DOV’E’, NEL CONCETTO DI CONCORRENZA, QUELL’AMORE PREDICATO DAL VANGELO ?!

Un tempo il liberismo sfrenato era visto da cattolici e comunisti allo stesso modo: come il demonio! I primi perché non riuscivano a trovarvi alcuna solidarietà cristiana, i secondi perché capivano che mai avrebbe garantito l’egalitarismo sociale che essi predicavano, né incentivato il senso dello stato centralista e monopolista a loro caro.

Ma ora il mondialismo sta mettendo d’accordo tutti: ai cattolici fa credere che la concorrenza (cioè l’umano sbranarsi reciproco) smuova il mercato e dia possibilità anche ai più deboli di emergere (chi sono oggi i più deboli, se non quelli che si suicidano?!); quanto ai comunisti, che nel frattempo, oltre che ex, son diventati tutti internazionalisti, li incastra moralmente col succulento tema del multiculturalismo: far lavorare uno straniero al posto di un italiano, per un post-comunista sarà sempre un orgasmo imperdibile!
E poco male se poi la CGIL non sa come spiegare ai propri operai perché le aziende li licenziano per delocalizzare o per assumerne altri con contratti e/o diritti low-cost…

E dire che avere in mano il ricatto d’un buon surplus di forza lavoro è sempre stato lo sport preferito dall’imprenditore succhia-sangue, non da chi dovrebbe battersi per i diritti dei  lavoratori! Tuttavia, attraverso l’escamotage del “multikultu“, gli antichi contestatori si sono ammutoliti, e tutti festeggiano “le liberalizzazioni” e “la concorrenza”, non come l’homo homini lupus che sono, ma come una sorta di manna dal cielo, il cui senso etimologico si perde nell’innaturale insignificanza del nuovo vangelo mondialista.

Certo, c‘è un rischio: finché gli italiani resteranno “in vita”, anche se molto lentamente, potranno sempre rendersi conto dell’inghippo in atto; quindi bisogna far presto a diluirli il più possibile, sino a sostituirli del tutto con gente che non abbia Licurgo, Seneca, Hobbes, Montesquieu e tutto sommato neanche Marx come trascorsi e come riferimenti filosofico-culturali, ma il rap, il pesce crudo col glutammato e l’i-pad di ultima generazione.

“la globalizzazione è una massa di schiavi che vende prodotti sottocosto ad una massa di disoccupati che non hanno i soldi per comprare i prodotti originali” ( M. Le Pen)

Helmut Leftbuster

http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Politiche/Reguzzoni-con-ddl-made-in-Italy-salviamo-un-milione-di-posti-di-lavoro_4089051394.html

http://www.you-ng.it/news/locale/item/3562-i-comuni-italiani-che-vietano-di-vendere-kebab-in-centro.html

Post Scriptum:

L‘internazionalismo è veleno puro: durante l’interrogazione parlamentare di oggi pomeriggio 20 9 2012 (che per nulla al mondo chiamerò “Question Time” visto che siamo in Italia) al ministro delle politiche agricole circa la tracciabilità dei prodotti nelle etichette,  volta a rivendicarne l’italianità, persino la deputata del PD ha usato il termine “identitario” pur di difendere un provvedimento di così chiaro vantaggio per il suo popolo. Tale legge è stata votata all’unanimità, ma il governo Monti ne ha sospeso i decreti attuativi sostenendo (ha detto il ministro Catania) che l’Europa non ha ancora dato l’assenso a che ciò potesse avvenire.
Prima domanda: siamo ancora un paese sovrano?
Seconda domanda: pensate che Bruxelles avrà mai interesse a che si sappia quant’è migliore l’olio proveniente dall’Italia rispetto a quello proveniente dal Belgio?!

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