..ED ORA ARRIVERANNO PER MARI E PER “MONTI” !

Il Berluska s’è dimesso.

Essere stati delusi da questa destra è persino banale per chi ha a cuore sentimenti e canoni politici identitarii.  Ma si sa, un conto è strepitare argomenti protezionistici e nazionalistici propri del pensiero tradizionale “di destra“ (federalista o nazionale che sia), altro è, con tali canoni, governarci un paese in un clima internazionale che affoga nel mondialismo, lievitato come un soufflé nel forno dopo 60 anni di incubazione, e che, precipitando le cose, in pochi mesi ha portato i capi di Stato residui dell’”ancient regìme” come Gheddafi, scomodi al progetto globalista, ad essere, non detronizzati ed esiliati, ma trucidati pubblicamente come nemmeno a Norimberga accadde.

Ciò detto, ora finalmente il Re è nudo: se i mondialisti hanno rovesciato Berlusconi ed anzi, intendono prenderne il posto con un colpo di stato “istituzionale”, per la proprietà transitiva, Berlusconi era contro il mondialismo; o quanto meno ne era il male minore. E l’impeccabile comportamento della Lega, insieme alla fronda giornalistica Feltri-Sallusti-Ferrara, unici giornalisti a non essersi appecorati al molto poco anticonformistico coro pro-totalitarismo-montiano, è la dimostrazione di quali forze politiche e di pensiero siano davvero a difesa d’un reale pluralismo democratico, rebus sic stantibus.

Come cittadino elettore mi sento esautorato del mio diritto costituzionale ad aver determinato la scelta dell’attuale governo in carica, soprattutto considerando che se fosse vero che questo signor Monti avesse ricette magiche, potrebbe metterle a servizio della sua patria e del suo popolo anche senza premierato, ma semplicemente contribuendo all’elaborazione e alla conduzione di strategie concordate; e invece no, sulla fiducia, vuole governare, ma senza voto popolare e con tanta fretta: quella fretta che i bancarellisti dei mercatini ti mettono quando vogliono convincerti a tutti i costi a comprare la loro merce, ricattandoti con la minaccia che un tuo ulteriore indugio potrebbe essere fatale a perderla definitivamente.

E questo perché gli avvenimenti stanno precipitando: i potentati mondialisti, in accordo con le sinistre che mondialiste son nella pelle, hanno realizzato che devono sbrigarsi a “sovesciare” i popoli nazionali europei; poiché se questi ultimi inizieranno a “capire“, e a carpire sempre più dati oggettivi su quanto sta per essere loro sottratto in termini di sovranità, identità, libertà di pensiero, benessere e territorio dalla globalizzazione politico-finanziaria imperante, potrebbero iniziare finalmente ad opporre una sana resistenza, se non per convincimento ideologico, almeno per istinto di sopravvivenza.

Quindi i mondialisti debbono affrettarsi: innestare in tutta Europa, con la scusa della crisi (essa stessa portata essenzialmente da sottocosto immigrato, totale mancanza di protezionismo, e delocalizzazione produttiva) governi mondialisti capaci di legiferare in senso globalizzatore: ad iniziare dai progetti di legge sulla cittadinanza breve per gli immigrati, dalla graduale soppressione delle lingue e delle culture nazionali da sostituire con l’Esperanto (vedi proposta dell‘O.C.S.E. per abolire le bocciature nelle scuole onde facilitare l‘integrazione degli immigrati); col riempirci di cemento così da richiedere forza lavoro straniera per costruire, e contemporaneamente creare spazio per i milioni di nuovi arrivati, assicurandosi, attraverso i voti di questi, un totalitarismo non più democraticamente rovesciabile dall‘italico demos.

Poco importa se il verde dei nostri boschi sarà ricoperto da alveari di cemento armato, se “multietniche” gang di minorenni stanno già da tempo degradando i nostri storici rioni a pisciatoi newyorkesi; poco importa se i nostri prodotti gastronomici verranno sempre più rimpiazzati, adulterati e stuprati da venefici succedanei a basso costo; e se dopo decenni di battaglie sindacali, costate la vita a decine di sindacalisti e poliziotti, i licenziamenti saranno elargiti come confetti nel silenzio di sindacati ridotti a vuoti feticci di un mondo inflazionato dal lavoro nero e da una concezione “usa&getta“ della professionalità del lavoratore.
E, beffa delle beffe, in un mondo così orrendo,  i comici, anziché satireggiare su quei poteri forti che così male stanno riducendo il Bel Paese, ripetono solfe antiberlusconiane come voci automatiche delle porte d’ascensore d’un palazzo abbandonato.

Controprove a tali evidenze? Tony Blair, premier d’un paese che è fuori dall’euro, intervistato, dopo soli 10 minuti che Berlusconi si era dimesso, da un conduttore di Ballarò più sbavante di Alien, si fa rincorrere dal traduttore simultaneo per la fretta di parlare del progetto immigrazionista che lo vede a Roma, e della necessità di adeguamento “ai nuovi standard mondiali” per tutti i paesi europei, aggiungendo poi candidamente che, tutto sommato, per l’Inghilterra è stato meglio restare fuori dall’euro…

Dulcis in fundo, gli sbarchi di clandestini, autentici invasori d’un territorio nazionale sovrano come quello da cui provengono, sono immediatamente ripresi, forse col miraggio che il nuovo governo, non essendo stato eletto dal popolo italiano, potrà facilmente far proprie le istanze di chi italiano non è, e farli accomodare ancor più agevolmente con tanto di cellulare ultimo grido già fra le mani in omaggio.

Il mondialismo ed il multiculturalismo non sono ancora legge dello Stato; ma se dovessero diventarlo, non ci sarà più posto nemmeno per quella libertà di pensiero e di critica volta ad opporvisi democraticamente e tramandataci dai nostri antenati Ateniesi e Romani: i capostipiti di quelle due capitali odierne, si guardi il caso, messe in bancarotta dall’invidia di tutto quel resto di mondo proprio da esse civilizzato. Bella gratitudine.

HELMUT LEFTBUSTER  12 nov 2011 d.C.

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