Archive for agosto 2011

MULTICULTURALISMO e INTEGRAZIONE: assurda contraddizione in termini (di Helmut Leftbuster)

agosto 22, 2011

Se il multiculturalismo intende affermare un modello in cui diverse culture convivono come per magia nello stesso territorio a prescindere dalla naturale spettanza di quel territorio medesimo alla sua originaria popolazione autoctona, significa che altri, da altre terre, sono venuti ad occupare indebitamente quel delimitato spazio (nazionale) che la Costituzione consacra come “sovrano“. E quindi:

a) i MULTICULTURALISTI sono dei FILO-COLONIALISTI post litteram, poiché negano la sacertà dei confini politici e naturali di un paese e del suo popolo.

b) i MULTICULTURALISTI auspicano l’avvento del MULTICULTURALISMO solo nei territorii europei, dal momento che nessuno parla mai di calate di islandesi in Arabia Saudita, o di tedeschi in Cina. Quindi applicano (forzosamente e senza alcuna considerazione per il parere degli indigeni)  un modello ideologico e parziale basato il più delle volte su un distorto e mendace spirito pauperista del tutto mal riposto.

c) i MULTICULTURALISTI blaterano sempre e contestualmente di INTEGRAZIONE: ma se MULTICULTURALISMO significa coesistenza di culture diverse in un medesimo spazio limitato, chi dovrebbe integrare chi? Chiunque riuscisse ad “integrare” l’altro spingerebbe verso uno sbilanciamento mono-culturale che snaturerebbe il significato stesso del “multi”, sia che a sbilanciare fossero gli ospiti sia che fossero i padroni di casa; quindi, quella dell’integrazione è solo una ciancia per infiocchettare in qualche modo un concetto subdolo e palesemente contro-natura; un concetto senza senso.
E quando non c’è senso non c’è ragione, e senza la ragione non può esserci diritto.

HELMUT LEFTBUSTER – skeggia dvracrvxiana  (21 08 2011 d.C.) –

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L’Italia dei non-italiani: viaggi, speranze, estasi, mode (di Ille Doctor Luminis)

agosto 17, 2011

Se è lecito ancora parlare di centro, di fulcro, di ombelico, io rivendico il concetto in nome dell’Italia. Su di noi sono stati puntati i riflettori storici per molti secoli, e anche quando ad altri calzava meglio il ruolo di protagonista, chissà perche tendevano sempre ad impossessarsi del concetto-Italia come autogiustificazione e autolegittimazione. Siamo stati i protagonisti dell’occidente anche dopo che il mediterraneo ha perso il suo magnetismo storico, cedendo il passo alla ben più sterile europa centrale, così aspra, così violenta, così animalescamente diretta. Ed anche quando il mondo è entrato definitivamente nella sua fase relativistica, l’Italia continuava a far gola per etica ed estetica. Nessuno oserà contraddire questa mia affermazione: Italia è estetica del trionfo ed etica dello Spirito.Sempre fieri di vincere per questo, anche nella sconfitta più totale, gli italiani hanno sempre amoreggiato con il Bel Paese, anche ai tempi in cui esso non era che un’idea astratta e forse contraddittoria. Il rimprovero poetico è la prova più alta: l’intelletto italico era solito prevenire – spesso malinconicamente – ogni minimo difetto nel sistema. La malinconia è madre del trionfio, perchè evita la penosità della sconfitta prossima: gioia e malinconia sono categorie tutte italiane.
Oggi gli italiani amoreggiano con altre terre, poichè il gusto dell’esotico è talmente alto che ognuno attende mentalmente la redenzione da un atollo diverso. Ma ciò ci permette di vedere la situazione da altri punti di vista. Se l’esotismo è al suo massimo, allora i non-italiani vedono nell’Italia una terra salvifica e vitalistica, sovrapponibile alla nostra idea etnominchiona di africa, di america latina, di arabia. Ebbene sì: l’Italia come idea è stata esotizzata a dovere.
Guardate i film stranieri ambientati in Italia: il Bel Paese è ridotto ad un minestrone gastro-romantico, ove buonismo, banalità e luci si fondono per denigrare ogni pietra del nostro passato.
Guardate i clandestini: considerano l’Italia non come una seconda occasione, bensì come un anarchico parco divertimenti in cui sperimentare ogni delitto punito con la morte nei loro paesi d’origine.
Ma guardate gli stessi italiani, che guardano l’Italia con gli occhi esotizzati degli stranieri. Osservate la loro ossessione di imparentare le tradizioni popolari con le etnicità extracomunitarie. Prestate attenzione al loro modo di divertirsi, incuranti di tutto e di tutti: non si comportano da saggi padroni di casa, ma da ospiti irrispettosi.
Mi sono sempre sentito italiano. Non ho bisogno di guardare verso Nord (identità boschive) o verso Sud (etnicità afro-vitalistiche), verso Est (teatralità orientale) o verso Ovest (mega-niente americano) per dedurre, ridefinire o rafforzare la mia identità. Io sono qui e sono ora, e ricordo: ricordo di essere nato nel centro dell’Occidente, nel fulcro della Civiltà, sulla vetta dell’intelletto.
E se i non-italiani non capiscono tutto ciò, io sono ancora capace di fregarmene. E se troppi italiani si comportano da non-italiani, io sono ancora capace di fregarmente. Chi odia l’Italia non è Italiano. Chi la rimprovera è il figlio prediletto.