FILETTI DI MERLUZZO DORATI ALL’ARANCIA

Il pesce fresco, italico orgoglio dei tempi che furono, è sempre più difficile da reperire; tuttavia ribadendo all’infinito ogni nostro appello al pragmatismo più schietto e costruttivo, non ci stanchiamo di ripetere: “all’impossibile si rinunci senza tanto sospirare ai quattro venti, ma al fattibile si sorrida a pieni denti e si attinga a quattro palmenti”!

Il pesce  surgelato, soprattutto se proveniente da Italia e/o paesi nordici, non è affatto malvagio, e, se ben cucinato, può essere un’ottima soluzione gastronomica che non deroghi da sani principi identitarii e di salute.

Le ricette sono svariate, ma la doratura è un qualcosa di atavicamente ghiotto e caro soprattutto ai bambini, anche in considerazione del fatto che, contrariamente a ciò che una maldestra informazione sostiene, il fritto non fa affatto male se consumato con una periodicità assennata (anche una volta a settimana), e soprattutto se cucinato con ingredienti semplici ed essenziali quali esso prevede: olio, uovo e pan grattato. Quando mai tali archetipi elementi potrebbero danneggiare l’organismo umano, che li consuma sin dagli albori della civiltà?!

Ovvio che i prodotti surgelati GIA’ CONFEZIONATI (magari da una multinazionale il cui addetto al confezionamento, impiegato chissà dove, potrebbe aver avuto mani non pulitissime) nascondano dietro allettanti foto digitalizzate l’amara realtà di ingredienti scadenti e a basso costo, globalizzati e dai nomi improbabili, a fronte dei quali è posto il miraggio del tempo che essi vi farebbero “risparmiare” in cucina (per dedicarlo a cosa, poi? Ai videogiochi del telefonino???), ma questo ha ben poco a che fare con la DIGNITA’ dell’ALIMENTAZIONE:  quell’orgoglioso rimboccarsi le maniche, sbattere 2 uova di gallina con un pizzico di sale, immergervi il pesce (che più “trattato” di tanto non potrà mai essere, soprattutto controllandone la provenienza), per poi passarlo – anche un paio di volte – nel pan grattato che avrete comprato o, ancor meglio, fatto voi tritando il pane raffermo che sarebbe sacrilegio buttare.

Che goduria friggerlo bello immerso in olio di semi per frittura e  poi asciugarlo adeguatamente, cosicché non vi appesantisca più dell’insalata che avreste regolarmente condito e sulla quale invece, semplicemente lavata, adagerete il fritto una volta scolatolo, garantendovi il giusto apporto calorico giornaliero, né più e né meno.

E poi, chicca identitaria invernale che stupirà il vostro palato soprattutto inquanto legata ad un alimento estivo come il pesce, l’arancia, ancora bella profumosa della sua provenienza nostrana: la taglierete a rondelle comprensive di buccia con le quali cospargerete il piatto di portata con la frittura adagiata sul letto d’insalata. Una spruzzata di pepe e/o peperoncino a scelta, solo se lo vorrete.

Un modo gustoso, nutriente e varipinto di nostrana identità per mangiare il pesce anche d’inverno, rispettando la stagionalità degli ingredienti e rinunciando agli orrendi fritti-surgelati globalizzati, ottimi per incrementare l’obesità di quei popoli divenuti incapaci di discernere il bello dal brutto, il colore dal multicolore, il benessere dal malessere, la generosità della Natura dalla menzogna della mercanzìa.

– ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: