Quale arena? Proposte stachanoviste per evitare la catastrofe. (di ILLE DOCTOR LUMINIS)

Scontri, malcontenti, urla. Tutti sono in lotta contro tutti, perchè tutti ritengono di aver individuato il problema. La gente scende in piazza, appiccica manifesti, vomita la propria indignazione nei blog, sui social network, nelle chat. E poi gruppi, fondazioni, comitati. Una volta erano gli anarchici a dire sempre, solo ed ostinatamente “dateci tutto, datecelo ora”: ora sono tutti. L’anarchismo del dopoguerra, quella stupida modalità di procedere in maniera pubblicitaria e superficiale, l’abbiamo ereditato proprio tutto. Che schifo.

In questa sede non nego che bisogna combattere, resistere, alzare la voce, ma a mio avviso abbiamo sbagliato campo di combattimento. Sì, perchè stiamo tentando di affrontare il nemico in un’arena in cui lui non c’è! E se non ci sbrighiamo a raggiungerlo nel posto giusto…quello vincerà a tavolino, dopo che l’arbitro (la storia) avrà logicamente pensato ad una nostra resa.

Quante parole per dire che sparare sulle istituzioni è un’arma a doppio taglio! Se la battaglia è istituzionale, istituzionalmente la si piò vincere o la si può perdere. E per l’ennesima volta, ricordiamoci che questa è una democrazia: vince sempre il cittadino votante, prima o poi. E noi abbiamo in mano il premio/punizione universale!

Ma, per non ripetermi sempre (come tutti i progressisti e – ahimè – buona parte dei tradizionalisti nerd e topi di cameretta) aggiungerò qualcosa di nuovo. Ma partirò dal dato: L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO. Quella parola “lavoro” è stata oggetto di scherno, satira (specie quella rossa di più basso livello) etc., ma son certo che l’interpretazione più fedele (o meglio l’unica sicuramente non errata) è la seguente: sto cazzo di stato, per andare avanti, deve limitare al massimo il numero dei cittadini che si grattano le palle una continuazione. E tra comitati, manifestazioni, sit-in, proteste, assemblee, conferenze, picchetti, manifesti, marce della pace, gaypride, facebook, blog monotematici, video informativi di resistenza, approfondimenti televisivi, bruno vespa, rai tre, la sette, collettivi, fondazioni, onlus, forconi, interviste, provocazioni e scioperi della sete e della fame (i radicali ci sono anche se non ci sono: son quasi religiosi)…ragazzi, mi duole ammetterlo ma non stiamo facendo davvero un cazzo.

L’italia ripudia la guerra come stumento di offesa, quindi l’eroismo militare è limitato. Il contrario di militare è – molto banalmente – civili, e come si diventa eroi civili? Scegliendosi una cazzo di occupazione e portandola a termine, o almeno avanti il più possibile, con coerenza e dedizione.

Nella professione (intesa in senso più ampio: non solo lavoro, ma anche vocazione professionale, sacrale) è insita la vita civila, preludio del vivere politico, pilastro del sistema sociale, economico e culturale di questa povera fazione chiamata occidente. Ed io qui vedo solo ed esclusivamente ribelli full time, come se questa fosse diventata la carriera più alla moda di questi tempi.

Non voglio, amici cari, tapparvi la bocca. Quel che vorrei regalarvi è fiato in più! C’è bisogno di estirpare l’odierno fancazzismo, fonte primaria della rassegnazione pessimista ed universale e – diciamocelo con tutta franchezza – origine prima della crisi. Altro che cazzo di multinazionali? Se “gli immigrati sono una risorsa” (cit. i cazzoni progressisti) vuol dire che gli italiani si son dimenticati come si fa ad essere risorse per sè stessi e si sè stessi.

Ognuno di noi può offrire un contributo. Ma se cominciamo tutti ad occuparci di tutto (i ribelli sono sempre onnivori: l’avete notato?) infrangiamo il principio della divisione del lavoro, ricadendo nella liturgia marxista più oscurantista. Solo da “eroi nel lavoro” possiamo istituzionalizzarci e pretendere davvero che a monte le cose cambino! Perchè nessuno può fare a meno di un popolo efficiente, ma tutti possono fare a meno di una popolazione di imbecilli. I politici se ne fregano del popolo? Chiunque venga eletto fa solo il comodo suo?  La colpa è nostra, che ci siamo scordati come si fa il popolo.

Ci siamo dimenticati cos’è una società, cos’è uno stato, cosa serve perchè uno stato funzioni. Non siamo più energia o linfa per il nostro paese. Credo che, a questo punto, un mea culpa generale vada fatto.

Chi sa fa, si lamenta, ma aggiusta. Chi non sa protesta, non fa…e distrugge solo.

Chissà se ci torneremo a ricordare i rudimenti della vita..

ILLE DOCTOR LUMINIS – Aristocrazia Dvracrvxiana –

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