SPAGHETTI “ETNICI” ALL’ESCHIMESE

“Etnos” vuol dire popolo, non popolo con collane, pendagli e connotati latitudinali particolari. Eppure, per “cibo etnico”, abbigliamento “ethnic” eccetera, si intendono sempre le solite esoticherie di maniera, come se ci fossero intere civiltà minori incapaci di avere una loro tradizione gastronomica o estetica definibile “etnica”; e lo stesso aggettivo “esotico” sembra volersi riferire sempre solo ad atmosfere con sabbia, palme e noci di cocco, quando, etimologicamente, significa semplicemente “esterno alla cultura autoctona”.

Bene, con la globalizzazione è ovvio sia andata in sofferenza quella che un tempo era la naturale curiosità di scoprire cibi diversi: trent’anni fa’ il kebab o un piatto di riso all’indiana potevano essere legittime voluttà di chiunque desiderasse sperimentare delle novità gastronomiche aliene; al contrario, oggi che ne siamo invasi, di esotico han perso ogni senso logico, salvo restarne semmai stomacati, considerando che i tredicenni con pochi euro in tasca li preferiscono alla pizza non per un fatto di gusto, ma per la quantità e sazietà garantite dal grasso a basso costo delle salse.

Bel lavoro ha combinato questa globalizzazione, c’ha tolto anche il piacere della diversità!

E allora, a riprova del fatto che “esotico” ed “etnico” non è solo ciò che viene dai continenti “poveri”, ma da qualsiasi luogo o cultura estranei ai nostri, stavolta proporremo un piatto eschimese, a dimostrazione di quanto l’identità passi anche per la contaminazione e l’uso di alimenti lontani, purché una-tantum !

E ci piacerebbe che altrettanto facessero i “poliedrici” gastronomi multiculturalisti, i quali invece, aperti solo a chiacchiere, propinano unicamente ricette mondialiste e sostenibili distributivamente dalle multinazionali, quindi fatte soltanto con materia prima scadente, industriale, e non certo sopraffina come le aringhe o il salmone.

SPAGHETTI ETNICI ALL ESCHIMESE

 

L’aringa (Clupea Arengus) è un pesce dell’atlantico settentrionale, molto saporito e ricco di sostanze nutrizionali importanti ed Omega 3, soprattutto nella versione affumicata che è la meno grassa.

Noi useremo proprio quella, la trovate con relativa facilità anche nei supermercati; togliete la lisca centrale (sempre un po’ fastidiosetta al palato), e tagliate i filetti a dadini.

Non salate l’acqua degli spaghetti, ci penserà l’aringa; i dadini li porrete nella casseruola di condimento della pasta assieme ad un po’ d’uvetta e qualche pinolo. A parte sbatterete un goccio d’olio con un po’ di pasta d’acciuga così da fare una cremina.

Una volta scolati gli spaghetti, li getterete bollenti sui dadini di aringa affumicata, senza ancora oliare, così che a contatto col calore si sciolgano un po’ e liberino aroma. Poi inizierete a girarli, oliando a dovere e aggiungendo la cremina con l’acciuga e una spruzzata di spezie (pepe e/o noce moscata).

A noi una soffiata di formaggio grattato non scandalizza, ma se ne può fare a meno.

La ricetta è semplicissima, come vedete, ed equilibrata sia organoletticamente che nutrizionalmente. Mal che vada, dopo, berrete un po’…

TESS LA PESCH con la prefazione di H. Leftbuster.

–       Aristocrazia Dvracrvxiana –

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