ESEGESI DEL CHIAVISTELLO

Ognuno di noi ha una casa; e chi non ce l’ha non a caso vive il peggior disagio di qualsiasi classifica sociologica: poiché la casa, l’oikos, la grotta, sono la sintesi regina dei basilari valori antropologici di sempre, suolo, protezione, proprietà.
Ebbene ognuna di queste case possiede una via d’ingresso che è anche d’uscita, segnata da una porta corredata di relativo chiavistello atto a serrarla la mattina dopo essere scasati, la sera dopo esser rientrati, e, coi tempi che corrono, spesso anche di giorno quando vi si transita magari solo per qualche ora; e poi senz’altro di notte mentre si dorme, forse troppo ingenui, sicuramente troppo indifesi.

Il tema della sicurezza dell’individuo, cronicamente inviso alle ideologie sinistre nell’insano presupposto che sia d’ostacolo alla realizzazione d’un’astratta giustizia sociale, è il bersaglio perfetto dell’illogicità socio-masochista: l’istinto di sopravvivenza, genoma ontologico del bisogno di sicurezza, è la base esistenziale di ogni creatura vivente ancor prima che d’ogni essere umano. L’uomo, sommo perfezionamento del creato animale, non potrebbe dunque che esponenzializzare tale fattore; e se non credete a chi scrive, domandate in quest’istante a voi stessi se non è così: protezione, preservazione, incolumità fisica, chi di voi non le pone come elementi fondamentali del proprio benessere?! Eppure alcune categorie ideologiche si sono ostinate a voler scardinare tale tautologia con finalità ancora tutte da scoprire, data l’inusitatezza della loro astrusità.
E’ questo l’unico vero Male Assoluto: acconsentire che ci venga fatto del male, ancorché  il decidere di farlo ad altri. Non a caso il codice penale viene pragmaticamente in soccorso di tale fondamentale istanza con quella fattispecie di “legittima difesa” che scatta anche quando, in due su una zattera che affonda, si è costretti a sacrificare la vita dell’altro per salvare la propria.

Ma torniamo al nostro chiavistello: dunque, a che cosa serve? Chi l’ha brevettato con così tanto successo da aver poi sviluppato nei secoli un’arte e un mestiere che hanno dato da vivere a miriadi di fabbri, attualmente “riprocessati” in chiave sempre più tecnologica di operatori e gestori di sofisticatissimi sistemi antifurto e antiintrusione?!
Sia dal punto di vista filologico che sotto il profilo tecnico, dunque, quel chiavistello serve indiscutibilmente a creare una barriera fisica fra Noi, intesi come individui e come proprietà privata ambientale, ed il resto del mondo inteso vogliasi come spazialità esulante dalla nostra proprietà privata, vogliasi come l’insieme dei non facenti parte del combo familiare che assieme a noi condivide la proprietà di quello spazio.
E sin qui la funzione teoretica del chiavistello.
Ma quella pratica? Serrare, è ovvio!
Sì, ma serrare rispetto a chi e rispetto a che cosa?
Rispetto a chi non ha il diritto di entrare in casa nostra, ma probabilmente ci proverà lo stesso.
Quindi esistono i ladri e gli aggressori?
Sì.
E chi sono?
Gente che non riconosce l’incolumità fisica e la proprietà privata come soggetti meritevoli di sacertà giuridica e di tutela fisica; oppure gente che li riconosce come tali, ma se ne frega.
E chi è sta gente? Son tutti ladri?
No. Sono anche quegli empi che ritengono il rubare un’attività umana scaturente da “ingiustizie” e “disagio sociale”, e, pertanto, tutto sommato giustificabile.
E allora perché la porta di casa la serrano tutti, alla fine, anche chi considera “eccessiva” l’attenzione verso la proprietà privata?
Perché non si sa mai chi è malintenzionato e chi no, e quindi non rischi, chiudi e basta; se poi qualcuno busserà al campanello, deciderai caso per caso se farlo entrare o meno, ma non darai mai per scontato che si tratti di una brava persona fino a prova contraria, anche perché se poi tale prova dovesse arrivare sotto forma di una bastonata in testa, potrebbe essere tardi, e la vita umana vale troppo per correre il rischio.
Bene. Resta un ultimo quesito dirimente dell’intera faccenda: se tutto ciò vale per le case private e per i loro giardini, perché non lo si fa valere anche per quella preziosa casa nazionale che si chiama Stato sovrano e per quel meraviglioso giardino collettivo che si chiama paese?

Silenzio: lasciate che la risposta sia sussurrata alla vostra anima dalla vostra intelligenza…

HELMUT LEFTBUSTER

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