FIUMARETTA di AMEGLIA, FLUVIALITA’ PERFORMANTE ALL’OMBRA DI DANTE

A chiuderne il guardo del versante toscano si staglia la Pania, vetta apuana cantata dal Poeta nel XXXII canto dell’Inferno, mentre a cingere quello ligure campeggia il Monastero di Santa Croce del Corvo, idilliaco santuario a picco sul mare, sepolto nella macchia di Montemarcello, che racchiude le preziose tracce della permanenza dantesca in Lunigiana, tracce che, nel 1893 d.C. condussero a loro volta in questi luoghi l’imperatrice prussiana Maria Augusta, a riprova dell’insolubile drammaturgia storico-spirituale che lega Enea, Giulio Cesare, Carlo Magno e i suoi successori e che presso queste terre è sugellata nel millenario diploma ottoniano del 963 d.C. che conferisce ad Ameglia, già municipio romano, la dignità di “castrum” del Sacro Romano Impero.

Ebbene, cotanta sacralità ghibellina aleggia lungo la naturalità delle sponde del fiume Magra, che col suo largo estuario lunigiano impreziosisce di bellezza acquatica questo breve tratto di Liguria maculato di gemme archeologiche e templari ed incredibilmente preservato, forse grazie alla tutela di qualche nume, dalla devastazione con cui la globalizzazione e le sue intemperanze demografiche e cementizie stanno infierendo sulla stragrande parte della regione dei fiori, ad iniziare da Genova, città che l’antropologa ed editorialista Ida Magli, su Il Giornale, ha recentemente descritto come devastata.

 

Qui è tutt’un’altra storia, cari amici: fra i vialetti di Fiumaretta ci si sveglia ancora con i suoni propri di aie e pollai, si fa colazione scorgendo dalla finestra il passaggio di quelle mamme coi bambini che ci ricordano quando noi, bambini, di buon’ora venivamo accompagnati per mano in panetteria a comperare bombe e cornetti per la merenda di metà mattina, quella dopo la quale si sarebbe impazientemente dovuta attendere l’interminabile digestione, prima di poter poi fare il bagno al mare..o al fiume.

Già, il fiume dicevamo: soggetto di titolarità ambientale che più d’ogni altro è capace di performare i destini, le tradizioni, gli usi di quanti lo abitano e lo hanno abitato nei secoli. Un condotto linfatico primordiale attorno al quale sono fiorite le più grandi civiltà umane e che nel suo tratto finale, il più placido, setaccia fruttuosamente il meglio di ogni precedente confluenza, determinando un habitat unico, che non è quello delle montagne da cui riceve e non sarà quello del mare a cui offre.

E a proposito di confluenze, è proprio alla combinazione di due elementi strutturali che va principalmente attribuito il merito di questo microclima ambientale, antropico, faunistico e botanico: un luogo che si fa vivere secondo le sue regole, e che non lascia spazio al parassitismo e all’anaffezione di quanti usano i luoghi per “starci” senza “viverli”.

Ma al contempo anche quella borghese atmosfera da “seconde case” frutto di un’italianità lavoratrice e operosa che nel tempo si è costruita col sudore della fronte il privilegio di una seconda residenza vacanziera, favorendo così l’affrancamento di intere zone di territorio da quell’orrendo destino da “Bronx” cui l’eccesso di antropizzazione sta condannando tanta parte della penisola. Esattamente, del resto, come era in uso presso i nostri Padri romani che in vecchiaia, dopo una vita di lavoro e di battaglie, si ritiravano nelle campagne, così fu in uso presso la migliore Italia sino agli anni ’70, prima che il fenomeno del “giramondismo” prendesse piede ad instillare nei giovani quel randagismo spiritualmente fatuo, perditempo e demolitore di qualsiasi  attaccamento alla propria terra, coltivato dalle intellighenzie sessantottine in dispregio ad una naturale concezione gerarchica della conoscenza e della frequentazione del pianeta, ogni punto del quale non potrà mai valere quanto qualsiasi altro nei cuori degli abitanti che vi sono sparsi per nascita.

 

Fiumaretta è insomma un semplice e pacato idillio fatto di storia, glorie, fiori profumi, nonne e nipoti, pescatori e contadini. Un’Italia che temevamo persa per sempre e che invece va semplicemente ritrovata, e, una volta fattolo, frequentata, tifata e sostenuta.

 

L’orgoglio dei pescatori trasuda da ogni poro di questo territorio, e trova continui richiami letterari e pittorici sui murales che ne affrescano le casupole.

Percorrendo a ritroso la foce del Magra in canoa si scorge poi il pregio del lavoro e dei proventi dell’arte nautica, troppo spesso vulgata come odioso lusso, quando si tratta invece della stessa antichissima sapienza e tecnica che fece grande la nostra tradizione navale sulla cui effige campeggiano i quattro fregi riuniti delle Repubbliche marinare, fra i quali, non a caso, quello crociato in rosso del capoluogo di questa regione.

Aggiungiamo, Inoltre, che la stessa cura dei natanti, operosa, amorevole, appassionata e salutare per chi la nutre, svolta all’aperto e nel tempo libero, è segno di tradizione e cultura, senz’altro ben più che il mettersi davanti alla playstation! Magari ogni giovane d’oggi potesse occuparsi di nautica anziché di certe idiozie che rammoliscono il corpo e intontiscono il cervello…

 

La tenuta agroalimentare e casearia di Marinella (pochi chilometri da Fiumaretta) è la dimostrazione della volontà di riscossa di queste genti che, capito l’errore d’essersi lasciate abbacinare da ecumenismo mercantilista e dedizione ad alterità vuote e fallaci, tentano ora di correre ai ripari sfruttando una macchia e un territorio dall’elevatissimo potenziale agricolo.

 

Il Monastero di Santa Croce del Corvo è una vera oasi di pace e sacralità, nella quale ritirarsi a leggere, studiare e contemplare è passo tanto percorribile quanto mistico. Il parco, costellato di anse boschive e puntellato dalle edicole della Via Crucis degradante verso il mare, culmina con la cappella dantesca posta all’interno di una sorta di fortilizio turrito fra le mura del quale troneggia l’effige del Poeta. Godimento meditativo e profondo raccoglimento spirituale assediano letteralmente il visitatore al cospetto di tanto nobile pregio e vibrante verità.

 

Gli anfratti di Ameglia, Ortonovo, Fosdinovo (dentro quest’ultimo, presso il Castello Malaspina, è possibile ammirare “La Fabbrica del Canale”, una struttura architettonica, forse un antico sistema di macina idraulica, che pare abbia ispirato Dante nel concepimento geometrico del suo Inferno), sono pregni di storia, colori e aromi che inebriano l’anima e deliziano i sensi con la loro identità peculiare frutto d’un percorso storico condiviso con gli altri mille rivoli, castelli e campanili italici affluenti della medesima imperiale virgiliana fluvialità.

Ed ora, godetevi le fotografie, ben più eloquenti delle nostre righe.

HELMUT LEFTBUSTER, ORTOLANO FURIOSO e G.dX.  – Aristocrazia Dvracrvxiana –


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: