LA FATICA RENDE LIBERI E STATUARI

Tutti si lamentano della quotidianità massificatrice e spersonalizzante: ma quanti fanno davvero qualcosa per non lasciarsene assimilare?!

Siamo incanalati negli ottundenti budelli d’uscita della metropolitana, e ci separano dalla superficie centinaia di metri di dislivello colmabili solo attraverso un sano contrasto fisico alla forza di gravità, sempre amica in caso di bora triestina, ma quasi mai in casi come questo.

La moltitudine nella quale siamo nostro malgrado avviluppati, senza poterci scegliere più degni compagni di coda, ci ingloba a tutto campo, compromettendo qualunque nostro tentativo di accelerazione rispetto al gregge. Sino a che il gioco si fa duro in vista delle scale mobili: silenziose, metalliche, tentatrici nel loro richiamo all’indolenza, non offrono scampo che non sia quello di optare per l’unica alternativa faticosa, e quindi immancabilmente diserta.

Ed è così che quest’unica  scala “immobile”, quatta quatta, tenta la sua concorrenza alle sorelle motorizzate, puntando OLYMPUS DIGITAL CAMERAsulla seduzione offerta dalla libertà che saprà regalare a chi la sceglierà; certo occorre guadagnarsela, questa libertà, rifuggendo le lusinghe d’una comodità che ammoscia glutei e cazzi, sì, anche i cazzi, poiché è per colpa della vita comoda se l’intero Occidente ha afflosciato la propria virilità spirituale fiaccandone conseguentemente la fertilità procreativa e rinunciando alla prosecuzione della propria bellezza.

Noi imbocchiamo lei, la scala immobile, e fieri della nostra decisione e dei nostri quadricipiti, scegliamo l’aria e la libertà, giungendo a riveder le stelle anche prima degli altri.

Lasciamo, dunque, le scale mobili a chi vuol vivere immobile il proprio segmento vitale quasi a imbastirlo mero anticipatore della semiretta mortuaria successiva, e torniamo a forgiare il nostro corpo attraverso una quotidianità antica fatta di leve, ruote e manubri nella quale il soffio del kalòs kaì agathos dissolva il nefasto vapore nichilista che c’adombra lo specchio, restituendone l’immagine riflessa all’effige statuaria che noi siamo.

G.dX    – Aristocrazia Dvracrvxiana / Deviate Damaen

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