Il comandante in capo e il figlio di puttana. Favola sempre più malvagia di Ille Doctor Luminis

C’era una volta, in un regno non troppo immaginario, un coraggioso guerriero, forte e vigoroso, generale massimo delle truppe del re. Era stato lo stesso monarca a nominare questi comandante dell’esercito, per l’enorme valore dimostrato sul campo durante campagne particolarmente difficoltose.

Ma non tutti erano contenti di tale decisione: rivendicava per sè il posto di generale un soldato di infima categoria, il quale – pieno di lividi e di cicatrici – continuava a vantarsi in lungo e in largo di essere stato l’unico autentico combattente delle battaglie vittoriose, e prova ne erano, appunto, gli sfregi sul corpo.

Al generale giunsero tali notizie all’orecchio, cosicchè decise di parlarne con il presuntuoso soldatino di

persona.

– Mi è giunta voce che vorresti il mio posto, perchè credi di essertelo meritato più del sottoscritto!

– Sì, generale. Guarda questo corpo: ogni cicatrice è una battaglia vinta. E tu ha il corpo candido di chi non combatte.

– Mi hai convinto: parlerò al Re, affinchè ci cambi di posto. Non posso continuare ad occupare un posto che non mi appartiene.

Il generale andò, il giorno seguente, a parlere dell’accaduto al re, che accettò – incuriosito dall’astuzia dell’eroico comandante – senza batter ciglio, comunicando tale decisione al popolo tutto, in pompa magna.

Venne l’inverno, ed un paese nemico dichiarò guerra al regno. Spericolato, il nuovo generale decise di attaccare, mandando in prima fila proprio il vecchio comandante. Questi, come se nulla fosse, annientò un manipolo intero di uomini in pochissimi minuti, e senza neppure un graffio. Il nuovo comandante si avvicinò all’eroico soldato.

– Come ci sei riuscito?

– Un comandante diventa tale solo se prima è un perfetto soldato.

– E non hai neppure una cicatrice?

– Le cicatrici le porto dentro: sono i miei compagni ed alleati che non sono riuscito a difendere, che sono caduti.

Di punto in bianco, grazie alle direttive del nuovo comandante, la situazione andava peggiorando. Venne allora il Re ad ispezionare le truppe, sollevando il soldatino di quarta categoria dal comando e ripristinando il vecchio generale. E grazie a questa mossa, il regno uscì dalla guerra vittorioso. Il discorso del comandante fu solenne:

– Questo vi serva da lezione: diffidate sempre da coloro che – facendo leva su prove superficiali – dichiarano di saper fare un lavoro meglio di coloro che hanno esperienza. Se avessi avuto un esercito fedele, voi tutti vi sareste opposti alla decisione del Re, ovviamente in maniera educata, rimettendovi sempre alle sue decisioni finali. Ma ciò non è successo: dovevo farvi capire più cruentemente cosa accade in certe situazioni. Abbiamo perso degli uomini adesso, ma grazie a questo insegnamento non ne perderemo più nessuno, perchè non perderemo più battaglie o guerre.

L’esercito applaudì; il soldatino per la vergogna lasciò il regno.

Pochi giorni dopo si venne a sapere che quelle famose cicatrici il soldato se le era procurate cadendo – accidentalmente – in un fosso profondo, probabilmente mentre era tutto intento a pensare a come usurpare. Qualcuno addirittura insinuò che se le fosse procurate da solo, magari proprio per essere qualcuno. Qualcuno arrivò a dire, pensate un po’, che quello non fosse neppure un soldato, ma uno che un giorno uscì con un’armatura pretendendo di far carriera. Voci, voci, voci…

La morale? Non manca, eccola : “Peccato: sarebbe potuto essere un buon soldato, se solo fosse stato conscio dei suoi limiti, ossia di non essere capace di glorie più ampie”.

Magari, carissimi lettori e lettrici, misurate le vostre forze prima di intraprendere battaglie importanti mascherati da eroi invincibili. Non solo di eroi e grandi Padri è fatto l’esercito della Verità: servono anche braccia semplici, umili e oneste. L’invidia intra moenia è davvero triste.

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