Archive for aprile 2013

LA MINISTRA E IL MINESTRONE

aprile 28, 2013

Il governo più mondialista della storia italiana è nato.
Sorvoliamo sulle nomine, e attendiamo nelle prossime ore che la democrazia rappresentativa faccia il suo corso. Tuttavia, mentre nell’attesa sbucciamo pistacchi, due elementi essenziali saltano all’occhio: il primo è la fanfaronata sul governo “femminile e giovane”, come se ad esser giovani e femmine si governasse meglio la Cosa pubblica (lo stesso etimo della parola “Senato” dovrebbe ricordarci la logica che v’è dietro il rapporto senectute-saggezza sin dagli albori del più nobile istituto rappresentativo d‘Occidente).

Il secondo è la nuova ministra dell’integrazione: è africana, d’accordo, e suona un po’ grottesco che un governo fatto per salvare gli stipendi degli italiani conti ben due ministri stranieri (c’è anche la canoista tedesca, arrivata, fra una pagajata e l‘altra, ancora gocciolante).
Ma non è questo il punto: come potrebbe una paladina di chi aspira ad ottenere gli stessi diritti degli italiani essere contemporaneamente il ministro degli Italiani che già son tali?!

Eppure il suo curriculum parla chiaro in proposito.

http://it.wikipedia.org/wiki/C%C3%A9cile_Kyenge

Insomma, la nuova ministra vorrebbe smantellare le  leggi sull’immigrazione fatte dal partito del suo stesso collega dell’Interno; la nuova ministra vorrebbe salvare il costo del lavoro e le cifre dell’occupazione spalancandone le frontiere del mercato a tutto il mondo migrante; la nuova ministra vorrebbe estendere la cittadinanza a chiunque la richieda, abbattendo le sparute barriere giuridiche attualmente esistenti, e infartuando inevitabilmente il sistema pensionistico e contributivo, al netto delle problematiche culturali, ed ecologiche (aumento demografico = cemento, è matematica) che l’ipertrofia immigratoria sta creando al paese.

Come può, con gli italiani ai cassonetti, essere anche solo ipotizzabile la ragionevolezza di un “Ministero dell’integrazione” per di più guidato senza alcuna terzietà né equilibrio, viste le pretese già dichiarate dalla sua titolare?!

Ciò detto, ci spiega la nuova ministra come pensa di poter esser la ministra degli italiani che già son tali, se è così impegnata a farvi diventare coloro che ancora non lo sono, e come potrà giurare sulla Costituzione nazionale volendo Ella sradicarne leggi e principi fondamentali come lo Jus Sanguinis?

Siamo tutt’orecchi…

HELMUT LEFTBUSTER

29 4 2013 d.C.

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QUEL LOGO “C.E.” CHE NON E’ SEMPRE CIO’ CHE C‘E’ (occhio alle bufale cinesi!)

aprile 27, 2013

Truffare il consumatore è un reato, mentre essere informati correttamente è un diritto.

Ricordate che la globalizzazione facilita la scorrettezza e non la salubrità d’acquisto; quindi, con essa, non solo vincono i furbi e i parassiti, ma i corretti ed i nostrani soccombono sia per sottonumero, sia a causa della “conveniente connivenza” serpeggiante fra chi dovrebbe sorvegliare sulle precarie regole della partita, complice anche un lavaggio del cervello mediatico mondialista sempre più disperato.

Si sa, l’abbaglio d’un vantaggio immediato ha sull’Umano debole e mediocre ben maggior presa d’una bellezza godibile a lungo termine come la difesa dell’identità, la salvaguardia degli interessi condivisi all’interno d’una comunità di popolo, la preservazione della lealtà verso il concittadino: ed è proprio su tale debolezza che contano i fautori del mondialismo per costruire il loro deserto sottocosto, arandone il contagio con un messaggio globale di vita facile, abbracciata la quale, dopo lo zucchero filato, arriveranno le orecchie di somaro come nella favola di Pinocchio di collodiana memoria.

Bene, quando verificate la produzione di provenienza di un prodotto, ricordate che il logo con la C. e la E. stilizzate, che LOGO CEdovrebbe garantirvi la certificazione “europea” della sicurezza del prodotto, potrebbe esser stato “bonariamente” taroccato anche quello, finendo per poter “legittimamente” significare anche “China Export”.

