Archive for novembre 2012

QUANDO IL NAZIONALISMO E’ UNO ZUCCHERO

novembre 17, 2012

Lo abbiamo detto più volte, e non ci ripeteremo: in quest’insana epoca nella quale un insano regime ideologico divenuto politico e asservitosi al mercantilismo più bieco ci impone da decenni di vergognarci di ciò che siamo, di amare soltanto l’altro e mai il proprio, e di dare il culo a tutto ciò che viene da fuori sino ad ottenere il suicidio di un’intera civiltà, ogni resistenza è auspicabile, ma non sempre effettuabile. E allora, chi ha più sale..o zucchero..in zucca lo usi!

Se arriveranno a censurare i toni nazionalistici di una produzione autoctona, la gente finalmente capirà il loro gioco;

e se non lo faranno, la gente finalmente comprerà la roba giusta e tornerà a finanziare il proprio mercato e non quello che sotto l’egida menzognera del “multi” globalista sta affamando solo noi.

Resistere “legittimamente” e intelligentemente si può!

HELMUT LEFTBUSTER

Riedizione commentata di “PROPEDEUTIKA AD CONTRITIONEM (VESTRAM!)” dei DEVIATE DAMAEN

novembre 11, 2012

Un album del 1999 il cui incipit, recitato da una bambina, esclama: “la maestra dice che le foibe sono delle buche dove si nascondevano gli ebrei per sfuggire agli sterminatori nazisti”, non ha bisogno di grandi descrizioni.

Se poi la band in questione ha sin dagli esordi brillato – e in tempi non sospetti – per aver indefessamente remato contro l’egemonìa del Pensiero unico dominante nel magma artistico-musical-mediatico di stampo “sinistro“, ne esce che quest’album va ascritto d’ufficio alla sparuta lista delle Libere Opere dell’Intelletto Umano.

Musicalmente il lavoro segue stilemi poco definibili se non come “occidentali”, il goth-metal, l’elettronica più anglofona, un rumorismo decisamente estremo (rumori “fisiologici” elevati a sperimentalismo oltraggioso a metà fra Berio, Burri e Frank Zappa), ma anche recitati dal sapore antico, ed uno “Stabat Mater” organistico pergolesiano che nulla ha da invidiare alle atmosfere più auliche dell’alveo classico e lirico, il tutto assemblato e amalgamato senza troppe giustificazioni.

Gli sfondi sonori delle ambientazioni dei brani sono tutti registrati dal vivo, rumori della natura, ambienze di cripte all‘interno delle quali sono stati registrati suoni e parti vocali, catene e lamenti delle processioni, cinguettii di rondini, fragore di cascate, tutto inserito con grande richiamo a quell’identità timbrico-visuale che promana anzitutto dal “luogo” inteso come culla d’appartenenza, ed emana le sue vibrazioni concependole come vitale eco del Passato.

La “contrizione” del titolo è valutabile come riflessione sull’immane colpa di tanta cultura giacobina ghigliottinatrice di qualsiasi classica beltade e aristocratico modulo di percepire l‘esistenza, e questo è il motivo centrale delle liriche: sino a che tutto si biforca lungo due binari, uno punitivo (purgazione per chi detesta se stesso e la propria genìa) e l’altro gaudente (spregiudicata e sabbatica riappropriazione del diritto a piacersi e decantarsi, sfanculando una volta per tutte gli ideologi del “politicamente corretto“), sino ad una riflessione finale sulla morte, autentica celebrazione d’Amore e di Eternità.

L’album è uscito in prima edizione nel 1999 d.C. per la milanese Avantgarde Music, ed ora, esaurito da tempo ovunque, è riproposto dalla band rimasterizzato e completo di confezioni, foto e testi, scaricabile gratuitamente dal sito

http://www.deviatedamaen.net

Notizie sui Deviate Damaen le trovate
Su wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Deviate_Damaen

Seguono i titoli dell’album e i testi di due brani (Purgazione Canonica” e Quando Non Ci Sarà Più Nulla) che pubblichiamo in virtù del sodalizio che la band ha con Aristocrazia Dvracrvxiana nella persona del suo leader, G.dX.

