Archive for marzo 2013

LA FATICA RENDE LIBERI E STATUARI

marzo 27, 2013

Tutti si lamentano della quotidianità massificatrice e spersonalizzante: ma quanti fanno davvero qualcosa per non lasciarsene assimilare?!

Siamo incanalati negli ottundenti budelli d’uscita della metropolitana, e ci separano dalla superficie centinaia di metri di dislivello colmabili solo attraverso un sano contrasto fisico alla forza di gravità, sempre amica in caso di bora triestina, ma quasi mai in casi come questo.

La moltitudine nella quale siamo nostro malgrado avviluppati, senza poterci scegliere più degni compagni di coda, ci ingloba a tutto campo, compromettendo qualunque nostro tentativo di accelerazione rispetto al gregge. Sino a che il gioco si fa duro in vista delle scale mobili: silenziose, metalliche, tentatrici nel loro richiamo all’indolenza, non offrono scampo che non sia quello di optare per l’unica alternativa faticosa, e quindi immancabilmente diserta.

Ed è così che quest’unica  scala “immobile”, quatta quatta, tenta la sua concorrenza alle sorelle motorizzate, puntando OLYMPUS DIGITAL CAMERAsulla seduzione offerta dalla libertà che saprà regalare a chi la sceglierà; certo occorre guadagnarsela, questa libertà, rifuggendo le lusinghe d’una comodità che ammoscia glutei e cazzi, sì, anche i cazzi, poiché è per colpa della vita comoda se l’intero Occidente ha afflosciato la propria virilità spirituale fiaccandone conseguentemente la fertilità procreativa e rinunciando alla prosecuzione della propria bellezza.

Noi imbocchiamo lei, la scala immobile, e fieri della nostra decisione e dei nostri quadricipiti, scegliamo l’aria e la libertà, giungendo a riveder le stelle anche prima degli altri.

Lasciamo, dunque, le scale mobili a chi vuol vivere immobile il proprio segmento vitale quasi a imbastirlo mero anticipatore della semiretta mortuaria successiva, e torniamo a forgiare il nostro corpo attraverso una quotidianità antica fatta di leve, ruote e manubri nella quale il soffio del kalòs kaì agathos dissolva il nefasto vapore nichilista che c’adombra lo specchio, restituendone l’immagine riflessa all’effige statuaria che noi siamo.

G.dX    – Aristocrazia Dvracrvxiana / Deviate Damaen

LOCVS di GIFFLENGA, ITALICA RISAIA !

marzo 23, 2013

Nel raggiungere la Magione biellese dell’Oreste Dvracrvxiano, passandoci di notte, si resta abbagliati dal luccichio dei riflessi luminari sulle acque a pel di terra. Di giorno si scorgono i trattori con le ruote di ferro dentate, capaci di immergersi nel fango e drenare con la potenza dell’ingegno umano la sostanza che poi sarà trasformata in oro.

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Quest’immensa risaia lambita dal torrente Cervo, orgoglio del territorio dall’epoca ottoniana, trae il nome dal germanico “ghiffa” o “palo di confine”, a riprova delle sue origini storiche.

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Inutile soffermarci sulle grandi (benchè disonorate) energie che impressero fertilità agricola a questi terreni, poiché le vestigia son tuttora talmente vivide da far parlare le immagini ancor meglio d’una trattazione.

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Piuttosto occupiamoci noi cittadini di sostenere quest’economia, attingendovi e fornendole risorse, premiandola con la nostra scelta d’acquisto: esattamente ciò che il mondialismo vorrebbe evitare che facessimo, per far tornare queste zone paludose e farci “fiorire” delle baraccopoli di spiantati senza patria, importando nel frattempo il riso da chissà quale buco del culo del mondo.

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E invece Noi lo compriamo da questi produttori…e combattiamo così la globalizzazione!

vendita riso

– ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –  

anfratto del Cervo DCC

PIETRO MENNEA: UN NOME TROPPO ITALICO PER ESSER CELEBRATO!

marzo 21, 2013

Possiamo dire una cosa politicamente scorretta (ma no?!) ? Con Jesse Owens ce l’han fatto a fettine senza sosta dagli anni mennea‘30, con la storia che ha corso scalzo; eppure è morto nell‘80. Mennea, che nell’80 vinceva le Olimpiadi di Mosca (col buon gusto d’indossare le scarpe, per correrle), e che detiene l’attuale record europeo per la categoria (fonte Wikipedia), muore nel silenzio mediatico, salutato solo dalla primavera e dai pochi italiani che ancora prediligono i propri campioni rispetto a quelli delle nazionali avversarie.