Ora, stendiamo un velo pietoso sulla moralità di genti che, pur di colonizzare con la loro robaccia i mercati altrui, arrivano ad architettare su scala industriale la propria disonestà e sconcorrenzialità, e pensiamo piuttosto a come difenderci:
QUEL LOGO CE 2
– comprare rigorosamente da negozianti italiani: vero, i prodotti potrebbero essere allogeni anche quelli, tuttavia la probabilità è minore, e, quantomeno, li staremo acquistando da un concittadino.

– Verificare le etichette, sempre!

– Non esser pigri nella ricerca di un prodotto: non lamentiamoci se poi ci becchiamo un cagatone/ammaliamo seriamente solo per non aver fatto quattro passi in più!QUEL LOGO CE 1

– Evitare acquisti a costo troppo basso e a facilità di reperimento: ciò che non serviva all’economia della nostra giornata prima, non deve improvvisamente divenire “indispensabile” solo perché costa poco!

– Ricordiamo sempre che C.E. è, quindi, un marchio taroccabile, e, che, invece, come dimostrano le marche riportate nelle foto, comprare italiano si può !

Pyttrix Sandra & Helmut Leftbuster

– ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –

 

“RAPPERS” MULTIETNICI E …PRETENZIOSETTI!

aprile 26, 2013

<< “Gora Diop (e gli altri): l’immigrazione è rap”
Anche in Italia iniziano a emergergere i cantanti hip-hop di seconda generazione” >>

http://www.corriere.it/spettacoli/11_aprile_06/gora-rap-seconda-generazione-cruccu_a4f6ac02-6041-11e0-b08f-b6a500053cfc.shtml

<<MILANO – Nelle banlieue francesi è una realtà consolidata da anni: la colonna sonora che scandisce la vita, ora grigia, ora tumultuosa, delle immense e multietniche periferie parigine, batte a tempo di rap. E gli «aedi» provengono direttamente dall’impero coloniale gallico: dal celebre senegalese Mc Solaar agli arabi de «L’odio».>>

Iniziamo con l’osservare che le banlieue francesi e le periferie multietniche delle grandi metropoli non sono esattamente luoghi da citare come idilliaci; insomma, un tempo l’Agorà ateniese, il Foro romano, le grandi e maestose biblioteche del mondo erano i templi della Civiltà, i giardini dell’Anima, i fulgidi esempi di bellezza da seguire: vogliamo pensare che il senso delle cose non si sia pervertito a tal punto da far diventare le periferie multietniche dei punti di riferimento di avvenenza sociologica…

<<Da noi, come sempre, siamo ancora in ritardo: gli stranieri (e i loro figli) che forniscono l’11% del Pil all’economia del Paese, non hanno ancora trovato i loro cantori. O quasi. In realtà cominciano a emergere anche in Italia i rapper di «seconda generazione»: dal milanese (ma di genitori siriani) Zanko all’altro milanese (e tutto tunisino) Karkadan. Fino al romano di origini egiziane Amir. Tutti confinati nell’underground, straconosciuti a livello locale, ma non ancora arrivati ai grandi network nazionali delle tv e delle radio.>>

Non si capisce su cosa saremmo in ritardo noi italiani: è forse colpa nostra se il massimo livello espressivo dei fautori del “multiculturalismo” nei secoli è approdato al Rap, un genere musicale definibile piuttosto essenziale e primitivo anche senza essere colti musicologi ?!
Qui si parla di Pil che gli immigrati garantirebbero all‘Italia: ma nessun riferimento all’accoglienza, ai sussidi, agli alberghi sottratti all’utenza e destinati all’accoglienza, alle case popolari costruite con le tasse degli italiani e assegnate per grazia ricevuta a chicchessia purché indigente, alla quotidiana assistenza medica (e infettivologica) che gli immigrati clandestini e non ricevono gratis et amore Dei dal nostro paese e dalle tasse dei nostri concittadini. Va tutto bene, ma almeno uno straccio di menzione a tutto questo non guasterebbe all’obiettività…

<<Eppure il nostro hip-hop, con i Fabri Fibra o i Club Dogo, in quest’ultima stagione vive una nuova fioritura, spesso onnipresente. «Massimo rispetto per loro, ma che ne sanno della fila per un permesso di soggiorno o di mettere insieme il pranzo con la cena? Provengono tutti da situazioni, se non agiate, comunque tranquille». Non ha peli sulla lingua Gora Diop o più semplicemente Gora, l’ultimo arrivato di questa schiera: nato in Senegal proprio come Soolar, e cresciuto qui da noi, è il primo italo-africano d’Africa nera a cimentarsi con l’arte in rima, quasi esclusivamente nella lingua di Dante.>>

