NATURA PERFORMANTE, CEMENTO GLOBALIZZANTE (e devastante!).

“C’è un posto speciale nelle verdi e profumate montagne liguri, dove i sapori sono ancora come quelli d’una volta. Si chiama Sassello, e ogni mattina, dopo il canto del gallo…”

Così recita l’intestazione di una nota marca di amaretti liguri; ma che si tratti di dolci o salati, vini o farine, oli o margarine, oggigiorno la pubblicità delle varie case produttrici non fa che incitare al recupero dell’antico, del tradizionale, dell’identità come sinonimo di bontà, qualità e freschezza.

Eppure, quasi a farne una sorta di grottesco controcanto stridente, altrettanto rimbomba per l’aere mediatico la propaganda multiculturalista, che coi concetti di identità, genuinità e tracciabilità ha ben poco a che vedere, anzi, pretenderebbe di demolirne il senso, criminalizzandolo come “cattivo” e “nazionalista”, quando non “razzista”.

Ma allora come mai per vendere il cibo le aziende stimolano l’acquolina in bocca richiamandosi a verdi prati e turbinosi ruscelli che azionano lignee pale per macinare fragrante farina autoctona, mentre contemporaneamente l’intellighenzia mediatica avalla maleodoranti rioni in cui prolifera il degrado multietnico, che certo non stimola coi suoi profumi esotici lo stesso appetito?!

E sfidiamo chiunque a parallelare la grazia e la fragranza suggerite dalla vista di un pittoresco borgo valdostano, ligure o lucano, con le suggestioni offerte dal transito presso un quartiere metropolitano qualsiasi, una delle tante “banlieu” gremite di kebabbari e internet-point, onde tentare di far partorire all’osservatore nostrano la medesima sensazione di gusto e piacevolezza.

Ebbene, se a tali interrogativi tutti rispondiamo come buon senso ci suggerisce, perché si indugia in una simile colossale discrasia logica, che rischia, con l’andare del tempo, di nuocere seriamente all’equilibrio educativo e alla serenità della cittadinanza? Perché continuare a mollare la natura nei fatti, e contemporaneamente perseverare a farvi riferimento negli spot pubblicitari?

Non è un caso che mentre la natura risulta performante con le sue differenze climatiche, geologiche e botaniche contro le quali nessun ideologo troverebbe mai argomenti validi a scagliarsi contro, il cemento risulti globalizzante, con la sua artificiale pesantezza, monotonia cromatica, asetticità culturale, e diventi esso stesso l’alcova ideale di quel genere di antropizzazione che essendo un “non-genere” è alla continua ricerca di “non-luoghi”.

La Natura, creata da Dio o da se stessa (non fa differenza), performa; il cemento, al contrario, deforma, ovvero toglie forma e colore all’archetipo per riplasmarne gli esiti secondo canoni e modalità a basso costo e privi di animus tradizionale.

Ma, fortunatamente, la Natura ci è madre, mentre il cemento non ci è proprio un bel niente, è solo una tecnica costruttiva come tante altre e nemmeno delle più pregiate; e da che mondo è mondo bisogna sempre ascoltare la Mamma e mai dare retta agli estranei.

HELMUT LEFTBUSTER

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2 Risposte to “NATURA PERFORMANTE, CEMENTO GLOBALIZZANTE (e devastante!).”

  1. Urogallo Says:

    Questo blog l’ho scoperto da poco: è una boccata d’ossigeno di cui avevo fortemente bisogno. Pensavo di essere rimasto solo, invece noto con piacere che non sono l’unico a pensarla così. Grazie 🙂

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