Helmut Leftbuster & Annabelle Grafenberg Baciardi

PROPEDEUTIKA AD CONTRITIONEM (VESTRAM!)

– Coito ai puri, Sevizia agli ignavi, alla feccia Bestemmia! –

Tr. I :
“STABAT MATER DEVIATIKA“:

Mov.I : “IL CASTIGO BACIA GLI ORCHI COME LA MASTITE I SENI DELLE LORO MADRI“

“Noi nasciamo puri e felici, ma la vita tenterà di spuriarci; il germe del dubbio e dell’insano vantaggio (tenteranno) di insianuarsi nel nostro cuore a farlo imputridire, la tizzoneria di inquinare il sangue; l’invidia dei deboli e dei diversi proverà a farci cadere, affondare
o sbiadire; la violenza dei fetidi e dei mostri tenterà di farci del male e di darci dolore fiaccando la nostra autostima: ma NOI siamo NOI, NOI abbiamo Noi: Noi Bambini baciamo la mastite che affligge i seni delle madri degli orchi: benedetta, benedetta mastite..benedetta, benedetta mastite!>>“.

Mov II : “MATER DOLOROSA” (di G.B. Pergolesi)

Mov III : “DELLE ROSE SOLO LE SPINE”

Mov IV :
“SANATRIXIEG HOMELIAEIL !”

“…Imparate a bearvi di voi stessi, masturbatevi all’ombra di un tautologico Eros, calpestate quei miti che vi hanno confuso, e lasciateli smembrati a terra affinché si essicchino come impotenti meduse alla deriva del vostro oblìo!”

Mov V :
“DOGLIE DI MORTE” :

La bella signora che vien quando è
buio sospira nel vento <<la morte è con te>>, ti prende la mano e ti guida da se…
Le ruote del carro che senti arrivare, i monatti parlare, parlare di te, la morte la morte che giunge per te…
Urinerai sangue, sanguinerai urina, nel cuore hai minzione, ti battono i ren… non v’è soluzione, dai muori per ben… Trascorso hai la vita il bastone brandendo, colpevolizzando chi è fuori da te, ma or sei tu dentro e lui spala su te…
La benedizione ti attende impietosa, il prete eccitato ti prende la man, dov’egli ha più duro lui la poggerà…
Se in vita credevi di incuter terrore o almen soggezione su chi non è in se… la putrefazione or lo farà con te !
Il tuo “sentir” era acqua sporca, il tuo sudor ceralacca, ansimavi per la tua sacca, in realtà ti piaceva fornicar… Amare il prossimo tuo, per te era insegnargli a campare, e lui ingrato per non ossequiare tal gratuita generosità… Ma la santità è tutt’un’altra cosa, la morte è una rosa che muta il suo odor: stà certo, se puzzi, ti renderà il favor !”

Mov VI: “VILIPENDIOSA EJACULATIO (pro nobis suavitas, sfregio erga omnes)”

Tr. II
“PURGAZIONE CANONICA”

Il tuo seno teme Iddio, ancor più di te; la tua morte attende Iddio, non meno di Me; uguaglianza e carità marciran senza pietà, tutti voi che lo negate..crepate!
Cristo non aveva donne, ma vestiti si; come bimbo nudo e glabro la luce egli vì; fraticelli e pepuziti, dolciniani o laidi ofiti, modernisti: neppur san da
 chi…

L’intellighenzia ci vorrebbe a sua immagine e somiglianza, Noi ce ne fottiamo, facciamo una carezza e con l’altra una sega…

Voi che alzate i pugni al vento in nome del “Che”;
non dissimil prostrazione che il Segno di Croce; anarcoidi o comunisti, sinistrorsi o brigatisti, voi compagni: diversi da che?!