Beh, scomodare il Poeta per trovare un mecenate a questa brodaglia di cantato rap ci pare vagamente blasfemo: la dizione è pessima, l’italiano è quello parlato in un qualsiasi contesto metropolitano sub-urbano; va benissimo come fenomeno “fusion”, ma non facciamone un dizionario politicamente corretto…

<<Il 32enne cantante vive a Novara, dove è arrivato quindici anni fa‘, dopo un breve passaggio a Locri, in Calabria. Il padre era venuto da Dakar in Italia per cercare fortuna. Trovandola in una fonderia del Nord: e il figlio ne ha seguito le orme. Anche lui in fabbrica, a costruire ascensori: dopo la crisi pure Gora è in cassa integrazione, sebbene parziale. «Lavoro dalle sei di mattina alle due del pomeriggio, riesco a mettere insieme 1000 euro al mese e poi mi posso dedicare alla musica. Ascoltavo Bob Marley e Wyclef Jean. Mi sono ispirato a loro». Un rapper-operaio insomma come l’Eminem di 8 Mile, il film ambientato a Detroit, in cui il «negro bianco» interpretava un metalmeccanico con la passione per il flow.>>

Sembra che questo tizio lavori solo lui; parla come fosse l’unico operaio di fabbrica della storia ad aver composto canzoni o poesie, o peggio, l‘unico operaio di fabbrica e basta: ma ha idea, questo signorino, di quanto sudore nelle nostre fabbriche, quelle che lui s’è trovato bell’e fatte, hanno buttato i nostri bisnonni, nonni e padri ?! Inoltre ci tocca ricordargli che anche Al Bano, prima di diventare famoso, ha fatto l’operaio: e allora?!
Piuttosto, ha mai riflettuto sulla gratitudine verso il popolo che non solo gli sta dando ospitalità, lavoro, una fabbrica, ma soprattutto la possibilità di farsi pubblicità?!  

<<Dal canto suo, Gora si è autoprodotto due dischi che hanno avuta una certa esposizione sulle radio e le tv musicali: Popolare Network l’ha eletto «artista straniero del 2009». L’ultimo si chiama «In quale mondo vivi». Ed è un prisma reggae-rap in cui c’è spazio per l’integrazione (mancata o meno) e la vita in catena di montaggio («Tuta blu»). L’arrivo dei clandestini sui barconi e una canzone dedicata a Mario Balotelli,(«Contro tutti»): «Mario è uno di noi che ce l’ha fatta – dice Gora, nome che in wolof, la lingua dei senegalesi, significa «Uomo» – quando è stato convocato in nazionale, è stato un momento epocale. Peccato poi che stia buttando via quel talento. È, in musica, che mancano ancora figure come la sua». >>

Non si capisce bene in che cosa Balotelli “ce l’avrebbe fatta”: egli ebbe la fortuna, dopo essere stato abbandonato dai genitori naturali, di essere affidato a due italiani, atto per il quale non sono serviti grandi sforzi personali da parte sua. Inoltre Balotelli è di origine ghanese, non senegalese come Gora, dunque in che senso quest’ultimo ne parla come “uno di noi” ?! Intende “noi africani”? “Noi immigrati di colore” ?!

<<Uno potrebbe rispondergli citando il caso di Malika Ayane, figlia di marocchini arrivata in testa alle classifiche: «Brava, ma lei è ascoltata dagli italiani d’Italia, è un prodotto pop. Non viene dall’underground».

Un bell’esempio di integrazione quello proposto dal giovanotto rapper che, quasi schifato, sottolinea la differenza fra “italiani d’Italia” e non d’Italia: sarebbe questo l’amore per la nostra nazione che rivendica nella piagnucolosa intervista?!

<< Ecco l’underground: perché Gora (o Amir o Karkadan) non riescono ancora ad uscire dalla dimensione del «sotterraneo»?: «Le radio non investono ancora su di noi. Qualche anno fa avevo proposto ai vari network il singolo «Vu Cumpra», sulla condizione terribile di chi vive di strada. “Bellissima” dicevano, ma a quale pubblico lo offriamo?». Quello della sua Novara per esempio, dove Gora è un’istituzione per l’hip hop locale: ha organizzato concerti dove son venuti proprio quei Club Dogo di cui sopra. E ha radunato una crew, un gruppo di rappettari dove ci sono nigeriani e brasiliani, italiani e stranieri, tutti insieme. Da lì spera di spiccare il volo verso altri lidi: «Vorrei suonare dappertutto. E dimostrare che, anche in musica, stiamo andando verso la vera integrazione». Perché alla Francia, alla fine (e nel bene e nel male) non è poi così lontana. >>

