SE LA LOGICA NON E’ UN’OPINIONE, DIETRO IL TERMINE “RIMPATRIO” CI DEV’ESSERE UN REATO…

Allora, la faccenda è questa: viviamo immersi nel dubbio, nella nebbia e nel terrore che la nebbia sia sparata da qualcuno, o che qualcun altro la spari per non farci vedere chi la spara; insomma, si naviga a vista!

Ebbene, quando avvistare uno scoglio diventa un lusso, è bene non farselo scappare: e il “politicamente corretto” della stampa (tutta o quasi) verso il “multikultu” sta divenendo tanto imbarazzante quanto pericoloso, e rischia di far affondare la nave attraverso una percezione troppo alterata della realtà.

Ecco come è riportata una notizia riguardante l’espulsione di un cittadino irregolare – e quindi reo di immigrazione clandestina – attraverso le solite acrobazie dialettiche volte ad evitare di riportare la notizia nella banale (e quotidiana) semplicità che essa richiederebbe:

Filettino – I carabinieri della locale stazione hanno individuato un 51enne che si aggirava con fare sospetto e ricorrendo i presupposti di legge, nei confronti del predetto, è stata inoltrata la proposta per l’irrogazione della misura di prevenzione del rimpatrio con F.V.O., con divieto di far ritorno nei Comuni di Filettino e Trevi per 3 anni.

http://ciociaria.ogginotizie.it/165902-filettino-51enne-allontanato-per-3-anni/

L’articolo parla in sostanza di un “51enne” fermato, non si capisce bene perché, dai carabinieri di Filettino e “rimpatriato” … (F.V.O. è l‘acronimo di Foglio di Via Obbligatorio, e il termine “rimpatrio“ presuppone una nazionalità del girovago diversa da quella del suolo ove è stato sorpreso dai carabinieri).

Quindi, o si specificava chiaramente il trattarsi di un immigrato clandestino, reo quindi dello specifico reato di immigrazione clandestina, oppure si omette che il tizio non era uno stinco di santo;

altrimenti chi legge non capisce perché mai un normale cittadino italiano a passeggio per le poetiche vie del bel comune montano, senza commettere un reato, né una qualche azione pericolosa per sé o per gli altri,  sia stato fermato dalla forza pubblica e “rimpatriato” (dove, se era italiano?!).

Riassumendo: o era un immigrato clandestino; o era un immigrato che aveva commesso un reato; oppure il termine “rimpatrio” è errato, e l’acronimo F.V.O. mal utilizzato.

Questi rilievi li abbiam posti via mail alla redazione del giornale in questione, concludendo così le nostre pacate e logiche osservazioni:

<<Percarità, nessuna polemica, ma non vorremmo che l’eccesso di politicamente corretto che troppo spesso pervade il mondo mediatico sino al punto da occultare molti “dettagli” riguardanti gli accadimenti di cronaca, oltre ogni buon senso e oltre ogni plausibile logica, arrivasse a far dubitare il lettore della propria stessa capacità di capire ciò che gli viene propinato, iniziando a minarne autostima, o, peggio il buon funzionamento della lingua italiana che a tutti noi appartiene.

Cordialmente
Helmut Leftbuster >>

Per ora, nessuna risposta, ma non importa: ciò che conta è la manifesta intenzione di non passare da scemi.

HELMUT LEFTBUSTER

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