Percarità, qualche trafiletto glielo stanno dedicando, fra un’ovvietà ed una frase di circostanza, ma sinora chi l’ha mai ..celebrato ?! (per non usare un participio ben meno curiale..)

Neanche si può pensare ad un fumus di tipo ideologico verso la Persona, dato che si candidò persino con la sinistra; no no..è proprio che in Italia, se sei italiano, anche da campione  hai una marcia in meno nel poter sperare di esser celebrato prima di tirare le cuoia.

Memoria e Onore ad un grande atleta nazionale da tutti Noi.

HELMUT LEFTBUSTER

RICORDARE E’ AMARE POICHE’ L’AMORE E’ L’UNICA SCELTA IMMORTALE

marzo 15, 2013

Ci vogliono obbligare ad amare tutto e tutti per distruggere l’unico arbitrio umano che sfugge le leggi della materia e della politica. Per farlo debbono prima uccidere il ricordo, la memoria storica, non solo per evitare che qualcuno possa rinvenire quanto prima il mondo fosse più bello, ma proprio per uccidere il concetto stesso di “scelta”.

Quindi ora sta a noi rendere il ricordo immortale.

Pensate che nelle scuole degli altri continenti si studi Seneca, il De Bello Gallico, Hobbes? Forse si studierà un po’ di Euclide – forse – poiché la geometria è una scienza esatta e, valendo ovunque, offre delle connessioni fruibili da chi magari non disprezza pappe già amabilmente cucinate; anzi, la globalizzazione si nutre di scienze applicate alle tecnologie, non incutendo esse quello che per i mondialisti è l’incubo della diversificazione, a differenza dell’Arte e della letteratura.Ricordo è amore

Pertanto i nostri programmi scolastici sono sempre tautologicamente stati, come quelli di qualsiasi altro paese e società terreni, incentrati sui trascorsi dei nostri predecessori intesi come civiltà esistite cronologicamente prima di noi sul nostro territorio. Uomini e donne che non erano Ufo, bensì sangue del nostro sangue, testimoniabile dalla somiglianza somatica fra le loro vestigia ed il nostro aspetto attuale, la cui “traditio” (tradidio=consegna) genetica è stata corredata da tutti quei relativi contenuti sociali, artistici, poetici, letterari e giuridici che ogni civiltà umana performa sulla base di ciò che essa si ritrova ad essere nell’ambito del proprio attuale.

Non essendo certo che Dio esista, non è neanche provabile che Egli ci abbia creato tutti a sua immagine e somiglianza; ma è invece certo al 100% che un’automobile abbia due occhi, naso/bocca, ruote, portiere e sedili esattamente riferibili, nello stile, alla morfologia di chi l’ha progettata e creata; e che medesimamente ciò valga per l’architetto che ha partorito la prima cattedrale gotica della storia ispirandosi alle guglie delle abetaie del proprio habitat naturale, così come altrettanto avrà fatto chi ha progettato le forme arrotondate dell’architettura araba ispirandosi alle desertiche dune dei suoi  luoghi d’appartenenza.

Insomma, talmente lapalissiano, tutto ciò, che disattenderlo risulterebbe più roba da somari che non da scempiatori di bellezza.

Ora, perché amiamo ricordare Cesare più di Vercingetorige, Cristo più di Maometto, Dante più di Confucio ? Per motivi di similtà.. o magari di appartenenza.. o magari di vicinanza.. temporale, geografica..bla bla bla: quanto girarci attorno, prima di poter dire l’unica vera parola che crea il discrimine nel nostro scegliere chi ricordare e chi no: Amore!

E’ l’Amore che crea il ricordo, poiché si ricorda ciò che si è amato, si è amato ciò che c’ha generato, e grazie a cui si è stati generati così come siamo. E poiché l’Amore è un sentimento e come tale non si corrode, vince sulla decadenza del tempo e fa trionfare la verità

Una prova giuridica di tutto questo? Il Diritto testamentario: chi sono gli eredi legittimi d’un cittadino, se non i suoi figli, i suoi genitori, e la persona ch’egli ha scelto al suo fianco?!

