LETTERA APERTA AI GIORNALI DI UN GRUPPO DI CITTADINI DEMOCRATICI, INDIGNATI DAL RAZZISMO DI CERTI GIORNALI

Gentile redazione, siamo un gruppo di lettori indignati e scandalizzati dai toni razzisti e massimalisti di questo articolo di “La Repubblica” pubblicato in data 17 maggio 2012.

Qui siamo oltre le solite zuccherose novene da predicatori multiculturalisti: questa è istigazione all’odio razziale con l’aggravante del masochismo (visto che chi scrive è un “bianco”, come si definirebbe lui!)

http://www.repubblica.it/esteri/2012/05/17/news/e_negli_stati_uniti_l_uomo_bianco_minoranza-35325161/

(segue articolo: “Ciao ciao uomo bianco: adesso sei davvero una minoranza. O meglio, come sarebbe più corretto dire in questo enorme calderone razziale chiamato America, maggioranza tra le minoranze. Sì, adesso è ufficiale: gli Stati Uniti Wasp, cioè White, Anglo-Saxon and Prostestant, sono un concetto da consegnare alla storia, non proprio tutta da andarne orgogliosi, degli ultimi tre secoli. I dati del censimento non lasciano dubbi. Nei dodici mesi dell’anno che statisticamente si è concluso lo scorso luglio – cioè sugli ultimi dati disponbili – i neonati bianchi non ispanici ammontano al 49,6 per cento. Dall’altra parte, invece, ispanici, asiatici, neri e gruppi misti salgono al 50,4 per cento: diventando per la prima volta maggioranza”.)

 

E un bel “chissenefrega !” non ce lo mettiamo? Ma da quando è diventato lecito dissertare di razze sui giornali? Da cittadini democratici ed evoluti speravamo che simili bestemmie contro la sacertà della dignità umana avessero lasciato il passo ad una concezione sociale indifferente a certe “differenze” da cavernicoli; e non ci si prenda in giro agitando l’alibi del razzismo pregresso: tenere in vita una spirale di violenza basata sulla ripicca, sulla vendetta, sul reiterato e masturbatorio risentimento di chi sinora avrebbe subito il razzismo altrui, non esime dalle medesime colpe chi tale razzismo continua ad alimentarlo, anzi, datane la consapevolezza acquisita dall’esperienza, ne rende ancor più riprovevole il dolo.

 

(continua l’ articolo: “I demografi per la verità lo avevano previsto da tempo. E il fatto che sullo scranno più alto di questa nazione che fino a meno di mezzo secolo fa tollerava le leggi di Jim Crow, come veniva chiamato il “corpus” legislativo che giustificava l’orrore del segrazionismo, oggi sieda appunto il nero Barack Obama, la dice lunga sull’evoluzione del paese.”)

Come può parlare di “orrore del segregazionismo” chi inzolfa l’argomento razziale con grafici e diagrammi, anziché parlare di Uomini, popoli, fraternità sudate e, a quanto si legge, mai guadagnate? Ma chi scrive lo sa che la guerra di secessione è finita da un pezzo e che hanno vinto i nordisti anche in nome della speranza di non leggere più fregnacce sulle distinzioni fra razze?

 

(continua l’articolo: “E la scoperta che ne nascono più di altre razze che bianchi va d’altronde in perfetta sintonia con la previsione – rilanciata da Isabel Wilkerson nel suo “Al calore dei soli lontani: il racconto epico della migrazione afroamericana” – che da qui a trent’anni i votanti saranno in maggioranza appunto “non bianchi”.)

Ma davvero conta il colore della pelle di chi vota? Se così fosse dovremmo pensare che le centinaia di migliaia di immigrati che sono in Italia non voteranno secondo coscienza e libero arbitrio, ma sulla base di istanze etniche e di parte, e la cosa non gioverebbe certo a quella coesione sociale che i sostenitori laici e cattolici dell’accoglienza senza frontiere teorizzano. Insomma, secondo quanto asserisce l’articolista il voto immigrato non sarebbe affatto politicamente trasversale, ergo non sarebbe democratico.

 

(segue da articolo: “D’accordo: il lasso di tempo è purtroppo un po’ troppo largo per lasciare sperare in una facile riconferma proprio di Obama. Anzi. Le polemiche sulla morte di Trayvon Martin, il diciassettenne nero ucciso da un vigilantes bianco, ma per metà ispanico, sembrano fotografare la confusa battaglia delle identità. E che il potere decisionale stia ancora saldamente in mano ai visi pallidi è dimostrato dall’arma fine di mondo che i rivali repubblicani di Barack si avviano a lanciare per spedire alla Casa Bianca Mitt Romney. E cioè una serie miliardaria di spot che incredibilmente accuseranno il presidente di essere quello che tutti sanno: un nero. Di più: un nero razzista che nel suo passato avrebbe coltivato l’ideologia di supremazia nera.”)

