiche tradizionalmente “di destra”? O, piuttosto, riflettendo sul perché tante lacrime questo maledetto multiculturalismo, che non serve a nulla e a nessuno se non a fare ingrassare le multinazionali e a distruggere le identità di tutti i popoli, sta facendo versare agli europei, da che ha iniziato ad aleggiare sul loro continente dietro la spinta di istanze senz‘altro non autoctone?!

Se inquanto “culturalismo” esso pretendesse d’essere davvero “multi”, dovremmo iniziare a vedere tanti biondoni e tettone anche in Yemen, a veder costruire sontuose chiese anche in Cina, a vendere tante tonnellate di mortadella anche in Arabia Saudita.
E invece ben sappiamo che non è così; e allora, un multiculturalismo a senso unico e con un’unica destinazione ha ben poco a che fare con “scambi culturali” e “libero mercato del lavoro”, ben più configurandosi come “processo di colonizzazione” e “imperialismo senza frontiere”. E a tali categorie di azione politica si reagisce con una democraticissima “resistenza culturale e politica identitaria”, da che mondo è mondo.

Chiunque abbia sparato su quei poveri norvegesi – le indagini speriamo lo appurino presto – ha fatto un gran favore al multiculturalismo ed ha assestato un duro colpo all’immagine dell’identitarismo europeo. Quindi, signori cari, facciamoci due conti su chi possano essere davvero i reali beneficiarii di tutta questa storiaccia.

HELMUT LEFTBUSTER

P.S. : un dato giornalistico inquietante: mentre “Libero” e “Il Giornale”, innocentemente ed un po‘ puerilmente, hanno dimostrato ogni estraneità a “collusioni opinionistiche” manifestando addirittura erroneamente sospetti iniziali sul terrorismo islamico rivelatisi poi infondati (nonostante la rivendicazione di un sedicente movimento jihaidista), col relativo rischio di danno alla loro stessa credibilità d’immagine, quasi tutti gli altri giornali si sono sbracciati in un vigliacco linciaggio di ogni istanza identitaria tout court, citando nei loro articoli tutte le formazioni politiche di destra (compresa quella al governo del nostro paese) sventagliate come punti di riferimento politico dal presunto stragista norvegese: il sogno di questi balordi scribacchini sarebbe forse quello di far sentire “in difetto” chiunque possegga un pensiero diverso dal loro, soprattutto se dotato di fisiognomica nibelungica; il nostro sogno resta invece quello che la gente finalmente capisca che l’unico vero orrore del mondo è la prevaricazione del pensiero altrui basato sulla mistificazione, sulla menzogna, e sulla confusione coatta delle identità.

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