Archive for febbraio 2013

GATEAU DI PATATE DELLA SIGNORINA COVINO

febbraio 25, 2013

Gateau di patate della Covino

 

Una ricetta tramandata grazie ad un’antica conoscenza di famiglia, un’anziana maestra latinese in pensione la quale, cresciuta in tempi nei quali i genitori t’insegnavano a non buttare nulla (tempi davvero distanti dalle atrocità consumistiche attuali), ad ogni fine settimana componeva questo “gateau” con i rimasugli che il frigorifero le restituiva, magari dopo aver avuto in visita i nipoti, o qualche alunno, mettendo a disposizione della propria virtù creativa tali ingredienti.

La patata è un alimento dei più nobili, completi e malleabili che l’italica tradizione gastronomica ci metta a disposizione, e ne bastano 5-6 belle grandi per questa ricetta; noi usiamo quelle dolcissime e saporitissime “tirate su” dal terreno dell’Oreste Dvracrvxiano, ma patate di provenienza nazionale andranno bene in ogni caso.

Si lessano e, ancora calde, si amalgamano assieme a tre uova complete, una copiosa grattata di noce moscata, pepe, sale q.b. e due belle cucchiaiate sia d’olio d’oliva che di latte.

A questo punto, la signorina Covino componeva un primo strato orizzontale di amalgama su una teglia leggermente imburrata e impanata; poi stendeva su tale strato, con cura e raziocinio, gli altri ingredienti di cui disponeva: ritagli di formaggio e di salumi, pezzi di mozzarella avanzata, quel tal rimasuglio di funghi o di bieta ripassata, persino ciuffi d’ insalata o pomodorini, tranci di frittata, insomma qualsiasi cosa fosse peccato buttare. Infine procedeva a ricoprire con un secondo strato di amalgama di patate il tutto.

E qui occorre una riflessione: il fatto che si tratti di un piatto “ecologico”, e dall’ampio valore etico, non deve affatto renderlo un informe pasticcio dal sapore indistinto; l’importante è assiepare gli ingredienti di cui si dispone in modo geometricamente utile a non farne disperdere i singoli sapori.

Allora, noi abbiamo del formaggio dolce (Settecolli romano), un po’ di pecorino sardo, piselli e prosciutto cotto: il gateau di Patate della Covino 2formaggio lo abbiamo distribuito a pezzetti ed in modo uniforme affinché si sciolga un po‘ ovunque; mentre i piselli e il prosciutto li abbiamo stesi sulle rispettive metà dell’amalgama spianata sulla teglia, così da preservare gli aromi e le identità dei differenti alimenti: chi poi vorrà assaporarli insieme ne prenderà uno spicchio dal lato prosciutto ed uno dal lato piselli. E così persino i vegetariani potranno godere della stessa infornata dei loro commensali carnivori!

Insomma, “unire” non è mai necessariamente mischiare..chiaro il messaggio?!

Una volta richiuso il gateau col secondo strato di amalgama di patate, si spolvera di pan grattato e vi si posano qua e là piccole noci di burro che ne doreranno la superficie. In forno resterà poco meno di un’ora a circa 180°, e potrà essere servito sia caldo che freddo, a seconda che lo si voglia gustare come piatto principale di una cena invernale, o come rustico da gita in campagna per una bella uscita di primavera.

TESS LA PESCH – Gastronomia Dvracrvxiana –

SE SPARISCE LA LOTTA DALLE OLIMPIADI..CHE COSA VI RESTA?

febbraio 12, 2013

“La lotta olimpica nacque nel 708 a.C. in occasione della XVIII Olimpiade ed il primo vincitore dei Giochi fu lo spartano lottatoriEuribato.  L’imperatore Teodosio I  proibì i simboli della civiltà pagana come i giochi olimpici e di conseguenza la lotta olimpica sparì come competizione sportiva, ma durante il medioevo sovrani, nobili e guerrieri praticavano spesso varie forme di lotta come esercizio.”

http://it.wikipedia.org/wiki/Lotta_olimpica

Teodosio, gran testa di cazzo del passato e mondialista ante-litteram, c’aveva già provato a bandire la lotta grecoromana dai Giochi Olimpici considerandola una testimonianza troppo evidente dei trascorsi pagani di Roma. Poi, il medioevo europeo, grande epuratore naturale di malsanità post-caracalliana, ripristinò a gran voce quella meravigliosa pratica, regina assoluta di esplosione plastica della bellezza, matrona di ergonomicità ponderale della forza, maestra di lealtà atletico-combattiva, musa di Tradizione occidentale.