“Visi Pallidi”? Ma come si fa 2012 anni dopo Cristo a definire così maldestramente un individuo  appartenente alla specie umana? Forse che qualcuno si sognerebbe mai di scrivere su un giornale importante “musi gialli” per definire i cinesi, o “negri” per definire degli africani? Ma ci rendiamo conto della gravità di un tale linguaggio, peraltro rivolto ad un proprio simile? Forse questo signore ha avuto qualche problema edipico da fanciullo che lo ha portato, come molti suoi sodali ideologici, ad odiare il simile (e vicino..) ed amare il diverso (e lontano..), ma non è giusto che lo sfoghi su lettori che si meriterebbero di meglio.

 

(continua l’articolo: “Follie? Gli spot verranno lanciati tra qualche settimana: vedere per credere. Sì, alla guerra come alla guerra. E la resa dell’America bianca sarà sicuramente la guerra più lunga che questo paese abbia mai affrontato. Ma per adesso almeno i numeri danno ragione agli altri. Alle minoranze. A quelli per troppo tempo esclusi.”)

“Resa”? Ma perché i “bianchi”, ammesso che esistano come categoria, dovrebbero arrendersi? Sono forse in guerra con qualcuno? A noi non risulta, anzi: la civiltà occidentale sta facendo di tutto per scontare le sue “colpe” (non sempre accertate e dimostrabili, peraltro), basti ascoltare il brusiare delle nostre città, sui mezzi pubblici, alle stazioni: è sempre meno italiano, sebbene la Costituzione Italiana parli chiaro in merito a quale lingua dovrebbe parlarsi nel nostro paese; cos’altro dovremmo fare, genufletterci, mendicare il perdono, cedere i nostri averi? Non bastano i bombardamenti mediatici sull’8X1000 al Terzo Mondo, che oramai è tutto da dimostrare essere così lontano dalla nostra situazione economica che conta decine di italianissimi suicidi settimanali?!

(continua l’articolo: “Ma come si è arrivati fin qui? L’ondata infinita delle migrazioni alla lunga ha vinto: questo è chiaro. Quella stessa ondata che tre, quattro secoli fa portò qui i primi coloni europei, da decenni ormai portava latini e asiatici. Da tempo ormai i bianchi non erano più maggioranza in quattro stati e nel distretto di Columbia, quello cioè che amministra Washington: quindi addirittura nella capitale. E sotto la metà, la popolazione bianca era già scesa nelle metropoli da New York a Lasa Vegas: per non parlare di quella Memphis, Tennessee, che quarant’anni fa assistette inerme all’assassinio del sogno di Martin Luther King.”)

Varrebbe la pena sottolineare che se Martin Luther King ha potuto sognare è stato proprio grazie al vituperato colonialismo europeo, che se è stato criminale nell’aver decimato le meravigliose civiltà precolombiane, è anche stato fatidico nell’aver creato quella civiltà multietnica, tanto elogiata dai benpensanti, che mai sarebbe venuta ad essere senza di esso, e che è nata sul sangue degli indigeni che c’erano prima. Certo, ci sarebbe da domandarsi chi avrebbe venduto ai negrieri d’oltreoceano i poveri schiavi venuti dall’Africa se non gli stessi africani, così, giusto per fare un po’ di chiarezza ogni tanto sui luoghi comuni che serpeggiano fra la vuotezza mentale e culturale del popolo belante ai tanti, troppi intellettuali che c’hanno imbottito di panzane mondialiste.

(continua l’articolo: “.. Con i latini al 12 per cento, i neri all’11, e gli asiatici lì a inseguire, il mito del melting pot, il calderone appunto delle razze, non è stato mai così fecondo. Tenendo però presente che il calderone è stato acceso qui: su questo suolo…

…D’altronde non sono questi gli Stati Uniti d’America? D’accordo: i Padri Fondatori, tra cui tanti razzisti, non avevano mica in testa questo tipo di unione. Ma tant’è. Uomo bianco non avrai il mio scalpo: anche perché, da oggi, te lo faccio prima io.”)

Se queste minchiate sono il risultato di decenni di progresso del pensiero che da Socrate e Platone ci ha condotto con non pochi acciacchi sino all’orrore delle leggi razziali, forse sarebbe meglio riprendere in mano qualche libro di storia e di sociologia; se articoli come questo sono la premessa all’avvento di quel meraviglioso, idilliaco, civilissimo e pacifico mondo multiculturale che senz’altro si affannerà a sostenere l’autore, c’è davvero da temere il peggio;

e se il giornale italiano progressista per eccellenza reca fra le righe una carica di livore ed aggressività così esagerata verso un’intera categoria umana che, a nostro avviso, non esistendo le razze, categoria non è, immaginiamo quale futuro si stia apparecchiando per la libertà, l’incolumità ed il benessere di quella parte di mondo che sta divenendo anziana, povera, debole e minoritaria quando a difenderla non resteranno più neanche i suoi figli.

CITTADINI DEMOCRATICI E INDIGNATI

(Helmut Leftbuster&Aristocrazia Dvracrvxiana e altri elettori e contribuenti italiani)

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