OCCIDENTE, LAGER DI SE STESSO

Abituiamoci, dunque, a veder seviziate e mutilate aquile reali, ovvero specie animali protette e in via d’estinzione, oltre che emblemi di gloria sacri all’Europa, che mai avremmo pensato potessero divenire oggetto di quei maltrattamenti che il nostrano sentire comune considerava già barbari verso insetti e lucertole da parte di ragazzini sadici e viziati.

 

http://genova.repubblica.it/cronaca/2012/08/27/foto/aquila-41558279/1/

 

E di questo passo, dopo i crocifissi tolti, dopo Dante accusato di razzismo, dopo i programmi scolastici “riveduti” in chiave multiculturalista, dopo le istanze da parte di  organismi internazionali volte ad abolire le bocciature nelle nostre scuole per favorire l’integrazione dei meno avvezzi all’apprendimento della nostra lingua, rassegnamoci a fare il callo anche a che vecchie restauratrici rincoglionite (?) macellino materialmente e mediaticamente preziose effigi di Cristo con la “normalità” di chi oramai vede posto alla propria merce’ il destino di qualsiasi capolavoro identitario.

E per tragica – e forse voluta – nemesi, quest’infamia accade a Saragozza, teatro di epici eventi sacri all’Europa di Carlo Magno.

http://www.fondoambiente.it/Beni-Culturali/saragozza-opera-rovinata-da-restauro-improvvisato.asp

 

Di questo evento in particolare è palese la sfrontatezza progettuale che nulla lascia al caso, anche propagandisticamente: qui non c’è più il pazzo che fugacemente, e previo rischio d’essere arrestato, se non linciato dal legittimo proprietario dell’opera, il Popolo, si gioca il tutto per tutto nell’abbandonarsi al suo raptus insensato. Qui c’è la deliberata rappresentazione di un annunciato olocausto culturale che, ancora vivi i comatosi impianti giurisdizionali preposti alla tutela della sopravvivenza nostra e dei nostri tesori, si compie attraverso i ferri arroventati di precetti ideologici vacui e teorici come tolleranza, idolatrìa dell’alterità, relativismo, gli stessi grazie ai quali la restauratrice in questione, con tutta probabilità un’agente al soldo del mondialismo, anziché essere mediaticamente condannata su pubblica piazza, su internet, nelle università e nei tribunali, diviene l’eroina dei tanti sfregiatori d’Occidente consorziatisi su facebook ad inneggiare alla sua bravata (compiuta, si guardi un po’, su un Cristo, non su un Buddah o sul dipinto d’un Saladino).

 

Contestualmente, nelle nostre città i monumenti crollano sotto il peso del tempo e di ben tre tipologie d’incuria: una fisiologica, figlia dell’indisciplina e del lassismo di stampo sessantottino; un’altra strutturale, la carenza di fondi dovuta allo strozzinaggio internazionale che, costringendoci alla fame, ci costringe tanto più alla soppressione del superfluo immateriale, la cultura, ..la nostra ovviamente.

La terza è la peggiore: l’ideologia per la quale il Passato va demolito. Sì, de-mo-li-to!

E si sappia che dal punto di vista politico tale “decadenza pilotata” farà cadere sempre in piedi chi la sta coordinando: infatti, se l’amministrazione preposta alla tutela del monumento crollato è sinistrorsa, e quindi direttamente attigua al mondialismo, sarà loro più facile deviarne gli stanziamenti nel silenzio delle intellighenzie conniventi; e se invece fosse di polo politico opposto, la sinistra potrà allora strepitare il suo sdegno e ricavarne i relativi vantaggi elettorali.

Tanto, oramai, nell’èra del “non esistono più destra e sinistra”, nessuno si ricorda più chi combatte da sempre per l’Identità, per il Popolo, e per l’Appartenenza, e chi da sempre li insulta.

Ebbene, non lasciamo che vinca chi vuole distruggere “l’ogni” per costruire un tutto fatto di nulla.

 

HELMUT LEFTBUSTER

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