Ha idea, questo simpatico damerino, di quanti artisti “underground” italiani, inglesi, tedeschi, islandesi, che non vengono trasmessi dalle radio, arranchino nel riuscire a farsi un po’ di pubblico, si sgolino nei pub frustrati dal suonare davanti a 5-6 persone assonnate e bevute, e probabilmente moriranno senza aver mai firmato un contratto discografico? Pensa davvero, costui, che basti piagnucolare di razzismo per farsi pubblicità a basso costo e sbattere i piedi come un bambino viziato solo perché non ha la tempra, la temperanza e forse la genialità per sfondare ?!

E a proposito di bambini: “ascoltami.. Bambino.. ti applaudo.. perché non vai a farti fottere ?!” Questa sequenza di parole accompagna reiteratamente l’intero svolgimento del brano. Ma per un’analisi libera, lucida e aprioristica digitate you tube gora “negro”..(è il titolo del suo brano) e ascoltatevi tale canzone con le vostre orecchie. educative pistole

Insomma: questi rappers parlano, sparlano, pontificano e vendono: nient‘altro?!
Ah sì: ad essi è riservato il diritto alla libera violenza verbale, lirica (ascolta i testi), e visuale (vedi foto relativa ad altro progetto artistico “multiculturale“), vale a dire la solita dispensa relativistica che li rende immuni da giudizi e qualifiche se esibiscono locandine in cui puntano armi e ringhiano contro il mondo intero.

http://www.ilmessaggero.it/umbria/perugia_bande_rissa/notizie/272532.shtml

Ma questa gente, apparentemente alla ricerca disperata di sorrisi e accettazione, ha mai sorriso a qualcuno in vita sua ???

HELMUT LEFTBUSTER

 

MA COME VI PERMETTETE ?!

aprile 25, 2013

Invece di incoraggiare un sano coinvolgimento sportivo all’interno delle rare iniziative volte a migliorare la salute dei UNAR_razzismocittadini ed il loro rapporto con le nostre città e le loro bellezze, le locandine che sponsorizzano manifestazioni sportive parlano di “razzismo”, un’autentica ossessione mediatica oramai girante a ruota libera.

Ma non è questo il rilievo più grave: ciò che offende profondamente il titolare dell’occhio che legge, è il sentirsi puntare contro il dito senza aver fatto nulla di male, finendo con lo smarrirsi subliminalmente nei meandri psicologici d’un senso di colpa inesistente.

Un autentico lavaggio del cervello preventivo capace solo di alimentare, nell’osservatore più acuto, il sospetto che “chi sente la puzza per primo è in genere colui che ha fatto la cacca”.

Ma insomma, come vi permettete di lanciare indiscriminatamente al cittadino che passa (sono manifesti pubblici) un’intimazione a pensare o a non pensare qualcosa, senza nemmeno sapere chi egli sia, senza mai esservi confrontati de visu con la sua sensibilità umana, storica, spirituale?!

Come vi permettete di invitare a “chiudere col razzismo” – dandogli quindi del razzista – colui che nemmeno conoscete? Questo significa sparare nel mucchio, schizzando fango qua e là come gatti in calore contro il primo muro che trovano: una bella prova di democrazia!

Certo, ben vi guardate dal suggerire comunicazioni civiche più pertinenti ai reali fenomeni antisociali che attanagliano i cittadini italiani, come lo stigmatizzare i borseggi, le “rapine finite male”, la venefica concorrenza alimentare sotto costo straniera, le gang d’importazione che assediano le nostre città, i nostri parchi ridotti a fetide latrine a cielo aperto, un degrado civile che è sotto gli occhi di tutti, ma sul quale nessuno osa pronunciarsi.

Invece di invitare a denunciare reati da 0,001, perché non affiggete manifesti civici che accordino calore umano al disperato che pensa al suicidio, che tutelino gli anziani dalle vigliacche e gratuite vessazioni cui quotidianamente sono soggiogati da chi razzista è davvero, o che salvaguardino le donne dalle sequele di stupri che la stampa politicamente corretta definisce “in famiglia”, benchè avvengano puntualmente in parchi pubblici e parcheggi?!

Perché parlate del nulla, e non parlate di ciò che sta uccidendo la Civiltà ?!

