Riedizione commentata di “PROPEDEUTIKA AD CONTRITIONEM (VESTRAM!)” dei DEVIATE DAMAEN

Un album del 1999 il cui incipit, recitato da una bambina, esclama: “la maestra dice che le foibe sono delle buche dove si nascondevano gli ebrei per sfuggire agli sterminatori nazisti”, non ha bisogno di grandi descrizioni.

Se poi la band in questione ha sin dagli esordi brillato – e in tempi non sospetti – per aver indefessamente remato contro l’egemonìa del Pensiero unico dominante nel magma artistico-musical-mediatico di stampo “sinistro“, ne esce che quest’album va ascritto d’ufficio alla sparuta lista delle Libere Opere dell’Intelletto Umano.

Musicalmente il lavoro segue stilemi poco definibili se non come “occidentali”, il goth-metal, l’elettronica più anglofona, un rumorismo decisamente estremo (rumori “fisiologici” elevati a sperimentalismo oltraggioso a metà fra Berio, Burri e Frank Zappa), ma anche recitati dal sapore antico, ed uno “Stabat Mater” organistico pergolesiano che nulla ha da invidiare alle atmosfere più auliche dell’alveo classico e lirico, il tutto assemblato e amalgamato senza troppe giustificazioni.

Gli sfondi sonori delle ambientazioni dei brani sono tutti registrati dal vivo, rumori della natura, ambienze di cripte all‘interno delle quali sono stati registrati suoni e parti vocali, catene e lamenti delle processioni, cinguettii di rondini, fragore di cascate, tutto inserito con grande richiamo a quell’identità timbrico-visuale che promana anzitutto dal “luogo” inteso come culla d’appartenenza, ed emana le sue vibrazioni concependole come vitale eco del Passato.

La “contrizione” del titolo è valutabile come riflessione sull’immane colpa di tanta cultura giacobina ghigliottinatrice di qualsiasi classica beltade e aristocratico modulo di percepire l‘esistenza, e questo è il motivo centrale delle liriche: sino a che tutto si biforca lungo due binari, uno punitivo (purgazione per chi detesta se stesso e la propria genìa) e l’altro gaudente (spregiudicata e sabbatica riappropriazione del diritto a piacersi e decantarsi, sfanculando una volta per tutte gli ideologi del “politicamente corretto“), sino ad una riflessione finale sulla morte, autentica celebrazione d’Amore e di Eternità.

L’album è uscito in prima edizione nel 1999 d.C. per la milanese Avantgarde Music, ed ora, esaurito da tempo ovunque, è riproposto dalla band rimasterizzato e completo di confezioni, foto e testi, scaricabile gratuitamente dal sito

http://www.deviatedamaen.net

Notizie sui Deviate Damaen le trovate
Su wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Deviate_Damaen

Seguono i titoli dell’album e i testi di due brani (Purgazione Canonica” e Quando Non Ci Sarà Più Nulla) che pubblichiamo in virtù del sodalizio che la band ha con Aristocrazia Dvracrvxiana nella persona del suo leader, G.dX.

Helmut Leftbuster & Annabelle Grafenberg Baciardi

PROPEDEUTIKA AD CONTRITIONEM (VESTRAM!)

– Coito ai puri, Sevizia agli ignavi, alla feccia Bestemmia! –

Tr. I :
“STABAT MATER DEVIATIKA“:

Mov.I : “IL CASTIGO BACIA GLI ORCHI COME LA MASTITE I SENI DELLE LORO MADRI“

“Noi nasciamo puri e felici, ma la vita tenterà di spuriarci; il germe del dubbio e dell’insano vantaggio (tenteranno) di insianuarsi nel nostro cuore a farlo imputridire, la tizzoneria di inquinare il sangue; l’invidia dei deboli e dei diversi proverà a farci cadere, affondare
o sbiadire; la violenza dei fetidi e dei mostri tenterà di farci del male e di darci dolore fiaccando la nostra autostima: ma NOI siamo NOI, NOI abbiamo Noi: Noi Bambini baciamo la mastite che affligge i seni delle madri degli orchi: benedetta, benedetta mastite..benedetta, benedetta mastite!>>“.

Mov II : “MATER DOLOROSA” (di G.B. Pergolesi)

Mov III : “DELLE ROSE SOLO LE SPINE”

Mov IV :
“SANATRIXIEG HOMELIAEIL !”

“…Imparate a bearvi di voi stessi, masturbatevi all’ombra di un tautologico Eros, calpestate quei miti che vi hanno confuso, e lasciateli smembrati a terra affinché si essicchino come impotenti meduse alla deriva del vostro oblìo!”

