Fascisti, antifascisti e sessantottini: un’Italia in bilico tra Risorgimento e nulla cosmico.

(pubblicato da Ille DoctorLuminis il giorno mercoledì 26 ottobre 2011 alle ore 0.05)

Rivoluzione: deviazione del corso tradizionale della storia, realizzazione del plausibile ma poco probabile, rifondazione etica, estetica, fenomenologica, ontologica dell’uomo sociale. Ogni era storica è un lasso di tempo omogeneo che intercorre tra due rivoluzioni.

L’italia che conosciamo è nata col risorgimento, si è mantenuta in vita tra fascismo e antifascismo/resistenza (venendo più volte rifondata), è morta col sessantotto.

Avete ben letto: fascisti e partigiani, per una volta, combattono dalla stessa parte. E combatterebbero ancora, alleati, i barbari sessantottini. Non è fantastoria, facciamo un passo indietro.

Chi ha a cuore un’idea tenta di preservarla e di renderla propria, incapsulandola in concetti rinnovati, che muovono dall’idea di partenza arrivando ad inedite conclusioni. Ebbene, fascismo e resistenza partono dalla medesima categoria: il risorgimento. SALVS POPVLI SVPREMA LEX! Fascisti ed antifascisti mirano alla stessa idea di Italia: un paese nuovo ma ancorato alle tradizione, un paese indipendente all’interno e all’esterno, una Patria nascente e in continua nascita. Dove sono le differenze: fascisti e antifasciti si davano reciprocamente del “borghese venduto al capitale”.

Amando il Mio Paese non posso censurare tutto ciò, nè mascherare o deturpare l’amor di patria in qualunque sua manifestazione. Ovviamente sposo una causa. Ovviamente, però, parlo col senno del poi.

Ma, ad un certo punto, arrivò il Sessantotto. Mi correggo: ma, ad un certo punto, importammo il sessantotto. Nessuno importò il risorgimento (che al massimo ebbe affinità con altri moti europei e/o campi base esterni all’Italia), nessuno importò il fascismo e nessuno importò antifascismo e resistenza (è logico notare affinità di opposizione in paesi con regimi affini, come la Germania). Il sessantotto andò a pescare all’esterno i suoi padri. Oddio, che errore imperdonabile: i suoi eroi. I sessantottini rifiutavano il concetto di tradizione, sovrapponendolo a quello di schiavitù, di sfruttamento, di immobilità. Insomma, un gran pasticcio storico!

Non più italiche risposte ad italiche esigenze (padri come mazzini), ma risposte internazionali a disagi mondialisti (Mao).

I sessantottini volevano cambiare le sorti del paese, ma si dimenticarono del paese.

Io non sono un antifascista, nè ho intenzione di diventarlo! Credo che la resistenza abbia causato un’interruzione imponente alla crescita del paese, poichè, in fondo, era impossibile trovare una seria opposizione al fascismo, posizione italiana che inglobava tutte le tendenze italiane, a partire dalla destra più conservatrice fino ad arrivare alla sinistra più rivoluzionaria. Nessuno mi toglie dalla testa che la resistenza sia nata per invidia (dopo tutto, anche metodologicamente, non ci furono grandi differenze).

Ma voglio sancire una volta per tutte che IL SESSANTOTTINO NON DERIVA DALL’ANTIFASCISTA: E’ SOLO UNO STUPIDO E PRESUNTUOSO DECEREBRATO CHE HA VOLUTO SOSTITUIRSI CON PREPOTENZA E SENZA PREPARAZIONE ALL’ANTIFASCISTA.

Bel cazzo di modo di ereditare: assassinando i propri padri!

ILLE DOCTOR LUMINIS  – Aristocrazia Dvracrvxiana –

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2 Risposte to “Fascisti, antifascisti e sessantottini: un’Italia in bilico tra Risorgimento e nulla cosmico.”

  1. lord Hatech Says:

    La naturale evoluzione (involuzione) dei sessantottini è espressa dall’ultimo trend: il culto degli “indignados” (notare il nome dallo spiccato e rancido sapore guevarista, rigorosamente anti-italiano, in perfetta armonia con le mode sinistre). Discendenti di gente che ha creato merda fin dal dopoguerra, l’ha rimescolata per anni, loro… s’indignano! Per cosa? Non si sa: l’importante è indignarsi, ma soprattutto lanciare più estintori possibili, incendiare più negozi possibili, assaltare più blindati possibili. E il fatto che in Liguria la gente muoia perché s’è messo a piovere non l’indigna, perché “la loro indignazione è differente” (semi-cit.).

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