Scusate se è poco (di Ille Doctor Luminis)

– Cosa rispondi a chi ti accusa di assenza di pragmatismo?

 

Non tutti coloro che si avvicinano agli specchi restano vittime di strani sortilegi. A lorsignori appare così strano che il sottoscritto sappia trascendere i concetti di realtà e virtualità per arrivare a ripensare un reale in più livelli? Internet è una realtà continuamente specchiata: l’immagine ha un rapporto davvero stretto con l’originale, anche perchè se qualcuno si specchia lo fa per motivi ben precisi: cercare qualcosa di nuovo in sè stesso. La mia vita vive in ogni realtà concessagli, e i significati di cui si fa foriera significano ovunque il significato è lecito.

 

– Non puoi dire semplicemente pane al pane, vino al vino? Perchè un così abbondante uso di immagini?

 

Conoscere significa mettere in relazione processi a modelli. Ci sono modelli palesemente funzionanti (la natura) ed altri perfettamente inutili (l’ostinazione ad opporsi ad essa), oppure dannosi (ogni forzatura). Perchè non usare tutto ciò come secondo termine di paragone, per sottolineare ed indicare funzionamenti e malfunzionamenti del vivere sociale?

 

– Perchè ti ostini a voler salvare la situazione? Sei da solo: rifletti!

 

Conoscere significa ordinare, sistemare e catalogare. Lo schedario in cui si archiviano i dati di tutti i giorni è il dono che la nostra civiltà ci fece al momento della nascita. I dati hanno senso solo se è possibile correlarli tra loro, e ciò è possibile solo a partire da una precisa ed ordinata catalogazione. Preservare la situazione occidentale è automatica estensione del pensiero occidentale, che non può negare sè stesso pensando. Non è una missione di cui mi sento incaricato, bensì un lato del mio pensare che non può essere ignorato, pena la decadenza del pensiero in sè. Chiunque violi queste semplici norme semplicemente non pensa, non conosce, non elabora, non riordina: dimostra di aver perso le chiavi di quell’enorme schedario di cui prima si parlava.

 

– Moriremo tutti?

 

Buon Dio, no. I deliri apocalittici appartengono ad una società di compulsioni, esattamente quanto i deliri salvifici, quelli buonisti e quelli – più ampiamente – modaioli. Considerare, però, che il pericolo è in agguato anche nei momenti di più grande letizia non è soltanto prudenza: è proprio istinto di sopravvivenza, qualcosa che precede lo stesso pensiero. Non reputo vive le persone che non pensano, figuriamoci quelle che non arrivano neppure al pre-pensiero!

 

– Che ne sarà di noi?

 

Se lo sapessi, farei di tutto per diffondere la soluzione a destra e manca. Visto che non lo so, posso semplicemente offrire un punto di vista: sopravviveremo se saremo capaci di pensare, e saremo capaci di pensare nel momento in cui avremo ben chiari i concetti di identità e di diversità.

 

– Ti senti identitario?

 

So pensare a me stesso come un singolo, come facente parte di un popolo, di una famiglia, di un ristretto gruppo sociale che io chiamo amici; so chi sono, so chi voglio essere, so con chi voglio stare, so chi non sono, so chi non voglio essere, so con chi non voglio stare. Più che identitario, posso dire che non sono un malato mentale. O ogni uomo è identitario, oppure è un malato mentale, a questo punto.

Ma se per identitario intendete un fottuto integralista che vive di leggi, di precetti, di dettami…la mia concezione di libertà (forgiata coi migliori metalli occidentali) mi vieta di obbedire a sistemi rigidi, destinati a cedere al primo scossone (e la globalizzazione è uno scossone bello forte, non credete?).

 

– Voti?

 

Ovviamente sì. Credo nella democrazia, nella sovranità popolare, nella possibilità che periodicamente ha il popolo: cambiare lo status quo. I limiti temporali delle varie cariche sono la migliore eredità del mondo classico. Il “per sempre” e la politica italiana a partire dal secondo dopoguerra non vanno d’amore e d’accordo. Ci provò la sinistra…fallendo (a nostre spese) tragicomicamente

 

– Ti senti utile?

 

Sono capace di sentirmi utile solo nel momento in cui riesco ad utilizzare me stesso nel migliore dei modi possibili. E’ una sensazione paradisiaca: piango per chi non la proverà mai.

 

– Ti sei mai sentito imbecille?

 

Ovviamente sì. C’è un momento della giornata in cui ognuno riesce ad avere una lucida posizione di sè: in quel momento capisci davvero le ragioni di ciò che fai, e puoi trarre rapidissime conclusioni.

Penso che sentirsi imbecille, di tanto in tanto, contribuisca a rendere ancor più obiettiva l’analisi quotidiana, nonchè a distruggere ogni traccia di integralismo dalle nostre vite. Mal si addice, infatti, questo con la sullodata libertà.

 

– Repubblica o impero?

 

Repubblica, assolutamente. Ma anche impero, nel momento in cui si comporta da repubblica, conservandone le istituzioni. Ma anche democrazia, quando il fine ultimo è non la demagogia, bensì la conservazione delle istituzioni.

 

– Euro o lira?

 

Euro. Forse non l’euro attuale, ma euro. Siamo in prossimità di uno scontro di civiltà, ed è necessario definire blocchi territorialmente e storicamente continui con i quali intraprendere determinate battaglie

 

– Non ti senti eretico?

 

Mi sforzo a far fare questo esame di coscienza giorno per giorno a chiunque conosca. Nessun ortodosso non dubita della propria ortodossia: è proprio lo sforzo di conservazione il timore dell’errore a rendere coerente una persona coerente.

 

– Cosa rispondi, concludendo, a chi si sta arrendendo?

 

E’ facile.

 

– E a chi continua a pensare, a resistere?

 

E’ difficile

 

– Tu scegli la strada facile o quella difficile?

 

Io cammino.

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