Ed ora, i nuovi “teodosii” del mondialismo contemporaneo ci riprovano, con evidente disprezzo ideologico verso ogni Memoria, e con ancor più lercio intento mercantilista: se il baricentro eziologico di un fenomeno di portata universale come le Olimpiadi non poggia più sulla devozione alla civiltà che l’ha prodotto, ma sulla convenienza relativa alla sua spendibilità mondializzata, l’effetto sarà quello di non guardare più ad Atene e Roma, ma al planisfero; e se è il planisfero a divenire “discrimen“, quanto resteran piccole Atene e Roma rispetto a tutto il resto?
Rebus sic stantibus, dunque, a quanti potrà ancora fregare di celebrare una tradizone sportiva che, attualmente, riguarderebbe circa il 10-15% della popolazione mondiale, da un punto di vista meramente demografico?!
A troppo pochi perché valga la pena investirvi vile danaro.
E l’articolo lo spiega chiaramente…

http://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/lotta_olimpiadi_cio/notizie/251077.shtml

Et voilà bandita la lotta grecoromana dalle Olimpiadi: ma certo, bandiamo il cacao dalla cioccolata, le olive dall’olio, il maiale dalle salsicce, l’anima dal corpo che le da vigore:
l’importante, per loro, è solo che la merda continui a sapere di merda.

HELMUT LEFTBUSTER

MONUMENTI A MISURA DI SGORBIO

febbraio 8, 2013

Da quanto tempo nel nostro paese non si edifica un monumento degno di questo nome?!OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Da quanto tempo non si costruisce più una bella abbazia, un poderoso palazzo governativo, una torre di gloria?

Basti pensare che la maggior parte degli edifici amministrativi della capitale sono di costruzione umbertina o fascista (Vittoriano, Foro italico, Palazzo dei Marescialli, Corte di Cassazione, Ministeri Marina/Aeronautica, Università e potremmo continuare per molto.ministero aeronautica mil

E basti osservare quali solenni scritte in latino vi campeggiano sulle facciate a ricordare, beffarde, che cosa fummo e quanto, in un passato nemmeno tanto remoto, il nostro territorio sia stato più bello, più nobile, più nostrano.

E allora, dov’è finito quell’amore per la bellezza generato e coltivato in Occidente per millenni da grandi artisti e dai loro popoli, ed ora considerato dalle degenerate intellighenzie culturali europee come “superata OLYMPUS DIGITAL CAMERAroboanza fascistoide”?!

Il monumento, dal dolmen al menhir, dalla statua all’arco di trionfo, sino alle più contenute targhe ai caduti o ad altre erezioni votive sia laiche che cristiane, è sempre stato la più esemplare manifestazione di plauso, orgoglio e riconoscimento non solo verso la personalità rappresentata nella plasmata pietra, ma anche verso le forme in essa scolpite e capaci di celebrarne la bellezza attraverso canoni di stilizzazione più o meno enfatici. Insomma, per fare monumenti non solo occorrono personalità da celebrare, ma anche forme da descrivere (possibilmente non obbrobriose). Ma le forme non possono che esOLYMPUS DIGITAL CAMERAser tratte dalla realtà, per idealizzate che siano: il centauro probabilmente non esiste, ma almeno l’uomo e il cavallo debbono esistere acciocché possa venire in mente a qualcuno di disegnare un centauro!

Ebbene, “cosa”, o peggio, “chi” si può pretendere di idealizzare a tal punto da farne statue o dipinti, oggigiorno? Le fattezze dei nostri uomini politici, forse, così distanti dal mens-in-corpore-sanismo ciceroniano? Una gioventù sfasata, maleducata e sbracata che ha come massimo riferimento estetico gli emo, o le gang metropolitane coi cappelletti al contrario sulla testa e l’andachiese d'oggimento primitivo, evidente esito d’una involuzione estetica palese rispetto alle prestanti ed eroiche pose plastiche dei nostri predecessori?

