RIAPPROPRIAMOCI D’ OGNI BELLEZZA RIPRENDENDONE LE TRACCE ATTRAVERSO I VOLTI DEI NONNI, LA BONTA’ DEI LORO DOLCI NATALIZI, L’AMORE DEI LORO INSEGNAMENTI…

Non c’è nulla di peggio di un buon esempio di vita mostrato solamente là dove già sanno vivere.

Quindi sta a Noi bravi e volenterosi Viandanti della Tradizione operare da validi “globuli” (sia rossi che bianchi..) dell’intero organismo, portatori ovunque della preziosa testimonianza d’Amore identitario che ancora ammanta virtuose terre e virtuose genti dalle quali trarre esempio per riuscire a fermare il tempo là dove la vita era più bella, più serena, più genuina.

Nonostante la globalizzazione e il multiculturalismo stiano tentando di soffocare in tutti i modi quelle pulsanti gemme identitarie che sono le realtà locali, i loro usi e i loro costumi, esistono ancora anfratti d’Italia (e d’Europa) ove ciò che altrove può apparire “attivismo identitario“ è semplicemente “quotidiano amore per il proprio”.

Un po’ come era la nostra vita solo qualche decennio fà, infondo: una bella passeggiata domenicale ad ammirare le glorie della propria città o del proprio borgo; un salto in pasticceria ove il pasticcere, col copricapo bianco a righe rosa, ci regalava anche un sorriso oltre alla fragranza delle sue leccornie; e poi a pranzo dai nonni, quei nonni dolcissimi, ma austeri nell’esser depositari di verità e tesori culturali e favolistici irrinunciabili per ogni figlio d’un popolo.

Ora tutto questo ci è per lo più negato; o meglio, averlo è divenuto un lusso, una faticosa ricerca, una continua battaglia contro il conformismo di una società che ha deciso di rinunciare ad esser se stessa.

E così la norma sono divenute alienanti metropoli, fucine di orrore globalizzato, delinquenza gangsterista, cemento graffitato, a-culturali e decerebranti “megastore” sempre accesi e illuminati come gallinai; un cosmopolitismo che in altro non si traduce se non nella sommatoria dei peggiori difetti riscontrabili nelle grandi metropoli americane già dai loro albori. Città ove i luoghi più “sicuri” e “caldi” risultano essere gli spersonalizzanti “siti d‘acquisto“, uguali in tutto il mondo, ove tutto è ispirato a quantità, omologazione, e materialismo; e nulla resta per lo Spirito, per la Bellezza, per la Natura, per la Monumentalità.

Da quanto tempo non sentite un politico inneggiare a Dante, elogiare un poeta o un artista defunto, invitarvi a frequentare mostre e musei, o fare riferimento all’importanza della memoria e al rispetto per l’ascendenza?!
Da tempo immemorabile, appunto.

Quindi, non ci resta che tornare ad essere i “COLTIVATORI DIRETTI” del nostro spirito, della nostra cultura, del nostro cibo: se non ci penseremo noi, in prima persona,  con quotidiano impegno e identitaria militanza, il nostro giardino inaridirà miserevolmente, poiché i giardinieri di professione a cui per troppo tempo ne abbiamo appaltato la cura hanno svenduto quanto di più caro avevamo a mercenarii raccoglitori di erbacce.

E allora che le immagini reperite presso questa toccante mostra a cielo aperto, allestita nella romantica ed innevata atmosfera natalizia della favolosa Brunico, patria dei “mercatini” e delle tradizioni altoatesine, possano illuminarci il sentiero verso un glorioso restauro della Bellezza che siamo.

– ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –

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