L’INFERNO CHE NON VORREMMO (demoni metal identitarii Vs “rappers” inculturazionisti)

L’Arte è sempre stata la manifestazione più alta, gratuitamente amorosa, e sociologicamente introspettiva della Natura umana. Lo stesso cavernicolo, dopo aver cacciato, mangiato, copulato e dormito, dedica il breve resto del suo tempo a ciò che di più libero, e quindi elevato, egli ha da dire e da dare: istoria le pareti della grotta che abita, in parte per abbellire il suo spazio vitale, in parte per lasciare ai posteri qualcosa che gli somigli.

E se tutto questo avviene a livello dell’Individuo, riflettiamo su quale investitura di “specchio culturale” godano l’Arte e la musica, la letteratura e il cinema, sul piano epocale di intere civiltà diverse fra loro.

Ebbene, la raffigurazione dell’Inferno è sempre stata un parametro preferenziale di re-interpretazione fantastica della realtà: l’Ade nel mondo classico, l’Inferno dantesco nel medioevo, il gotico infernale nella cultura romantica; ma cos’è l’inferno, e soprattutto che cosa è “inferno“? Qualcosa che piace o che non piace? Cosa ci attira e cosa ci spaventa in esso? Una “mostruosità” costruita ed estetica che ci solletichi e ci sollazzi, assomigliandoci comunque da un punto di vista culturale, oppure una mostruosità che è tale inquanto votata a stravolgere ciò che noi siamo e, conseguentemente, ciò che amiamo essere? Insomma, esso è “vita” o è “morte” di ciò che noi siamo?

Ebbene, accantoniamo per qualche istante i gusti musicali d’ognuno, e lasciamoci andare ad una lucida analisi semantica e spirituale su questo tema esaminando una serie di video relativi ad artisti da “top-ten“ nei rispettivi generi, tutti contemporanei, ma di differente estrazione territoriale e quindi culturale: nella fattispecie, musicisti “Hard Rock” europei, e musicisti afroamericani “Rap“.

Partiamo coi primi, nel primo video, e cosa troviamo: tenebre, candelabri, inquisitori medievali muniti di torce roventi, demoni artigliati ispirati chiaramente a raffigurazioni mitologiche della cultura gotica nordeuropea; ma anche candida neve che cade in un contesto naturale latitudinalmente compatibile con quello del potenziale fruitore del genere in questione, in un’atmosfera romantica che, nonostante l‘artificiosa inquietudine, desta in chi osserva un favolismo sognante e poetico: una splendida ragazza bionda (una strega? Difficile chiamarla così..), sonorità che rimembrano Bach e Hendel, oltre che un heavy metal melodico, e di decisa impronta europea.
Inferno o “inferno”, dunque?!

Lordi –  It Snows In Hell

Ora, passiamo a quest’altro video, artista Rap, genere che non c‘appartiene affatto, sebbene sia portato alle nostre orecchie in tutti i modi possibili dall‘establishment mondialista, nonostante testi e tematiche ostili al comune sentire nostrano ne imbrattino l‘approssimativa musicalità. Qui, infatti, non ci sono demoni, non ci sono fuochi, non ci sono contorti rami danteschi carichi di arpie appollaiate; ma c’è violenza metropolitana, c’è una cieca rabbia spacciata per rivendicazione a tutto sesto da giustificazionismi pseudostorici piuttosto duri da dimostrare; ci sono messaggi razzisti, sia nei testi che nelle immagini, palesemente inneggianti all’odio e alla violenza (contro donne, omosessuali, minoranze etniche..) dai quali la lingua inglese e soprattutto lo “slang” rappettaro distolgono, ma che traspaiono chiaramente dalle immagini (il poliziotto bianco come aguzzino di una moltitudine di soli afroamericani, incazzati neri non si capisce bene per quale motivo); insomma, il protagonista canta un “senso d’appartenenza” che non si limita all’orgoglio di essere X, ma che trascende decisamente nel dare addosso a chi è Y.

E che dire della musica e delle coreografie? Difficile entrare nel merito, ogni forma d’Arte e di creatività sono rispettabili, ma le movenze collettive, un’animalità esacerbata attraverso una fisicità più adatta a galeotti che ad atleti, la totale assenza di quel pluralismo etnico che l’attuale multiculturalismo, invece, altrove,  ossessivamente predica e pretende, sono elementi ignorabili soltanto dall’occhio d’un guercio.

Riguardo poi “l’essenzialità” dal sapore tribale delle ritmiche, delle voci, delle sonorità, accezioni come “evoluzione”, “poliedria”, “creatività” restano impronunciabili; persino la raffigurazione femminile, generalmente minoritaria nell’universo artistico rispetto a quella maschile, ma in apice ampiamente celebrata, sembrerebbe qui totalmente ostracizzata all’insegna di un monotematico e masturbatorio patrocinato “machista” piuttosto primitivo.

Allora (e lo chiediamo, naturalmente, a chi legge nella lingua nella quale tale articolo è scritto), in quale dei due “inferni” vorreste vivere..e in quale no?
Sui gusti musicali non si discute; ma sulla coerenza, sui significati, sulla storia, sui valori, e sull’appartenenza non si transige: a tal riguardo “inferno” non può che esser semplicemente definito “ciò ch’è più distante da noi, ed in quanto tale ci è ostile“…

DMX – Where The Hood At (Dirty) (HQ)

Ice Cube -Smoke Some Weed [ HD 720p Uncut Dirty Version ] **Explicit**

Conclusione: l’Arte è sempre stata espressione del popolo che è a sua volta espressione del Territorio e delle sue caratteristiche: una cattedrale gotica tedesca avrà tratto senz’altro maggiore spunto creativo dalla morfologia della foresta nera che non da quella d’un deserto arabico; come le guglie tailandesi non potranno ch’aver tratto ispirazione, nei secoli, dalla morfologia sinuosa della vegetazione locale e dai lineamenti dei tailandesi.
Ma cosa accadrebbe nel momento in cui, artificialmente, un popolo fosse sostituito da un altro, e i pochi nativi rimasti non riconoscessero più l’arte e le forme ibride maggioritarie cui i “nuovi” darebbero vita?
Sarebbe un inferno…appunto.

Dr. Dre featuring Snoop Dogg – Dre Day

Bello, eh?! Eppure questa musica si sente anche nei supermercati, il problema è che le mamme coi carrelli, ignare, non ne capiscono il significato e si limitano a lasciarsene abbrutire l’udito.

Invece, a questo concerto dei finlandesi Lordi, svoltosi in una pubblica piazza finlandese, possiamo scorgere mamme, bambini, giovani metallari e gente che vuol divertirsi: vestiti da “diavoli” o meno, sul palco ci sono dei finlandesi che suonano musica finlandese,  dando vita ad una rappresentazione pregna di simbologìa occidentale e cristiana; e a questo punto anche un bigotto di sacrestia avrà capito che l’inferno da temere non è quello istoriato nelle nostre chiese per fornire suggestione estetica all’atmosfera delle stesse, ma è quello che dette chiese vorrebbe distruggere per fare posto alle proprie.

LORDI live in Finland

HELMUT LEFTBUSTER

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