Ovvio che un tale repentino e svaccato arresto della bellezza non possa esser casuale, e che debba quindi trattarsi d’un progetto involuzionista studiato a tavolino da chi ha in odio la nostra civiltà: nulla di troppo distante dal serial killer di anziane che uccide tutte quelle che gli ricordano l’odiata sua nonna che lo rimproverava sempre per la sua pigrizia; con la differenza che questi pericolosi “killer di anziane”, essendo al potere, si trasformano automaticamente in killer di popoli.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Da dove più trarre spunti poetici, se non dal passato remoto, dunque? Forse, dall’”austera leggiadrìa” di quattro squinziette frequentatrici di reality show? O dalle algide modelle ritratte in campagne pubblicitarie di moda ove l’originario concetto estetico di bellezza morfologica imperniato sulla “forma” è stato sostituito da quello ideologico imperniato sul multietnicismo a tutti i costi ?!

Oltre alla desolante penuria di personalità, di statisti, di illustri uomini e stilnovistiche dame a cui dedicare un monumento, con l’abbattimento ideologico dei più alti paradigmi e stilemi classici, a quale sgorbio di tipologia statua-papa-giovanni-paolo-ii-stazione-terminiumana, oggi, potrebbe rifarsi un qualunque tentativo di monumentalità? E con quale vestiario, quali colori, quali misure?

Se “i terrestri” sono tutti interscambiabili fra loro, a chi di essi dovrebbe farsi assomigliare “il monumento”, tesoriere di identità storica ed estetica?

E l’architettura dei vari luoghi del pianeta, anziché rifarsi alla peculiare natura dei rispettivi territori come il gotico fece con le arboree guglie della foresta nera o le moschee con le rotondità delle dune desertiche, da quali canoni estetici andrà a prendere spunto per performare se stessa?politico d oggi

Andrà a finire che gli extraterrestri, quando finalmente verranno a salvarci dalla dilagante stupidità umana, confonderanno la pseudo-monumentalità attuale per degli ex-voto alla deformità, sino a che poi, andando a ritroso nel tempo, obnubilati da tanta bruttezza, non arriveranno agli antichi e gloriosi menhir celtici confondendoli per degli stronzi di dinosauro ben conservati.

HELMUT LEFTBUSTER

manhir capovolto

IL RELATIVISMO FOBICO DEI SINISTRI

febbraio 6, 2013

Il leader dell’estrema sinistra italiana dice di aver paura a farsi quattro passi per Roma la sera.
Singolare esternazione per chi viene dalla sua area politica!
A parte il dettaglio che, inquanto governatore regionale, avrà una scorta tale da non consentirgli di temere nemmeno le zanzare del Tevere, ma come mai tira fuori, ora, un argomento così poco “di sinistra”?!

http://qn.quotidiano.net/politica/2013/02/05/841163-gay-roma-vendola-paura-coming-out-ruotolo.shtml

L’affermazione di Vendola, insultante come poche dell’intelligenza delle persone prima ancora che della dignità della cittadinanza romana, presuppone 3 illogicità caprine di base:

– i Romani sarebbero tutti omofobi, gli omofobi sarebbero tutti violenti, e gli aggrediti sarebbero solo omosessuali;
– gli omosessuali sarebbero tutti individui incapaci di difendersi come invece farebbe qualsiasi eterosessuale (andatelo a raccontare ad Eurialo e Niso se non sapevano menar le mani, o a qualche palestrata lesbica che coltiva la propria muscolatura ben più di qualsiasi maritino accasato con la panzetta post-quarantina).
– l’omosessuale assurgerebbe a “categoria civile“, anziché restare un singolo individuo dotato, alla stregua dell’eterosessuale, di un determinato orientamento sentimentale ed erotico, quindi privato, che in nessun modo potrebbe mai essere intercettato da terzi, salvo costoro fossero capaci di leggere nel pensiero della gente. Ma allora si tratterebbe di extraterrestri, e in tal caso non sarebbero solo gli omosessuali a doverli temere…

Insomma, parliamo del nulla cosmico.

Volendo parlare, invece, ben più verosimilmente di come individuare le categorie civili effettivamente più esposte al pericolo aggressioni oggigiorno, occorre procedere con la logica: esse sono quelle fisiologicamente più deboli per cause fisiologicamente inequivocabili: anziani, disabili, bambini e donne.