L’intellighenzia ci vorrebbe a sua immagine e somiglianza, Noi ce ne fottiamo, facciamo una carezza e con l’altra una sega, e montiam la panna per tutta quella critica che ci condanna, soffocherà così a mondare il mondo di quanto lo inganna !

Tu che semini il terrore frustrato di ciò che non hai; tu che godi a deturpare quanto non già avrai mai: crepa, bolli fustigato nell’inerzia del tuo fato, men che nulle tue gesta saran…
Suoni il rock come ti va, è musica di libertà, 16 anni senza briglie.. e pensi che continuerà, ma poi giunge il gran momento di esibir le qualità, non v’è bivio, scelta, opzione… c’è il festival dell’Unità…

Ti proclami emancipata, condanni chi stupra, su chi viola i propri figli, sicuro si sputa! ..ma se a farlo è un arabetto prono al seguito di Allah, anche l’infibulazione consideri “civiltà”… Giacobin bel giacobino egalitarista tu sei, grazie al tuo alto “sentire”, la lama è sul collo di lei: c’è assassinio ed assassinio, ghigliottina e ghigliottinio, lama e l’amo..ma una bontà !

L’intellighenzia ci vorrebbe a sua immagine e somiglianza, Noi ce ne fottiamo, facciamo una carezza e con l’altra una sega, e montiam la panna per tutta quella critica che ci condanna, si roderà per la nostra beltà..ahhh..già le si bagna!
 … non esistono maestri, non esistono registi, non mostri sacri no, ma solo i leccaculi che li fanno pascere in questa latrina che va dall’Opera a Sanremo ai
festival metal, ove sudice chiome nascondono altrettante gran teste
di cazzo che, imbambolate ad arte da fumo kefie rap e clisteri di propaganda, nei centri sociali rispondono all’appello..che diligenti scolari !
Tutto questo è peccato, tutto questo va purgato…

Tr. III:
“S : S= SPIRITUS : SANCTUS”

Tr. IV:
“REAZIONE ! (AUTOAPOSTOLIKA MINZIONE)”

Tr. V:
“HAUNTED BY A FEMALE CLANGOUR (Angel From The Snow)”

Tr. VI:
“I’LL TEACH YOU HOW TO BE A VIRGIN !”

Tr. VII
“LET THOSE SWALLOWS RAPE MY HEART AWAY”

Sometimes fall in love with a glance… sometimes fancy of dwell the trees…
I was child, I saw the swallows through the sky..let my heart now clutch at and fly !
Let my passion learn to cry dew, to get me beloved by the brooms…
your eyes wefts of golding brown make me mirrored (I’d never mirrored on velvet at all…), my mane.. it’ just a good reason to live again

Rain drops write to me thousand poems, thousand letters, thousand tales; my regret is most that I can’t more than frost, waiting to be thirsty again…

Let those swallows rape my hearth away, let my love fly where the sky can change my dreams in life..

I can feel breathing haze beyond the dark, and diving myself through it
on a swallow’s wing, if also every star kisses me, I could save kisses for all of them and almost two for my heart’s one…
Enchant the sun and call him down, to let the Heràs column turn to brown.. and sign the way across the sea where my hair shall fly over me, direction of a sacred being…
Sacred being…

As every snowflakès caressed by his own shadow, as every cloud flirts by the mist, as the lake relys on the river, so I wish to reach at my own sleep…
and live inside his tender lips…
inside his tender lips…
inside…

Let those swallows rape my hearth away, let my love fly where the sky can change my dreams in life.. Let my long hair fly, my strong legs jumbo to somewhere high!

..and kiss..and kiss away my love..as a
            chirp.. As a chirp that can be heard as…a word.

Tr. VIII
“QUANDO NON CI SARA’ PIU’ NULLA…(That’s the Sound of my Tomb!)
            