HELMUT LEFTBUSTER

L’AGGRESSIONE ALLE “IENE” E’ GRAVE ANZITUTTO PERCHE’ NESSUNO NE PARLA

aprile 23, 2013

Chiedete in giro, in famiglia, ai vostri amici, al lavoro, e scoprirete che rispetto a notizie di tenore analogo, un simile fattaccio di nera ha avuto un risalto minimo, nonostante la celebrità delle vittime.

Perché?! Che cosa può spingere la gente, e i media che le fanno da balia cerebrale, a staccare il cervello quando si tratta di analizzare un evento oggettivamente gravissimo per la sua violenza e antidemocraticità, “mollandolo” come si farebbe con un fico d‘india in un cesto pieno di fichi lisci?!

Ora, un nutrito gruppo di cinesi aggredisce su suolo pubblico una troupe di giornalisti italiani inviati da “Le Iene”, in loco per un’inchiesta sui giocattoli tossici che ogni giorno ci avvelenano attraverso la molla emotiva della crisi che costringe gli italiani a scegliere fra salute e risparmio, mandando contestualmente in rovina i produttori onesti, oltre che noi tutti al gabinetto quando non all‘ospedale.

http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/04/17/news/tv-che-da-fastidio-aggredite-le-iene-al-centro-ingrosso-cinese-1.6899436

Ebbene, ecco tre domande che, da cittadini democratici, intendiamo porre alla nostra stessa coscienza e lucidità:

A): che cosa avevano da nascondere quei cinesi, a tal punto da fregarsene del rischio mediatico di mettersi contro un fenomeno televisivo tanto amato e idolatrato come “le Iene“?

B): perché i fighetti radical-chic, sempre pronti a sghignazzare degli scoop delle Iene, finanche i più scemotti, di fronte ad una gravità criminale così plateale, tacciono?
E’ così grave ammettere che quei cinesi erano dei violenti e che quei violenti erano dei cinesi?

C): perché se un gruppo di cinesi aggredisce un italiano non scatta l‘aggravante prevista dalla legge Mancino, mentre a parti invertite tale aggravante è la costante di qualsiasi denuncia penale ai danni di qualsiasi italiano invischiato in fatti violenti che abbiano per vittime apparenti dei non italiani?

Quando finirà questa follia che sta privando dell’incolumità, oltre che della libertà di pensiero e d’espressione, chiunque si metta di traverso alle nefandezze statisticamente e giudizialmente acclarate di gente arrogante e disonesta a tal punto da permettersi di massacrare di botte impunemente delle star televisive, senza tema di ritorsioni mediatiche e popolari?

E a proposito di “star”: è di oggi (22 4 2013) la notizia che un calciatore straniero in forza al Lecce, avrebbe rapinato una prostituta con cui era andato: se lo avesse fatto Totti, o anche un anonimo collega italiano del calciatore in questione, pensate davvero che la notizia sarebbe stata solo un banale trafiletto?!

http://www.lastampa.it/2013/04/22/sport/calcio/rapina-una-prostituta-e-picchia-un-trans-denunciato-un-giocatore-del-lecce-K7QAxM3cRAbKp24C8j6YEM/pagina.html

HELMUT LEFTBUSTER

aggressione alle iene

 

CELLULARI AI CUORI E TOMBE ETRUSCHE AI ROVI

aprile 21, 2013

Che i soldi pubblici abbian da sempre fatto una fine sinistra è cosa nota; ma almeno un tempo venivano rubati da tangentari e affaristi che se li intascavano per riempirsi la panza! Oggi, invece, sono distratti dall’utilizzo “tradizionale” per drenarne il flusso verso progettualità demolitive dello Spirito e dell‘Appartenenza, e questo, se permettete, è ben più grave.

Ebbene, per dare suono al titolo di questo scritto, siamo ricorsi al già rodato metodo testimoniale del confronto fra immagini attuali e foto dal passato.

L’esperimento è consistito nel tornare dopo 10 anni lungo la via Amerina, nel Viterbese, zona archeologica densa di ritrovamenti etruschi, già mèta di nostri pellegrinaggi dvracrvxiani da tempo.

Chi ha fatto le scuole negli anni ‘70-’80- ben ricorderà quanto l‘Italia culturale figlia del ‘900 (Pasolini, per fare un nome su tutti che sia scevro da sospetti di destrorseria) abbia sempre intonato grandi inni alla tutela del patrimonio storico ed archeologico nazionale, a tal punto da riuscire ad imprimere un concreto impulso politico ad iniziative in tal senso, i cui benefici, intellettuali e concreti, furono già visibili – grosso modo – sino agli anni’90.