Aggiungeremmo a queste quattro anche “l’impiegato medio”, ovvero colui che, al di fuori del coltivare corsi di difesa privati o esercizio fisico particolare, non conduce una tipologia di vita né coltiva determinati ambienti tali da renderlo avvezzo a difendersi da chi, invece, fa della violenza una consuetudine (se non la professione), o viene da situazioni culturali ed ambientali che hanno nella roncola o nel collo di bottiglia rotto il Bignami della comunicazione.

Ma interpelliamo una musa obiettiva, visto che si parla di Roma, una Bocca della Verità virtuale, digitandovi dentro col ditino un solo aggettivo completo però di tutte le declinazioni: “aggredito/a/i/e”.

Ebbene chi e che cosa, Signori della Corte, uscirà dal web-cilindro rispettivamente alla voce “vittime”, e chi a quella “carnefici“?
Verificatelo da voi!

Forza, provate: e poi i risultati mandateli a Vendola, raccomandandogli però anche un giretto serale per Milano, Genova, Reggio Emilia…insomma città ove non ci sia un sindaco di centrodestra, tanto per intenderci.

Che cosa c’entra un sentimento umano meraviglioso come l’Amore, antico come il mondo in qualsiasi direzione venga Eurialo e Nisovissuto, con l’incolumità pubblica nelle nostre grandi città, che non è certo in subbuglio a causa di autoctoni oramai in via d‘estinzione, ma è semmai preda dei feroci spiantati che le stanno colonizzando?!

Niente, solo vuota demagogia mondialista.

HELMUT LEFTBUSTER

6 2 13 d.C.

L’INELUTTABILITA’ DI UN’INVASIONE NON PUO’ ESSERE VALIDO TITOLO DI RESA – crestomazia dvracrvxiana –

febbraio 3, 2013

(Tucidide, Guerra del Peloponneso, dialogo fra Melii e Ateniesi v. 86-105)Tucidide

Fra i grandi iniziatori della storiografia d’ogni tempo, Tucidide, letterato e militare ateniese vissuto e operante in piena epoca periclea, ci regala questo spaccato di logicità storica, filosofica ed antropologica che resterà un punto di riferimento miliare per quanti verranno in seguito, dal giusnaturalista Hobbes, allo stesso Nietzsche, che lo definirà “terribile dialogo”.  

Accadeva nel momento di massimo splendore imperiale ateniese, che la piccola isola di Melo, rimasta neutrale nella guerra contro i Persiani, a giochi fatti, venisse puntata da Atene per esserne conquistata, in parte per punirla di tale neutralità, ma soprattutto per la sua evidente impossibilità a difendersi.

Gli Ateniesi inviano sull’isola un’ambasceria incaricata di convincere i Melii (o Meli) ad arrendersi con le buone, data l’evidente sproporzione delle forze in campo; questi ultimi decidono di ricevere tale delegazione non in piazza, come gli Ateniesi avrebbero auspicato per incutere soggezione agli isolani, ma a porte chiuse e all’interno d’un ristretto consesso di magistrati cittadini che potessero, appartati dall’emotività del popolo mèlo, gestire più tecnicamente la delicata questione diplomatica.

Tucidide ci tramanda l’ipotetico dialogo della partita a scacchi giocata fra le due delegazioni: un prezioso documento dal quale evincere i basilari equilibri di un rapporto di forze impari. Quali argomenti può contrapporre, infatti, una formica all’elefante che la sta schiacciando? Pochi, ma saldi: il timore della punizione divina verso l‘ingiustizia, il “chi la fa l’aspetti”, la logica sacralità dell’unico titolare d’una giustezza d‘azione, l’eroismo di chi difende il proprio territorio, l’orgoglio della propria stirpe.

Ora, gli argomenti a propria volta contrapposti dagli invasori a tale tentativo di difesa diplomatica non saranno altro che quelli tipici della prepotenza di chi, al momento della circostanza, è il più forte: perché mai costui dovrebbe rinunciare alla concretezza di una vittoria certa e attuale, sulla base di incerti e futuri presagi infausti scaturenti dall’ingiustezza della propria invasione?
Infine, ribatteranno a loro volta gli invasi: a che cosa gioverebbe rinunciare a difendersi da un invasore, se non a favorirne la nefasta azione, che in ogni caso sarebbe calare il proprio tallone?

grecia

86. MELII: “…noi vediamo, infatti, che siete venuti in veste di giudici di ciò che si dirà e che, alla conclusione, questo colloquio porterà a noi la guerra se com’è naturale, forti del nostro diritto, non cederemo; se invece accetteremo, avremo la schiavitù”.