“Qui e’  la mia tomba: sotto questo
scroscio di pioggia ormai infranta, ed in questa nicchia d’universo solo mio.
Ivi, io posso esser già morto da tempo, e ciò che resta di me è solo ciò che è
sempre stato e sarà per sempre: come l’aria tersa che respira il muschio ad ogni alba che trascorre accanto all’acqua; rami secchi gocciolanti diamanti, ardenza celeste che si reitera a dare il senso della vita finché non le sarà impedito in eterno..e allora..solo
un’eco implacabile, immanente esistenza di ciò che è esistito.

Quando non ci sarà più nulla..anche se so che non si dice così, ma purtroppo è così, non vedrò più svettare e rarefarsi le punte degli abeti verso il vento; non godrò più della suadente essenza
delle loro resine piangenti. E non potrò più affascinare i miei occhi in quel mare di neve di cielo che precede la visione stellare… 1-2-3-4 …e così ci siete ancora per oggi !
E le lucciole, viste tante e tante volte con te, amore mio, cosa faranno
adesso..dove andranno dopo senza più me?!

Quando non ci sarà più nulla..sarà alla lunga maggiore il tempo trascorso senza che io possa più sentire il fresco dell’aria sulla pelle, soffrire gioendo e temprandomi del suo rigore, udire i
latrati dei cani oltre i monti, sognare l’aldilà baciando me stesso, ..che non quello in cui io ho avuto tutto questo; ho affondato le gote sul suo sentire; ho tenuto in grembo le fragoline di bosco perché tu le potessi assaggiare;
e gli stupidi grilli continueranno a cantare per notti e notti quelle tenui e
assurde melodie che..prima non capivo..ed ora non potrò più
neppure ascoltare…
Ed i luoghi con cui ho fatto l’amore
esistono, esistevano e continueranno ad esistere, senza che io possa neppur
lontanamente calcolare per quante altre volte ancora godrò della loro esistenza.

E quel piccolo dado..che mi fu regalato a Venezia: che fine farà ? Che fine avrà fatto?! Certo, il mio tatto lo avrà scalfito ben più che se non lo avessi neppure sfiorato!
Io sono passato. Non avrò rimpianti, non avrò rimorsi; ho sentito la vita, ho lasciato quel che dovevo lasciare: lo so, non riposerò mai più.., ma per sempre! Ed i sogni che ho fatto in vita..alcuni li ricordo: sono cosmi visitabili..pieni di fontane e di zampilli, di putti e di ninfei, di nodi di legno d’acero con cui ho fatto amicizia da sempre; rimarranno deserti adesso! ..A meno
che il mio trapasso non accenda in loro un nuovo sole, e magari io possa andare finalmente a viverci dentro.
Ma questo non posso saperlo per ora; posso solo invitare chi ha cuore a non lasciar quel bel cimitero sfiorire non appena quest’ennesima incessante nostalgia sarà inflitta, anima o non anima, a chi lo abita. E posso solo implorare me stesso di non star lì a pensare all’infinità che perdo, ma di ripassare l’intensa brevità vissuta e..di ponderare l’altrettanto breve da vivere.

Questo è, è stata, e sempre sarà la nostra vita: una grande e rigogliosa cascata, tanto buia di momenti eterni, quanto radiosa di eternità nei momenti in cui il nulla è qualcosa.

Ma se anche, in punto di morte, una farfalla gentile, passando e vedendomi
triste, mi volesse donare seppur solo un soffio della sua linfa vitale, Io, pur commosso, rifiuterei, non potendo comunque accettare di veder morire.. quand’anche di un solo istante.. l’amore prima di me.”

G\Ab ASMODEUS SVENYM USTORH VOLGAR dei XACRESTANI

Deviate Damaen 1999 d.C.
(ed. ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA 2012 d.C.)

