CARI “CITTADINI DEL MONDO”, NON CI STRAPPERETE ANCHE IL KILOMETRO ZERO…

La grande parodia “No Global” degli anni ’90, marcia com’era di mondialismo ideologico, non c’ha neanche saputo spiegare quel poco di ragionevolezza che aveva in germe. Essi dicevano: “con la globalizzazione i paesi poveri si impoveriranno sempre più per lo sfruttamento del lavoro a basso costo da parte di quelli ricchi”. Ebbene l’analisi era tanto corretta quanto strabica: in effetti, con la globalizzazione, i paesi “ex-poveri” si stanno ingrassando sconcorrenzialmente sulla pelle degli onesti lavoratori europei, andando sottocosto, lavorando al nero e immagazzinando risorse avocatesi in casa propria con le grandi delocalizzazioni dell’industria occidentale, oppure imponendo i propri emigranti sotto le piangenti spoglie di “rifugiati politici” a divorare risorse e stato sociale in casa d’altri.

E, naturaliter, ai paesi “ricchi”, sta accadendo l’opposto: stanno per esser messi in mutande!

Basta guardarsi attorno e vedere chi c’è alla guida di auto di pregio coi vetri oscurati, notare le taglie dei vestiti di chi dovrebb’essere qui per fame, verificare la titolarità degli esercizi commerciali che spuntano come funghi a danno di quelli che c’erano prima, la media del “made in vattelappesca” in contrapposizione alla smuntezza,  dimissione e pena dei nostri pensionati, sempre più numerosi alle mense della Caritas.

Basti ragionare sul perché i suicidi di questi tempi riguardino solo ed esclusivamente cittadini italiani: piagnistei cattocomunisti a parte, chi c’è dunque in fondo alla piramide della disperazione ?!

Ora, appurata attraverso l’osservazione ad occhio nudo (unica grande arma del singolo per comporre un ragionamento scevro dalle imposizioni ideologiche) della realtà attuale la grande beffa “no global”, è giunto il momento di non farci prendere per il culo anche sul concetto di “Kilometro Zero”, facendocene strappare via il patrocinio identitario.

Robe tipo “Equo&Solidale”, ed altre lacrimevoli radical-sciccherie non certo low-cost, tentano di confonderci le idee con quel solito mix di buonismo/ecologismo/inflizione di senso di colpa che, disciolto sul mercato, si traduce nella solita anti-italianità congenita ai mondialisti. Indurci all’acquisto di una tavoletta di cioccolata, non perché sia buona e/o conveniente, ma per un movente ideologico presumibilmente caritatevole, non solo c’entra poco con la sua qualità, ma non fa luce sui destinatari della carità che professa, i quali difficilmente sono connazionali, magari terremotati o indigenti; ed attuare comportamenti svantaggiosi per se stessi o per la propria compagine d’appartenenza è costume di due sole categorie umane possibili, gli sciocchi o gli odiatori del senso d’appartenenza.

Esporre in vetrina un vino prodotto in Africa, oltre che un’esibizione di paradossalità sia qualitativa che culturale, è l’appalesare la propria malafede naturistica; se proprio dovessimo aiutare il continente nero, ammesso di trovarci nella condizione socio-economica di poterlo fare, non lo faremmo mai avvelenandoci con dell’improbabile spremitura di sabbia, ma semmai acquistando un prodotto della loro terra, o andando a farci un viaggio.

Ed eccoci al kilometro zero: come ci si può confondere sul suo significato? Kilometro zero significa prodotto del nostro stesso territorio, quindi, se la logica non è un’opinione, protezionismo all’ennesima potenza. Neppure l’autarchico duce del Fascismo si spingeva a cotanta definizione, mentre oggi, i fighetti equi e solidali si riempiono la bocca di concetti dal sapore “ecologico” sconfessandone poi la logica con prodotti d’improbabile genuinità e territorialità.

Parliamoci chiaro: ai “verdi dal cuore rosso” il Kilometro Zero non piacerà mai: esso è tautologicamente identitario, ragionevolmente autarchico, sacralmente prono anche al più laico senso d’appartenenza, geometricamente anti-globalizzatore. Ergo piace a noi identitari, non ai “cittadini del mondo”.

Applichiamolo, incentiviamolo, determiniamolo, rendiamolo invincibile scudo logico-produttivo della nostra ripresa economica: ma non facciamocelo portare via da chi di mestiere nella vita ha fatto il ladro di brevetti ideali vincenti, diventandone poi anche lo stupratore.

HELMUT LEFTBUSTER

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