89: ATENIESI : “…poiché voi sapete tanto bene quanto noi che, nei
ragionamenti umani, si tiene conto della giustizia quando la necessità incombe con pari forze su ambo le parti; in caso diverso, i più forti esercitano il loro potere e i piú deboli vi si adattano”.

92. MELII: “E come potremmo avere lo stesso interesse noi a divenire schiavi e voi ad essere padroni?”.

93. ATENIESI: “Poiché voi avrete interesse a fare atto di sottomissione prima di subire i più gravi malanni e noi avremo
il nostro guadagno a non distruggervi completamente”.

98. MELII: “E con l’altra politica, non pensate di provvedere alla vostra sicurezza? Poiché voi, distogliendoci dal fare appello alla giustizia, ci volete indurre a servire alla vostra utilità, bisogna pure che noi, qui, a nostra volta, cerchiamo di persuadervi, dimostrando qual è il nostro interesse e se per caso non venga esso a coincidere anche con il vostro. Or dunque tutti quelli che ora sono neutrali non ve li renderete nemici, quando, osservando questo vostro modo di agire, si faranno la convinzione che un giorno voi andrete anche contro di loro? E in questo modo, che altro farete voi se non accrescere i nemici che già avete e trascinare al loro fianco, pur contro voglia, coloro che fino ad ora non ne avevano avuto nemmeno l’intenzione?”.

99. ATENIESI: “No, perché non riteniamo per noi pericolosi quei popoli che abitano sul continente e che, per la libertà che godono, ci vorrà del tempo prima che facciano a noi il viso dell’armi; sono piuttosto gli abitanti delle isole che ci fanno paura; quelli che, qua e là, come voi, non sono sottomessi ad alcuno; e quelli che mal si rassegnano ormai ad una dominazione imposta dalla necessità. Costoro, infatti, molto spesso affidandosi ad inconsulte speranze, possono trascinare se stessi in manifesti pericoli e noi con loro”.

100. MELII: “Ordunque, se voi affrontate cosi gravi rischi per non perdere il vostro predominio e quelli che ormai sono vostri schiavi tanti ne affrontano per liberarsi di voi, non sarebbe una grande viltà e vergogna per noi, che siamo ancora liberi, se non tentassimo ogni via per evitare la schiavitù?”.

101. ATENIESI:  “No; almeno se voi deliberate con prudenza: poiché questa non è una gara di valore tra voi e noi, a condizione di parità, per evitare il disonore; ma si tratta, piuttosto, della vostra salvezza, perché non abbiate ad affrontare avversari che sono di voi molto più potenti”.

102. MELII: “Ma sappiamo pure che le vicende della guerra prendono talvolta degli sviluppi più semplici che non lascino prevedere la sproporzione di forze fra le due parti. Ad ogni modo, per noi cedere subito significa dire addio a ogni speranza: se, invece, ci affìdiamo all’azione, possiamo ancora sperare che la nostra resistenza abbia successo”.

103. ATENIESI: “La speranza, che tanto conforta nel pericolo, a chi le affida solo il superfluo porterà magari danno, ma non completa rovina. Ma quelli che a un tratto di dado affidano tutto ciò che hanno (poiché la speranza è, per natura, prodiga) ne riconoscono la vanità solo quando il disastro è avvenuto; e, scoperto che sia il suo gioco, non resta più alcun mezzo per potersene guardare in futuro. Perciò, voi che non siete forti e avete una sola carta da giocare, non vogliate cadere in questo errore. Non fate anche voi come i più che, men-tre potrebbero ancora salvarsi con mezzi umani, abbandonati sotto il peso del male i motivi naturali e concreti di sperare, fondano la loro fiducia su ragioni oscure: predizioni, vaticini, e altre cose del genere, che incoraggiano a sperare, ma poi traggono alla rovina”.