IL “VOTO ETNICO” 2 ..LA CONFERMA!

novembre 10, 2012

In democrazia è legittimo sostenere tutto e il contrario di tutto, ma di fronte all’evidenza di una fotografia…sarebbe bene che continuassero a parlare solo quelli che ne avallano l‘evidenza, e che tutti gli altri si limitassero ad alzare gli occhi al cielo.
Basterebbe quest’immagine, infatti, a confermare quanto gli americani si siano approcciati all’orrendo e antidemocratico concetto di “voto etnico” in modo sin troppo palese (come da noi esposto in un precedente scritto pubblicato su Q.e.l.s.i. e riportanto nel link in basso), in ossequio a quel naturale precetto sociologico per cui, in regime di multiculturalismo coattivo, la “similtà” è sempre la scelta più “scelta” delle altre da parte di qualsiasi essere umano, tranne che da una ristretta cricca d’eccezione che c’è toccata tutta a noi: quei santarellini pelosi per cui i poveri son tutti poveri tranne i nostri, quelli che alla battaglia di Lepanto avrebbero tifato la flotta ottomana anche con una scimitarra ficcata nel culo, quelli che a Italia-Nigeria tifavano Nigeria e che a Italia-Germania si sono sforzati di tifare Italia come ci si sforza sulla tazza del cesso, quelli che adottano i figli a distanza e poi mettono la propria madre in ospizio o le affibbiano la badante in nero.

http://www.qelsi.it/2012/elezioni-americane-ci-risiamo-col-voto-etnico/

Questi “italiani-non” sono la rovina dell’Italia, o, se preferite, sono l’anti-Italia che si manda in rovina da sé. Altrove, ognuno gioca la sua partita come è legittimo che sia; il nostro timore è solo che vincano le maggioranze globalmente più invadenti e non i diritti di ogni figlio della propria terra, nella propria terra. E intanto Bersani s’apparecchia la tavola con cittadinanze brevi, voto breve e Jus Sòli…

HELMUT LEFTBUSTER

LETTERA APERTA AI GIORNALI DI UN GRUPPO DI CITTADINI DEMOCRATICI, INDIGNATI DAL RAZZISMO DI CERTI GIORNALI

novembre 4, 2012

Gentile redazione, siamo un gruppo di lettori indignati e scandalizzati dai toni razzisti e massimalisti di questo articolo di “La Repubblica” pubblicato in data 17 maggio 2012.

Qui siamo oltre le solite zuccherose novene da predicatori multiculturalisti: questa è istigazione all’odio razziale con l’aggravante del masochismo (visto che chi scrive è un “bianco”, come si definirebbe lui!)

http://www.repubblica.it/esteri/2012/05/17/news/e_negli_stati_uniti_l_uomo_bianco_minoranza-35325161/

(segue articolo: “Ciao ciao uomo bianco: adesso sei davvero una minoranza. O meglio, come sarebbe più corretto dire in questo enorme calderone razziale chiamato America, maggioranza tra le minoranze. Sì, adesso è ufficiale: gli Stati Uniti Wasp, cioè White, Anglo-Saxon and Prostestant, sono un concetto da consegnare alla storia, non proprio tutta da andarne orgogliosi, degli ultimi tre secoli. I dati del censimento non lasciano dubbi. Nei dodici mesi dell’anno che statisticamente si è concluso lo scorso luglio – cioè sugli ultimi dati disponbili – i neonati bianchi non ispanici ammontano al 49,6 per cento. Dall’altra parte, invece, ispanici, asiatici, neri e gruppi misti salgono al 50,4 per cento: diventando per la prima volta maggioranza”.)

 

E un bel “chissenefrega !” non ce lo mettiamo? Ma da quando è diventato lecito dissertare di razze sui giornali? Da cittadini democratici ed evoluti speravamo che simili bestemmie contro la sacertà della dignità umana avessero lasciato il passo ad una concezione sociale indifferente a certe “differenze” da cavernicoli; e non ci si prenda in giro agitando l’alibi del razzismo pregresso: tenere in vita una spirale di violenza basata sulla ripicca, sulla vendetta, sul reiterato e masturbatorio risentimento di chi sinora avrebbe subito il razzismo altrui, non esime dalle medesime colpe chi tale razzismo continua ad alimentarlo, anzi, datane la consapevolezza acquisita dall’esperienza, ne rende ancor più riprovevole il dolo.

