CONDANNA LEOPARDIANA DEL COSMOPOLITISMO – crestomazia dvracrvxiana –

Quando cittadino Romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo.
L’amor patrio di Roma, divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno, e i cittadini Romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto“.

Basterebbero questi versi a palesare la veggente condanna leopardiana del cosmopolitismo, e a dimostrare che il Male assoluto, “l’Anti-Se stessi“, è esistito in ogni epoca, e in ogni epoca combattuto e vinto. Prova ne siano queste righe.
Ma proprio perché è missione dei bravi figli divulgare senza tema di sorta la Verità e l’Identità dei loro padri, proporremo qui sotto l’intero brano del Leopardi, facendone seguire l’altezza storica, letteraria e poetica, da un pregevole commento del nostro Ille Doctor Luminis.
H.L.

“Quanto sia vero che l’amore universale, distruggendo l’amor patrio, non gli sostituisce verun’altra passione attiva, e che quanto piú l’amor di corpo guadagna in estensione tanto perde in intensità ed efficacia, si può considerare anche da questo, che i primi sintomi della malattia mortale che distrusse la libertà, e quindi la grandezza di Roma, furono contemporanei alla cittadinanza data all’Italia dopo la guerra sociale e alla gran diffusione delle colonie spedite per la prima volta fuori d’Italia, per legge di Gracco o di Druso, trent’anni circa dopo l’affare di C. Gracco e quaranta circa dopo quello di Tiberio Gracco, del quale dice Velleio (II, 3): Hoc initium in urbe Roma civilis sanguinis, gladiorumque impunitatis fuit, col resto; dove viene a considerarlo come il principio del guasto e della decadenza di Roma. Vedilo lib. II, c. 2, c. 6, c. 8, init. et c. 15, et lib. I, c. 15, fine, colle note Varior. Le quali colonie portando con se la cittadinanza romana diffondevano Roma per tutta l’Italia, e poi per tutto l’impero. Vedi in particolare Montesquieu, Grandeur etc., ch. IX, p. 99-101 e quivi le note. Ainsi Rome n’étoit pas proprement une monarchie ou une république, mais la tête du corps formé par tous les peuples du monde…. Les peuples… ne faisoient un corps que par une obéissance commune; et sans être compatriotes, ils étoient tous Romains. (ch. VI, fine., p. 80, dove però egli parla sotto un altro rapporto) Quando tutto il mondo fu cittadino Romano, Roma non ebbe piú cittadini; e quando cittadino Romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l’amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu piú patria di nessuno, e i cittadini romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto (24 dicembre 1820).

GIACOMO LEOPARDI, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, Firenze, Successori Le Monnier, 1898, pp. 457-8.

Commento di Ille Doctor Luminis

Quando andiamo ad innaffiare il giardino, perché la pressione dell’acqua aumenti, e di conseguenza la gittata dello spruzzo, mettiamo un dito che ostruisca parzialmente il tubo dell’acqua: più il bocchettone è piccolo, più la pressione è forte; più il bocchettone è grande, più la pressione diminuisce.
Questo vuole dirci Leopardi, in questo magnifico ricordo, usando altre parole, ed una terminologia che si addice ad un grande poeta, ad un grande pensatore. Questo avrebbe detto, magari, oggi come oggi, avendo a disposizione altri materiali per costruire le unità minime del pensiero intellettuale: paragoni e metafore (ricordate quel magnifico film “Il Postino” con Troisi? Il protagonista è stato accusato di indecenza perché autore di pericolosissime “metafore”.
Leopardi inizia dipingendo l’universale, e pian piano arriva a dipingere, con uno storico esempio, il reale. La realtà è dunque simbolo dell’Idea, della Verità, e quando non funziona è solo colpa di un progressivo allontanamento.
Nel caso specifico, ci si allontana da quell’amore prossimo, familiare, patrio, per arrivare ad una tipologia molto, molto formale di affetto, che di caloroso oramai non ha niente.
Diceva Ennio che la luce (l’affetto) più la dividi più si moltiplica, perché accende nuove luci senza rimanere intaccata. Ciò funziona per il fuoco, ma non per la legna: se la legna nata per accendere il nostro fuoco viene rubata e destinata a genti naturalmente non abituate alla luce, si commettono due gravissimi crimini. Non più bontà (Ennio), ma buonismo (sinistra, o almeno quella attuale, vendoliana, eurocomunista).
Guardate come funziona bene la logica, quella vera: in due minuti, partendo da Leopardi siamo arrivati a Catone, passando per un buon film quale “Il Postino” .
Come concludere? Magari con una massima latina, una massima che indicava una tendenza, tutta romana, a tesaurizzare il proprio passato, elevandolo a bene economico, fondamento di civiltà: MORIBVS ANTIQVIS RES STAT ROMANA VIRISQVE (nei costumi e negli uomini antichi è insita la sostanza di roma). Quanto è economico e materiale il termine “res”: il passato è il tesoro più grande! Ecco perché svenderlo…è da cretini.

ILLE DOCTOR LUMINIS (Aristocrazia Dvracrvxiana)

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Una Risposta to “CONDANNA LEOPARDIANA DEL COSMOPOLITISMO – crestomazia dvracrvxiana –”

  1. Davide Says:

    Basterebbe seguire i grandi del passato per avere un’Italia migliore

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