QUEI NODI “SINISTRI” CHE VENGONO ALL’INFLESSIBILE PETTINE DELLA CATASTROFE

Tutto ciò che è illogico, artificioso, ideologico e spiritualmente forzato non è destinato a durare; e nulla più delle catastrofi, compressioni fisiche dell’aspetto ambientale ed economico della vita d’una comunità, divengono catalizzatori del crollo di ogni equilibrio già precario di suo.

Capannoni nuovissimi che crollano a fianco di edifici medievali rimasti intatti: chissà, forse nel medioevo il sottocosto e la clandestinità del lavoro non c’erano, e le case di una comunità venivano costruite come Dio comandava direttamente da professionisti interni alla cittadinanza che poi le avrebbe abitate.

Dario Fo e Franca Rame chiedono a Napolitano di rinunciare alla parata militare, dividendo pensiero e appoggio da sinistra a provvedimenti governativi pseudo-patriottici sinora attuati solo in chiave antileghista e distrattiva.

Grillo fa il pienone di voti di quanti, a sinistra, non concordano con le politiche dell’immigrazione proposte dalla sinistra mondialista che sostiene il governo, ma che sinora, sempre a sinistra, non avevano potuto aprire bocca sull’argomento.

Il ministro dell’integrazione, invitato a Porta a Porta per parlare del terremoto, si arrampica sugli specchi per cercare di continuare ad intrecciare come “direttamente” proporzionali due grandezze, immigrazione e crisi, che proporzionali oramai lo apparirebbero “inversamente” anche agli occhi d‘un bambino.
E a proposito di bambini, anziché andare a coccolarne qualcuno terremotato, l’attuale premier, va al sant’Egidio e ne prende in braccio uno immigrato, giusto per far capire a chi sono riservate le “coccole” dell‘attuale establishment politico.

La gente comune comincia a non capire più come sia possibile coniugare “liberalizzazioni”, delocalizzazioni e sottocosto, con i diritti dei lavoratori sinora “tutelati” sotto l’egida della Falce e del Martello: stiamo capendo tutti che la vexata quaestio è se a falciare e martellare continueranno ad essere italiani regolarmente stipendiati, o loro sostituti low-cost…

L’Emilia, terra rossa ed accogliente per eccellenza, dopo il terremoto inizia a soffrire nelle tende, con i piatti di ragù rispediti al mittente dagli immigrati islamici, e problemi di convivenza d’ogni sorta che, nell’emergenza, da teorici diventano pratici, all’insegna della disgregazione di un tessuto sociale che non può inventarsi coesione affettiva ed empatica sotto una tenda quando sino al giorno prima, in strada, ognuno continuava a parlare la propria lingua, a consumare il proprio cibo, a non degnarsi neppure d’un cenno col capo.

L’integrazione, di fatto basata su un “do ut des” patologico e mercantilizio correlato unicamente alla dinamica “bisogno-benessere“, venendo meno le risorse già scarse per tutti, svela la discoesione spirituale fra genti non cresciute insieme, ed educate diversamente, e accordatesi finora solo sulla base di reciproci tornaconti molto spesso disonesti ed illegali, venuti meno i quali, nulla resta da dirsi, anzi, scatta l’inevitabile, antropologicamente palese “si salvi chi può”.

Ed è solo l’inizio: finché c’è spazio, benessere, possibilità di non interagire come un’unica comunità (assurda premessa per il consolidamento di un popolo nazionale), si poteva stringere i denti; ma ora sta accadendo ciò che comunemente si paventa persino fra grandi amicizie che si apprestino a vivere una vacanza in barca o in campeggio: occhio ragazzi, in poco spazio si litiga!

http://www.liberoquotidiano.it/news/home/1028246/Tendopoli-polveriere–Italiani-contro-immigrati.html

HELMUT LEFTBUSTER fine maggio 2012 d.C.

NOTA: la foto di corredo l’abbiamo trovata in rete, non sappiamo a chi appartenga, senz’altro un autore geniale che ringraziamo. Abbiamo oscurato il volto per rispetto, non conoscendolo direttamente.

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