104. MELII: “Anche noi (e potete ben crederlo) consideriamo molto difficile cimentarci con la potenza vostra e contro la sorte, se non sarà ad entrambi ugualmente amica. Tuttavia abbiamo ferma fiducia che, per quanto riguarda la fortuna che procede dagli dèi, non dovremmo avere la peggio, perché, fedeli alla legge divina, insorgiamo in armi contro l’ingiusto sopruso; quanto al- l’inferiorità delle nostre forze, ci assisterà l’alleanza di Sparta, che sarà indotta a portarci aiuto, se non altro, per il vincolo dell’origine comune e per il sentimento d’onore. Non è, dunque, al tutto priva di ragione la nostra audacia”.

105. ATENIESI: “Se è per la benevolenza degli dèi, neppure noi abbiamo paura di essere da essi trascurati; poiché nulla noi pretendiamo, nulla facciamo che non s’accordi con quello che degli dèi pensano gli uomini e che gli uomini stessi pretendono per sé. Gli dèi, infatti, secondo il concetto che ne abbiamo, e gli uomini, come chiaramente si vede, tendono sempre, per necessità di natura, a dominare ovunque prevalgano per forze. Questa legge non l’abbiamo istituita noi, non siamo nemmeno stati i primi ad applicarla; così, come l’abbiamo ricevuta e come la lasceremo ai tempi futuri e per sempre, ce ne serviamo, convinti che anche voi, come gli altri, se aveste la nostra potenza, fareste altrettanto. Da parte degli dèi, dunque, com’è naturale, non temiamo di essere in posizione di inferiorità rispetto a voi. Per quel che riguarda l’opinione che avete degli Spartani, e sulla quale basate la vostra fiducia che essi accorreranno in vostro aiuto per non tradire l’onore, noi ci complimentiamo per la vostra ingenuità, ma non possiamo invidiare la vostra stoltezza. Gli Spartani, infatti, quando si tratta di propri interessi e delle patrie istituzioni, sono più che mai seguaci della virtù; ma sui loro rapporti con gli altri popoli, molto ci sarebbe da dire: per riassumere in breve, si può con molta verità dichiarare che essi, più sfacciatamente di tutti i popoli che conosciamo, considerano virtù ciò che piace a loro e giustizia ciò che loro è utile: un tal modo di pensare, dunque, non s’accorda con la vostra stolta speranza di salvezza.”

La delegazione ateniese, alla fine, comprovando l’inefficacia di ogni tentativo di convincimento sulla fierezza e sulla logica delle argomentazioni degli avversari, si ritirerà, scatenando la furia del proprio esercito sull’isola, e conquistandola.

CONCLUSIONE: “…Questi passarono per le armi tutti gli adulti caduti nelle loro mani e resero schiavi i fanciulli e le donne: quindi occuparono essi stessi l’isola e più tardi vi mandarono 500 coloni.”

http://ebookbrowse.com/gdoc.php?id=75614250&url=4d32d21ab391949ed1af8102f85f8ab1

(trovate a questo e ad altri link il dialogo Tucidide integrale relativo alla vicenda storica in esame)

Un documento eccelso, dunque: La Storia vista non solo come scienza del passato, ma anche come scienza dell’avvenire attraverso un’ analisi di equilibri umani e identitari che mai potranno cambiare nel tempo poiché antropologicamente congeniti alle dinamiche dell‘Uomo.

Bisognerà aspettare Roma perché lo Ius inteso come “animus“ si faccia strada ad elevarsi spiritualmente, sovraordinandovisi, all‘istinto materiale dell‘”homo animalis“ per cui “il più forte“ è colui che ha più muscoli, e non colui che ha più titolo spirituale-tradizionale ad imporre la propria “auctoritas“.

Morale “dvracrvxiana” della favola (che favola non è): vale sempre la pena difendersi quando si è nel giusto; e chi difende casa propria è sempre nel giusto rispetto a chi gliela sta occupando, sottraendo o demolendo, a prescindere da chi derivino tali ingiustizie e quantunque forti e numerosi ne siano i prepotenti attori.
E a nulla debbono valere gli argomenti di seducente tenore “avventista” come quello usato da chi sostiene che “integrando” l’invasore, costui sarà più generoso e rabbonito: poiché l’invasore non sarà mai pietoso verso l’invaso, tantomeno se quest’ultimo si mostrerà arrendevole agl‘occhi del primo.

Tucidide c’insegna che i popoli si sono sempre difesi, persino da quelli più simili ad essi (si trattava di Ateniesi, infondo, greci come gli stessi Melii, non di Persiani), pur di mantenere la propria identità, e persino in casi estremi come la vicenda narrata.

