ISTRUZIONI DVRACRVXIANE PER SANI ACQUISTI ORTOFRUTTICOLI DI STAGIONE: in pratica, quando comprare ARANCE e quando FAGIOLONI senza correre il rischio che siano prodotti scureggioni…

Dal momento che è proprio l’alimentazione individuale a garantire la sanità alimentare d’un popolo, a costituire la sua ricchezza cultural-gastronomica e ad indicare il suo indirizzo di produzione legato al territorio, come si potrebbero non avere massime cura, consapevolezza e disciplina nella scelta di quanto si acquista e s’ ingerisce?!

Inevitabile quindi che, sbagliando tale scelta, ci si ammali, ci si pieghi verso baricentri gastronomici che non appartengono ai nostri lidi, e, non ultimo, ci si impoverisca a vantaggio delle economie di altri paesi che, non solo mai compreranno il nostro prosciutto o la nostra frutta, ma faranno di tutto per propinarci colonialisticamente i loro prodotti, facendocene conquistare culturalmente e commercialmente a loro esclusivo vantaggio. E’ triste, ma da che il mondo esiste, la faccenda funziona così: e la cieca “fiducia” che i mondialisti ripongono verso quella sorta di “fratellanza” da figli dei fiori post-litteram e di benevolenza reciproca fra popoli diversi (e concorrenti) non è suffragata da alcun dato concreto, né evidenza logica o effettuale.

Eh già, la storia insegna: quale popolo si è mai sbattuto  per i vantaggi d’un altro popolo?! Nessuno. Quindi che non perdessero tempo a raccontarcela, dobbiamo cavarcela da soli e capire su quali leve operare per risollevarci.

Indispensabile è imparare a far la spesa, soprattutto ortofrutticola, tenendo presenti alcuni punti logici:

1)     La “filiera corta” è alla base della qualità e autenticità di un prodotto: al peggior profittatore mai converrebbe far fare alla propria merce più strada senza un relativo profitto; quindi, anche ad ipotetica parità di bontà, i prodotti dei nostri agricoltori locali saranno senz’altro più freschi, e non avranno i caricati costi (e gli acciacchi) di quelli trasportati da chissà dove.

2)     Ogni territorio ha i suoi prodotti e le sue specificità, e, come ogni elemento in natura, più essi saranno vicini al fruitore, meglio aggraderanno al suo palato ed al suo portafogli; l’apparente “risparmio” offerto dai prodotti stranieri, per ovviare al rincaro del trasporto, deve necessariamente rifarsi a spese della qualità attraverso un’adulterazione dell’apparente freschezza, è un principio fisiochimico ineludibile: ed ecco la loro inevitabile tossicità camuffata da “comodità” d’approvvigionamento. 

3)     La grande distribuzione potrà anche raggiungervi “sotto casa” (aggradando la vostra pigrizia), ma non garantirà mai le provenienze dei cibi; piuttosto “ottimizzerà” a spese della vostra salute l’ipotesi del “meglio-lontano-e-scadente”, puntando sulla vasta scala di acquisti e creando intrallazzi di vasta portata con le distribuzioni a lunga gittata; ecco perché vale la pena preferirle, con un po’ d’impegno, il “contadino nostrano” anche per chi abita in città e soprattutto grazie alle recenti e geniali “riscosse distributive” come i “gruppi d’acquisto” (più famiglie si organizzano per una grande spesa settimanale di gruppo raggiungendo a turno il produttore anche per conto degli altri) e come i cosiddetti “pacchi a peso”  oramai organizzati da quasi tutti i produttori agricoli (si ordina al produttore un quantitativo a peso di carne, ortaggi, ecc ammortizzandone il costo sulla base dell’offerta settimanale del produttore stesso; i nostri DECALOGO e GUIDA contenuti nel blog offrono alcuni recapiti utili in proposito).

4)     Bisogna mettersi in testa che fare la spesa non è tempo sprecato o sottratto a chissà quali più nobili attività, da affrontare alzando gli occhi al cielo; è tempo dedicato al benessere proprio e della propria economia, dunque va onorato con la stessa abnegazione riservata alla palestra, alla piscina, alla biblioteca, al divertimento e alla cultualità. Godiamoci tale tempo, rendiamolo costruttivo e creativo all’insegna di un amor proprio identitario e culturalmente impegnato.

