QUEGLI ORRENDI “TEST” A RISPOSTA MULTIPLA REGRESSORI DEL “LOGOS”

I cavernicoli si limitavano al “sì o no”, al “mangia o bevi”, al “caccia o tromba”; ma poi la civiltà si era evoluta, e il “logos”, la speculazione intellettuale, filosofica, psicologica, pareva essere diventato una necessità spirituale per la quale le varie declinazioni umane e culturali successive presero addirittura a gareggiare fra loro a chi riusciva ad emanciparsi maggiormente rispetto alla primitiva “scelta binaria”.

Poi, con l’avvio di questa follìa collettiva di rovesciamento dei valori e dei parametri di emancipazione sociale e di riferimento dei naturali paradigmi identitari, anche l’apprendimento e la resa scolastica sono stati ritarati su quest’assurda “regressione”: non vince più chi meglio è disposto a ragionare, a discutere, a riflettere, ma chi è più veloce, più arido, più agile mnemonicamente a scapito, naturaliter, dell’Anima e del Logos.

Se non è involuzione questa, cosa lo è?

La parola, lo studio, l’approfondimento dialogico ereditati dall’antichità, e acquisiti dall’umanesimo attraverso secoli di sviluppo intellettuale e filosofico, che erano arrivati a garantire una qualità sempre più sofisticata della valutazione cognitiva, basata sulla compenetrazione spirituale ed empatica fra insegnante e discente, si sono spiaggiati miserevolmente sul montarozzo di sabbia mondialista dal quale cantano le sirene dell’Usa&Getta globale: il test, una prova valutativa che dietro la parvenza di imparzialità e praticità nasconde tutta la rozzezza, tutto l’intento omologatore del poco pensare e molto ottenere, tutta la determinazione ad appiattire le differenze, nascondendole sotto il tappeto del “rampantismo della giungla”, e sbiadendo l’identitarietà contenutistica dello studio onde premiare la rapidità e l’asetticità tipica dei computer.

Insomma, il progetto è far sì che uno studente che Socrate non sa neppure dove stia di casa, prevalga su chi Socrate lo ha nelle vene, al pari di una scimmia furba e abile nella rapidità e nell’imitazione del movimento, che riesca ad ottenere lo stesso risultato di un prestigioso trapezista erede di una grande famiglia circense, ma ad un terzo del suo costo.  Certo la simpatica scimmietta sarà meno elegante, meno bella, meno spettacolare dell’atleta, ma col tempo rinunciare all’eccelso diventerà solo questione di abitudine: se si riesce a riconvertire il pubblico su parametri di “spettacolo” qualitativamente più bassi, alla fine nessuno avrà più di che protestare.

 

Questo vuole il mondialismo: nella sua foga globalizzatrice non può che ricorrere all’espediente dell’inaridimento dell’aspetto spirituale, di per sé fortemente identitario, per far fare carriera a quello numerico, essenziale e asettico, che premi la resa e non il valore.

Così, quando per vincere un concorso pubblico non servirà più aver studiato il latino, o saper stabilire connessioni logiche basate su analisi autocritiche di eventi storici intrecciati a coordinate spazio-temporali, o ancora essersi posti un quesito esistenziale scaturito da una suggestione leopardiana, ma basterà aver confidenza col sudoku, conoscere qualche lingua esotica e saper svolazzare in rete con robotico piglio, la società e i suoi apparati verranno finalmente colonizzati da obbedienti cloni d’occupazione scevri da qualsiasi ricordo o attaccamento empatico (per non dire ideologico) che non siano al soldo del profitto e dell’indistinto.

Per capire che non è l’orrendo set di un B-movie di fantascienza, basta avere qualche figlio alle prese con esami e prove scolastiche: da quest’anno il mezzo voto a discrezione del membro interno delle commissioni, l’unico che dispone della conoscenza diretta dell’esaminando e della sua singolarità, non farà più media, lasciando il Patrio figliolo alla mercé del giudizio del “mondo” e dei suoi dik-tat formattati in orride griglie di nozionismo.

Noi figli di Socrate, a quest’orrore, non ci stiamo.

HELMUT LEFTBUSTER – Aristocrazia Dvracrvxiana –

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