 

(continua l’ articolo: “I demografi per la verità lo avevano previsto da tempo. E il fatto che sullo scranno più alto di questa nazione che fino a meno di mezzo secolo fa tollerava le leggi di Jim Crow, come veniva chiamato il “corpus” legislativo che giustificava l’orrore del segrazionismo, oggi sieda appunto il nero Barack Obama, la dice lunga sull’evoluzione del paese.”)

Come può parlare di “orrore del segregazionismo” chi inzolfa l’argomento razziale con grafici e diagrammi, anziché parlare di Uomini, popoli, fraternità sudate e, a quanto si legge, mai guadagnate? Ma chi scrive lo sa che la guerra di secessione è finita da un pezzo e che hanno vinto i nordisti anche in nome della speranza di non leggere più fregnacce sulle distinzioni fra razze?

 

(continua l’articolo: “E la scoperta che ne nascono più di altre razze che bianchi va d’altronde in perfetta sintonia con la previsione – rilanciata da Isabel Wilkerson nel suo “Al calore dei soli lontani: il racconto epico della migrazione afroamericana” – che da qui a trent’anni i votanti saranno in maggioranza appunto “non bianchi”.)

Ma davvero conta il colore della pelle di chi vota? Se così fosse dovremmo pensare che le centinaia di migliaia di immigrati che sono in Italia non voteranno secondo coscienza e libero arbitrio, ma sulla base di istanze etniche e di parte, e la cosa non gioverebbe certo a quella coesione sociale che i sostenitori laici e cattolici dell’accoglienza senza frontiere teorizzano. Insomma, secondo quanto asserisce l’articolista il voto immigrato non sarebbe affatto politicamente trasversale, ergo non sarebbe democratico.

 

(segue da articolo: “D’accordo: il lasso di tempo è purtroppo un po’ troppo largo per lasciare sperare in una facile riconferma proprio di Obama. Anzi. Le polemiche sulla morte di Trayvon Martin, il diciassettenne nero ucciso da un vigilantes bianco, ma per metà ispanico, sembrano fotografare la confusa battaglia delle identità. E che il potere decisionale stia ancora saldamente in mano ai visi pallidi è dimostrato dall’arma fine di mondo che i rivali repubblicani di Barack si avviano a lanciare per spedire alla Casa Bianca Mitt Romney. E cioè una serie miliardaria di spot che incredibilmente accuseranno il presidente di essere quello che tutti sanno: un nero. Di più: un nero razzista che nel suo passato avrebbe coltivato l’ideologia di supremazia nera.”)

“Visi Pallidi”? Ma come si fa 2012 anni dopo Cristo a definire così maldestramente un individuo  appartenente alla specie umana? Forse che qualcuno si sognerebbe mai di scrivere su un giornale importante “musi gialli” per definire i cinesi, o “negri” per definire degli africani? Ma ci rendiamo conto della gravità di un tale linguaggio, peraltro rivolto ad un proprio simile? Forse questo signore ha avuto qualche problema edipico da fanciullo che lo ha portato, come molti suoi sodali ideologici, ad odiare il simile (e vicino..) ed amare il diverso (e lontano..), ma non è giusto che lo sfoghi su lettori che si meriterebbero di meglio.

 

(continua l’articolo: “Follie? Gli spot verranno lanciati tra qualche settimana: vedere per credere. Sì, alla guerra come alla guerra. E la resa dell’America bianca sarà sicuramente la guerra più lunga che questo paese abbia mai affrontato. Ma per adesso almeno i numeri danno ragione agli altri. Alle minoranze. A quelli per troppo tempo esclusi.”)