5)     Dobbiamo realizzare che la nostra economia è sotto attacco della globalizzazione: è una guerra senza cannoni e senza bombe, poiché i cannoni e le bombe siamo noi stessi: ogni pagnotta acquistata da un nostro concittadino equivale ad una granata lanciata contro il nemico; ogni “esoticherìa” acquistata dai “concorrenti”, equivale ad una mazzata sui nostri stessi coglioni..con l’aggravante d’essercela data da soli! 

E la prova che di guerra trattasi (e di “resistenza” noi si debba operare) sono i continui attacchi perpetrati, ad iniziare dall’ambito agricolo, alla nostra economia: dal “Corriere-Milano” del 5 nov 2011:    <<Verde a rischio: allarme per il tarlo asiatico. Sta rovinando le piante in città>>. L’esperto: <<È vorace e in grado di attaccare piante sanissime» Campagna di affissioni in metrò…>>” Chiaro, no?!

O che dire del “sottocosto” operato da tanti “ortofrutticoli” irregolari e clandestini che vi propongono merce venuta chissà da dove a tutte le ore del giorno e della notte?! A voi piacerebbe che qualcuno si improvvisasse nel vostro stesso mestiere andando sotto costo? Riteniamo di no..ecco perché questa gentaglia va combattuta e sgominata anzitutto col ripristino della qualità nostrana.

In conclusione: apprendiamo alcune istruzioni basilari, un tempo appannaggio d’ogni buona massaia e d’ogni buon padre di famiglia, ma oggi troppo spesso disattese in seguito ad un parossistico allontanamento della nostra quotidianità da quella natura agricola e pastorale che allevò e crebbe Enea così bello e gagliardo come i suoi pronipoti si son fatti conoscere nei millenni a venire, sino a noi.

Riappropriamoci di ciò che abbiamo sempre avuto e mangiato, e riprendiamo in mano il nostro destino di veri titolari d’un consumo identitario e consapevole.

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Acquistando verdura e frutta verificare origine e provenienza geografica del prodotto: se in pieno inverno trovate sui banchi di un mercato piemontese dei peperoni, state certi che non sono del posto; così come se a dicembre  trovate fragole nei supermercati sotto casa, state certi che non sono di provenienza italiana.

Un mondo in cui ogni frutta nascesse e prosperasse tutto l’anno in ogni luogo, sarebbe un mondo orrendo e artificiale come il mostro di Frankenstein: e come lui alla fine distruggerebbe il suo padrone.

La lista, stilata dai nostri ortolani professionisti, tiene ovviamente conto delle latitudini e delle altitudini delle varie regioni, in un territorio lungo e variegato orograficamente come l’Italia (ad esempio, la mora che in zone molto calde matura a luglio e poi marcisce, in montagna, a parità di latitudine, si trova ancora a fine settembre).

——————————————-  AUTUNNO-INVERNO   ——————————————————-

VERDURA:

–    Spinaci (da settembre a marzo)

–    Cavoli e cavolfiori (da fine estate ad inizio estate successiva)

–    Finocchi (da ottobre a marzo)

–    Carciofi

–    Broccoli

–    Cipolle e aglio (si piantano in autunno, ma si colgono da maggio in poi)

–    Coste, costine ed erbette (da maggio a settembre)

–    Insalata, rucola, rughetta, indivia, (fresche si trovano solo nelle stagioni calde, e il resto proveniente da serra) tranne che con temperature rigide, quasi tutto l’anno, considerando che sono facilmente coltivabili in serra)

–    Cardi

–    Rapa rossa

–    Radicchio amaro da tubero: si semina a maggio e si raccoglie a settembre; il tubero si fa bollire e lo si condisce a insalata)

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FRUTTA:

– arance, limoni, mandarini e mandaranci (mai oltre aprile)

– castagne (solo autunno, mai oltre dicembre, altrimenti son conservate)

– nespole (solo autunno, mai oltre dicembre).