Quindi, a rigor di logica, il raffronto tra una foto scattata ad un sito archeologico oggi, ed una scattata negli anni in cui la sensibilizzazione verso la cura dei monumenti iniziava, non dovrebbe lasciar dubbi circa l‘evoluzione migliorativa del cammino intrapreso negli anni che sono intercorsi.

E invece non è così.

Confrontiamo le immagini: ecco come si presenta oggi, 21 aprile 2013 d.C.,  questo rudere sito nei pr

 

essi del Ponte Romano, a fosso Tre Ponti, presso Castel Sant’Elia, e come si presentava 10 anni fa’:

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Altro esempio, Cavo degli Zucchi, (il decumano) oggi, e, nella foto cartacea, 10 anni fa’:

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Cavo degli zucchi 10 anni fa'

 

 

 

 

Come mai i rovi e le erbacce, ora, hanno preso il posto di una godibilità espositiva che gli scavi archeologici dei decenni precedenti erano riusciti a garantire accettabile, restituendo ad un popolo la propria ancestralità, e all’umanità tutta un valore culturale incommensurabile?!

Ebbene, se è vero che l’energia non si crea e non si distrugge, non resta che pensare che le risorse faticosamente destinate nei decenni alla preservazione della Bellezza e alla cura della Memoria, vengano ora dirottate verso lidi molto più prosaici e non necessariamente intitolati al popolo che li abita, né tantomeno al benessere della sua anima.

Ne consegue che, se il messaggio imperante che si fornisce ai giovanissimi non è più quello di invitarli all’erudizione, allo studio, magari anche attraverso una bella passeggiata archeologica, ma quello che possiamo pigramente scorgere affisso ovunque nei nostri disanimati e globalizzati non-luoghi pubblici, come potremo mai far entrare nel loro cuore gli aspetti più evoluti della nostra Civiltà?!cellulare al cuore
Ecco cosa si pensa a porre sul cuore della gente!

Qualcuno ha invertito la rotta, dunque; ma sta a noi riprendere la bussola in mano, e, se dovessero strapparcela e fracassarcela a terra, vorrà dire che riapprenderemo l’orientamento astronomico degli Antichi, e riprenderemo così, senza più mercanteggiamenti, quella sana, umana navigazione che di diritto ci spetta.

Le stelle non potranno mai coprircele di rovi…

HELMUT LEFTBUSTER

Pubblicazione on line dell’album “…JUST DEAD APPLAUSE!” dei Deviate Damaen

aprile 19, 2013

Il live-album “…Just Dead Applause!”, è stato interamente registrato dal vivo dai Deviate Damaen nell’aprile del JUST DEAD APPLAUSE note istoriate2002 d.C. all’interno dell’eremo di Sant’Egidio, a Caprarola, nel Viterbese, sfruttando il riverbero naturale della cappella semidiroccata.

Il lavoro propone alcuni classici della band pubblicati negli album precedenti e riproposti dal vivo in considerazione del fatto che in quegli anni le apparizioni live del combo romano erano ridotte al lumicino a causa dei continui “limiti” organizzativi ed estetici che i pulciosi organizzatori di turno ponevano a condizione per le esibizioni del Gruppo.

Così, il leader, G/Ab dei Xacrestani, decise di registrarlo, un live, e pubblicarlo gratuitamente on line a titolo di sputo in faccia ad un establishment “underground” insofferente verso le intemperanze liriche e stilistiche di chi, come ie Deviate Damaen, non ha mai dato il culo pur di suonare dal vivo a tutti i costi.

Ne nacque l’unico brano inedito contenuto dell’album, “Luciditas, Semper Luciditas!”, un solenne invito ai fans (e a Deviate Damaen su JUST DEAD APPLAUSEchiunque l’abbia ascoltato) a fottere il conformismo pecoreccio e ipocrita degli intellettuali post-sessantottini attraverso una sana riflessione sulle miriadi di cazzate da essi professate e mai vissute a proprie spese, fatta al suono di sciacquoni, bidet, lavabi, e aspirapolveri. Una vera riformulazione “industrial” del messaggio, in chiave deviatika.

Eccone il testo:

La libertà parola del passato, ora va quella “solidarietà”, e quindi lor l’han già fatta passar di moda.. meglio oscurar chi ancor vuol dubitar !

Mediocrità e sorella debolezza, preda sarà chi se ne ammalerà..di quanti dan scontato che tu sia uno di loro: andate a cagar, possiatevi annegar !
Luciditas, semper luciditas, sull’ovvietà la mente far trionfar; e quando il tetano del branco pur si muove, tu sei suprema antitetanica…

Che frastornar di bianchi, neri e gialli; che varietà d’individualità: perché non dovrei sceglier quel che più mi garba, e non quello che garba alla società !?