“Resa”? Ma perché i “bianchi”, ammesso che esistano come categoria, dovrebbero arrendersi? Sono forse in guerra con qualcuno? A noi non risulta, anzi: la civiltà occidentale sta facendo di tutto per scontare le sue “colpe” (non sempre accertate e dimostrabili, peraltro), basti ascoltare il brusiare delle nostre città, sui mezzi pubblici, alle stazioni: è sempre meno italiano, sebbene la Costituzione Italiana parli chiaro in merito a quale lingua dovrebbe parlarsi nel nostro paese; cos’altro dovremmo fare, genufletterci, mendicare il perdono, cedere i nostri averi? Non bastano i bombardamenti mediatici sull’8X1000 al Terzo Mondo, che oramai è tutto da dimostrare essere così lontano dalla nostra situazione economica che conta decine di italianissimi suicidi settimanali?!

(continua l’articolo: “Ma come si è arrivati fin qui? L’ondata infinita delle migrazioni alla lunga ha vinto: questo è chiaro. Quella stessa ondata che tre, quattro secoli fa portò qui i primi coloni europei, da decenni ormai portava latini e asiatici. Da tempo ormai i bianchi non erano più maggioranza in quattro stati e nel distretto di Columbia, quello cioè che amministra Washington: quindi addirittura nella capitale. E sotto la metà, la popolazione bianca era già scesa nelle metropoli da New York a Lasa Vegas: per non parlare di quella Memphis, Tennessee, che quarant’anni fa assistette inerme all’assassinio del sogno di Martin Luther King.”)

Varrebbe la pena sottolineare che se Martin Luther King ha potuto sognare è stato proprio grazie al vituperato colonialismo europeo, che se è stato criminale nell’aver decimato le meravigliose civiltà precolombiane, è anche stato fatidico nell’aver creato quella civiltà multietnica, tanto elogiata dai benpensanti, che mai sarebbe venuta ad essere senza di esso, e che è nata sul sangue degli indigeni che c’erano prima. Certo, ci sarebbe da domandarsi chi avrebbe venduto ai negrieri d’oltreoceano i poveri schiavi venuti dall’Africa se non gli stessi africani, così, giusto per fare un po’ di chiarezza ogni tanto sui luoghi comuni che serpeggiano fra la vuotezza mentale e culturale del popolo belante ai tanti, troppi intellettuali che c’hanno imbottito di panzane mondialiste.

(continua l’articolo: “.. Con i latini al 12 per cento, i neri all’11, e gli asiatici lì a inseguire, il mito del melting pot, il calderone appunto delle razze, non è stato mai così fecondo. Tenendo però presente che il calderone è stato acceso qui: su questo suolo…

…D’altronde non sono questi gli Stati Uniti d’America? D’accordo: i Padri Fondatori, tra cui tanti razzisti, non avevano mica in testa questo tipo di unione. Ma tant’è. Uomo bianco non avrai il mio scalpo: anche perché, da oggi, te lo faccio prima io.”)

Se queste minchiate sono il risultato di decenni di progresso del pensiero che da Socrate e Platone ci ha condotto con non pochi acciacchi sino all’orrore delle leggi razziali, forse sarebbe meglio riprendere in mano qualche libro di storia e di sociologia; se articoli come questo sono la premessa all’avvento di quel meraviglioso, idilliaco, civilissimo e pacifico mondo multiculturale che senz’altro si affannerà a sostenere l’autore, c’è davvero da temere il peggio;

e se il giornale italiano progressista per eccellenza reca fra le righe una carica di livore ed aggressività così esagerata verso un’intera categoria umana che, a nostro avviso, non esistendo le razze, categoria non è, immaginiamo quale futuro si stia apparecchiando per la libertà, l’incolumità ed il benessere di quella parte di mondo che sta divenendo anziana, povera, debole e minoritaria quando a difenderla non resteranno più neanche i suoi figli.

CITTADINI DEMOCRATICI E INDIGNATI

(Helmut Leftbuster&Aristocrazia Dvracrvxiana e altri elettori e contribuenti italiani)