– mele e pere (settembre-ottobre, poi sono conservate, quindi verificarne la provenienza)

– kiwi (frutto a forte rischio di provenienza straniera, sebbene l’Italia ne sia oramai una discreta produttrice).

– Caki (maturano e si raccolgono ad ottobre; si mangiano freschi fino a natale)

 

 

 

 

—————————–PRIMAVERA-ESTATE———————————

VERDURA:

–    Asparagi (da aprile fino a giugno)

–    pomodori (nel meridione da giugno, e a nord da luglio e non oltre ottobre).

–    zucchini (da maggio fino ad ottobre)

–    cetrioli (da giugno, massimo fino ad agosto)

–    insalata (da aprile a ad agosto)

–    carote (si iniziano a raccogliere a giugno)

–    radicchio: da maggio a ottobre.

–    piselli (da maggio a luglio)

–    fagioli secchi (da luglio e si mantengono anche un anno)

–    fagiolini (da giugno a ottobre)

–    sedani (anche nelle mezze stagioni e in serra anche d’inverno)

–    patate (viene piantata a fine marzo, raccolta inizio settembre, ma, conservata, si può conservare sino a fine aprile, non oltre perché germoglia), quindi trovare patate non raggrinzite in primavera è sinonimo di averle trattate con prodotti chimici)

–    peperoni

–    zucca (si semina in aprile, si raccoglie ad ottobre e si conserva da sé fino a marzo)

–    porro (si semina ad aprile e si raccoglie tutto l’inverno, e si consuma quasi tutto l’inverno)

–    ravanelli: si seminano a fine marzo e si raccolgono da metà aprile fino a maggio.

–    pannocchie: granturco nostrano dell’isola per polenta (si raccoglie ad ottobre), cinquantino per mangime volatili da cortile (si semina tolto il precedente e si raccoglie a fine ottobre), centogiorni e varie qualità per mangime bestiame, idem precedenti)

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FRUTTA:

–    fragole (maggio-giugno, frutto a forte rischio provenienza straniera soprattutto per uso guarnizione dolci)

–    ciliegie (maggio-giugno)

–    pesche (giugno-settembre)

–    albicocche (giugno-luglio)

–    prugne e susine (giugno-settembre)

–    more, ribes, mirtilli e lamponi (mai oltre agosto)

–    meloni bianchi e gialli (mai oltre settembre)

–    cocomero (mai oltre settembre)

–    uva (mai oltre ottobre, tranne quella appassita appositamente, non oltre gennaio)

–    fichi (maturano in tre tornate, comprese fra giugno e settembre, e va consumato necessariamente fresco, tranne i fichi secchi che possono durare oltre un anno dal momento della conservazione e sono quindi a rischio adulterazione di proveninenza straniera.

NOTE

Noci, nocciole, pinoli e frutta secca sono a rischio importazione poiché alimenti chiaramente conservati, quindi verificarne attentamente la provenienza al momento dell’acquisto.

FRUTTA e VERDURA SENZ’ALTRO NON ITALIANE: ananas,mango,papaya,banana,noci di cocco e frutta esotica in generale.

Il Kiwi, che nasce altrove, è attualmente recepito come frutto nostrano grazie ad un recente incremento della produzione nazionale.

ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA

a cura de l’ORTOLANO FURIOSO, con la collaborazione de L’ORESTE DVRACRVXIANO, e la prefazione di HELMUT LEFTBUSTER

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2 Risposte to “ISTRUZIONI DVRACRVXIANE PER SANI ACQUISTI ORTOFRUTTICOLI DI STAGIONE: in pratica, quando comprare ARANCE e quando FAGIOLONI senza correre il rischio che siano prodotti scureggioni…”

  1. lord Hatech Says:

    La mia più grande e smisurata stima per questo articolo di cui, col vostro permesso, posterei il link qua e là, ove le condizioni lo rendano istruttivo. Nel mentre, propongo uno stornello con strofe semplici come “Fanculo ai fast food, e pure ai kebab!”

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