CHI TROPPO VUOLE NULLA STRINGE: DI PECORINO “DOC” NON CE NE STA PER TUTTI !

http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/03/23/news/agnelli-sardi-taroccati-salgono-a-quarantasei-gli-indagati-per-falso-e-frode-5723300

DOC, DOP, IGT: sigle di identità qualitativa che annaspano in un mondo marcio di contraddizioni che parla di egalitarismo e cibo per tutti, e poi reclama per le frodi sulla tracciabilità territoriale del prodotto.

Se la logica non è Disneyland, come potrebbe vendersi anche agli oramai pretenziosetti cinesi, agli erudendi statunitensi,  ai raffinati pasteggiatori di tutta Europa il pecorino di Pienza “doc“ (come qualunque altra gloriosa italica leccornia), senza che:
– se ne adulterino la qualità e la materia prima di provenienza per poterlo produrre in quantità così plateali;
– se ne adulteri il nome, andandone a delocalizzare e multinazionalizzare il marchio, e facendo perdere al prodotto qualsivoglia significato identitario e qualitativo;
– o, ancora, si faccia fallire chi lo produce per inadempienza nelle consegne ai milioni (e milionarii) di richiedenti.
http://www.ecplanet.com/node/3119

E si noti che finché tutto ciò avviene per il formaggio o per un vino, il danno è quello che abbiamo descritto. Ma quando ci sta di mezzo la carne..e soprattutto il pesce, allora all’orizzonte compaiono gli stermini delle balene e delle altre specie ittiche protette, con gli ecologisti eco-chic che fanno cagnara, ma che non si domandano a chi serva tutto questo pesce in più da macellare, se non a far strafogare anche i popoli “emergenti” di buon sushi o di buon tonno in scatola alla stessa stregua dei storici titolari egemonici di tali prodotti.

Eh già, del resto tutto il mondo ha il diritto di sfamarsi con leccornie, o no?!
Ebbene, no!
I popoli hanno il diritto di sfamarsi con ciò che il proprio territorio e le proprie tradizioni alimentari offrono loro; e devono imparare a gestirsi tali risorse in stretta – strettissima – relazione con una loro adeguata proliferazione demografica. Dopodiché, se non vogliono farlo o non ne sono capaci, non hanno poi il diritto di venirci a bussare (blando eufemismo) per recitare la parte degli affamati; perché chi ha fame non chiede pecorino di Pienza o sushi, ma si rimbocca le maniche e alleva ovini e bovini col latte dei quali mettersi a fare il formaggio doc a casa sua, o a pescare il proprio pesce. E se ne hanno poco, beh, figlino poco:  il mondo dell’impossibile esiste solo per chi parassita sulla gobba di quanti sgobbano per procacciarsi il possibile, e questo non è giusto.

Quanto all’ingordigia di chi, abbacinato  dalle promesse dei mondialisti fautori della globalizzazione, pensa che mondializzare le vendite dei propri prodotti doc significhi guadagnarci esponenzialmente, sappia che farà una brutta fine: il prodotto in breve tempo non sarà più d’eccellenza, e, inquanto “ex eccellenza”, non riuscirà più nemmeno ad essere competitivo come prodotto plebeo, cosicché il suo titolare ingordo ci rimarrà con un palmo di naso come la povera Mariettina nella favola della ricottina.

http://www.fondazioneemmausdinocusin.org/filebimbi/fiabe.htm

Ognun produca per sé, dunque, per il proprio popolo e con i beni offerti dal proprio territorio; e chi si sente in vena di fare assaggi esotici rispetto al proprio bacino gastronomico, alzasse il culo e andasse ad assaggiare quei prodotti in loco; oppure finisca di lamentarsi del traffico dei Tir, del prezzo dei carburanti, di licenziamenti e delocalizzazione nell‘agroalimentare, e dello sterminio delle balene.

HELMUT LEFTBUSTER

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