ECONOMIA: UN FLUSSO DI COSCIENZA (di Ille Doctor Luminis)

Il punto zero, calato nello spaziotempo, di ognuno di noi non può non essere casa sua, quando era piccolo. Da lì inizia tutto e, qualsiasi cosa succeda, ci saranno periodicamente momenti in cui ogni uomo rivolgerà lo sguardo indietro, per relazionare sè stesso con ciò che è stato.

Niente di trascendentale, anche i popoli spesso si relazionano spesso con ciò che sono stati, per meglio poter capire ciò che potrebbero diventare o – peggio – non diventare: si chiama Storia.

Ma torniamo all’individuo, che oggi come oggi mi interessa molto di più (non perchè sia anarchico, ma perchè – sovvertita la logica – occorre partire dal cominciamento: imparare prima ad essere, poi a resistere, poi a relazionarci in societas, poi ad (ri)evolvere in popolo): il punto zero di ciascuno di noi, come si diceva, non è costruito nell’iperspazio, nel simbolo o nella fantascienza: è un ambiente reale con regole, norme e convenzioni proprie. Insomma: ogni partenza è economia. Sì, perchè economia è un termine greco, che singnifica “legge della casa”.

Ognuno di noi è figlio di una determinata economia, ed evolverà tale cognizione sempre rapportandola al momento d’inizio, all’habitus trasmessogli dal contesto familiare.

Nessuno è bambino per sempre: il tempo in questo è tiranno. Ma è un dittatore sapiente: concede nuovi pregi (e nuovi difetti) col suo stesso scorrere. E’ dunque normale riformare la propria visione economica, adattandola a cambiamenti dettati dalla natura.

Come dite? Non è la trattazione di economia che vi aspettavate? Volevate leggere di signoraggio, di spread, di investimenti, di capitali, di flussi, di bilancio?

Vedete, cari miei, io conosco un solo grande capitale, e si chiama “animus”. Questo non è pauperismo (è l’esatto opposto, talvolta), perchè chi sa ben gestire sè stesso è facile che non muoia di fame, anzi, è facile che economicamente sia più che soddisfatto e ripagato. Dico solo che se ciascuno di noi iniziasse a considerare ciò che è, e non ciò che ha, in chiave economica, seriamente “correremmo il rischio” di uscire da questo abisso di nulla cosmico prima del dovuto.

Io immagino sempre la storia come una grande arena. Col tempo arriva purtroppo il momento di abbandonare i combattimenti, ma i lottatori non abbandonano il gioco: si spostano semplicemente dall’areno alle gradinate, ed iniziano a contribuire come possono: suggerendo, rimproverando a volte, ma in primo luogo tifando.

Chi ha già combattuto ci osserva, sperando che noi stessi possiamo occorgeci della sua presenza ed essere incitati da ciò. Sì: chi non c’è più fa il tifo per noi. Splendidamente il Foscolo definì – in chiave più lirica e meno accesa – tutto ciò una “celeste corrispondenza di amorosi sensi” (se non avete presente “I Sepolcri” per favore, provate a rileggerla!). Tifano quasi avessero investito su di noi! Ed, in pratica, l’hanno fatto: hanno scommesso loro stessi, le loro azioni, i loro ricorsi, il loro affetto.

Non è economia questa?

All’attico ci si arriva, ma solo dopo aver gettato le fondamenta e progettato un edificio solido, elastico, resistente.

Con questo vi saluto, ricordandovi sempre che la mia lealtà mi impedisce di imporre il mio pensiero mediante subdoli liguaggi artificiosi da quattro soldi (altrimenti sarei una lercia firma del Manifesto, o di altra stampa progressista).

Preferisco ragionare che pontificare, e perciò non vi offro un porto, ma una barca!

ILLE DOCTOR LUMINIS

nota di Helmut Leftbuster:  se “economia” significa “governo della casa”, come mai le sue regole vengono imposte da tutti tranne che da chi la nostra casa l’ha costruita, la abita da sempre, la mantiene, e la pulisce tutti i giorni ?!

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