Mov V :
“DOGLIE DI MORTE” :

La bella signora che vien quando è
buio sospira nel vento <<la morte è con te>>, ti prende la mano e ti guida da se…
Le ruote del carro che senti arrivare, i monatti parlare, parlare di te, la morte la morte che giunge per te…
Urinerai sangue, sanguinerai urina, nel cuore hai minzione, ti battono i ren… non v’è soluzione, dai muori per ben… Trascorso hai la vita il bastone brandendo, colpevolizzando chi è fuori da te, ma or sei tu dentro e lui spala su te…
La benedizione ti attende impietosa, il prete eccitato ti prende la man, dov’egli ha più duro lui la poggerà…
Se in vita credevi di incuter terrore o almen soggezione su chi non è in se… la putrefazione or lo farà con te !
Il tuo “sentir” era acqua sporca, il tuo sudor ceralacca, ansimavi per la tua sacca, in realtà ti piaceva fornicar… Amare il prossimo tuo, per te era insegnargli a campare, e lui ingrato per non ossequiare tal gratuita generosità… Ma la santità è tutt’un’altra cosa, la morte è una rosa che muta il suo odor: stà certo, se puzzi, ti renderà il favor !”

Mov VI: “VILIPENDIOSA EJACULATIO (pro nobis suavitas, sfregio erga omnes)”

Tr. II
“PURGAZIONE CANONICA”

Il tuo seno teme Iddio, ancor più di te; la tua morte attende Iddio, non meno di Me; uguaglianza e carità marciran senza pietà, tutti voi che lo negate..crepate!
Cristo non aveva donne, ma vestiti si; come bimbo nudo e glabro la luce egli vì; fraticelli e pepuziti, dolciniani o laidi ofiti, modernisti: neppur san da
 chi…

L’intellighenzia ci vorrebbe a sua immagine e somiglianza, Noi ce ne fottiamo, facciamo una carezza e con l’altra una sega…

Voi che alzate i pugni al vento in nome del “Che”;
non dissimil prostrazione che il Segno di Croce; anarcoidi o comunisti, sinistrorsi o brigatisti, voi compagni: diversi da che?!

L’intellighenzia ci vorrebbe a sua immagine e somiglianza, Noi ce ne fottiamo, facciamo una carezza e con l’altra una sega, e montiam la panna per tutta quella critica che ci condanna, soffocherà così a mondare il mondo di quanto lo inganna !

Tu che semini il terrore frustrato di ciò che non hai; tu che godi a deturpare quanto non già avrai mai: crepa, bolli fustigato nell’inerzia del tuo fato, men che nulle tue gesta saran…
Suoni il rock come ti va, è musica di libertà, 16 anni senza briglie.. e pensi che continuerà, ma poi giunge il gran momento di esibir le qualità, non v’è bivio, scelta, opzione… c’è il festival dell’Unità…

Ti proclami emancipata, condanni chi stupra, su chi viola i propri figli, sicuro si sputa! ..ma se a farlo è un arabetto prono al seguito di Allah, anche l’infibulazione consideri “civiltà”… Giacobin bel giacobino egalitarista tu sei, grazie al tuo alto “sentire”, la lama è sul collo di lei: c’è assassinio ed assassinio, ghigliottina e ghigliottinio, lama e l’amo..ma una bontà !

L’intellighenzia ci vorrebbe a sua immagine e somiglianza, Noi ce ne fottiamo, facciamo una carezza e con l’altra una sega, e montiam la panna per tutta quella critica che ci condanna, si roderà per la nostra beltà..ahhh..già le si bagna!
 … non esistono maestri, non esistono registi, non mostri sacri no, ma solo i leccaculi che li fanno pascere in questa latrina che va dall’Opera a Sanremo ai
festival metal, ove sudice chiome nascondono altrettante gran teste
di cazzo che, imbambolate ad arte da fumo kefie rap e clisteri di propaganda, nei centri sociali rispondono all’appello..che diligenti scolari !
Tutto questo è peccato, tutto questo va purgato…

Tr. III:
“S : S= SPIRITUS : SANCTUS”

Tr. IV:
“REAZIONE ! (AUTOAPOSTOLIKA MINZIONE)”

Tr. V:
“HAUNTED BY A FEMALE CLANGOUR (Angel From The Snow)”

Tr. VI:
“I’LL TEACH YOU HOW TO BE A VIRGIN !”

Tr. VII
“LET THOSE SWALLOWS RAPE MY HEART AWAY”

Sometimes fall in love with a glance… sometimes fancy of dwell the trees…
I was child, I saw the swallows through the sky..let my heart now clutch at and fly !
Let my passion learn to cry dew, to get me beloved by the brooms…
your eyes wefts of golding brown make me mirrored (I’d never mirrored on velvet at all…), my mane.. it’ just a good reason to live again

Rain drops write to me thousand poems, thousand letters, thousand tales; my regret is most that I can’t more than frost, waiting to be thirsty again…

Let those swallows rape my hearth away, let my love fly where the sky can change my dreams in life..