Ecco perché vogliono distruggere il sangue: per poter sparigliare le carte della natura, e vendersele al miglior offerente.

Ma si fottessero!

HELMUT LEFTBUSTER

LA SLEALTA’ UMANA E COMMERCIALE DELLA GLOBALIZZAZIONE

marzo 12, 2013

Veder circolare i nostri nonni, dopo una vita di lavoro, con delle carrette in cui faticano anche a metter benzina, e, di contro, auto costose targate chissà dove sotto al culo di gente che guadagna in Italia, ma paga l’assicurazione altrove dove costa un terzo di quello che costa da noi, non è un bello spettacolo, eppure vi assistiamo più o meno silenti, più o meno rassegnati, ogni giorno di più.

E, non paghi di cotanta frustrazione, ci domandiamo pure perché ci stiamo impoverendo.

Dover improvvisamente competere con chi paga affitti micragnosi e in nero, con chi senza alcuna fatica è avvezzo a cinesi in motocondizioni abitative e lavorative per noi inimmaginabili, potendo così offrire un costo del lavoro sleale e regressivo di conquiste sindacali un tempo baluardo di falce&martello, equivale a fare la morte dei topi. Eppure continuiamo a mangiare questo formaggio avvelenato dalla globalizzazione, a sentire le sinistre osannare le liberalizzazioni e auspicare “la crescita”, ad assistere ai subdoli teatrini della Cgil sull’art. 18, il cui abbattimento altro non è che il viatico allo scardinamento di qualsiasi tutela lavorativa garantito dalle orde di immigrati pronti ad approfittarne, non per cattiveria intrinseca, né per sbandierati bisogni che in realtà non hanno, ma per l’evidente e facile vantaggio che ogni uomo è pronto ad arraffare in assenza di regole, come Plauto ci ricorda col suo “homo homini lupus”.

Percarità,  ad un masochista potrebbe anche piacere, ma un calcio nei coglioni non è un qualcosa di così difficile da interpretare nella sua logica distribuzione di dolore e giovamento fra chi lo da e chi lo riceve.

Perché l’Occidente si sta auto infliggendo tutto questo? Che cosa ci sta accadendo, da cosa dipende questo rincoglionimento generale, e come possono i politici non comprendere il danno che stanno impacchettando ai loro figli e nipoti condannati oramai a diventare gli schiavi di schiavi che schiavi non sono mai stati, se non nelle favole raccontateci per schiavizzare noi, schiavi dell’oggi, senza neanche dover menar troppo le mani?

Il nome di tutto ciò non si è ancora appalesato, poiché sarebbe impronunciabile; ma il danno che ci sta creando non lascia granché spazio a libere interpretazioni.

HELMUT LEFTBUSTER

 

MORIRE DI NOSTALGIA NELL’ASSOLUTO SILENZIO MEDIATICO…

marzo 3, 2013

..poiché la nostalgia di casa non paga quanto la pretesa di “accoglienza”, mondialisticamente parlando.

<<Si chiamava Habtamu, aveva 14 anni e sognava solo di tornare a casa, stringere di nuovo tra le braccia i fratelli e i suoi familiari. Ci ha provato tante volte, il ragazzino, a scappare dalla sua casa e dai genitori adottivi di Milano per tornare in Etiopia persino a piedi. Ma niente, puntualmente veniva rintracciato e riportato indietro, in quella casa che non riusciva a sentire sua>>.

http://www.romagnamamma.it/sognava-di-tornare-in-etiopia-ragazzino-di-14-anni-si-suicida-per-nostalgia/

Riposa in pace, piccolo etiope sognatore.

Ferma restando l’incapacità di tutti a commentare una simile tragedia, le motivazioni di questo gesto sembrano chiare : la volontà del ragazzo di ritornare a casa dai suoi fratelli.

Il senso di appartenenza di una persona, la sua identità, non sono merce sostituibile al negozio o né divise interscambiabili.
Sono ancestralità umane scolpite nel patrimonio genetico e culturale d‘ognuno di noi.

Vogliamo credere che anche gli stanieri siano rincoglioniti come noi dalla propaganda mondialista ? Non sembra così se un ragazzo di 14 anni ha come unica soluzione il suicidio per scappare da una realtà che percepiva aliena, una volta vistosi allontanare il proprio sogno “proibito” di ritornare dalla sua famiglia.

