MENU’ DVRACRVXIANO: AUTARCHICO, NON PAGATO MA.. FATICATO ! (come fare concorrenza alla globalizzazione)

Cucinare è tempo investito in attività umana primaria e sacrale.

L’uomo primitivo anzitutto mangiava: e non era scemo, mangiava bene, si procacciava con astuzia e fatica la miglior selvaggina in circolazione, non aspettava certo che qualche cavernicolo confinante lo avvelenasse con sospette “generose” offerte avariate, o lo fregasse attraverso qualche baratto furbetto che nessun “buon cuore” di questo pianeta renderebbe mai vantaggioso per l‘aderente, senza un proprio tornaconto ancor maggiore.

Passano giorni, secoli e millenni, sino a che l’irragionevole intellettualismo giacobino/sessantottino allaga il cervello della gente con convinzioni patetiche come il “viver d’aria”, oppure la “nouvelle cuisine” (classe ‘73), il vegetarianesimo ideologico (quello etico va benissimo), e la rottura con qualsiasi modello gastronomico identitario che attinga ai prodotti del territorio.
Qualche sbuffo, gli stronzoni sessantottini, lo riservarono giusto ai Mc Donald’s, negli anni ’80 ancora modello di imperialismo culturale wasp-americano, ma li boicottavano per pura posa anti-atlantista, non certo perché forieri di una cultura allogena, massificante e sottocosto del mangiare.
Già, perché il “piatto forte” del sessantottismo fù prevalentemente la cucina etnica e multiculturale, quella da dissenteria per intenderci, da sempre massimo totem salvifico d’ogni radical-chic che si rispetti, e per il quale, il coglione medesimo, sarà sempre pronto a svenarsi.

Ebbene, se fino a qualche anno fa’ su tali scempiaggini ci si poteva anche ridere, adesso ci si può solo piangere: poiché quei virus mentali allora riservati ad uso e consumo individuale di qualche deficiente masochista, sono riusciti col tempo a contagiare, suo malgrado, l’intero corpo sociale, divenendo causa prima dell’odierno impoverimento della produzione agricola nazionale e della diffusione endemica di una concorrenza aculturale e “low-cost“, portatrice di degrado nutrizionale e diseducazione gastronomica.

http://www.lanazione.it/prato/cronaca/2012/03/20/683986-cibo-cinese-irregolare-prato.shtml

Ma, poiché non è mai troppo tardi, l’inversione di rotta (soprattutto per i giovanissimi, che, al contrario dei più grandi, si sono trovati un’Italia già ammalata senza la possibilità di confrontarla con la meraviglia che era solo qualche decennio fa’), va improntata all’insegna della logica e dell’Amor proprio, ragionandoci serenamente su: come potrebbe un prodotto fresco e locale tradire il palato e lo stomaco d’un figlio della medesima terra?
Al contrario: come fa un prodotto esotico, magari a base di pesce, facendo migliaia di chilometri (su gomma, inquinando e creando traffico), a restare fresco, ad esser tutto opportunamente controllato ed al  contempo a poter costare così poco da concorrere, mandandolo inevitabilmente sul lastrico, col mortadellaro nostrano ?!

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/02/10/visualizza_new.html_77421501.html

http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/03/29/news/oltre-600-tonnellate-di-prosciutti-sequestrati-dai-nas-di-parma-1.3746583

Ecco, mentre ragionate su tali quesiti logici (che, inquanto logici, richiedono ben poco ragionamento), noi vi proponiamo un menù identitario, stagionalmente compatibile e a chilometri zero, interamente cucinabile in casa da voi: potrete così risparmiare, anziché avvelenandovi fegato budella e cervello comprando robaccia, impegnandovi a “partorire ciò che mangerete“, ossia ad assorbire il costo di produzione, normalmente esternalizzato in un prodotto confezionato, attraverso il vostro lavoro impresso alla materia-prima per la sua trasformazione nella leccornia che porterete in tavola.

Questa è..ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA!