I can feel breathing haze beyond the dark, and diving myself through it
on a swallow’s wing, if also every star kisses me, I could save kisses for all of them and almost two for my heart’s one…
Enchant the sun and call him down, to let the Heràs column turn to brown.. and sign the way across the sea where my hair shall fly over me, direction of a sacred being…
Sacred being…

As every snowflakès caressed by his own shadow, as every cloud flirts by the mist, as the lake relys on the river, so I wish to reach at my own sleep…
and live inside his tender lips…
inside his tender lips…
inside…

Let those swallows rape my hearth away, let my love fly where the sky can change my dreams in life.. Let my long hair fly, my strong legs jumbo to somewhere high!

..and kiss..and kiss away my love..as a
            chirp.. As a chirp that can be heard as…a word.

Tr. VIII
“QUANDO NON CI SARA’ PIU’ NULLA…(That’s the Sound of my Tomb!)
            
“Qui e’  la mia tomba: sotto questo
scroscio di pioggia ormai infranta, ed in questa nicchia d’universo solo mio.
Ivi, io posso esser già morto da tempo, e ciò che resta di me è solo ciò che è
sempre stato e sarà per sempre: come l’aria tersa che respira il muschio ad ogni alba che trascorre accanto all’acqua; rami secchi gocciolanti diamanti, ardenza celeste che si reitera a dare il senso della vita finché non le sarà impedito in eterno..e allora..solo
un’eco implacabile, immanente esistenza di ciò che è esistito.

Quando non ci sarà più nulla..anche se so che non si dice così, ma purtroppo è così, non vedrò più svettare e rarefarsi le punte degli abeti verso il vento; non godrò più della suadente essenza
delle loro resine piangenti. E non potrò più affascinare i miei occhi in quel mare di neve di cielo che precede la visione stellare… 1-2-3-4 …e così ci siete ancora per oggi !
E le lucciole, viste tante e tante volte con te, amore mio, cosa faranno
adesso..dove andranno dopo senza più me?!

Quando non ci sarà più nulla..sarà alla lunga maggiore il tempo trascorso senza che io possa più sentire il fresco dell’aria sulla pelle, soffrire gioendo e temprandomi del suo rigore, udire i
latrati dei cani oltre i monti, sognare l’aldilà baciando me stesso, ..che non quello in cui io ho avuto tutto questo; ho affondato le gote sul suo sentire; ho tenuto in grembo le fragoline di bosco perché tu le potessi assaggiare;
e gli stupidi grilli continueranno a cantare per notti e notti quelle tenui e
assurde melodie che..prima non capivo..ed ora non potrò più
neppure ascoltare…
Ed i luoghi con cui ho fatto l’amore
esistono, esistevano e continueranno ad esistere, senza che io possa neppur
lontanamente calcolare per quante altre volte ancora godrò della loro esistenza.

E quel piccolo dado..che mi fu regalato a Venezia: che fine farà ? Che fine avrà fatto?! Certo, il mio tatto lo avrà scalfito ben più che se non lo avessi neppure sfiorato!
Io sono passato. Non avrò rimpianti, non avrò rimorsi; ho sentito la vita, ho lasciato quel che dovevo lasciare: lo so, non riposerò mai più.., ma per sempre! Ed i sogni che ho fatto in vita..alcuni li ricordo: sono cosmi visitabili..pieni di fontane e di zampilli, di putti e di ninfei, di nodi di legno d’acero con cui ho fatto amicizia da sempre; rimarranno deserti adesso! ..A meno
che il mio trapasso non accenda in loro un nuovo sole, e magari io possa andare finalmente a viverci dentro.
Ma questo non posso saperlo per ora; posso solo invitare chi ha cuore a non lasciar quel bel cimitero sfiorire non appena quest’ennesima incessante nostalgia sarà inflitta, anima o non anima, a chi lo abita. E posso solo implorare me stesso di non star lì a pensare all’infinità che perdo, ma di ripassare l’intensa brevità vissuta e..di ponderare l’altrettanto breve da vivere.

Questo è, è stata, e sempre sarà la nostra vita: una grande e rigogliosa cascata, tanto buia di momenti eterni, quanto radiosa di eternità nei momenti in cui il nulla è qualcosa.

Ma se anche, in punto di morte, una farfalla gentile, passando e vedendomi
triste, mi volesse donare seppur solo un soffio della sua linfa vitale, Io, pur commosso, rifiuterei, non potendo comunque accettare di veder morire.. quand’anche di un solo istante.. l’amore prima di me.”

G\Ab ASMODEUS SVENYM USTORH VOLGAR dei XACRESTANI

Deviate Damaen 1999 d.C.
(ed. ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA 2012 d.C.)

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