E, col senno di poi, dal nostro scranno di posteri di quei clamorosi eventi, rilanciamo a quegli Ateniesi che sbeffeggiarono l’appello dei Melii all’ipotesi d’una futura punizione divina per colui che oggi è il forte della situazione, ma domani potrebbe non esserlo più: avete visto, Ateniesi? Di lì a poco i Romani v’avrebbero rotto il culo! Forse valeva la pena essere più pietosi con i Melii…

HELMUT LEFTBUSTER – crestomazia dvracrvxiana –

Marmoreo d'Occidente DCC

C’AVETE ROTTO ER CAZZO !

febbraio 1, 2013

L’Occidente, inteso come monade storica, estetica, culturale ed etnica, è sotto assedio d’un politicamente corretto, che, lungi dall’essere quel sorridente germoglio di progresso civile che dicono, è nei fatti un’ortica infestante, portatrice di schiavitù ideologica, grigiore intellettuale, repressione del Pensiero e della creatività, insomma: è sottomissione al globalismo attraverso l’induzione coatta degli occidentali ad un cronico quanto innaturale senso di colpa, il quale, come bromuro nella minestra alla sera, ne smoscia ogni virilità di notte in notte.  

 

A Brescia, una sacrosanta iniziativa comunale volta a scongiurare il fenomeno del “portoghesismo” sui mezzi pubblici, è stata realizzata tramite l’esposizione sugli stessi di una calcomania a forma di mano di colore nero, con su scritto l’avvertimento a pagare; naturalmente le anime belle – animelle – non han tardato a schiamazzare di razzismo, senza chiarire se è il colore della calcomania ad allarmare o se son troppe le code di paglia a circolare; ebbene, se la mano fosse stata rossa, avrebbero strillato i compagni, gialla i cinesi, insomma, come doveva essere sta mano? Ma bianca, naturalmente, così manco si sarebbe vista sui bus di colore chiaro! E aggiungiamo, beffardi, cosa dovrebbero dire i Portoghesi, allora, per esser da anni, con gran cattivo gusto e senza alcuna ragionevolezza statistica, identificati col fenomeno del viaggiare privi di biglietto, senza che nessuna delle animelle qui sotto abbia mai alzato un dito?!

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/02/02/news/brescia_campagna_anti_scrocconi_bus-51757450/?ref=HREC1-3

In Inghilterra si diminuisce la pena per stupro ai musulmani in “virtù” della loro congenita differenza di concepire la dignità femminile…

http://www.mattinonline.ch/abusa-di-una-13enne-diminuzione-di-pena-perche-musulmano/

Un’associazione turca fa causa a Jabba the Hut, un  personaggio di Guerre Stellari considerato “negativo“, il cui palazzo sarebbe stato disegnato su stilemi troppo orientaleggianti…(cosa dovrebbero dire, allora, i “caucasici” europei e ufficiali imperialistatunitensi per essersi visti affibbiare volti e colori a tutti gli ufficiali dell’Impero Galattico, cioè il male assoluto?!)

http://247.libero.it/focus/24486487/292/il-palazzo-di-jabba-della-lego-accusato-di-essere-un-prodotto-razzista/

Star americane (rigorosamente bianche..) vengono accusate di razzismo per come si conciano negli spot televisivi…

http://www.style.it/star/gossip-news/2012/05/3/ashton-kutcher–testimonial-di-uno-spot-definito-razzista.aspx

La più nota casa automobilistica tedesca viene messa sotto accusa per del presunto razzismo in uno spot nel quale un attore bianco parla una sorta di slang con risata annessa dal sapore vagamente etnico (roba che ci sono stati attori neri che con la loro risata “etnica” ci sono diventati miliardari…)

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=589212&IDCategoria=2686

Insomma: da occidentali, da eredi di Antifane, Plauto e Pasquino, vi diciamo tutti in coro: “c’avete rotto JABBAer cazzo!”

(tradotto in greco : nun mè kakà su ergazomai !)

HELMUT LEFTBUSTER

…e intanto a Londra mettono le “quote razza”: e questo sì è razzismo legalizzato!

http://www.ilgiornale.it/news/esteri/londra-ora-sinventa-quote-razza-880256.html