ANTIPASTO : Torta Ognissantina (con le carote in sostituzione della zucca, se questa è fuori stagione), la cui ricetta è inserita in codesto blog alla voce Autarchiche Ricette Dvracrvxiane.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2012/03/05/torta-rustica-ognissantina/

PRIMI : Lasagna pesto, pomodorini e stracchino, e Lasagna funghi e pere “Non Far Sapere” (Vd ricetta dvracrvxiana): per la pasta si usa 1 uovo per ogni etto di farina, e impastare è solo questione di pazienza e manualità. Il resto lo farà la fantastica stendipasta Imperia, il cui nome luccica di splendore e di tradizione come l’acciaio di cui è fatta. Non è indispensabile che stendiate le sfoglie chissà quanto meticolosamente; l’importante sarà che il ripieno venga ripartito fra gli strati e lungo i lati e gli angoli della teglia in modo abbondante e omogeneo. Del resto, parliamoci chiaro: chi prepara le lasagne che normalmente comprate non è un mago, ma solo uno che ci investe del tempo, maturandovi perizia. Un tempo le famiglie erano quasi ovunque foriere di qualche buon cuoco o cuoca, e l’andare a pranzo o a cena fuori era quel giusto lusso e quella giusta specialità per i quali doveva davvero valere la pena, e che il modernismo borghese ha invece deformato in alienante surrogato di ciò che dovrebbe quotidianamente offrire il calore della casa e la collaborazione di tutta la famiglia.

SECONDO : formaggi di stagione del contadino con pane dvracrvxiano (preparato e cotto con l‘impastatrice), e marmellate dvracrvxiane.
Allora, capitolo impastatrice, alias “macchina per il pane”: il nome fa un po’ impressione e reca un che di artefatto e complicato; nulla di tutto questo, e lo diciamo Noi.. da fieri antimodernisti.

L’antimodernismo non è rinunciare al nobile lavoro dell’intelletto umano che, sfruttando archetipi fisici, come la leva e il fuoco, ne elabora in modo sano e naturale le successive applicazioni frutto di progresso tecnologico e quindi spremitura delle migliori meningi. Antimodernismo è condannare il masturbatorio superfluo, e rinunciare alla becera comodità offerta da una soluzione fedifraga e accidiosa, che sia tecnologica o meno, ma studiata dal suo ideatore non per migliorare la società, bensì per rammollire il singolo, rendendolo prono prima e schiavo poi d’una comodità sulla cui vendita lucrare oltre ogni limite.

Il pane è un alimento basilare della nostra dieta, della nostra cultura e della nostra giornata; tuttavia tale protagonismo non trova più riscontro nella sua qualità produttiva così come era una volta: un tempo il fornaio del paese assolveva alla sua funzione sociale con tutti i crismi tipici del delicatissimo ruolo; ma oggi..chi è il fornaio? Lo conoscete? Chi avrà toccato il pane (spesso precotto) prima di voi? E quanti conservanti e grassi a basso costo si annideranno nel filoncino di pane confezionato, magari già affettato, gommoso come il pongo, e ancora flaccido dopo due settimane come appena scartato?
http://shar.es/pTl4W
Dalla romania alle nostre tavole , il pane rumeno costa la metà…

No grazie!

Ecco quindi l’esigenza di, in assenza o penuria di “fornai tradizionali”, prepararvi tale alimento da voi; e poiché l’arte della panificazione non è delle più semplici, acquistando materia prima decorosa (farina, lievito, olio e latte), tale dispositivo pratico, poco ingombrante e poco costoso, vi sfornerà del buon pane profumato semplicemente introducendovi gli ingredienti scelti, pesati e dosati secondo i vostri gusti e la vostra fantasia (noci, uvetta, pinoli, sesamo, olive..le ricette sono infinite). Tale macchina, molto semplice nel suo funzionamento, diciamo una perfetta sintesi fra un forno ed un frullatore, fa anche delle meravigliose marmellate: naturalmente con la frutta scelta, se non addirittura coltivata, da voi.

DOLCE : Pandorata d’Arance glassate (Vd ricetta)
https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2012/03/30/pandorata-darance-alla-dvracrvxiana/

VINI : dolcetto d’Asti cantina Parroco e vino liquoroso Messiodoro cantina Il Convento (Montepulciano, Si).

Naturalmente questo menù è solo un esempio dei tanti che proponiamo e proporremo per mostrare come si possa non dare una lira alla globalizzazione e assestare duri colpi al mondialismo semplicemente facendo la spesa, e gozzovigliando bellamente coi prodotti della nostra terra alla faccia di chi vorrebbe farle concorrenza sleale.

RESISTERE SI PUO’!

– ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA

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