Il grande poeta Mishima si è suicidato per dimostrare che il Giappone era più importante della propria stessa vita; in ogni angolo del mondo l’ amore per la propria terra e le proprie origini è sentito come valore innato. Da noi, invece, sembrano quasi volerlo proibire.

Qui, sembra divenuto normale “comprare” frotte di esseri umani per farli vivere in un laboratorio sociologico, sottraendoli ai paesi meno sviluppati col falso alibi dell‘accoglienza e del soccorso. Nessuno si domanda mai se davvero questa gente chieda tale tipo di soccorso.

E, difatti, in pochissimi hanno dato risalto alla tragica fine di questo povero ragazzo che se ne voleva tornare aMORIRE DI NOSTALGIA casa a piedi, traversando il mare come Mosè; forse son troppo impegnati a frignare per chi la vita tenta di togliersela per restare a pretendere vantaggi da una cittadinanza già stremata dalla crisi, senza neppure porsi il dubbio di quali tesori potrebbero riabbracciarlo dove è nato.

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_febbraio_28/varese-immigrato-algerino-fuoco-2114257695818.shtml

D. VAN DEAROMANTIK

I NOSTRI RISTORATORI SPARISCONO COME I GATTI DAI QUARTIERI…

marzo 3, 2013

In questa serie di link leggerete strampalate notizie riguardanti fenomeni – ahinoi – sin troppo logici e spiegabili, trattati invece con lo stupore dei bambini davanti all’incarnazione di mago Merlino…

http://www.senigallianotizie.it/1327320273/senigallia-quale-verita-sui-gatti-scomparsi

http://www.gonews.it/articolo_14097_Tantissimi-gatti-neri-scomparsi-dalla-citt.html

http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio_emilia/2008/10/28/128861-spariti_gatti_neri_finiranno_cucina.shtml

E potremmo continuare a iosa! In ogni caso, link o non link, digitate “gatti spariti” e ne leggerete delle belle.
Allora, poiché non siamo nati ieri, e poiché le balle sull’ondata di sadismo anomalo o sull’improvvisa esplosione di satanismo le possono andare a raccontare a quelli che pigiano l’uva con le galosce ai piedi, osserviamo il dipanarsi di due grandezze direttamente proporzionali ad una terza che lo è inversamente alle altre due: spariscono i gatti unitamente ai ristoratori italiani, sapete, quelli un po’ all’antica, quelli dai quali se ordini del pollo, ti portano ali, petto e coscette a vista; e, di contro, crescono invece quei ristorantini “etnici” e low cost ove il concetto di sostanza proposto nei menù è totalmente disarcionato rispetto a quello di forma che t’arriva nel piatto.

Guardate che non è un sofisma particolarmente raffinato da capire: se mai avete avuto la sfiga di entrarci (drenando inevitabilmente risorse da chi, onesto e dimenticato dal proprio popolo, oggi è costretto a chiudere) avete mai ordinato qualcosa che, una volta giuntovi innanzi, non avesse una sembianza amorfa, parcellizzata, atomizzata, sbocconcellata?

Dunque, cos‘è finito nel vostro stomaco: l’idea iperuranica della carne indicata sul menù, o piuttosto una sua “realizzazione stilizzata” alla quale solo la vostra fiducia e (apparente) convenienza in euro accanto al nome del piatto consentivano di attribuire tale dicitura?!
In soldoni, voi avete forse mangiato una bistecca, del controfiletto, del prosciutto, un gamberone allo spiedo appena pescato?
No, voi avete deglutito ciò che qualsiasi carne, trattata chissà come, bollita per ore, pasticciata con indicibili salse dai sapori impastanti, può diventare in qualsiasi parte del globo e che, in modo del tutto anonimo, spersonalizzato e privo di qualsiasi amorevole movente cultural-gastronomico / comunitario, vi è stata servita inquanto venduta, non inquanto topi per qelsi“ristorata“. Però fa tanto “ethnik” e “radical-chic” andare a mangiarci…

E intanto i gatti (e con essi i topi), magicamente, spariscono dai nostri quartieri…se li mangerà tutti mago Merlino ?!

HELMUT LEFTBUSTER