Manifestar..ci vanno proprio in tanti, ma la ragion da quale parte sta?! ..codelli non stan certo lì per delucidarti, lavando i piatti almen potrò pensar !!!

…Quelli non sanno niente di me…io gl’ interesso come numero, non come anima! E poi, se il rosso delle VOLGAR live on JUST DEAD APPLAUSEloro bandiere stonasse con quello del mio vestito!? O, se più semplicemente a me il rosso non piacesse affatto, o, appartenendo ad una daltonica minoranza, non potessi percepirlo?! Loro se ne fregherebbero: ma questo non è rispetto, non è l’ecumenismo che tanto professano..loro..i buoni, gli altruisti, quelli con i quali è vietato non esser d’accordo.
I “no global” ?! E se a me piacesse lavarmi, profumarmi, ascoltare Wagner..mi accetterebbero ugualmente presso i loro uniformi e uniformati cortei ?
Gli ecologisti?! Preservano il mondo dai propri biologici simili, dei quali devono avere ben scarsa opinione, per consegnarlo immacolato ad un mafioso nulla fatto di accoliti elitaristi ed esclusivisti..che..immacolatamente poi se lo spartiscono!
E gli intellettuali?! Che lavoro fanno esattamente? Io lavo i piatti, certo, così divengon lucidi; loro, di mestiere, fanno forse lo stesso alle idee!?! Mondarle a tal punto da renderle del tutto acromatiche, consunte, traslucide come chi glielo lascia fare.. e poterle così sostituire con le proprie!
Mi sembra tutto così scontato, svilito, prevedibile: illuminati, moderni ateisti, quelli che una volta scrivevano sui muri frasi come: “cloro al clero” o..”più case meno chiese”, ora fomentano la costruzione di ben più ingombranti moschee; femministe e omosessuali, di solito ben restii a porger l’altra guancia, stavolta accolgono coraniche scatarrate in faccia a bocca aperta pur di restare aggrappati ai carrozzoni cosiddetti progressisti;  kefiati saltimbanchi, capelloni antimilitaristi, anarchici pacifisti marciano mano nella mano a giacobini e comunisti fautori della leva obbligatoria e del senso dello Stato! Giornalisti faziosi ventriloquizzano i propri spot, il Papa è un amico se parla dell’Africa, un nemico se è contro l’aborto; i cantanti cantano sempre e soltanto di sesso, di pace, amore, uguaglianza…tutta roba molto bohemien, certo, anche quando finisce a guarnire le pubblicità di detestabili multinazionali.
Conformismo: fattoriale l’ideologia, corollario l’ipocrisia! Non si può esser qualcuno senza appartenere a qualcosa: in nome delguest Damaen on JUST DEAD APPLAUSE
proletariato..degli zingari..dei bisognosi..dei calabrini..miserabili..miserabili…MISERABILI !

(G/Ab Svenym Volgar dei Xacrestani)
A seguire, l’album ripresenta – sempre rigorosamente dal vivo – gloriosi titoli del passato fra i quali “Lyturgical Obsession” e “Hail Lefebvre”, l’ode pianistica dedicata al coraggioso vescovo tradizionalista scismatico, e si chiude con una sperimentazione nella quale solo i morti sepolti sotto il marmoreo pavimento dell’eremo, non essendoci altro pubblico ad assistere, saranno in grado di applaudire a questo capolavoro che, oltre alla formazione del 2002, vede fra i musicisti insigni ospiti dell’ ambito metal come Francesco Bucci e Lord Zimo degli Stormlord.

“…JUST DEAD APPLAUSE!” è liberamente scaricabile dal sito della band completo di confezione, immagini, e testi.

http://www.deviatedamaen.net

ANN. GRAFENBERG BACIARDI JUST DEAD APPLAUSE copertina
& ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA

SCANDERBEG, indimenticato condottiero d’Occidente

aprile 18, 2013

Giorgio Castriota Scanderbeg, Croia, 6 maggio 1405 – Alessio, 17 gennaio 1468) è stato un grande condottiero d’Occidente, e uno strenuo difensore di cristianità latino-bizantina e territorialità europea.

Resistette per 25 a difesa dell’Europa e della fede cristiana dall’invasione ottomana; per tale motivo ottenne da Papa Callisto III gli appellativi di “Atleta di Cristo” e “Difensore della Fede“.

La prima biografia di Giorgio Castriota è opera di Marin Barleti, un sacerdote cattolico di Scutari, suo contemporaneo. Barleti_historia scanderbegEgli si basò sulle testimonianze di alcuni dei valorosi condottieri al seguito del “primo cavaliere” e su documenti ufficiali dell’archivio di Venezia, dove Barleti si era rifugiato dopo la caduta di Scutari sotto il dominio turco ottomano. Scritta in latino, la “Historia de vita et gestis Scanderbegi, Epirotarum principis” venne pubblicata a Roma all’inizio del XVI secolo (1508-1510).

Scanderbeg difese fisicamente ed in prima linea, con al seguito risorse umane sempre molto limitate rispetto alla preponderanza numerica avversaria, il limes orientale della Civiltà, allora come sempre, minacciato da chi, ottusamente incline a non accontentarsi di ciò che ha, mirava a varcarlo per depredarne popolazioni e territori che se ne trovavano oltre.

La differenza con l’oggi è che un tempo uomini del genere divenivano eroi per i loro compatrioti, mentre adesso sarebbero messi alla gogna mediatica come delinquenti; per cui, attualmente, se ne tollera lo scomodo ricordo con monumenti sempre più fatiscenti e tradizioni sempre più sbiadite, nell’ottica mondialista che sul Passato cali prima o poi la mannaia della consunzione materiale, generazionale e conseguentemente mnemonica.
Ecco perché occorre lavorare sodo per preservare!

Non a caso, già allora l’impeto patriottico e antiturco di un uomo come Scanderbeg condusse chi come lui si batteva per la libertà e l’identità della propria terra, in rotta di collisione con i Veneziani, i quali, da bravi mercanti d‘ogni epoca, pur di inseguire le rotte degli affari anziché quelle degli ideali, non vedevano di buon occhio il suo operato autarchico, a tal punto da finire per allearsi con il sultano ottomano contro di lui, e per poi essere comunque sconfitti nella celebre battaglia del 3 luglio 1448.

La fama di Scanderbeg fu incontenibile anche per il fatto che gli uomini a sua disposizione non furono mai più di 20.000; OLYMPUS DIGITAL CAMERAnonostante tale limitatezza di forze, al sultano turco toccò trattare la pace in ogni circostanza, e, puntualmente, il Castriota rifiutò ogni accordo, continuando la sua battaglia senza la concessione di condizione alcuna.

Diciamocela tutta: l’Europa è sempre stato un continente minore dal punto di vista territoriale e demografico: se ha sempre resistito ad invasioni e pressioni esterne (si pensi ai Persiani contro i 300 Spartani di Leonida, o alla resistenza cretese) non potrà non ricercarsene la ragione logica nella stoffa e nell’eroismo dei suoi grandi condottieri, oltre che nell’elevatezza spirituale dei suoi popoli. Ora tutto sta a continuare su tale strada…

Giovanni, figlio di Scanderbeg, sposò Irene Paleologa, ultima discendente della famiglia imperiale di Bisanzio. In virtù di tale imparentamento, i membri della famiglia Castriota Scanderbeg oggi sono tra i discendenti diretti degli ultimi imperatori di Costantinopoli.

Molte le effigi e i monumenti dedicati a Giorgio Castriota Scanderbeg in tutta Europa (ad iniziare da quello equestre di piazza Albania a Roma), nei quali è sempre raffigurato con una testa di capra sull‘elmo: si narra infatti che durante una furente battaglia contro i turchi che si prolungò oltre il tramonto, egli ordinò ad alcuni suoi soldati di recuperare un branco di capre, fece legare delle torce accese alle loro corna e le liberò in direzione delle file dei soldati turchi a notte inoltrata. I turchi credendo di essere assaliti da preponderanti forze nemiche batterono in ritirata. Per l’importante servigio reso dall’animale, il nostro eroe decise di assumerlo come suo emblema e raffigurarlo sul suo elmo.

Il 22 giugno 1718 il compositore Antonio Vivaldi mise in scena al Teatro della Pergola di Firenze il dramma Scanderbeg su libretto di Antonio Salvi.

A Civita, in Calabria, fra le vette del Pollino, sopravvive una piccola comunità albanese che ne ricorda orgogliosamente le gesta in difesa di ciò che i suoi membri ancora possono essere, anche grazie a lui, assieme all‘Occidente tutto: ed anche Noi, da eredi di Roma, ci uniamo con gratitudine a quel piccolo coro di verità e di ricordo.

– ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –

murale civita Scanderbeg